Il foro del cornuto
Ero lì, legato stretto alla sedia di legno che avevamo messo apposta dietro la finta parete. La pancia premuta contro lo schienale, i polsi e le caviglie fissati alle gambe della sedia con delle fascette di plastica nere che mi mordevano la pelle. Non potevo muovere nemmeno un centimetro. Il plug grosso che mi aveva infilato mia moglie prima di andarsene mi dilatava il culo senza pietà, un peso costante e pulsante che mi ricordava a ogni respiro quanto fossi patetico e eccitato.
Avevo la bocca tappata dal bavaglio a palla, la saliva mi colava già sul mento. L’unico spiraglio sul mondo era quel piccolo foro circolare all’altezza degli occhi, scavato apposta nella parete divisoria. Da lì vedevo perfettamente il nostro letto matrimoniale, illuminato solo dalla luce calda dell’abat-jour.
Mia moglie era già nuda, in ginocchio sul bordo del letto. Il ragazzo aveva venticinque anni, forse ventisei. Muscoloso, tatuato su braccia, petto e collo, con quel fisico scolpito da palestra che io non avrei mai avuto. Il suo cazzo era mostruoso: lungo almeno ventidue centimetri, spesso come il mio polso, venoso e già duro come marmo. La cappella lucida e gonfia puntava dritta verso la faccia di mia moglie.
Lei lo guardava con occhi da troia, le labbra socchiuse.
«Vieni qui, cazzo» ringhiò lui, afferrandola per i capelli.
E iniziò.
Prima la bocca. Glielo spinse fino in gola senza preavviso. Mia moglie gorgogliò, gli occhi le si riempirono di lacrime, ma non si tirò indietro. Anzi, aprì di più la gola e lo prese fino alle palle, sbavando e gemendo come una puttana in calore. Io tremavo. Il mio cazzo, legato anche lui ma libero di gocciolare, era durissimo e pulsava contro la pancia della sedia. Un filo continuo di pre-eiaculazione mi colava lungo l’asta e finiva sul pavimento.
Lui la scopava in bocca con violenza, tenendola per la testa come un oggetto. Ogni tanto guardava verso la parete – verso di me – e sorrideva. Un sorriso cattivo, consapevole. Sapeva che ero lì. Sapeva che stavo guardando tutto.
Dopo dieci minuti buoni di gola profonda la fece alzare, la buttò sul letto a quattro zampe e le entrò nella figa con un colpo solo. Mia moglie urlò di piacere. Quel cazzo enorme la apriva come io non ero mai riuscito a fare. Lui iniziò a martellarla senza pietà, le palle che sbattevano contro il suo clitoride, il suono bagnato e osceno della figa che veniva sfondata riempiva tutta la stanza.
«Più forte… sì, così… spaccami!» ansimava lei.
Io tremavo sempre di più. Il plug nel culo sembrava diventare più grande ogni volta che lui affondava. Il mio cazzo gocciolava senza sosta, una pozza viscida si stava formando sotto la sedia.
Lui la scopò così per quasi un’ora, cambiandola di posizione come voleva: a pecorina, a cavalcioni, di lato. Poi la girò sulla schiena, le alzò le gambe fino alle spalle e le infilò quel mostro nel culo senza nemmeno lubrificare più di tanto. Mia moglie urlò, ma di puro piacere. Il suo buco del culo si aprì attorno a quel cazzo enorme, inghiottendolo centimetro dopo centimetro finché lui non fu completamente dentro.
«Guardati il culo, troia… lo vedi come ti apre?» le disse ridendo, e di nuovo lanciò uno sguardo verso il foro nella parete.
Per oltre due ore la prese in tutti i modi. La figa, la bocca, il culo. La fece venire più volte, la fece urlare, la fece piangere di piacere. Io ero un relitto. Tremavo, sudavo, il cazzo mi faceva male da quanto era duro e quanto pre-eiaculavo.
Alla fine lui si tirò fuori dal culo di mia moglie con un suono osceno. Si mise in piedi accanto al letto, il cazzo lucido di umori e ancora durissimo.
«In ginocchio» ordinò.
Lei obbedì subito, bocca aperta, lingua fuori, occhi fissi nei suoi.
Lui si segò furiosamente per pochi secondi e poi esplose. La prima sborrata fu potentissima: un getto spesso e bianco che le centrò la fronte, poi un altro sul naso, sulle guance, sulle labbra. Continuò a venire come una fontana, coprendole tutta la faccia di sperma denso e caldo. Mia moglie gemeva, raccogliendo con la lingua quello che poteva.
Quando finì, lui si lasciò cadere di schiena sul nostro letto, il petto che si alzava e abbassava come dopo una maratona, sudato e soddisfatto.
Mia moglie, con la faccia completamente imbrattata di sborra, si alzò barcollando e andò in bagno a lavarsi senza dire una parola.
Io rimasi lì, legato, imbavagliato, con il plug nel culo e il cazzo che ancora gocciolava, a guardare quel ragazzo nudo e muscoloso steso sul mio letto, gli occhi chiusi, il respiro pesante.
E lui, prima di chiudere gli occhi del tutto, guardò di nuovo verso la parete.
E sorrise.
Sentii i suoi passi nudi sul pavimento. Mia moglie uscì dal bagno con la faccia pulita, i capelli ancora umidi, completamente nuda e con quel sorriso da puttana soddisfatta che conoscevo fin troppo bene. Non disse una parola. Andò dritta verso la finta parete, afferrò il bordo nascosto e la fece scorrere di lato con un rumore secco.
La luce della camera da letto mi colpì in pieno viso. Ero ancora legato alla sedia, il plug che mi dilatava il culo, il bavaglio a palla che mi riempiva la bocca di saliva, il cazzo duro come ferro e che continuava a gocciolare senza controllo.
Il ragazzo sul letto si alzò di scatto sui gomiti, gli occhi spalancati per la sorpresa.
«Ma che cazzo…?» mormorò, la voce rauca dopo due ore di scopata selvaggia.
Non erano questi i piani. Non lo erano mai stati. Avevamo parlato mille volte di questa cosa: io nascosto, a guardare e basta. Nient’altro. E invece lei aveva appena aperto la parete.
Mia moglie mi guardò dritto negli occhi. I suoi erano freddi, cattivi, eccitati.
«Vieni fuori, amore mio» disse con voce dolce e crudele allo stesso tempo.
Si chinò, mi slegò i polsi e le caviglie con gesti rapidi. Le fascette caddero a terra. Le gambe mi tremavano mentre mi alzava di peso, quasi dovetti appoggiarmi a lei per non cadere. Il plug mi premeva dentro a ogni movimento, un promemoria grosso e pesante di quanto fossi suo.
Il ragazzo era ancora steso lì, il cazzo mezzo duro che gli riposava sulla coscia tatuata, lo sguardo confuso che passava da lei a me.
«Ma… non avevamo detto solo guardare?» chiese, la voce incerta.
Lei rise piano, una risata bassa e malvagia.
«I piani cambiano, bello. E a me piace cambiare le regole mentre gioco.»
Mi spinse verso il letto. Le ginocchia mi cedettero e finii carponi sul materasso, proprio accanto a lui. Il mio culo era in alto, il plug nero e grosso che spuntava tra le natiche, il buco dilatato e lucido. Il mio cazzo penzolava duro sotto di me, ancora gocciolante, una lunga goccia di pre-sborra che si allungava verso il lenzuolo.
Mia moglie andò al comodino, aprì il cassetto e tirò fuori il frustino di cuoio nero che avevamo comprato insieme settimane fa. Lo fece schioccare una volta nell’aria, un suono secco che mi fece sobbalzare.
Lo porse al ragazzo.
«Tieni. Frustalo. Forte. Voglio vedere il suo culo diventare rosso mentre tiene il plug dentro.»
Il ragazzo esitò, il frustino in mano, lo sguardo ancora incredulo.
«Sei seria?»
«Serissima» rispose lei, sedendosi sul bordo del letto e accarezzandomi i capelli come si fa con un cane. «Frustalo. Voglio sentirlo gemere dentro il bavaglio. Voglio vedere se riesce a non venire solo per questo.»
Lui mi guardò. Io tremavo. Terrorizzato. Eccitato da morire. Il cuore mi batteva così forte che sembrava volesse uscirmi dal petto. Il plug mi pulsava dentro, il culo già sensibile dopo ore di dilatazione.
Il ragazzo strinse il manico del frustino. Fece un mezzo sorriso, come se stesse realizzando che questa cosa gli piaceva più di quanto volesse ammettere.
Alzò il braccio.
Il primo colpo arrivò secco, proprio sulla natica destra, proprio sopra il plug.
CRACK.
Il dolore esplose caldo e improvviso. Urlai dentro il bavaglio, un suono soffocato e patetico. Il plug venne spinto ancora più dentro dalla contrazione del mio culo.
«Più forte» ordinò mia moglie, la voce già arrochita dall’eccitazione. «Voglio che senta ogni colpo fino in gola.»
Il ragazzo alzò di nuovo il braccio.
E stavolta non esitò.
Il ragazzo ci prese gusto subito. Il secondo colpo fu già più forte, più deciso. Il frustino sibilò nell’aria e si abbatté sul mio culo con un CRACK secco che mi fece sobbalzare in avanti sulle ginocchia.
«Cazzo, guarda come trema» rise lui, la voce più bassa, più eccitata. «Ha il plug ficcato dentro come una troietta.»
Mia moglie si avvicinò, si sedette sul letto proprio accanto alla mia testa e mi accarezzò i capelli con finta dolcezza mentre parlava al ragazzo.
«Più forte, bello. Non avere pietà. È il mio maritino cornuto, deve sentire chi comanda adesso. Umilialo. Digli che cazzo è.»
Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte. Alzò il braccio e iniziò a frustarmi sul serio: natica destra, natica sinistra, proprio sopra il plug, sotto, sui lati. Ogni colpo faceva contrarre il mio buco intorno al giocattolo grosso, spingendolo più a fondo. Il dolore era lancinante, caldo, elettrico. Il mio culo bruciava, diventava sempre più rosso, e io gemevo dentro il bavaglio come un animale, la saliva che mi colava sul mento e sul lenzuolo.
«Sei proprio un coglione patetico» ringhiò lui tra un colpo e l’altro, prendendo sempre più ritmo. «Stai lì a quattro zampe col culo pieno mentre io mi sono appena scopato tua moglie per due ore. Guardati il cazzo… gocciola come una fontana. Ti piace, eh? Ti piace farti umiliare dal cazzo più grosso che lei abbia mai preso.»
Mia moglie rideva, la voce arrochita dal piacere. «Bravissimo. Diglielo. Digli che la sua figa adesso è mia, che il suo culo è solo per il plug mentre tu la apri come vuoi. Frustalo più forte, voglio vedere i segni.»
I colpi continuavano. Uno dopo l’altro. Il mio culo era in fiamme, il plug sembrava enorme, il mio cazzo pulsava così forte che pensavo sarei venuto senza nemmeno toccarmi. Tremavo tutto, le ginocchia mi facevano male, le lacrime mi rigavano il viso.
Lei se ne accorse. Vide che stavo per cedere.
«Basta così» disse all’improvviso, alzando una mano.
Il ragazzo si fermò, il frustino ancora alzato, il respiro pesante, il cazzo di nuovo mezzo duro tra le gambe.
Mia moglie mi tolse prima il bavaglio. La palla mi uscì dalla bocca con un suono bagnato, e io presi una boccata d’aria tra i singhiozzi.
Poi afferrò il base del plug e lo tirò fuori lentamente, centimetro dopo centimetro. Il mio buco, dilatato e sensibile, si contrasse a vuoto con un piccolo suono osceno. Sentii l’aria fredda sul culo aperto e arrossato.
«In ginocchio a terra» ordinò.
Obbedii subito, scendendo dal letto e inginocchiandomi sul pavimento freddo, le mani sulle cosce, il culo in fiamme, il cazzo duro che puntava verso l’alto e continuava a gocciolare.
Lei mi afferrò per i capelli e mi girò la faccia verso il ragazzo, ancora steso sul letto, sudato, tatuato, con quel sorriso arrogante.
«Guardalo negli occhi. E ringrazia.»
Deglutii. La voce mi tremava.
«Grazie… grazie per le frustate» mormorai, gli occhi fissi nei suoi.
«Più forte. E continua» mi ordinò lei.
«Grazie… per le frustate. Grazie per esserti scopato mia moglie. Grazie per averle aperto la figa e il culo come io non sono mai riuscito a fare. Grazie per averla fatta godere come una troia mentre io guardavo legato.»
Il ragazzo rise, soddisfatto. Mia moglie mi accarezzò la guancia con il pollice.
«Bravo cagnolino. Adesso vai a preparargli un bagno caldo. Acqua bella bollente, sali da bagno, tutto. Veloce.»
Mi alzai barcollando, il culo che bruciava a ogni passo, le ginocchia rosse, il cazzo ancora duro e umido. Andai in bagno senza dire una parola, aprii l’acqua della vasca e iniziai a farla scorrere, mentre sentivo dalla camera le loro risate basse e complici.
