Racconti Piccanti
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“Ora, senza esitare”

“Ora, senza esitare”

24 Marzo 2026·10 min di lettura

Mi chiamo Clara, ho trentasei anni e da qualche mese la mia vita è un vortice che non riesco più a controllare. Non che voglia farlo, a dire il vero. Tutto è iniziato con un messaggio su un’app di incontri, un banale “Ciao, come stai?” da parte di un uomo che si chiamava Lorenzo. Non cercavo niente di serio, solo una distrazione dalla routine con mio marito Marco, che dopo dieci anni di matrimonio sembrava più un coinquilino che un amante. Lorenzo, però, non era il tipo da chiacchiere inutili. Dopo un paio di giorni di messaggi, mi ha chiesto di incontrarci. E io, senza pensarci troppo, ho detto di sì.

Lorenzo è un uomo diretto, con un modo di fare che ti spiazza. La prima volta che ci siamo visti, in un bar del centro, mi ha guardata negli occhi e mi ha detto: “Non sono uno che perde tempo. Se vuoi giocare, devi stare alle mie regole.” Non so perché, ma quel tono fermo, quasi autoritario, mi ha colpito. Ho annuito, incuriosita. È stato lì che mi ha spiegato la sua idea: una chat di gruppo, sempre aperta, con me, lui e Marco. “Voglio che tuo marito veda tutto,” ha detto. “Ogni messaggio, ogni foto, ogni video. E tu devi fare quello che ti dico, quando te lo dico. Se scrivo ‘ora’, ti fermi e mi mostri quello che stai facendo. Ovunque tu sia.” Ero sconvolta, ma allo stesso tempo sentivo un brivido lungo la schiena. Ho accettato, senza sapere bene a cosa stessi andando incontro.

Da quel giorno, la mia routine è cambiata. La chat è sempre lì, sul mio telefono, una presenza costante. Lorenzo scrive spesso, a volte solo per provocarmi, altre volte con quel fatidico “ora”. La prima volta che è successo ero al supermercato, tra gli scaffali dei detersivi. Il telefono ha vibrato, ho letto il messaggio e ho sentito il cuore battermi forte. “Ora,” c’era scritto. Mi sono guardata intorno, nervosa, poi ho preso il telefono, ho scattato una foto della corsia deserta e l’ho inviata. “Non basta,” ha risposto subito. “Voglio vedere te, non il detersivo.” Ho esitato un attimo, poi mi sono nascosta dietro un carrello e ho fatto un selfie, con la faccia arrossata e un’espressione che tradiva il mio imbarazzo. Marco, dall’altra parte della chat, non ha commentato. Ma sapevo che stava leggendo tutto.

Con il passare dei giorni, le richieste di Lorenzo sono diventate più audaci. Una volta, mentre ero in ufficio, ha scritto “ora” e mi ha chiesto un video di trenta secondi in cui mi toccavo il collo e sussurravo il suo nome. L’ho fatto, chiusa nel bagno delle donne, con le mani che tremavano e il fiato corto. Ogni volta che inviavo qualcosa, sapevo che Marco stava vedendo. E questo, invece di farmi sentire in colpa, mi eccitava sempre di più. Era come se Lorenzo avesse accesso a una parte di me che nemmeno io conoscevo.

Ma non era solo la chat a tenermi sulle spine. Lorenzo e io ci vedevamo di nascosto, in un appartamento che aveva affittato fuori città. Ogni incontro era un’esplosione di tensione accumulata. La prima volta che sono andata da lui, mi ha accolta sulla porta con un sorriso che prometteva guai. “Entra,” mi ha detto, la voce bassa, quasi un ordine. Non ho avuto il tempo di rispondere che mi ha già afferrata per i fianchi, spingendomi contro il muro. Le sue mani erano decise, la sua bocca sul mio collo. Sentivo il suo respiro caldo, l’odore della sua pelle misto a un leggero profumo di legno. “Hai mandato tutto a Marco, vero?” ha chiesto, mentre mi slacciava i jeans con una mano. Ho annuito, senza fiato. “Bene,” ha ringhiato, “perché stasera voglio che sappia esattamente cosa sto per farti.”

Mi ha spogliata senza fretta, ma con una determinazione che non lasciava spazio a esitazioni. Ero in piedi, con la schiena contro il muro freddo, mentre lui mi guardava, studiandomi. “Sei proprio come ti immaginavo,” ha detto, passandomi una mano lungo la coscia. La sua voce era un misto di apprezzamento e desiderio. “Girati,” ha aggiunto, e io l’ho fatto, sentendo il cuore battere all’impazzata. Le sue mani mi hanno afferrato i fianchi, tirandomi indietro verso di lui. Sentivo la sua eccitazione premere contro di me attraverso i pantaloni, e un gemito mi è sfuggito senza che potessi controllarlo. “Ti piace, eh?” ha detto, con un sorriso che potevo percepire anche senza vederlo. “Rispondi.”

“Sì,” ho mormorato, la voce spezzata. “Molto.”

“Allora dimmi cosa vuoi,” ha insistito, sfiorandomi con le dita in un punto che mi ha fatto tremare. “E parla chiaro, niente giochetti.”

“Voglio che mi prendi,” ho detto, arrossendo per la mia stessa audacia. “Subito.”

Lorenzo non ha perso tempo. Mi ha spinto verso il divano, facendomi chinare in avanti con le mani appoggiate allo schienale. Sentivo il tessuto ruvido sotto le dita, il mio respiro che si accelerava mentre lui si posizionava dietro di me. Mi ha abbassato gli slip con un gesto secco, e l’aria fresca sulla pelle nuda mi ha fatto rabbrividire. “Sei pronta?” ha chiesto, ma non ha aspettato la risposta. Con una spinta lenta ma decisa, è entrato dentro di me, facendomi sfuggire un gemito più forte di quanto volessi. Era grande, più di quanto mi aspettassi, e sentivo ogni centimetro di lui mentre si muoveva, riempiendomi completamente.

“Così va bene?” ha chiesto, la voce rauca, mentre iniziava a muoversi con un ritmo che mi toglieva il fiato. Sentivo il suo corpo sbattere contro il mio, il suono dei nostri movimenti che riempiva la stanza.

“Sì… non fermarti,” ho ansimato, stringendo il bordo del divano con le dita. Ogni spinta era un’ondata di piacere, mescolata a una leggera fitta che mi ricordava quanto fossi vulnerabile in quel momento.

“Dillo a Marco,” ha detto improvvisamente, rallentando appena. “Prendi il telefono. Scrivi cosa sto facendo.”

Con mani tremanti, ho afferrato il cellulare dalla borsa accanto al divano. Ho aperto la chat, mentre Lorenzo continuava a muoversi dentro di me, più lento ma sempre profondo. “Mi sta scopando sul divano,” ho digitato, sentendo il viso andare a fuoco. “È dentro di me, forte.” Ho premuto invio, e pochi secondi dopo ho visto che Marco aveva visualizzato. Non ha risposto, ma sapevo che era lì, dall’altra parte dello schermo.

“Brava,” ha detto Lorenzo, accelerando di nuovo. “Ora concentrati su di me.” Mi ha afferrata per i capelli, tirandomi indietro la testa con delicatezza ma abbastanza per farmi sentire il suo controllo. Il dolore leggero si mescolava al piacere, e non potevo fare altro che abbandonarmi ai suoi movimenti. Ogni spinta sembrava calcolata per portarmi al limite, e il suo respiro affannoso nell’orecchio mi mandava fuori di testa. Sentivo il suo odore, un misto di sudore e pelle, e il suono dei suoi gemiti bassi, quasi animali.

“Sto per venire,” ho sussurrato, incapace di trattenermi. Il calore dentro di me cresceva, pronto a esplodere.

“Non ancora,” ha detto lui, rallentando di colpo e uscendo da me. Mi ha fatta girare, mettendomi a sedere sul divano. Ero un disastro, con il fiato corto e i capelli scompigliati, ma lui sembrava compiaciuto. “Voglio guardarti in faccia,” ha detto, inginocchiandosi tra le mie gambe. Mi ha allargato le cosce con le mani, e io ho sentito il sangue pulsarmi ovunque mentre si avvicinava. La sua bocca era calda, umida, e quando ha iniziato a leccarmi, ho dovuto mordermi un labbro per non urlare. Sentivo la sua lingua muoversi con precisione, esplorando ogni punto, mentre le sue mani mi tenevano ferme le gambe. Il piacere era così intenso che quasi non riuscivo a respirare.

“Ti piace, vero?” ha detto, alzando lo sguardo per un attimo. I suoi occhi erano scuri, pieni di desiderio.

“Sì… non smettere,” ho implorato, spingendo i fianchi verso di lui. Sentivo ogni movimento della sua lingua, ogni pressione delle sue labbra, e il suono umido che faceva mentre mi assaporava. Sapevo di essere bagnata, più di quanto fossi mai stata, e questo sembrava solo eccitarlo di più.

Dopo qualche minuto, si è rialzato, asciugandosi la bocca con il dorso della mano. “Ora finiamo come si deve,” ha detto, togliendosi i pantaloni completamente. Era duro, grosso, e la vista di lui così pronto mi ha fatto stringere le cosce per l’aspettativa. Mi ha tirata verso di sé, facendomi sdraiare sul divano, e si è posizionato sopra di me. Quando è entrato di nuovo, è stato con una forza che mi ha tolto il fiato. Le sue mani erano sui miei polsi, tenendomi ferma, mentre si muoveva con un ritmo sempre più veloce. Sentivo il suo peso su di me, il suo sudore che si mescolava al mio, e il suono dei nostri corpi che sbattevano uno contro l’altro.

“Dimmi come ti senti,” ha detto, ansimando. “Voglio sentirlo.”

“Mi sento… piena di te,” ho risposto, con la voce che tremava. “È troppo… ma non voglio che smetti.”

“Bene,” ha detto, con un sorriso soddisfatto. “Perché non ho nessuna intenzione di fermarmi.” Ha continuato a spingere, ogni movimento più profondo del precedente, e io sentivo il piacere montare di nuovo, pronto a esplodere. Le sue mani hanno lasciato i miei polsi per afferrarmi i fianchi, tirandomi ancora più vicina a lui. Sentivo il suo respiro diventare più corto, i suoi gemiti più intensi.

“Sto per venire,” ha detto alla fine, con la voce spezzata. “E tu?”

“Sì,” ho ansimato, sentendo l’orgasmo avvicinarsi come un’onda. “Ora…”

È successo tutto insieme. Il piacere mi ha travolta, facendomi tremare sotto di lui, mentre Lorenzo si lasciava andare con un gemito profondo. Sentivo il calore di lui dentro di me, il suo corpo che si tendeva e poi si rilassava. Siamo rimasti così per un momento, ansimanti, con il sudore che ci incollava la pelle. Poi si è ritirato lentamente, lasciandomi una sensazione di vuoto che mi ha quasi fatto rabbrividire.

“Scrivi a Marco,” ha detto, mentre si rivestiva con calma. “Digli com’è stato.”

Ho preso il telefono con mani ancora tremanti e ho digitato: “È stato incredibile. Non ho mai sentito niente di simile.” Ho inviato il messaggio, sapendo che Marco avrebbe letto ogni parola.

La sera, quando sono tornata a casa, l’aria era carica di tensione. Marco era in salotto, con il telefono in mano. Non ha detto nulla quando sono entrata, ma i suoi occhi erano fissi su di me. Ho posato la borsa, mi sono seduta accanto a lui e gli ho chiesto, con voce bassa: “Hai letto tutto?”

“Sì,” ha risposto, senza guardarmi. La sua voce era tesa, ma c’era qualcosa di diverso, una specie di eccitazione nascosta.

“Allora leggimelo,” ho detto, avvicinandomi. “Voglio sentire i messaggi di Lorenzo dalla tua voce.”

Ha esitato un attimo, poi ha aperto la chat. “Ora,” ha letto, con un tono che tradiva il suo disagio. “Mostrami cosa stai facendo.” Ha continuato, leggendo ogni parola che Lorenzo mi aveva scritto, ogni richiesta, ogni provocazione. E mentre leggeva, sentivo il desiderio crescere di nuovo dentro di me. Quando ha finito, l’ho guardato negli occhi e gli ho detto: “Adesso tocca a te.”

Marco non ha detto niente. Mi ha afferrata per la vita, tirandomi verso di sé con una forza che non gli vedevo da anni. Mi ha spogliata in fretta, senza troppe cerimonie, e mi ha spinta sul divano. Sentivo la sua rabbia, ma anche il suo desiderio, mentre mi toccava con mani impazienti. “Hai fatto tutto quello che ti ha chiesto,” ha detto, la voce roca, mentre mi allargava le gambe. “E io ho guardato ogni cosa.”

“Ti è piaciuto?” ho chiesto, provocandolo.

Non ha risposto. Si è chinato su di me, entrando con una spinta decisa che mi ha fatto gemere. Era diverso da Lorenzo, più familiare ma allo stesso tempo carico di una nuova energia. Ogni movimento era un misto di frustrazione e bisogno, e io mi abbandonavo a lui, lasciando che prendesse il controllo. Sentivo il suo respiro affannoso, il suo sudore sulla mia pelle, e il suono dei suoi gemiti mentre si muoveva dentro di me. “Dimmi cosa ti ha fatto,” ha detto a un certo punto, rallentando appena.

“Lui… mi ha presa sul divano,” ho detto, ansimando. “Mi ha fatto chinare e… mi ha scopata forte.”

Marco ha accelerato, come se quelle parole lo spingessero oltre. Sentivo il suo corpo tremare, il ritmo diventare più irregolare. “E tu lo hai voluto,” ha detto, con un tono che non capivo se fosse una domanda o un’accusa.

“Sì,” ho risposto, guardandolo negli occhi. “E voglio te adesso.”

È stato abbastanza. Con un gemito, si è lasciato andare, e io ho sentito l’orgasmo arrivare di nuovo, meno intenso ma comunque travolgente. Quando tutto è finito, siamo rimasti sdraiati lì, in silenzio, con il fiato corto e i corpi ancora vicini.

Non so dove ci porterà tutto questo. La chat è ancora aperta, Lorenzo scrive quasi ogni giorno, e Marco… be’, Marco sembra sempre più coinvolto. Ma una cosa è certa: non torneremo mai indietro. E, in fondo, non voglio farlo.

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