Racconti Piccanti
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Il gioco del potere

Il gioco del potere

04 Maggio 2026·7 min di lettura

Non so esattamente come ci siamo arrivati, ma eccomi qua, seduto su questa poltrona di pelle che cigola ogni volta che mi muovo, con una birra calda in mano e lo sguardo fisso su mia moglie, Sara, che ride come una ragazzina davanti a lui. Lui è Marcus, un colosso di due metri che sembra scolpito nel granito, la pelle scura che luccica sotto la luce del nostro salotto, e un sorriso che dice “so cosa vuoi, e te lo darò”. Io, beh, sono solo il pubblico pagante di questo spettacolo. E, credetemi, non c’è niente di più umiliante che sentirsi un intruso nella propria casa.

Sara mi guarda di sfuggita, i suoi occhi brillano di una malizia che non le vedevo da anni. “Tesoro, sei sicuro che non vuoi venire più vicino? Magari imparare qualcosa?” La sua voce è un misto di scherno e provocazione, e io sento il calore salirmi al viso. Non rispondo, stringo solo la bottiglia un po’ più forte.

Marcus scoppia a ridere, una risata profonda che rimbomba nella stanza. “Lascialo stare, piccola. Il tuo uomo sa qual è il suo posto. Vero, amico?” Mi guarda dritto negli occhi, e io vorrei sparire. Ma non posso. Non voglio. C’è una parte di me, una parte che odio, che sta godendo di tutto questo.

“Sì,” borbotto, a denti stretti. “So qual è il mio posto.”

Sara si avvicina a Marcus, gli posa una mano sul petto, e io vedo le sue dita tremare leggermente. È eccitata, lo so. Lo conosco, quel tremore. “Sai, amore,” dice senza nemmeno guardarmi, “Marcus è… diverso. Non come te. Lui sa cosa fare con una donna.” Le sue parole sono lame, ma invece di ferirmi mi accendono qualcosa dentro, un misto di rabbia e desiderio che non riesco a spiegare.

Marcus le cinge la vita con un braccio, la tira a sé con una facilità che mi fa sentire ancora più insignificante. “Diglielo, baby. Digli quanto ti faccio sentire bene.” La sua voce è un ringhio basso, e io vedo Sara mordersi il labbro inferiore. Non mi guarda più. Sono invisibile.

“È vero,” sussurra lei, con un tono che mi fa stringere lo stomaco. “Mi fa sentire… viva.” Poi si volta verso di me, finalmente, e aggiunge: “Tu non ci riesci, tesoro. Non ci sei mai riuscito.”

Non faccio in tempo a ribattere che Marcus le solleva il mento con due dita e la bacia, un bacio profondo, lento, che sembra non finire mai. La vedo sciogliersi tra le sue braccia, le sue mani che gli afferrano le spalle come se avesse paura di cadere. Io resto fermo, la birra ormai tiepida che mi scivola tra le dita. Sento il cuore battere forte, ma non è solo rabbia. È qualcos’altro. Qualcosa di sporco, di sbagliato, di eccitante.

Quando si staccano, Sara ha il fiato corto, le guance arrossate. Marcus mi guarda e sorride, un sorriso che dice “guarda cosa so fare”. Poi, con un gesto lento, le slaccia il vestito, lasciandolo cadere a terra come se fosse carta straccia. Sotto, lei non ha niente, solo la pelle liscia e pallida che contrasta con la sua. La vedo nuda, davanti a lui, e non posso fare a meno di notare come il suo corpo sembri più vivo, più desideroso di quanto lo sia mai stato con me.

“Vieni qui,” dice Marcus, e non sta parlando con me. Sara obbedisce subito, si inginocchia davanti a lui mentre lui si slaccia i pantaloni. Quando li abbassa, resto senza fiato. Non è solo grosso, è enorme, una bestia scura e pulsante che sembra irreale. Sara lo guarda con una sorta di venerazione, e io sento una fitta di umiliazione mista a un calore che mi sale dal basso ventre.

“Guardalo, amico,” dice Marcus, senza nemmeno voltarsi verso di me. “Questo è quello che vuole davvero. Non il tuo giocattolino.” La sua voce è un ghigno, e io non so se voglio urlare o restare in silenzio. Ma resto in silenzio. Sempre.

Sara non perde tempo. Le sue mani, piccole rispetto a lui, lo afferrano con una decisione che non le ho mai visto. Lo accarezza, lo stringe, e poi, senza esitazione, lo prende in bocca. Il suono che fa, quel risucchio bagnato, mi colpisce come un pugno. La vedo muovere la testa, avanti e indietro, mentre Marcus le posa una mano sulla nuca, guidandola con una fermezza che mi fa sentire ancora più inutile. Sento l’odore del sesso che inizia a riempire la stanza, un misto di sudore e desiderio che mi fa girare la testa.

“Brava, piccola,” dice lui, la voce roca. “Fammi vedere quanto lo vuoi.” Lei geme, un suono soffocato ma così carico di piacere che mi fa serrare i denti. La vedo sforzarsi, le guance arrossate, la saliva che le cola lungo il mento. È crudo, è volgare, ed è la cosa più eccitante che abbia mai visto.

Dopo un po’, Marcus la tira su, la fa alzare con una facilità che mi umilia ulteriormente. “Basta così. Ora ti faccio vedere cosa significa essere presa sul serio.” La spinge sul divano, proprio di fronte a me, e io ho una visuale perfetta. Sara si sdraia, le gambe aperte, il respiro affannoso. La vedo, esposta, bagnata, pronta per lui, e non per me.

Marcus si posiziona sopra di lei, il suo corpo enorme che la sovrasta. “Guardalo, amico,” dice, voltandosi verso di me per un attimo. “Guarda come la prendo. E tu, stattene lì a guardare.” Poi, senza aspettare una risposta, si spinge dentro di lei con un movimento deciso. Sara urla, un grido di piacere e sorpresa che mi fa sobbalzare. Lo vedo entrare, centimetro per centimetro, quel mostro che la riempie in un modo che io non potrei mai. La vedo stringere i pugni, arcuare la schiena, mentre lui inizia a muoversi, lento ma potente.

Il suono dei loro corpi che si scontrano è quasi ipnotico, un ritmo primordiale che mi fa sentire fuori luogo. La pelle di lui che sbatte contro quella di lei, i gemiti di Sara che si mescolano ai grugniti di Marcus, l’odore acre del sudore e del sesso che mi invade i sensi. “Ti piace, vero?” dice lui, con un sorriso beffardo. Non so se sta parlando con lei o con me, ma Sara risponde per entrambi. “Sì, oh sì, non smettere!”

Le sue parole mi colpiscono come schiaffi, ma non posso distogliere lo sguardo. Lo vedo accelerare, i suoi movimenti che diventano più brutali, più possessivi. Sara si aggrappa a lui, le unghie che gli graffiano la schiena, mentre il suo corpo trema sotto i colpi. “Più forte,” lo implora, e lui obbedisce. La prende con una ferocia che mi fa sentire un nulla, un nessuno. La vedo venire, il suo corpo che si contorce, un urlo che mi fa vibrare le orecchie. È un’esplosione, e io sono solo uno spettatore.

Ma non è finita. Marcus si tira fuori, il suo membro lucido e pulsante, e le ordina di girarsi. “A quattro zampe, ora.” Sara obbedisce senza esitazione, il sedere in alto, la testa abbassata. Lui la penetra di nuovo, da dietro, e il suono dei loro corpi che si scontrano diventa ancora più forte, più umido. La vedo tremare, la sento gemere, mentre lui le stringe i fianchi con una forza che lascia segni rossi sulla sua pelle.

“Diglielo,” ringhia Marcus, guardandomi dritto negli occhi. “Digli quanto è meglio di te.”

Sara, con la voce spezzata dal piacere, obbedisce. “È meglio, amore. È molto meglio. Tu non… tu non sei niente in confronto.” Ogni parola è un’umiliazione, ma invece di spezzarmi mi fa bruciare. Li guardo, lui che la domina, lei che si sottomette completamente, e non posso fare altro che restare fermo, con il cuore che mi martella nel petto.

Poi, Marcus rallenta, si tira fuori di nuovo, e vedo il suo sguardo cambiare. “Ora qualcosa di diverso,” dice, con un sorriso che mi fa gelare il sangue. “Alzati, piccola.” Sara, ancora ansimante, si alza, e lui la spinge verso di me. “Tu, stattene fermo,” mi ordina, e io non mi muovo. Non posso.

Si posiziona davanti a lei, e con un gesto deciso, inizia a urinare. Il getto caldo e dorato colpisce il corpo di Sara, scorre lungo il suo petto, il suo stomaco, mentre lei chiude gli occhi e geme, un suono di pura sottomissione. L’odore è forte, pungente, e mi fa storcere il naso, ma non posso distogliere lo sguardo. “Ti piace, vero?” dice lui, e lei annuisce, senza vergogna. “Sì, mi piace.”

Poi si volta verso di me, il getto che si interrompe. “E tu? Vuoi un assaggio del vero potere?” Il suo tono è sprezzante, e io sento il volto avvampare. Non rispondo, ma non serve. Lui ride, una risata che mi fa sentire piccolo, insignificante.

Infine, torna a concentrarsi su di lei, la spinge di nuovo sul divano e la prende ancora, con una furia rinnovata. La vedo cedere sotto di lui, il suo corpo che si arrende completamente, mentre io resto lì, testimone di qualcosa che non potrò mai essere. I loro gemiti, i loro odori, i loro suoni mi avvolgono, e quando finalmente finiscono, con un ultimo grido di Sara e un ringhio di Marcus, io sono ancora seduto, la birra ormai fredda in mano, il cuore che batte all’impazzata.

Marcus si alza, si riveste con calma, e mi guarda. “Grazie per lo spettacolo, amico. Tornerò presto.” Sara, ancora sdraiata, ride piano, e io so che non c’è niente che io possa dire o fare. Sono solo un pezzo di arredamento in questa storia. E, in qualche modo, non voglio che finisca.

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