La pesca notturna
Non avrei mai pensato che un semplice weekend al lago con mia madre si sarebbe trasformato in qualcosa di così selvaggio. Mi chiamo Giulia, ho ventiquattro anni, e mia madre, Laura, ne ha quarantacinque. Siamo partite venerdì pomeriggio per un campeggio tranquillo, una di quelle idee che sembrano perfette quando le pianifichi davanti a un caffè: una tenda grande, il lago a due passi, il profumo dei pini e il silenzio della natura. Ma la natura, si sa, non è mai davvero silenziosa, e nemmeno prevedibile.
Abbiamo montato la tenda in una piazzola isolata, vicino alla riva. Il lago era una distesa d’argento sotto il sole del tardo pomeriggio, e tutto sembrava andare per il meglio. Poi abbiamo notato i nostri “vicini”. Tre uomini, sulla trentina, piazzati nella zona accanto alla nostra. Erano veneti, lo capivi subito dall’accento forte e dalle risate che rimbombavano mentre svuotavano lattine di birra e trafficavano con canne da pesca e reti. Non erano tipi che passano inosservati: muscolosi, con braccia tatuate e spalle larghe da chi fa lavori pesanti. Uno, il più alto, aveva una barba corta e un cappello da pescatore; un altro, più basso ma massiccio, portava una canottiera che sembrava sul punto di strapparsi; il terzo, con i capelli rasati, aveva un ghigno stampato in faccia e una voce che sembrava un tuono. Li sentivamo parlare di pesci, di reti, di “quella trota che non si fa prendere”. Ogni tanto ci lanciavano occhiate, e io iniziavo a sentirmi un po’ a disagio. Mia madre, invece, rideva e diceva: “Sono solo dei pescatori, Giulia, rilassati.”
“Non mi piacciono le loro facce,” le ho risposto, incrociando le braccia mentre li guardavo da lontano.
“E dai, siamo in campeggio, non in un film horror. Magari ci offrono del pesce fresco stasera,” ha ribattuto lei con un sorriso, aggiustandosi i capelli biondi. Mia madre è sempre stata così, ottimista fino all’ingenuità. Io, invece, sentivo che qualcosa non quadrava.
Verso sera, il cielo si è scurito di colpo. Nuvole nere hanno inghiottito l’ultima luce, e un vento freddo ha iniziato a scuotere gli alberi. “Sta arrivando un temporale,” ha detto mia madre, guardando preoccupata il lago che si increspava. Abbiamo chiuso la tenda e acceso una piccola lanterna. Poi il primo tuono è esploso, seguito da un lampo che ha illuminato tutto per un istante. La pioggia è arrivata come un muro, scrosciando così forte che sembrava di essere sotto una cascata. E proprio allora abbiamo sentito delle voci avvicinarsi.
“Ehi, signore! Possiamo ripararci un attimo?” Era uno dei pescatori, quello con la barba. La sua voce era roca, quasi sovrastata dal rumore della pioggia. Io ho esitato, ma mia madre ha aperto la zip della tenda senza pensarci due volte. “Certo, entrate, non vi lascio fuori con questo tempo!” ha detto, come se stesse invitando dei vecchi amici. Ho cercato di protestare, ma lei mi ha zittito con uno sguardo.
I tre sono entrati, grondanti d’acqua, portando con sé un odore di birra, sudore e lago. La tenda, che sembrava spaziosa per due, all’improvviso era soffocante. “Grazie mille, siete delle sante,” ha detto il tipo con la canottiera, sfregandosi le mani. “Io sono Marco, lui è Luca,” ha indicato il barbuto, “e questo è Davide,” ha aggiunto, dando una pacca sulla spalla al rasato.
“Piacere, io sono Laura, e lei è mia figlia Giulia,” ha risposto mia madre, sorridendo. Io ho solo fatto un cenno con la testa, tenendo le braccia incrociate.
“Che temporale del cazzo, eh?” ha detto Davide, ridendo forte mentre si toglieva la giacca fradicia. “Sembra che il lago voglia affogarci tutti.”
“Beh, qui dentro siete al sicuro,” ha detto mia madre, cercando di fare conversazione. Ma io vedevo come ci guardavano. I loro occhi non erano solo curiosi; erano affamati. E non parlavano di pesce.
“Avete della birra o qualcosa da bere?” ha chiesto Marco, sedendosi senza chiedere permesso. “Siamo un po’ a secco, e con ‘sta pioggia ci vuole qualcosa per scaldarsi.”
“Abbiamo solo dell’acqua e del succo,” ho risposto secca, sperando che capissero l’antifona.
“Acqua? Ma dai, non siamo pesci!” ha esclamato Luca, scoppiando a ridere. “Vabbè, ci scaldiamo in un altro modo allora.” Il tono della sua voce mi ha fatto venire i brividi, ma mia madre sembrava non accorgersi di nulla.
La tensione cresceva come la pioggia fuori. Parlavano tra loro, ridevano, e ogni tanto buttavano lì frasi che sembravano innocenti ma non lo erano. “Siete proprio carine a ospitarci,” ha detto Davide, fissandomi dritto negli occhi. “Due donne sole in campeggio, che coraggio.”
“Ce la caviamo,” ho risposto, cercando di mantenere la calma. Ma il cuore mi batteva forte. Poi Marco ha tirato fuori una bottiglia di grappa da una borsa. “Trovata! Dai, un sorso per brindare al riparo!” ha detto, porgendola a mia madre. Lei ha esitato, ma alla fine ha bevuto un sorso, ridendo. “È forte!” ha detto, tossendo. Io ho rifiutato, ma loro hanno insistito. “Eddai, non fare la musona,” ha detto Luca, avvicinandosi troppo. Sentivo il suo fiato che puzzava di alcol.
Non so come, ma in pochi minuti la situazione è degenerata. Mia madre, un po’ brilla, rideva a ogni battuta, mentre io cercavo di mantenere le distanze. Poi Davide ha detto, con un sorriso storto: “Sai, Laura, sei proprio una bella donna. E pure tua figlia non è niente male.”
“Grazie, ma non esageriamo,” ha risposto lei, un po’ imbarazzata. Ma loro non si sono fermati. “Ma dai, siamo tra amici, no? Qui fuori piove, dentro ci scaldiamo un po’,” ha aggiunto Marco, mettendo una mano sulla coscia di mia madre. Lei ha cercato di spostarsi, ma la tenda era piccola, e lui era troppo vicino.
“Ehi, lasciatela stare,” ho detto, alzandomi di scatto. Ma Luca mi ha afferrato per un braccio, stringendo forte. “Rilassati, piccola, non vogliamo litigare. Solo divertirci un po’.” Il suo tono era calmo, ma i suoi occhi dicevano altro. Ho cercato di liberarmi, ma era troppo forte. E in quel momento ho capito che non avevamo scampo.
“Ragazzi, per favore, non fate stupidaggini,” ha detto mia madre, la voce che tremava. Ma Davide ha riso. “Stupidaggini? Noi siamo pescatori, sappiamo prendere quello che vogliamo. E stasera la pesca è buona.” Hanno riso tutti e tre, un suono che mi ha gelato il sangue. Poi, senza preavviso, Marco ha tirato mia madre verso di sé, strappandole la maglietta con un gesto secco. Lei ha urlato, ma la pioggia fuori copriva tutto. Io ho provato a intervenire, ma Luca mi ha bloccato, spingendomi a terra. “Sta’ buona, che tocca pure a te,” ha ringhiato.
In pochi secondi ci hanno denudate con forza, le loro mani ruvide che strappavano vestiti e afferravano la nostra pelle. Sentivo il tessuto della mia felpa cedere sotto le dita di Luca, mentre Davide tirava via i leggings di mia madre. Eravamo nude, esposte, e loro ci guardavano con un misto di lussuria e potere. “Guardate che roba, ragazzi,” ha detto Marco, passandosi una mano sulla barba mentre fissava il corpo di mia madre. “Questa sì che è una bella pesca notturna!” Gli altri due hanno riso, e io ho sentito un nodo allo stomaco.
“Per favore, lasciateci andare,” ha implorato mia madre, cercando di coprirsi. Ma Marco l’ha afferrata per i polsi, bloccandola. “Andare? Ma se la festa è appena iniziata,” ha detto, slacciandosi i pantaloni con una mano. Ho visto il suo membro, duro e grosso, spuntare fuori, largo quasi quanto il mio polso. Ho distolto lo sguardo, ma Luca mi ha girato la testa con forza. “Guarda bene, piccola, che adesso tocca a te.” Anche lui si è aperto la zip, tirando fuori un cazzo altrettanto massiccio, con vene pulsanti che sembravano pronte a scoppiare.
Non c’era modo di scappare. Marco ha spinto mia madre a terra, posizionandosi sopra di lei. “Apri la bocca, troia, che ti do qualcosa di buono,” le ha detto, infilandole il membro tra le labbra senza darle il tempo di reagire. Lei ha provato a resistere, ma lui le teneva la testa con entrambe le mani, muovendosi dentro e fuori con spinte decise. Sentivo i suoni umidi, i suoi gemiti soffocati, mentre il suo corpo tremava sotto di lui. L’odore del suo sudore mi arrivava forte, mescolato a quello della pioggia e della tenda umida.
Nel frattempo, Luca mi ha girata di schiena, spingendomi a quattro zampe. “Stai ferma, che ti faccio vedere come peschiamo noi,” ha detto, ridendo. Ho sentito le sue mani ruvide afferrarmi i fianchi, poi la punta del suo cazzo premere contro il mio culo. Ho stretto i denti, cercando di prepararmi, ma il dolore è stato acuto quando ha spinto dentro, senza lubrificante, senza niente. “Cazzo, sei stretta come una rete nuova,” ha grugnito, muovendosi lentamente all’inizio, poi sempre più forte. Ogni spinta sembrava strapparmi dentro, il bruciore che si mescolava al suono dei suoi respiri pesanti e del suo bacino che sbatteva contro di me.
Davide, non contento di guardare, si è avvicinato a mia madre, che era ancora sotto Marco. “Dai, facciamo a cambio, che voglio sentire ‘sta bocca,” ha detto, tirando fuori il suo membro, più corto degli altri ma spesso come una lattina. Marco si è spostato, posizionandosi dietro di lei, e senza preavviso le ha infilato il cazzo nel culo, facendola urlare. “Piano, cazzo!” ha gridato lei, ma lui ha riso. “Piano un cazzo, ti apro per bene.” Sentivo i suoi gemiti di dolore mentre lui la penetrava con spinte brutali, il suono della pelle contro la pelle che riempiva la tenda. Davide, nel frattempo, le aveva riempito la bocca, muovendosi dentro con ritmo veloce. “Succhia come si deve, vecchia, che sei pure brava,” le ha detto, tenendola per i capelli.
Io non potevo fare niente, bloccata sotto Luca, che continuava a scoparmi il culo senza sosta. Il dolore si mescolava a una sensazione di pienezza strana, e il suo fiato caldo sul mio collo mi faceva rabbrividire. “Ti piace, eh? Lo sento che ti stai abituando,” ha detto, dandomi una sculacciata forte. La sua mano lasciava un bruciore sulla pelle, e io stringevo i pugni, cercando di resistere. L’odore del suo sudore era ovunque, acre e pungente, e il suono dei suoi grugniti si mischiava al rumore della pioggia fuori.
Poi hanno iniziato a cambiare posizioni, come se fosse un gioco. Marco mi ha presa, tirandomi su e posizionandomi sopra di lui. “Siediti qua, che ti faccio cavalcare,” ha detto, infilandomi il suo cazzo nella figa con una spinta secca. Era enorme, mi sentivo piena fino a scoppiare, e ogni movimento mi faceva tremare. Lui mi teneva per i fianchi, spingendomi su e giù, mentre Luca si è messo dietro, tornando a penetrarmi il culo. Due cazzi dentro di me, uno davanti e uno dietro, che si muovevano in sincrono. Il dolore e il piacere si mescolavano, il mio corpo che si adattava contro la mia volontà. “Cazzo, ragazzi, questa è doppia pesca!” ha urlato Luca, ridendo, mentre mi scopava con spinte sempre più forti.
Mia madre, nel frattempo, era in ginocchio tra Davide e Marco, che si alternavano nella sua bocca e nel suo culo. “Prendi tutto, troia, che sei nata per questo,” le diceva Davide, spingendo così a fondo che lei quasi soffocava. I suoi conati erano rumorosi, mescolati ai gemiti e agli insulti dei due. “Guardala, sembra una barca che imbarca acqua,” ha detto Marco, ridendo mentre le sbatteva dentro con forza. Sentivo l’odore del sesso riempire la tenda, un misto di sudore, saliva e fluidi corporei, mentre il calore dei loro corpi mi soffocava.
Non so quanto tempo sia passato. Le spinte, i grugniti, gli insulti continuavano senza sosta. Ogni tanto si fermavano per bere un sorso di grappa, ridendo e commentando la “pesca notturna” come se fossimo trofei. Io sentivo il mio corpo cedere, esausto ma incapace di fermarsi, mentre loro sembravano instancabili. Marco mi ha girata di nuovo, mettendomi a pancia in giù, e ha ricominciato a scoparmi il culo, il suo cazzo che sembrava ancora più grosso di prima. “Ti apro tutta, piccola, vedrai che ci prendi gusto,” ha detto, ansimando. Sentivo ogni centimetro di lui, ogni spinta che mi scuoteva, il suono dei suoi testicoli che sbattevano contro di me.
Mia madre era ridotta a un mucchio di gemiti, con Davide che le veniva in bocca mentre Marco la penetrava senza sosta. “Bevi tutto, che è roba buona,” le ha detto Davide, tenendola per la testa finché non ha ingoiato. Lei tossiva, le lacrime agli occhi, ma loro non si fermavano. “Questa sì che è una bella pesca notturna,” ha ripetuto Marco, ridendo, mentre continuava a muoversi dentro di lei.
Il climax è arrivato come un’onda, travolgente e inevitabile. Luca, che era tornato su di me, ha accelerato le spinte, grugnendo come un animale. “Ci sono, cazzo, ci sono!” ha urlato, venendo dentro di me con fiotti caldi che sentivo scorrere nel mio culo. Marco, poco dopo, ha fatto lo stesso, riempiendomi la figa mentre mi stringeva i fianchi così forte da lasciare segni. “Prendilo tutto, brava,” ha detto, ansimando. Io tremavo, il corpo sopraffatto, mentre loro si tiravano indietro, lasciandomi lì, esausta e dolorante.
Anche mia madre era al limite, con Davide e Marco che finivano uno dopo l’altro, lasciandola tremante e coperta di sudore. La pioggia fuori non si era fermata, ma dentro la tenda c’era un silenzio strano, rotto solo dai loro respiri pesanti e dalle risate occasionali. “Beh, ragazzi, direi che abbiamo fatto centro,” ha detto Luca, dandosi una pacca sulla coscia. “Una pesca da ricordare.”
Ci hanno lasciate lì, nude e stremate, mentre si rivestivano con calma. “Grazie dell’ospitalità, signore,” ha detto Marco, con un ghigno, prima di uscire sotto la pioggia che stava finalmente rallentando. Io e mia madre ci siamo guardate, senza parole, mentre il suono dei loro passi si allontanava. La tenda puzzava di sesso e alcol, e il freddo della notte iniziava a farsi sentire sulla pelle nuda. Non so cosa dire, non so cosa pensare. So solo che questa “pesca notturna” non la dimenticherò mai.
