Racconti Piccanti
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Il fratello maggiore dominante

Il fratello maggiore dominante

12 Marzo 2026·8 min di lettura

Nico era seduto sul divano del salotto, con il portatile sulle ginocchia, un po’ curvo come se volesse nascondere lo schermo al mondo. Aveva 19 anni, era uno studente universitario al primo anno, mingherlino, con i capelli castani sempre un po’ spettinati e gli occhi grandi, da cerbiatto spaventato. La casa dei genitori era vuota, un silenzio irreale che durava da due giorni: mamma e papà erano partiti per una vacanza di una settimana in montagna, lasciando lui e suo fratello maggiore Fabio a cavarsela da soli. Nico non era tipo da approfittare di queste situazioni per fare chissà cosa; al massimo ordinava una pizza e passava le serate a studiare o a perdersi su internet. Ma quel giorno, aveva fatto l’errore di non chiudere bene una finestra del browser.

Fabio, 26 anni, era tutto l’opposto. Alto, spalle larghe, muscoli definiti da anni di palestra, capelli corti e una mascella che sembrava scolpita. Era il classico tipo che entrava in una stanza e tutti si giravano a guardarlo. Lavorava come personal trainer e aveva un modo di fare che oscillava tra il carismatico e il bastardo. Era bisex, e non lo nascondeva: aveva avuto storie con ragazze e ragazzi, e spesso raccontava aneddoti con un ghigno che metteva in imbarazzo chiunque lo ascoltasse. Quel pomeriggio, rientrando a casa dopo un allenamento, aveva notato il portatile di Nico lasciato incustodito sul tavolo della cucina. E Fabio non era tipo da rispettare la privacy altrui.

“Ma guarda un po’ che roba,” aveva borbottato tra sé, scorrendo la cronologia del browser. Un sorrisetto gli si era allargato sul volto quando aveva trovato una serie di video porno, tutti con lo stesso tema: ragazzi travestiti da donne, sottomessi, umiliati. “Piccolo Nico, chi l’avrebbe mai detto?” aveva pensato, già pregustando il modo in cui avrebbe usato quella scoperta.

Nico era ancora sul divano, ignaro di tutto, quando Fabio entrò in salotto con un’aria da predatore. “Ehi, fratellino,” esordì, appoggiandosi allo stipite della porta con una birra in mano. “Ti va di fare due chiacchiere?”

Nico alzò gli occhi, un po’ confuso. “Su cosa?”

“Oh, su niente di che. Tipo… sul fatto che guardi video di sissy che si fanno sbattere come troie.” La voce di Fabio era calma, ma tagliente come una lama. Nico sentì il sangue gelarsi nelle vene. Cercò di balbettare qualcosa, ma Fabio lo interruppe. “Non fare il finto tonto. Ho visto tutto sul tuo pc. E ora vediamo quanto ti piace davvero quella roba.”

Nico si sentiva in trappola. Il cuore gli batteva all’impazzata, e il volto gli si era arrossato per la vergogna. “Non… non è come pensi,” riuscì a dire, ma Fabio scoppiò a ridere.

“Non è come penso? Fratellino, hai la cronologia piena di questa merda. E ora facciamo un gioco: o fai quello che dico io, o mando uno screenshot a tutti i tuoi amichetti dell’università. Chiaro?” Nico abbassò lo sguardo, incapace di rispondere. Sapeva che Fabio non bluffava. Era sempre stato crudele, fin da quando erano bambini, e ora aveva un’arma perfetta per tormentarlo.

Fabio lo fece alzare e lo accompagnò in bagno con una mano pesante sulla spalla. “Prima cosa: ti radi. Tutto. Gambe, braccia, faccia, inguine. Voglio vederti liscio come una bambolina.” Nico provò a protestare, ma un’occhiataccia di Fabio lo zittì. Con le mani tremanti, prese il rasoio e iniziò a radersi, mentre Fabio lo osservava con un ghigno. Ogni tanto gli dava indicazioni, tipo “Non tralasciare niente, sorellina,” e Nico si sentiva sempre più umiliato, ma anche, in un angolo oscuro della sua mente, stranamente eccitato dall’idea di essere controllato così.

Quando finirono, Fabio lo portò nella stanza della sorella maggiore, che era via per un viaggio studio. “Scegli un bel vestitino,” gli ordinò, aprendo l’armadio. Nico, con le guance in fiamme, prese un abitino nero aderente e un paio di mutandine di pizzo. “E non dimenticare il trucco. Ti voglio con il rossetto e tutto il resto.” Nico non aveva idea di come fare, ma Fabio lo guidò, divertendosi a insultarlo con frasi tipo “Sei proprio una schifezza, ma con un po’ di mascara sembri quasi scopabile.” Alla fine, guardandosi allo specchio, Nico si sentiva ridicolo, ma Fabio sembrava soddisfatto. “Ora sì che sei la mia sorellina,” disse, dandogli una pacca sul sedere che lo fece sobbalzare.

La tensione era palpabile. Nico era in piedi in mezzo alla stanza, con quel vestito che gli arrivava a malapena a metà coscia, sentendosi vulnerabile e fuori posto. Fabio lo guardava, bevendo un sorso di birra, con un’espressione che era un misto di scherno e desiderio. “Vieni qui,” gli ordinò, sedendosi sul letto. Nico esitò, ma un’occhiata severa lo fece muovere. Quando gli fu vicino, Fabio gli afferrò un polso e lo tirò giù, facendolo sedere sulle sue ginocchia. “Allora, sorellina, ti piace essere così? Rispondi.”

Nico abbassò lo sguardo, il cuore che gli martellava nel petto. “Io… non lo so,” mormorò, ma Fabio gli sollevò il mento con un dito, costringendolo a guardarlo negli occhi.

“Non lo sai? Eppure guardavi quei video come un drogato. Ora vediamo se ti piace davvero.” Con un movimento lento ma deciso, gli mise una mano sulla coscia, sotto l’orlo del vestito, accarezzandogli la pelle liscia appena rasata. Nico rabbrividì, combattuto tra la voglia di scappare e una curiosità che non riusciva a ignorare. Fabio se ne accorse e rise piano. “Lo sapevo. Ti piace essere trattato così.”

Le carezze di Fabio si fecero più audaci, spostandosi verso l’interno coscia, mentre con l’altra mano gli stringeva la nuca, tenendolo fermo. Nico respirava affannosamente, sentendo il calore della mano di suo fratello che si avvicinava sempre di più alle mutandine. “Ti prego…” sussurrò, senza sapere nemmeno lui se volesse che si fermasse o che continuasse. Fabio non gli diede scelta: gli sollevò il vestito, esponendo le mutandine di pizzo, e iniziò a strofinare con il palmo proprio lì, sentendo il corpo di Nico reagire nonostante tutto. “Guarda come sei già duro, sorellina. Non fare la vergognosa ora.”

I preliminari durarono a lungo, con Fabio che si prendeva tutto il tempo per esplorare e umiliare. Gli fece togliere il vestito, lasciandolo solo con le mutandine, e lo costrinse a mettersi in ginocchio davanti a lui. “Succhiamelo,” gli ordinò, slacciandosi i jeans e tirando fuori il suo membro, già duro e imponente. Nico esitò, il volto contratto da un misto di paura e disgusto, ma Fabio gli afferrò i capelli con una mano e lo spinse verso di sé. “Dai, non fare storie. Fai come nei video che guardi.” Con la bocca tremante, Nico obbedì, prendendo la punta tra le labbra, mentre Fabio gli dava indicazioni volgari: “Più forte, cazzo, usa la lingua. Non sei una suora.”

Dopo un po’, Fabio lo tirò su e lo fece sdraiare sul letto, a pancia in giù. Gli abbassò le mutandine fino alle ginocchia, esponendo il sedere piccolo e pallido di Nico. “Ora vediamo quanto ti piace sul serio,” disse, prendendo un tubetto di lubrificante dal comodino e spargendolo con le dita. Nico si irrigidì, sentendo le dita di Fabio che lo preparavano, prima una, poi due, con movimenti lenti ma decisi. Ogni tanto gemeva piano, combattuto tra il disagio e un piacere che non voleva ammettere. Fabio rideva, godendosi ogni sua reazione. “Ti piace, eh, sorellina? Aspetta di sentire il resto.”

Quando finalmente decise di passare al dunque, Fabio si posizionò dietro di lui, tenendogli i fianchi con mani forti. Nico era a quattro zampe sul letto, con il volto schiacciato contro il cuscino, il cuore che gli batteva all’impazzata. Sentì la pressione del membro di Fabio contro di sé, e poi un dolore acuto mentre lo penetrava lentamente. “Cazzo, sei stretto,” grugnì Fabio, spingendosi dentro un centimetro alla volta. Nico si lamentò, stringendo le lenzuola tra le dita, ma Fabio non si fermò. “Rilassati, sorellina, o sarà peggio.”

Il ritmo aumentò gradualmente. Fabio lo afferrò per i capelli, tirandogli la testa indietro mentre lo penetrava con spinte sempre più profonde. Il letto cigolava sotto di loro, e l’odore di sudore e lubrificante riempiva la stanza. Nico emetteva gemiti spezzati, un misto di dolore e piacere, mentre Fabio gli parlava con voce roca: “Ti piace, vero? Dillo, cazzo, dimmi che sei la mia troietta.” Nico non rispondeva, ma i suoi gemiti erano una risposta sufficiente. Ogni spinta era precisa, selvaggia, e Fabio si assicurava di farlo sentire completamente sottomesso, alternando insulti a parole di incoraggiamento volgari.

Dopo un po’, lo fece girare sulla schiena, sollevandogli le gambe sulle spalle per guardarlo in faccia mentre lo scopava. Nico aveva il viso arrossato, gli occhi lucidi, e il rossetto sbavato. “Guardami, sorellina,” gli ordinò Fabio, aumentando il ritmo. Nico non ce la faceva più; tra un gemito e l’altro, iniziò a implorare: “Ti prego, basta, non ce la faccio…” Ma Fabio rise, spingendo ancora più forte. “Implora quanto vuoi, ma lo so che ti piace.”

Quando fu vicino al culmine, Fabio si tirò fuori e si mise in ginocchio sopra di lui. “Apri la bocca,” ordinò, e Nico, ormai esausto, obbedì senza forze. Fabio si svuotò con un grugnito, schizzando direttamente nella sua bocca, mentre Nico tossiva e cercava di mandare giù. “Brava, sorellina,” disse Fabio, ansimando, passandogli una mano tra i capelli in un gesto quasi affettuoso. Poi, con un tono che non ammetteva repliche, aggiunse: “Da oggi e per tutta la settimana dormi nel mio letto con un perizoma, e mi chiami padrone. Chiaro?”

Nico, ancora scosso, annuì piano, senza guardarlo negli occhi. Fabio sorrise, soddisfatto, e si sdraiò accanto a lui, come se niente fosse.

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