Con la terapeuta transgender (parte 7)
Marco entrò nello studio con le gambe instabili. Per tutta la settimana aveva obbedito ciecamente: ogni sera si era infilato le mutandine di pizzo di Giulia, si era inginocchiato davanti allo specchio del bagno e aveva registrato video di sé che succhiava un dildo (ne aveva comprato uno piccolo online, nascondendolo in fondo all’armadio) mentre ripeteva la frase umiliante. Aveva mandato tutti i video a Elena, uno per uno, ogni sera.
Il sapore del cazzo di lei gli era rimasto impresso nella memoria. Non riusciva più a pensare ad altro.
Elena lo accolse con un sorriso calmo e possessivo. Questa volta indossava solo una camicetta di seta nera semi-trasparente e una gonna cortissima. Niente reggiseno visibile. Le calze nere con la riga posteriore accentuavano le sue lunghe gambe.
«Chiudi a chiave e vieni qui» disse senza preamboli.
Marco obbedì. Elena gli indicò la chaise-longue.
«Sdraiati sulla schiena, testa verso di me.»
Quando fu posizionato, Elena si alzò, si tolse lentamente la gonna e le mutandine di pizzo nero. Il suo cazzo era già mezzo duro, pesante e spesso. Si sedette sul bordo della chaise-longue, proprio sopra il viso di Marco, con le gambe aperte ai lati della sua testa.
«Oggi andiamo oltre» disse con voce bassa e autoritaria. «Voglio che tu mi succhi fino in fondo. Voglio sentire quanto sei affamato del mio cazzo. E questa volta… ti lascerò venire nella tua bocca.»
Marco deglutì, il cuore che martellava. Il cazzo gli era già diventato durissimo nei pantaloni.
Elena gli accarezzò i capelli con una mano.
«Inizia piano, come l’ultima volta. Bacialo prima. Mostra rispetto.»
Marco alzò la testa e posò baci umidi lungo tutta l’asta, dalla base fino alla cappella gonfia. Poi tirò fuori la lingua e cominciò a leccare con devozione, sentendo il sapore muschiato e caldo di Elena.
«Brava puttanella» mormorò lei. «Ora prendilo in bocca. Più profondo che puoi.»
Marco aprì le labbra e lasciò scivolare il cazzo dentro. Era grosso, riempiva tutta la bocca. Cominciò a succhiare con movimenti lenti e profondi, andando sempre più giù finché la cappella non gli toccò la gola. Gli vennero i conati, ma non si fermò.
Elena gemette piano, stringendogli i capelli tra le dita.
«Così… più a fondo. Lascia che ti scopi la bocca. Voglio sentire la tua gola che si stringe intorno a me.»
Marco obbedì, spingendo la testa in avanti finché il cazzo non gli entrò quasi tutto in gola. Saliva gli colava dagli angoli della bocca, bagnandogli il mento e il collo. Elena iniziò a muovere lentamente i fianchi, scopandogli la bocca con calma crudele.
«Guardami» ordinò.
Marco alzò gli occhi lacrimosi. Elena lo fissava dall’alto con uno sguardo di puro possesso.
«Dimmi cosa sei, con il mio cazzo in bocca.»
Marco mugolò intorno all’asta spessa, la voce distorta:
«Shono… una patetica puttanella… che shucchia il cazzo della shua dottoressa…»
Elena rise piano, un suono basso e sensuale.
«Esatto. Un marito e padre che si fa scopare la bocca da una trans nel suo studio. Il tuo cazzo sta gocciolando come una fontana, vero?»
Marco annuì disperatamente, continuando a succhiare con foga. Elena aumentò il ritmo, spingendo più forte, usando la sua bocca come un buco da scopare.
Dopo diversi minuti di pompino profondo e bagnato, Elena cominciò a respirare più velocemente.
«Sto per venire» annunciò con voce roca. «Non ti azzardare a tirarti indietro. Voglio che ingoi tutto. Ogni goccia.»
Marco gemette forte intorno al cazzo, terrorizzato ed eccitatissimo allo stesso tempo.
Elena gli tenne la testa ferma con entrambe le mani e spinse in profondità. Il suo corpo si irrigidì.
«Prendi… tutto…»
Il primo schizzo caldo e denso esplose direttamente nella gola di Marco. Poi un secondo, un terzo, potenti getti di sborra calda che gli riempirono la bocca. Il sapore era forte, salato, leggermente amaro. Marco tossì, ma Elena non lo lasciò andare.
«Ingoia. Tutto. Da brava puttanella.»
Marco deglutì convulsamente, sentendo il seme denso scivolare giù per la gola. Alcuni rivoli gli uscirono dagli angoli della bocca, colandogli sul mento.
Elena rimase dentro di lui ancora qualche secondo, svuotandosi completamente, poi si tirò fuori lentamente. Il suo cazzo era ancora mezzo duro, lucido di saliva e residui di sborra.
Guardò Marco dall’alto: viso rosso, labbra gonfie, mento bagnato, occhi lucidi.
«Apri la bocca. Fammi vedere.»
Marco aprì la bocca, mostrando che aveva ingoiato quasi tutto.
Elena sorrise soddisfatta e gli accarezzò la guancia con il pollice.
«Bravissima puttanella. Hai ingoiato il mio sperma come una vera troietta. Come ti senti ora?»
Marco aveva la voce roca e spezzata.
«Umiliato… sporco… ma… non sono mai stato così eccitato in vita mia.»
Elena si alzò, si rivestì con calma e gli porse un fazzoletto perché si pulisse il mento.
«Per il compito di questa settimana: ogni sera ti metterai le mutandine di tua moglie, ti filmerai mentre ti eserciti a succhiare il dildo e, alla fine, fingerai di ingoiare. Dovrai dire chiaramente: “Grazie dottoressa per la sua sborra”. E mi manderai il video.»
Gli diede un leggero schiaffetto sulla guancia, quasi affettuoso.
«Ora vai. La prossima settimana ti scoperò davvero. E voglio che tu sia pronto a prenderlo tutto.»
Marco uscì dallo studio con il sapore del seme di Elena ancora in bocca, il cazzo dolorosamente duro e la mente completamente annebbiata dal desiderio.
Sapeva che stava precipitando. E non voleva più fermarsi.
