Non dirlo mai a tuo padre
Mi chiamo Clara, ho trentotto anni e da sei sono sposata con Marco, un uomo che ho sempre ammirato per la sua forza e la sua dedizione. Marco ha un figlio, Luca, avuto da una relazione di gioventù. Luca ha ventiquattro anni e, da qualche mese, vive con noi. Dopo la laurea, non avendo un lavoro stabile, ha chiesto di poter restare a casa nostra per un po’, e io non ho avuto cuore di dire di no. L’ho sempre trattato con affetto, come se fosse mio, anche se non lo è. Gli preparo la cena, gli lavo i vestiti, gli do consigli quando me li chiede. Ma una sera, tutto è cambiato.
Era un giovedì di fine ottobre. Marco era partito per un viaggio di lavoro e sarebbe tornato solo il lunedì seguente. La casa sembrava più grande senza di lui, più silenziosa. Dopo cena, avevo deciso di rilassarmi con un bicchiere di vino sul divano, mentre Luca era nella sua stanza. Non ci avevo fatto caso, immaginavo stesse giocando al computer o guardando un film. Ma verso le dieci, mentre passavo davanti alla sua porta per andare in camera mia, ho sentito un rumore. Un gemito soffocato, quasi impercettibile, ma abbastanza chiaro da farmi fermare. La porta era socchiusa, e la curiosità ha preso il sopravvento.
Ho spinto appena la porta, senza fare rumore. La luce della lampada sul comodino illuminava la scena: Luca era seduto sul letto, i pantaloni abbassati alle caviglie, una mano che si muoveva frenetica tra le gambe. Sullo schermo del telefono, che teneva con l’altra mano, c’era una foto. La mia foto. Un’immagine scattata l’estate scorsa, io in bikini sulla spiaggia, che ridevo mentre Marco mi spruzzava con l’acqua. Mi sono sentita gelare, ma allo stesso tempo un calore strano mi ha attraversato il corpo. Non so perché, ma invece di voltarmi e andarmene, sono entrata.
“Luca,” ho detto, la voce calma ma ferma, chiudendo la porta dietro di me. Lui è sobbalzato, ha lasciato cadere il telefono e ha cercato di tirarsi su i pantaloni in fretta, il viso rosso come un peperone. “C-cosa ci fai qui?” ha balbettato, gli occhi pieni di vergogna.
Ho incrociato le braccia, ma non ho distolto lo sguardo. “Stavo passando. E ho visto. Dimmi, da quanto tempo guardi quella foto mentre fai… questo?” Ho indicato con un cenno il telefono sul letto. Lui ha abbassato lo sguardo, incapace di rispondere. “Rispondi, Luca. Non fare il bambino.”
“Da… da un paio di settimane,” ha mormorato, la voce tremante. “Non so perché. È solo che… sei bellissima, Clara. Non riesco a smettere di pensarci.”
Le sue parole mi hanno colpita come uno schiaffo, ma invece di arrabbiarmi, ho sentito qualcosa dentro di me accendersi. Mi sono avvicinata al letto e mi sono seduta sul bordo, a pochi centimetri da lui. “E allora continua,” ho detto, sorprendendo persino me stessa. “Non fermarti. Voglio vedere.”
Luca mi ha guardata, incredulo. “Cosa? Ma sei seria?”
“Serissima. Dai, non essere timido. Fammi vedere cosa fai pensando a me.” Il mio tono era tranquillo, quasi materno, ma c’era una nota di sfida. Lui ha esitato, ma poi ha abbassato di nuovo i pantaloni, lentamente, come se temesse che stessi per cambiare idea. Ho visto il suo membro, già duro, lungo e spesso, con una vena che pulsava lungo il lato. Ha iniziato a toccarsi di nuovo, i movimenti lenti e incerti, mentre mi guardava con un misto di paura e desiderio.
“Così,” ho detto, sporgendomi appena verso di lui. “Vai piano. Dimmi cosa pensi mentre lo fai.” La mia voce era bassa, un sussurro che sembrava riempire la stanza.
“Penso… a come sei in quel bikini,” ha confessato, la voce spezzata. “A come ti muovi. A come sarebbe toccarti. Baciare la tua pelle. Sentirti sopra di me.” Ogni parola sembrava costargli uno sforzo enorme, ma i suoi movimenti si facevano più veloci, più sicuri.
Ho sentito il mio respiro accelerare. Mi sono avvicinata ancora, posandogli una mano sulla coscia. La sua pelle era calda, tesa. “E se fossi davvero sopra di te?” ho chiesto, quasi senza pensare. “Se fossi io a toccarti, invece della tua mano?”
Luca ha smesso di muoversi, gli occhi spalancati. “Clara, non dire così. Sei… sei la moglie di mio padre.”
“Lo so,” ho detto, e mi sono alzata, togliendomi la maglietta con un gesto rapido. Sotto indossavo solo un reggiseno nero di pizzo, e ho visto il modo in cui i suoi occhi si sono fissati sul mio seno. “Ma tuo padre non è qui. E non lo saprà mai. Non dirlo mai a tuo padre, capito?” Ho slacciato il reggiseno e l’ho lasciato cadere a terra, esponendo i miei seni pieni, i capezzoli già duri per l’eccitazione.
“Clara, non possiamo…” ha iniziato a dire, ma la sua voce si è spenta quando mi sono sfilata i leggings, restando solo con un paio di slip neri. Mi sono inginocchiata sul letto, avvicinandomi a lui, il mio viso a pochi centimetri dal suo.
“Non possiamo, ma lo vogliamo entrambi,” ho sussurrato. Ho posato una mano sul suo petto, sentendo il battito del suo cuore sotto le dita. Poi ho preso il suo membro nella mia mano, stringendolo delicatamente. Era caldo, duro, e ho sentito un fremito attraversarmi. “Dimmi che non lo vuoi, e mi fermo subito.”
Luca ha chiuso gli occhi per un istante, poi li ha riaperti, pieni di un desiderio che non poteva nascondere. “Non fermarti,” ha detto, la voce roca. “Ti prego.”
Ho sorriso e ho iniziato a muovere la mano lungo il suo membro, con movimenti lenti ma decisi. Sentivo ogni dettaglio sotto le dita, la pelle liscia, la consistenza rigida, il modo in cui pulsava a ogni mio tocco. Lui ha emesso un gemito basso, profondo, e ha inclinato la testa all’indietro. “Cazzo, Clara, è… è pazzesco.”
“Ti piace?” ho chiesto, accelerando appena il ritmo. “Ti piace che sia io a farlo?”
“Sì, sì, troppo,” ha ansimato. “Non ci credo che sta succedendo davvero.”
Ho continuato a toccarlo per qualche minuto, guardandolo contorcersi sotto di me. Poi mi sono chinata e ho passato la lingua sulla punta, assaporando il gusto salato della sua eccitazione. Lui ha sussultato, afferrandomi i capelli con una mano. “Oh, merda, Clara, cosa fai?”
“Ti faccio stare bene,” ho detto, alzando lo sguardo verso di lui mentre lo prendevo in bocca. Ho avvolto le labbra attorno a lui, scendendo piano, sentendo la sua lunghezza riempirmi la bocca. L’odore muschiato della sua pelle mi inebriava, mescolato al calore del suo corpo. Ho iniziato a succhiare con un ritmo costante, la mia lingua che giocava lungo il suo membro, mentre con una mano gli accarezzavo le cosce.
Luca gemeva senza controllo, i fianchi che si muovevano involontariamente sotto di me. “Clara, sto per… se continui così, non resisto.”
Ho smesso per un istante, sollevandomi per guardarlo negli occhi. “Non ancora,” ho detto. Mi sono tolta gli slip, lasciandoli cadere sul pavimento, e mi sono messa a cavalcioni su di lui. Sentivo la mia eccitazione, il calore tra le gambe, la voglia che mi pulsava dentro. “Voglio sentirti dentro di me.”
“Clara, aspetta,” ha detto, ma non c’era convinzione nella sua voce. Ho preso il suo membro e l’ho guidato verso di me, sfregandolo contro la mia apertura bagnata. Poi mi sono abbassata lentamente, sentendolo entrare, centimetro dopo centimetro. Era grande, più di quanto immaginassi, e ho dovuto prendermela comoda per abituarmi. Quando è stato completamente dentro, ho emesso un gemito lungo, profondo, sentendo il mio corpo adattarsi a lui.
“Porca miseria,” ha sussurrato Luca, le mani sui miei fianchi. “Sei così… stretta. Così calda.”
Ho iniziato a muovermi, cavalcandolo con un ritmo lento ma deciso, sentendo ogni movimento amplificato dentro di me. I miei seni oscillavano a ogni spinta, e lui li guardava con un’espressione di pura lussuria. “Toccami,” gli ho detto, prendendo le sue mani e portandole sul mio petto. Lui ha stretto i miei seni, pizzicando i capezzoli tra le dita, e io ho gettato la testa indietro, godendomi quella sensazione.
“Clara, è sbagliato,” ha detto, ma il tono era debole, come se stesse solo recitando una parte. “Non dovremmo… cazzo, ma è troppo bello.”
“Non dirlo mai a tuo padre,” gli ho sussurrato, chinandomi verso il suo orecchio mentre acceleravo i movimenti. “Questo è il nostro segreto. Solo nostro.” Sentivo il sudore sulla sua pelle, l’odore del suo corpo che si mescolava al mio, il suono dei nostri respiri ansimanti che riempiva la stanza.
“Non lo dirò,” ha promesso, le mani che scivolavano lungo la mia schiena fino a stringermi i glutei. “Ma non smettere, ti prego. Spingi più forte.”
Ho obbedito, muovendomi con più decisione, sentendo il suo membro colpire punti dentro di me che mi facevano tremare. Ogni spinta era un’esplosione di piacere, ogni suo gemito un incentivo a continuare. “Dimmi cosa vuoi,” gli ho detto, la voce spezzata dall’eccitazione. “Dimmi cosa ti piace.”
“Voglio… voglio che ti giri,” ha detto, con un tono che non ammetteva repliche. “Voglio vederti da dietro.”
Mi sono sollevata da lui, sentendo il vuoto improvviso, e mi sono posizionata a quattro zampe sul letto, il viso premuto contro il cuscino, il sedere sollevato verso di lui. “Così?” ho chiesto, voltandomi appena per guardarlo.
“Sì, cazzo, così,” ha detto, posizionandosi dietro di me. Ha afferrato i miei fianchi con forza e mi ha penetrata di nuovo, con una spinta decisa che mi ha fatto sfuggire un grido. La nuova posizione mi permetteva di sentirlo ancora più in profondità, e ogni suo movimento sembrava toccare un nervo che mi faceva impazzire. Sentivo il suono dei nostri corpi che si scontravano, il rumore umido e ritmico, il suo respiro affannoso dietro di me.
“Clara, sto per venire,” ha detto dopo un po’, la voce tesa. “Non ce la faccio più.”
“Aspetta,” gli ho detto, voltandomi e spingendolo indietro. Mi sono sdraiata sul letto, le gambe spalancate, e l’ho attirato verso di me. “Voglio guardarti negli occhi quando succede.”
Lui si è posizionato sopra di me, entrando di nuovo con una facilità che mi ha fatto gemere. I nostri corpi erano coperti di sudore, il calore tra di noi quasi insopportabile. Mi ha baciata per la prima volta, un bacio profondo, affamato, e io ho ricambiato, assaporando il gusto salato delle sue labbra. “Clara,” ha mormorato contro la mia bocca, “sei… sei tutto quello che voglio.”
Quelle parole mi hanno colpita più di qualsiasi gesto fisico. Ho avvolto le gambe attorno ai suoi fianchi, spingendolo più a fondo, e ho sentito l’orgasmo montare dentro di me, un’onda che non potevo più fermare. “Luca, ora,” ho ansimato, stringendolo forte. “Vieni con me.”
Lui ha accelerato, i movimenti frenetici, e pochi secondi dopo ho sentito il mio corpo esplodere, un piacere acuto che mi ha attraversata dalla testa ai piedi. Ho gridato il suo nome, le unghie conficcate nella sua schiena, mentre lui si irrigidiva sopra di me, rilasciando tutto dentro di me con un gemito gutturale. Siamo rimasti così per qualche istante, ansimando, i corpi ancora intrecciati, il calore che ci avvolgeva.
Poi, lentamente, si è ritirato, sdraiandosi accanto a me. Il silenzio che è seguito era pesante, carico di pensieri che nessuno di noi osava esprimere. Mi sono voltata verso di lui, passandogli una mano tra i capelli sudati. “Ricorda,” ho detto, la voce bassa ma ferma. “Non dirlo mai a tuo padre.”
Luca ha annuito, gli occhi fissi nei miei. “Mai,” ha promesso. Ma in quel momento, mentre lo guardavo, sapevo che qualcosa dentro di me era cambiato per sempre. Qualcosa che non potevo riparare.
