Fottuta davanti allo specchio da Marco
Sono le sei e mezza di sera, il salone è già chiuso. Sto sistemando le ultime cose, gli asciugamani da lavare, le forbici da riporre. Il profumo di lacca e tinta aleggia ancora nell’aria, mescolato a quello del disinfettante che uso per pulire tutto. Sono stanca morta, ho passato la giornata a correre tra una cliente e l’altra, ma non vedo l’ora di tornare a casa. Mio marito Luca mi passa a prendere tra mezz’ora, andremo a cena fuori. È una delle poche sere che riesce a liberarsi presto dal lavoro. Non che ci sia chissà quale passione tra noi, ma almeno stasera ci proviamo.
Sto piegando un grembiule quando sento la porta sul retro che si apre. Mi blocco, il cuore mi salta in gola. Non aspetto nessuno. “Chi cazzo è?” penso, mentre afferro un pettine come se potesse servirmi a qualcosa. Poi vedo lui, Marco, che entra con quel suo sorrisetto da stronzo che mi fa incazzare e bagnare allo stesso tempo. Ha 25 anni, un fisico da palestra, tatuaggi sul collo e un modo di fare che urla “non me ne frega un cazzo di niente”. È un cliente del salone, ci siamo conosciuti qualche mese fa. Da un taglio di capelli siamo passati a messaggi sempre più spinti, fino a quando non ho ceduto. E ora è una fottuta dipendenza.
“Che cazzo ci fai qui?” gli sibilo, guardandomi intorno come se qualcuno potesse spuntare da dietro uno specchio. “Mio marito arriva a momenti, sparisci.”
“Rilassati, Cri,” dice lui, avvicinandosi con quella calma che mi fa venire voglia di schiaffeggiarlo. “Lo so che ti piace quando rischio. E so che lo vuoi.” Mi guarda dritto negli occhi, e io sento già il calore che mi sale tra le gambe. Odio ammetterlo, ma ha ragione. Mi piace il brivido, il rischio di essere beccata. Sono una stronza, lo so, ma con Luca è tutto così piatto, così prevedibile. Marco invece mi fa sentire viva, anche se è un porco senza vergogna.
Si avvicina, mi mette una mano sul fianco. Io lo spingo via, ma non con troppa forza. “Smettila, non è il momento,” dico, ma la mia voce trema. Lui ride piano, mi tira verso di sé e mi bacia. La sua lingua sa di fumo e birra, ma mi piace. Mi spinge contro il bancone, le sue mani già sotto la mia maglietta, a stringermi i fianchi. Io lo lascio fare, anche se dentro di me una vocina mi urla che sono pazza, che Luca potrebbe arrivare da un momento all’altro. Ma quella vocina la zittisco, perché il desiderio è più forte.
“Dai, Cri, non fare la santarella,” mi sussurra all’orecchio, mentre mi slaccia i jeans. “So che ti piace quando ti prendo come una troia.” Le sue parole mi fanno arrossire, ma mi eccitano da morire. Mi spinge verso lo specchio grande, quello davanti al quale sistemo le clienti. Mi fa girare di spalle, mi abbassa i jeans e le mutande con un movimento secco. Sono nuda dal bacino in giù, esposta, e vedo il mio riflesso: i capelli arruffati, le guance rosse, gli occhi pieni di voglia e paura.
Lui si slaccia i pantaloni, tira fuori il cazzo già duro. Mi prende per i fianchi, mi piega in avanti. “Guardati mentre ti scopo,” dice, e la sua voce è roca, piena di lussuria. Mi bagna con la saliva, sputandosi sulle dita e passandomele sul culo. È rude, diretto, e io mi mordo il labbro per non gemere già ora. Sento la punta del suo cazzo che spinge, piano all’inizio, poi più forte. Fa male, ma è un male che mi piace, che mi fa sentire viva. “Cazzo, sei stretta,” grugnisce, mentre entra piano piano, dandomi il tempo di abituarmi.
Mi aggrappo al bordo del bancone, le nocche bianche. Nello specchio vedo tutto: il suo viso concentrato, i suoi tatuaggi che si muovono mentre mi spinge dentro. Mi penetra fino in fondo, e io non riesco a trattenere un gemito. “Piano, cazzo,” gli dico, ma lui ride e mi dà una sculacciata leggera. “Ti piace, lo so,” risponde, e inizia a muoversi, prima lento, poi sempre più veloce. Ogni spinta è un misto di dolore e piacere, e io mi ritrovo a spingere indietro contro di lui, a volerne di più.
“Guardati, Cri, sembri una porca,” dice, e io non riesco a rispondere, perché ha ragione. Mi vedo nello specchio, con la bocca socchiusa, il sudore che mi cola lungo la schiena. Lui mi afferra i capelli, mi tira la testa indietro, e il ritmo diventa brutale. Sbatte dentro di me con forza, il suono della sua pelle contro la mia è osceno, quasi assordante nel silenzio del salone. Sento l’odore del suo sudore, mescolato al mio, e il calore che mi brucia dentro. “Cazzo, sto per venire,” grugnisce, e io non dico niente, perché voglio sentirlo, voglio tutto.
Con un ultimo colpo, si svuota dentro di me, caldo e appiccicoso. Resta fermo un attimo, ansimando, poi si tira fuori piano. Mi sento vuota, ma anche soddisfatta in un modo che non riesco a spiegare. Mi tiro su i jeans con mani tremanti, mentre lui si sistema i pantaloni come se niente fosse. “Ci vediamo, Cri,” dice con un ghigno, prima di sparire dalla porta sul retro. Io resto lì, davanti allo specchio, con il cuore che batte all’impazzata e il culo che brucia ancora.
Pochi minuti dopo, Luca arriva. Mi trova che sto finendo di sistemare, e non sospetta niente. “Tutto bene, amore?” mi chiede, e io gli sorrido, anche se dentro di me sento ancora Marco, il suo sperma che mi cola piano, una sensazione strana, intima, che mi accompagna mentre saliamo in macchina. Andiamo a cena, parliamo del più e del meno, e io mi sento normale, come se non fosse successo niente. Ma sotto il tavolo, stringo le gambe, consapevole di quello che porto dentro. E non so perché, ma questo mi fa sentire potente, come se avessi un segreto che nessuno potrà mai scoprire.
