Una serata da cameriera
La casa di Marco era nel solito caos: divano sfondato, lattine di birra sparse ovunque, odore di fumo e sudore nell’aria. La televisione trasmetteva una partita a volume alto.
Lorenzo era già vestito come gli avevano imposto: un grembiulino nero da cameriera corto e aderente, con pizzi bianchi, che gli arrivava appena sotto il culo. Sotto non portava nulla tranne i boxer e un paio calzine bianche corte. Si sentiva ridicolo ed esposto, ma quella sensazione gli provocava un’eccitazione familiare e pericolosa.
Marco e Davide erano stravaccati sul divano a tre posti. Marco sedeva a sinistra, gambe larghe, una birra in mano. Davide, il cugino più grosso, occupava il centro-destra con le sue cosce massicce divaricate.
«Vieni qui, servetta» disse Marco con tono calmo ma autoritario, indicando lo spazio davanti al divano.
Lorenzo si avvicinò, fermandosi in piedi tra le gambe dei due. Il grembiulino frusciava a ogni movimento.
Marco lo squadrò lentamente. «Girati. Fammi vedere dietro.»
Lorenzo ruotò su se stesso. Sentì lo sguardo di entrambi sul suo culo nudo, appena coperto dal bordo del grembiule.
«Cazzo, gli sta proprio bene» commentò Davide con un ghigno, tirando una boccata dalla canna. «Sembra fatta per stare in ginocchio.»
Marco annuì. «Inginocchiati.»
Lorenzo si abbassò docilmente sulle ginocchia, posizionandosi sul tappeto sporco proprio davanti a Marco, tra le sue gambe. Il grembiulino si sollevò leggermente sulla schiena, lasciando il culo scoperto.
«Brava» disse Marco, allungando una mano per accarezzargli i capelli mossi. Poi gli tirò piano la testa verso il basso. «Inizia da me. Lecca le scarpe.»
Lorenzo si chinò in avanti, appoggiando le mani sul pavimento per mantenere l’equilibrio. Avvicinò il viso alla scarpa destra di Marco e tirò fuori la lingua. Iniziò a leccare lentamente la suola sporca di terra e cenere, con movimenti lunghi dalla punta fino al tallone. L’odore dei piedi sudati era forte.
Mentre lavorava, Davide si slacciò le scarpe da ginnastica e se le tolse con i piedi, lasciandole cadere di lato. Poi posò il piede destro nudo sul tavolino basso, proprio accanto alla testa di Lorenzo.
Marco diede un colpetto sulla spalla di Lorenzo. «Adesso passa a Davide. Le scarpe prima, poi i piedi nudi.»
Lorenzo si spostò leggermente verso destra, sempre in ginocchio, e si chinò sul piede di Davide. Leccò prima la scarpa sinistra, poi la destra, con la lingua che raccoglieva la sporcizia. Quando Davide tolse anche l’ultima scarpa, Lorenzo passò direttamente alla pelle nuda. Il piede era grande, caldo e sudato. Lorenzo passò la lingua tra le dita, sotto la pianta, sul tallone, lentamente e con cura, mentre Davide grugniva di approvazione e rilassava la gamba.
Dopo qualche minuto, Marco gli tirò di nuovo i capelli per fargli alzare il viso.
«Togliti i boxer» ordinò semplicemente.
Lorenzo arrossì, ma obbedì. Si sollevò un po’ sulle ginocchia, abbassò i boxer fino alle caviglie e se li tolse del tutto, rimanendo solo con il grembiulino e le calzine. Il suo cazzo era già mezzo duro e puntava verso l’alto.
Davide rise piano. «Guardalo… già bagnato sulla punta.»
Marco sorrise. «Adesso torna giù. Continua a leccarmi i piedi mentre Davide ti usa la bocca.»
Lorenzo si chinò di nuovo in avanti, posizionandosi tra le gambe di Marco. Appoggiò le mani ai lati delle cosce di Marco e riprese a leccargli il piede sinistro nudo, passando la lingua tra le dita con movimenti umilianti.
Nel frattempo Davide si slacciò i jeans, li abbassò insieme ai boxer fino alle ginocchia e tirò fuori il suo cazzo spesso, già mezzo duro. Si sporse leggermente in avanti sul divano, aprendo ancora di più le gambe.
«Vieni qua con la testa» disse Davide.
Lorenzo dovette spostare il busto verso destra, mantenendo però il bacino e le ginocchia nella posizione originale tra le gambe di Marco. Era una postura scomoda: il torso ruotato, il culo ancora rivolto verso il centro del divano. Allungò il collo e avvicinò la bocca al cazzo di Davide.
Iniziò leccando le palle pesanti e pelose, succhiandole una alla volta mentre continuava a passare la lingua sul piede di Marco. Era difficile concentrarsi su entrambe le cose, ma ci provava, alternando: qualche secondo sul piede di Marco, poi spostava la testa verso Davide per leccargli il cazzo che diventava sempre più duro.
Marco osservava la scena con un sorrisetto. «Brava servetta. Fai avanti e indietro con quella lingua.»
Dopo qualche minuto di quel tormento, Marco gli afferrò i capelli e lo tirò su.
«Basta così. Girati. A quattro zampe, culo verso di noi.»
Lorenzo obbedì. Si voltò sul tappeto, mettendosi a quattro zampe con le ginocchia ben divaricate. Il grembiulino gli ricadde sulla schiena, lasciando il culo completamente esposto e offerto verso il divano. La testa era rivolta verso la televisione.
Davide si alzò dal divano, si posizionò in piedi dietro di lui e sputò due volte sul buco di Lorenzo. Poi si chinò leggermente e iniziò a stuzzicarlo con due dita grosse, entrando e uscendo lentamente, allargandolo con calma.
Marco, invece, rimase seduto. Si abbassò i pantaloni fino alle caviglie, tirò fuori il suo cazzo duro e si sporse in avanti sul divano.
«Vieni qua con la bocca» ordinò.
Lorenzo dovette abbassare la parte superiore del corpo: appoggiò gli avambracci sul pavimento, alzando il culo ancora di più verso Davide. Allungò il collo in avanti e aprì la bocca, accogliendo il cazzo di Marco tra le labbra. Marco gli posò una mano sulla nuca e iniziò a spingere piano, scopandogli la bocca con movimenti lenti e profondi.
Dietro di lui, Davide aveva sostituito le dita con la punta del cazzo. Spinse lentamente, entrando centimetro dopo centimetro. Lorenzo gemette intorno al cazzo di Marco, il corpo teso tra le due sensazioni.
Marco gli accarezzò i capelli. «Brava… prendilo tutto.»
Davide afferrò i fianchi di Lorenzo con le mani grandi e iniziò a muoversi con spinte misurate ma decise, mentre Marco gli teneva la testa ferma e gli fotteva la bocca con ritmo costante.
Lorenzo era completamente riempito da entrambi i lati: in ginocchio a quattro zampe, il grembiulino arrotolato sulla schiena, il culo alto e offerto, la bocca piena del cazzo di Marco e il buco che veniva sfondato da Davide. I due ridevano e commentavano tra loro, ogni tanto dandogli schiaffi sul culo o tirandogli i capelli.
La sottomissione era totale, lenta e inevitabile.
E Lorenzo, nonostante l’imbarazzo e il bruciore, non desiderava essere da nessun’altra parte.
