Dimmi quanto ti piace
Mi chiamo Marco, ho trentotto anni, e da circa un anno la mia vita ha preso una piega che non avrei mai immaginato. Ogni domenica sera, nella nostra casa in periferia, io, mia moglie Sara e il suo amante Luca ci ritroviamo per quello che abbiamo iniziato a chiamare “il gioco della verità”. Non so nemmeno come sia iniziato tutto, ma ormai è una routine, un rituale che aspetto con un misto di ansia e desiderio che mi consuma per tutta la settimana. Sara ha trentacinque anni, un corpo che sembra scolpito per provocare, con curve che mi fanno ancora impazzire dopo dieci anni di matrimonio. Luca, invece, è un uomo sulla quarantina, alto, massiccio, con un’aria da dominatore che non lascia spazio a dubbi su chi comanda in questa dinamica.
È domenica sera, e siamo già nel salotto. Le tende sono tirate, la luce è soffusa, appena un’abataccia che illumina il divano di pelle nera dove tutto accade. Sara è seduta tra me e Luca, con indosso solo una camicia da notte di seta rossa che le arriva a malapena a metà coscia. Io sono in jeans e maglietta, come se fossi solo uno spettatore casuale, mentre Luca è già a torso nudo, i muscoli tesi e lucidi di sudore leggero per l’eccitazione che già si respira nell’aria. Sento il cuore battermi forte nel petto, e non so se è paura, vergogna o desiderio. Probabilmente tutto insieme.
Luca si volta verso Sara, un sorriso sornione sulle labbra. “Allora, piccola, sei pronta per il nostro gioco?” le chiede, la voce bassa, quasi un ringhio. Lei annuisce, mordendosi il labbro inferiore, gli occhi che brillano di una luce che conosco fin troppo bene. “Sì, sono pronta,” risponde, la voce già un po’ tremante. Io resto zitto, le mani serrate sulle ginocchia, il respiro corto. So cosa sta per succedere, e una parte di me lo desidera più di ogni altra cosa.
Luca si avvicina a lei, le posa una mano sulla coscia nuda, appena sotto l’orlo della camicia da notte. La accarezza lentamente, con dita possenti che sembrano reclamare ogni centimetro della sua pelle. “Prima domanda,” dice, guardandola dritto negli occhi. “Dimmi quanto ti piace essere la mia puttana.” Le sue parole sono crude, dirette, e mi colpiscono come un pugno allo stomaco. Sara arrossisce, ma non distoglie lo sguardo. La sua voce è un sussurro eccitato, quasi spezzato. “Mi piace da morire… mi piace sentirmi tua, completamente tua.” Luca sorride, soddisfatto, e la sua mano sale più in alto, spingendo la stoffa della camicia da notte verso l’inguine. Io li guardo, incapace di muovermi, il sangue che mi pulsa nelle tempie.
“Brava,” dice lui, e si volta verso di me per un istante, un lampo di sfida negli occhi, prima di tornare a fissare Sara. “Seconda domanda. Dimmi quanto è piccolo il cazzo di tuo marito rispetto al mio.” Sento il viso bruciarmi, ma non dico nulla. Sara esita un attimo, poi risponde, la voce più alta, più carica di umiliazione e desiderio. “Il suo… il suo è piccolo, niente in confronto al tuo. Il tuo è… è enorme, mi riempie come lui non potrà mai fare.” Ogni parola è un colpo, ma non posso fare a meno di ascoltarla, di guardarla mentre lo dice, mentre la mano di Luca si infila sotto la camicia da notte e inizia a toccarla. Sento il suo respiro accelerare, vedo le sue cosce tremare appena sotto quella carezza invadente.
“Guardalo, Marco,” mi dice Luca, senza nemmeno voltarsi. “Guarda come si bagna solo a parlare di me.” E io guardo. Non posso fare altro. Vedo le dita di lui muoversi sotto la stoffa, vedo il corpo di Sara reagire, i suoi fianchi che si spingono contro quella mano, la sua bocca socchiusa in un gemito leggero. “Ti piace, vero?” le chiede lui, e lei annuisce, quasi disperata. “Sì, sì, mi piace troppo.”
Il gioco continua per un po’, con domande sempre più spinte, sempre più umilianti per me, sempre più eccitanti per lei. “Dimmi come ti senti quando ti tocco davanti a lui,” le chiede Luca, mentre le sue dita si muovono più rapide, più profonde. Sara geme, la testa appoggiata allo schienale del divano. “Mi sento… mi sento una troia, ma mi piace. Mi piace che lui veda quanto mi fai godere.” Ogni risposta è un mix di vergogna e piacere, e io sono lì, paralizzato, con il cuore che mi martella nel petto e un’erezione dolorosa che preme contro i jeans.
Luca si ferma per un attimo, si alza in piedi e si slaccia i pantaloni. Il suono della zip che si abbassa è l’unico rumore nella stanza, a parte il respiro pesante di Sara. Quando si tira fuori, non posso fare a meno di guardare: è grosso, molto più grosso di me, duro e lucido, con vene che pulsano lungo tutta la lunghezza. Sara lo fissa con un misto di fame e reverenza, e io sento una fitta di gelosia mescolata a un desiderio che non so spiegare. “Vieni qui,” le ordina lui, e lei obbedisce senza esitare, scivolando giù dal divano e inginocchiandosi davanti a lui.
La vedo prenderlo in mano, le sue dita sottili che non riescono nemmeno a chiudersi del tutto attorno a lui. “Guardalo, Marco,” mi dice Luca, con un tono di scherno. “Guarda come lo desidera.” E io guardo, mentre lei inizia a baciarlo, a leccarlo dalla base fino alla punta, con una lentezza che mi fa impazzire. Sento l’odore del suo sudore, un misto di muschio e mascolinità che riempie la stanza, e vedo il modo in cui Sara chiude gli occhi, assaporandolo come se fosse la cosa più buona del mondo. Il suono della sua bocca che lavora su di lui è umido, insistente, e ogni tanto lei emette un gemito soffocato, come se non potesse trattenersi.
“Ti piace, vero, puttana?” le chiede Luca, afferrandola per i capelli e guidandola con più forza. Sara annuisce, senza staccarsi, e risponde con la bocca piena: “Mmh, sì, lo adoro… è così grosso, così duro.” Le sue parole sono confuse, bagnate, ma arrivano dritte a me, facendomi stringere i pugni. Vorrei toccarmi, ma so che non posso, non ancora. Non finché lei non me lo permette.
Dopo un po’, Luca la tira su, la fa alzare e la spinge di nuovo sul divano. Le strappa via la camicia da notte con un movimento secco, lasciandola completamente nuda. La sua pelle è arrossata dall’eccitazione, i capezzoli duri come sassolini, il ventre che trema leggermente. “Apri le gambe,” le ordina, e lei lo fa subito, mostrando tutto senza vergogna. Io vedo ogni dettaglio: il modo in cui luccica, il modo in cui si apre per lui, pronta. Luca si inginocchia tra le sue cosce, la guarda per un istante, poi si china su di lei e inizia a leccarla.
Il suono è osceno, un misto di umidità e gemiti che mi fa rabbrividire. Sara inarca la schiena, le mani che afferrano i cuscini del divano, la bocca spalancata in un grido silenzioso. “Oh, cazzo, sì, proprio lì,” geme, e Luca non si ferma, la sua lingua che si muove con precisione, alternando movimenti lenti e profondi a colpetti veloci che la fanno tremare. Sento l’odore del suo desiderio, un profumo dolce e acre che mi riempie le narici, e vedo il modo in cui il corpo di lei si tende, sempre più vicino al limite.
“Diglielo, Sara,” dice Luca, alzando la testa per un attimo, le labbra lucide. “Digli quanto è meglio la mia bocca della sua.” Lei mi guarda, gli occhi velati di piacere, e risponde con voce spezzata: “È… è mille volte meglio, Marco. Lui sa come farmi venire, tu no.” Quelle parole mi feriscono, ma al tempo stesso mi eccitano in un modo che non riesco a capire. Vorrei parlare, protestare, ma resto zitto, ipnotizzato da quello che vedo.
Luca si tira su, si posiziona tra le sue gambe e la penetra con un movimento lento ma deciso. Sara emette un lungo gemito, le unghie che graffiano il divano. “Cazzo, sei enorme,” ansima, mentre lui inizia a spingere, ogni colpo profondo e ritmico. Vedo tutto: il modo in cui lui entra ed esce, lucido di lei, il modo in cui il corpo di Sara si muove sotto di lui, i suoi seni che sobbalzano a ogni spinta. Il suono della loro pelle che sbatte è forte, quasi violento, mescolato ai gemiti di lei e ai grugniti bassi di lui.
“Ti piace, vero?” le chiede Luca, accelerando il ritmo. “Dimmi quanto ti piace sentirlo dentro.” Sara geme più forte, le gambe che si avvolgono attorno a lui. “Mi piace… mi piace da impazzire, non smettere, ti prego, scopami più forte.” Le sue parole sono crude, disperate, e io le ascolto, il respiro corto, le mani che tremano dal desiderio di toccarmi. Ma non posso, non ancora.
Luca la fa girare, la mette a quattro zampe sul divano, il viso di Sara a pochi centimetri da me. Mi guarda, gli occhi pieni di un piacere che mi trafigge. “Guardami, Marco,” mi dice, la voce roca. “Guarda come mi scopa.” E io guardo, mentre Luca la prende da dietro, le mani sulle sue anche, spingendo con una forza che la fa sobbalzare. Vedo il suo cazzo sparire dentro di lei, ogni volta fino in fondo, e sento i suoi gemiti diventare sempre più alti, quasi urla. “Oh, cazzo, sì, così, rompimi,” dice lei, e Luca ride, un suono basso e compiaciuto. “Ti rompo quando voglio, piccola, sei mia.”
La scena va avanti per quella che mi sembra un’eternità. Lui la prende in tutte le posizioni possibili, sul divano, contro il bracciolo, in piedi con lei che si aggrappa a lui. Ogni volta che cambia posizione, vedo tutto: la sua lunghezza che la riempie, il modo in cui lei si apre per lui, il sudore che le cola lungo la schiena, i suoi capelli appiccicati al viso. Sento ogni suono, ogni gemito, ogni parola sporca che si scambiano. “Ti piace sentirmi così profondo?” le chiede lui, e lei risponde, quasi singhiozzando di piacere: “Sì, sì, lo sento ovunque, mi fai male in un modo così bello.”
Alla fine, Luca la fa sedere sopra di lui, sul divano. È lei a cavalcarlo ora, i movimenti frenetici, i fianchi che si muovono su e giù con una disperazione che mi fa quasi male a guardare. Vedo il suo cazzo sparire dentro di lei a ogni movimento, vedo le sue cosce tremare, vedo il modo in cui lei getta la testa indietro, i capelli che le cadono sulle spalle. “Sto per venire,” geme, e Luca le afferra le anche, spingendola ancora più forte. “Vieni per me, troia, fammi sentire come stringi,” le dice, e lei lo fa, con un urlo che riempie la stanza, il corpo che si tende e poi crolla su di lui, tremante.
Solo allora Sara si volta verso di me, il viso arrossato, gli occhi ancora pieni di desiderio. “Puoi toccarti ora, Marco,” mi dice, la voce stanca ma autoritaria. Io non aspetto un secondo di più. Mi slaccio i jeans con mani tremanti, mi tiro fuori e inizio a masturbarmi, davanti a loro, mentre Luca la tiene ancora tra le braccia, il suo cazzo ancora dentro di lei. Mi guardano entrambi, e io vengo in pochi secondi, con un gemito strozzato, il piacere che mi travolge come un’onda.
Restiamo in silenzio per qualche istante, il respiro pesante di tutti e tre che riempie la stanza. Poi Luca ride piano, accarezzando i capelli di Sara. “Brava, piccola. Sei stata perfetta.” Lei sorride, appoggiandosi a lui, e io resto lì, con le mani ancora tremanti, il cuore che non smette di battere. So che la prossima domenica sarà uguale, e una parte di me non vede l’ora.
