Racconti Piccanti
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Confessione sul divano

Confessione sul divano

07 Aprile 2026·8 min di lettura

Sono seduto sul divano, una birra in mano, mentre Cinzia, mia suocera, si agita in cucina con una bottiglia di vino rosso già mezza vuota. È una serata strana, di quelle che non ti aspetti. Mia moglie, Sara, è via per lavoro da tre giorni, e io sono rimasto qui a casa dei suoi per aiutarla con alcune faccende. Cinzia, 52 anni, è una donna che non passa inosservata: formosa, con un seno enorme e pendulo che sembra sempre sul punto di sfuggire dalle magliette attillate che indossa, e un culo largo, abbondante, che però lei cerca sempre di nascondere sotto gonne lunghe o pantaloni larghi. Ha un modo di fare chiassoso, pettegolo, ma stasera c’è qualcosa di diverso. È più silenziosa, quasi malinconica.

“Davide, vuoi un altro bicchiere?” mi chiede, la voce un po’ impastata, mentre si avvicina con la bottiglia in mano. Ha il viso arrossato, gli occhi lucidi. Non è solo il vino, lo sento.

“No, grazie, sono a posto con questa,” rispondo, sollevando la birra. Lei si lascia cadere pesantemente accanto a me, sospirando. Il divano sprofonda sotto il suo peso, e il profumo del suo profumo dolciastro, misto all’odore del vino, mi arriva dritto al naso.

“Non lo so come fai, sai?” dice improvvisamente, guardandomi con un’espressione che non riesco a decifrare. “A stare con Sara, intendo. È sempre via, sempre impegnata. Io, al posto tuo, impazzirei.”

Sorrido, un po’ a disagio. “Beh, ci si abitua. E poi, non è che sono solo. Ci sei tu qui, no?” Cerco di buttarla sullo scherzo, ma lei non ride. Si passa una mano tra i capelli tinti di un biondo un po’ sbiadito e beve un lungo sorso di vino.

“Tu sei gentile a dirlo, ma lo so che sono diventata invisibile,” mormora, la voce che trema. “Da quando… beh, da quando sono entrata in menopausa, è come se non esistessi più. Non per mio marito, non per nessuno. Non vengo da anni, Davide. Anni. Non so neanche più cosa si prova.”

Le sue parole mi colpiscono come un pugno. Non so cosa rispondere. La vedo lì, con gli occhi pieni di lacrime, le guance rosse, il seno che si alza e si abbassa mentre respira pesantemente. C’è un silenzio pesante tra noi, interrotto solo dal rumore del suo sorso di vino. Mi sento a disagio, ma c’è anche qualcosa che si muove dentro di me, un calore che non riesco a ignorare.

“Cinzia, non dire così,” provo a dire, ma lei scuote la testa, interrompendomi.

“No, è la verità. Guardami. Sono una vecchia balena. Nessuno mi vuole più.” Una lacrima le scivola lungo la guancia, e io, senza pensarci, le poso una mano sulla spalla. La sua pelle è calda, morbida sotto la maglietta leggera. Lei si gira verso di me, i suoi occhi cercano i miei, e per un istante resto bloccato.

Non so come succede. Non so chi fa il primo passo. Ma in un attimo la mia mano scivola dalla sua spalla al suo fianco, e lei non si tira indietro. Anzi, si avvicina. Il suo respiro si fa più corto, e io sento il cuore battermi forte nel petto. “Davide…” sussurra, quasi un lamento. E poi, senza che me ne renda conto, la mia mano è sotto la sua gonna, sfiora la pelle delle sue cosce piene, calde, e lei trema. Non porta le mutandine, o forse le ha tolte, non lo so, ma quando le mie dita arrivano lì, sento il calore umido, la peluria ispida della sua figa che già stilla di desiderio.

“Oh, cazzo,” mormoro, mentre infilo due dita dentro di lei, senza pensarci due volte. È bagnata fradicia, scivolosa, e lei geme forte, un suono profondo che mi fa rizzare i capelli sulla nuca. “Sei così bagnata, Cinzia.”

“Non farmi smettere, ti prego,” ansima, afferrandomi il polso per spingere le mie dita più a fondo. Muovo la mano con ritmo, sentendo le pareti della sua figa che si stringono intorno a me, calde e pulsanti. Lei si contorce, il suo corpo massiccio che si muove sul divano, il seno che sobbalza sotto la maglietta. “Dio, non ce la faccio… sto per…” Non finisce la frase. Un getto caldo mi bagna la mano, schizza sul divano, un’esplosione che non mi aspettavo. Ha squirtato, forte, e il suono dei suoi gemiti mi fa quasi perdere la testa.

“Porca troia, Cinzia, hai appena…” dico, la voce roca, mentre ritiro le dita, lucide e appiccicose. Lei mi guarda, ansimando, il viso stravolto dal piacere e dall’imbarazzo.

“Non l’ho mai fatto… mai,” balbetta, ma non c’è tempo per parlare. La voglio. La voglio subito. Mi alzo, mi slaccio i jeans con mani tremanti, e il mio cazzo è già duro, teso, pronto. Lei lo guarda, gli occhi spalancati, e si morde il labbro. “Davide, è enorme… non so se…”

“Lo vuoi, vero?” le chiedo, la voce bassa, quasi un ringhio. Lei annuisce, frenetica, e si gira sul divano, appoggiandosi sui gomiti, il culo largo e pieno che si solleva verso di me. Tira su la gonna, scoprendo quella massa di carne morbida, pallida, segnata da qualche smagliatura. Non è perfetto, ma è fottutamente reale, e io non vedo l’ora di affondarci dentro.

“Prendimi, cazzo, fai quello che vuoi,” dice, la voce spezzata dal desiderio. Mi posiziono dietro di lei, le mani sui suoi fianchi larghi, e spingo la punta del mio cazzo contro la sua figa ancora gocciolante. È stretta, nonostante tutto, e calda da morire. Entro piano, sentendo ogni centimetro che scivola dentro di lei, le sue pareti che mi avvolgono come un guanto. Lei geme, un suono gutturale, e spinge il culo indietro, come per prendermi tutto.

“Così, cazzo, spingi forte,” mi incita, e io non mi faccio pregare. Comincio a muovermi, con spinte decise, il suono dei nostri corpi che sbattono insieme che riempie la stanza. Slap, slap, slap. Il suo culo trema a ogni colpo, onde di carne che si muovono sotto le mie mani. Stringo più forte, lasciando impronte rosse sulla sua pelle, e lei urla: “Sono la mamma di tua moglie, cazzo! Come puoi farmi questo?!”

Le sue parole mi fanno impazzire. Le afferro i capelli, tirandoli indietro con una mano, mentre con l’altra le do una sculacciata secca sul culo. “Proprio per questo, Cinzia. Sei la mia puttana di famiglia, ora,” ringhio, spingendo più forte, più profondo. Lei singhiozza di piacere, la faccia premuta sui cuscini del divano, mentre il suo corpo trema sotto di me. Sento l’odore del suo sudore, misto al profumo acre della sua eccitazione, e mi inebria. Lecco il sudore dalla sua nuca, salato sulla lingua, mentre continuo a scoparla senza sosta.

“Oh, Dio, mi stai spaccando,” geme, la voce soffocata dai cuscini. “Non fermarti, ti prego, fammi venire ancora.” Le sue parole mi spingono oltre il limite. Le afferro il seno, lo tiro fuori dalla maglietta con una mano, e stringo una di quelle tette enormi, pesanti, il capezzolo duro tra le dita. È morbida, pendula, ma fottutamente eccitante. La pizzico, la stringo, e lei urla di nuovo, il corpo che si contrae sotto di me.

“Vieni per me, Cinzia, fammi sentire come godi,” le dico, la voce roca, mentre spingo con più forza. Sento il suo orgasmo arrivare, un’onda che la fa tremare tutta, la sua figa che si stringe intorno al mio cazzo come una morsa. Urla, un suono animalesco, mentre un altro getto caldo mi bagna le cosce. È troppo. Non ce la faccio più. “Sto per venire, cazzo,” avverto, e lei si volta appena, gli occhi pieni di lussuria.

“Dentro, Davide, vieni dentro di me,” mi implora, e io non resisto. Con un ultimo affondo, mi svuoto dentro di lei, il piacere che mi travolge come un’onda, caldo e violento. Sento il mio seme che la riempie, mentre il suo corpo trema ancora sotto di me. Resto lì, dentro di lei, ansimando, le mani ancora sui suoi fianchi, mentre il mondo sembra fermarsi per un attimo.

Quando mi ritiro, lento, vedo il mio sperma che cola fuori, mescolato ai suoi umori, lungo le sue cosce piene. Lei si gira, si siede sul divano, il viso arrossato, i capelli in disordine, e mi guarda con un’espressione che è un misto di vergogna e soddisfazione. “Non credevo che potesse succedere… non con te,” sussurra, la voce spezzata.

“Neanche io,” ammetto, mentre mi risistemo i jeans. Ma non c’è spazio per il rimorso. Non ora. La guardo, il suo corpo ancora esposto, la gonna alzata, il seno fuori, e sento che non è finita. “Vuoi continuare?” le chiedo, un sorrisetto che mi sfugge.

Lei mi fissa, esita un attimo, poi annuisce. “Sì. Non mi sono mai sentita così viva.” Si avvicina, mi bacia, un bacio bagnato, disperato, e io sento il sapore del vino sulla sua lingua, misto al salato del suo sudore. La spingo di nuovo sul divano, questa volta di schiena, e le divarico le gambe. La sua figa è ancora lucida, invitante, e io non resisto. Mi abbasso, la lecco, assaporando il mix di sapori aciduli e salati, mentre lei geme e mi afferra i capelli.

“Sì, così, leccami tutta,” ansima, spingendo il bacino contro la mia bocca. La mia lingua esplora ogni piega, ogni angolo, mentre le succhio il clitoride, duro e sensibile. Lei trema, le cosce che mi stringono la testa, e io continuo, senza sosta, finché non la sento venire di nuovo, un altro orgasmo che la fa urlare, il corpo che si inarca sotto di me.

Mi rialzo, il viso bagnato dei suoi umori, e lei mi tira verso di sé, baciandomi con foga. “Scopami ancora,” mi ordina, e io non me lo faccio ripetere. Mi sfilo di nuovo i jeans, il cazzo già duro, e la penetro di nuovo, questa volta faccia a faccia, guardandola negli occhi mentre spingo dentro di lei. Le sue tette sobbalzano a ogni affondo, pesanti, ipnotiche, e io le stringo, le succhio, mentre lei mi graffia la schiena con le unghie.

“Sei un bastardo, Davide, ma mi fai sentire una donna,” geme, tra un colpo e l’altro, e io sorrido, spingendo più forte. Continuiamo così, persi l’uno nell’altro, il suono dei nostri corpi che si mescolano, i gemiti, gli insulti sussurrati tra i denti, finché non veniamo di nuovo, insieme, un’esplosione che ci lascia sfiniti, sudati, sul divano.

Rimaniamo lì, ansimando, senza dire una parola. Non c’è bisogno di parlare. Quello che è successo è reale, crudo, e non ha bisogno di spiegazioni. So solo che, guardandola ora, con il respiro corto e il corpo ancora tremante, non la vedo più come mia suocera. La vedo come una donna, viva, desiderosa, e pronta a tutto. E io, beh, non so se riuscirò a smettere di volerla.

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