Una gita in barca davvero indimenticabile
Sono Valentina, ho 36 anni e da dieci sono sposata con Andrea. Non fraintendetemi, lo amo, ma diciamo che la routine ci ha un po’ schiacciati. Lui è un tipo tranquillo, forse troppo: in vacanza, mentre io sogno avventure, lui si preoccupa di non scottarsi o di non perdere il portafoglio. Quest’anno siamo volati in Grecia, un’isola piccola e selvaggia, con spiagge da cartolina e un mare che ti fa venir voglia di buttartici dentro e non tornare più. Abbiamo noleggiato una barca per un giorno, un’idea mia, ovviamente. Andrea era titubante, ma l’ho convinto con la storia del “vivere il momento”. Non sapeva che il momento, per me, avrebbe preso una piega che nemmeno nei miei sogni più spinti avrei immaginato.
La barca era un vecchio caicco di legno, con un ponte ampio e una cabina sotto. A guidarci c’erano Dimitri, lo skipper, un greco di 35 anni che sembrava scolpito nel marmo, con la pelle abbronzata e i muscoli che guizzavano ogni volta che tirava una cima. Poi c’era Nikos, il suo aiutante, 26 anni, magro ma tosto, con quel fisico da pescatore che si vede solo nei porti. Io, beh, non sono una da passare inosservata: ho un corpo mediterraneo, tette grosse, vita stretta e un culo che, diciamocelo, è il mio biglietto da visita. Indossavo un bikini nero, niente di scandaloso, ma abbastanza aderente da far capire cosa c’era sotto. Andrea, invece, era già pallido prima di salire a bordo, lamentandosi del mare mosso.
Appena partiti, il vento si è alzato e le onde hanno iniziato a scuotere la barca. Andrea, poveretto, ha resistito dieci minuti prima di diventare verde. “Sto male,” ha borbottato, tenendosi lo stomaco, e si è infilato in cabina a vomitare. Mi sono sentita in colpa per due secondi, poi ho alzato lo sguardo e ho visto Dimitri che mi fissava dal timone, con un sorrisetto che diceva tutto. Nikos, accanto a lui, mi ha fatto un cenno con la testa, come a dire “tranquilla, ci pensiamo noi a farti divertire”. Non so perché, ma il cuore mi è andato in gola. Non ero mai stata una di quelle donne che tradiscono, però cavolo, c’era qualcosa nell’aria, un’elettricità che mi faceva pizzicare la pelle.
“Bel costume,” ha detto Dimitri, avvicinandosi con la scusa di controllare una corda vicino a me. La sua voce era bassa, roca, con quell’accento greco che mi faceva venire i brividi. “Ti sta d’incanto.” Ho riso, un po’ imbarazzata, ma non mi sono spostata. “Grazie,” ho detto, cercando di sembrare disinvolta. Nikos si è unito, appoggiandosi al parapetto accanto a me. “Sai, non molte donne stanno così bene su una barca. Sembri nata per il mare.” I loro occhi mi squadravano senza vergogna, e io sentivo il calore salire, non solo per il sole. Dentro di me, una vocina diceva “Valentina, che cazzo stai facendo?”, ma un’altra, più forte, rispondeva “goditela, tanto chi lo saprà mai?”.
È iniziato con un tocco leggero, quasi accidentale. Dimitri mi ha sfiorato il braccio mentre mi indicava un’isola lontana. La sua mano era ruvida, da uomo che lavora, e mi ha fatto rabbrividire. Nikos, non da meno, si è avvicinato per passarmi una bottiglia d’acqua e ha “per sbaglio” premuto il fianco contro il mio. Ho sentito il suo calore attraverso il tessuto del costume, e ho dovuto stringere le cosce per non farmi tradire dall’eccitazione. “Scusami,” ha detto con un ghigno, ma entrambi sapevamo che non c’era nulla di casuale. Io non dicevo niente, non li fermavo, e questo li ha incoraggiati.
Poi Dimitri ha fatto un passo che mi ha spiazzata. Si è chinato verso di me, con la scusa di parlarmi all’orecchio per via del vento, e mi ha baciato il collo. Un bacio rapido, ma deciso, caldo, che mi ha fatto quasi sfuggire un gemito. Mi sono irrigidita, guardandomi attorno per assicurarmi che Andrea fosse ancora in cabina. “Che fai?” ho sussurrato, ma la mia voce era più curiosa che arrabbiata. “Non ti piace?” ha risposto lui, con quel sorrisetto da stronzo che mi faceva venir voglia di dargli uno schiaffo e allo stesso tempo di baciarlo. Non mi sono ritirata, e questo per loro è stato il via libera.
Ci siamo spostati verso prua, lontani dalla cabina. Il mare era mosso, la barca rollava, e ogni tanto dovevo appoggiarmi a uno dei due per non perdere l’equilibrio. Ogni tocco era una scusa per esplorare. Dimitri mi ha messo una mano sulla schiena, scendendo piano verso il culo, mentre Nikos mi sfiorava la coscia con le dita. Ero un fascio di nervi, ma anche eccitata da morire. “Se tuo marito torna, gli diciamo che ti stavi sentendo male anche tu,” ha scherzato Nikos, e io ho riso, anche se dentro di me sapevo che stavo giocando col fuoco.
Non so come siamo arrivati al punto di non ritorno, ma a un certo punto Dimitri mi ha tirato verso di sé e mi ha baciato davvero, sulla bocca, con una fame che mi ha fatto tremare le gambe. La sua lingua era invadente, sapeva di sale e di sole, e io gli ho risposto senza pensarci. Nikos, dietro di me, ha iniziato a baciarmi il collo, le spalle, mentre le sue mani mi stringevano i fianchi. Ero intrappolata tra loro due, e non volevo scappare. Il bikini sembrava un ostacolo inutile: Dimitri me l’ha slacciato di sopra con un gesto secco, lasciando le mie tette libere. “Cazzo, guarda che roba,” ha detto, palpandomi senza ritegno. Nikos ha riso, e io mi sono sentita come un trofeo, ma non mi importava. Anzi, mi eccitava da morire essere desiderata così.
Abbiamo passato un bel po’ di tempo a esplorarci lì, sul ponte, con il rumore delle onde che copriva i nostri respiri pesanti. Dimitri si è abbassato a succhiarmi i capezzoli, mordicchiandoli appena, mentre Nikos mi ha infilato una mano sotto il costume, trovandomi già bagnata fradicia. “Sei pronta, eh?” ha detto, e io ho annuito, incapace di parlare. Mi hanno fatto sedere su una panca di legno, e Dimitri si è inginocchiato davanti a me, tirandomi giù il costume. La sua lingua mi ha colpita come una scarica elettrica, lenta ma decisa, mentre Nikos si è messo accanto a me, baciandomi e giocando con le mie tette. Ero in un altro mondo, con il sapore salato del mare nell’aria e il calore dei loro corpi che mi avvolgeva.
Quando hanno deciso che i preliminari erano finiti, mi hanno fatto alzare e mi sono ritrovata nuda, in piedi, con entrambi che si slacciavano i pantaloncini. Dimitri aveva un cazzo impressionante, lungo e spesso, mentre quello di Nikos era più sottile ma duro come il ferro. “Vieni qui,” ha detto Dimitri, tirandomi verso di sé. Mi sono chinata, prendendolo in bocca mentre lui mi teneva i capelli. Il sapore era forte, salato, e io ci davo dentro come se non ci fosse un domani. Intanto Nikos si è posizionato dietro di me, spingendomi a piegarmi di più. Ha sputato sulle dita, me le ha passate sul culo per lubrificarmi un po’, e poi ha iniziato a spingere il suo cazzo dentro di me, nella figa, lento ma inesorabile. “Cazzo, sei stretta,” ha grugnito, e io ho gemito attorno al cazzo di Dimitri, sentendomi piena e viva come mai prima.
Abbiamo trovato un ritmo, io che succhiavo Dimitri mentre Nikos mi scopava da dietro, con le mani sui miei fianchi che mi tenevano ferma. Il legno del ponte era ruvido sotto i miei piedi nudi, il mare sbatteva contro la barca, e i loro gemiti si mescolavano al rumore delle onde. “Cambiamo,” ha detto Dimitri a un certo punto, tirandosi fuori dalla mia bocca. Si sono scambiati di posto con una facilità che mi ha fatto capire che non era la prima volta che lo facevano. Nikos mi ha preso la testa, guidandomi sul suo cazzo, mentre Dimitri, dietro di me, ha fatto qualcosa che non mi aspettavo. Ha sputato di nuovo, stavolta direttamente sul mio culo, e ha iniziato a spingere lì, con la punta del suo cazzo. “Rilassati,” ha detto, mentre io mi irrigidivo. Non l’avevo mai fatto prima, e il dolore era acuto, ma c’era anche un piacere strano, profondo, che mi faceva tremare. “Cazzo, fa male,” ho detto tra un gemito e l’altro, ma non gli ho detto di fermarsi. Lui andava piano, centimetro dopo centimetro, finché non è stato tutto dentro. “Brava, ce l’hai fatta,” ha detto, iniziando a muoversi.
Ero in mezzo a loro, con Nikos che mi scopava la bocca e Dimitri che mi prendeva il culo, e non riuscivo più a pensare. Il dolore si mescolava a un piacere folle, e sentivo il mio corpo che si arrendeva, che esplodeva. Ho avuto un orgasmo, poi un altro, e poi un altro ancora, tremando così forte che quasi mi cedevano le gambe. “Cazzo, stai venendo di nuovo,” ha detto Nikos, ridendo, mentre io cercavo di non urlare. Dimitri, dietro, grugniva come un animale, accelerando i colpi finché non è venuto dentro di me, caldo e abbondante. Nikos mi ha seguito poco dopo, riempiendomi la bocca mentre io ingoiavo tutto, stordita.
Quando abbiamo finito, ci siamo rivestiti in fretta, con il fiato corto e le gambe che mi tremavano. La barca stava tornando verso il porto, e Andrea è riemerso dalla cabina proprio mentre ci stavamo sistemando. “Stai bene?” mi ha chiesto, ancora pallido. “Sì, tutto ok,” ho detto, con la voce un po’ roca. Non sospettava nulla, poveretto. Per i due giorni successivi, ho camminato in modo strano, con il culo che mi faceva male ma anche con una soddisfazione che non riuscivo a spiegare. La sera, quando Andrea mi toccava, fingevo stanchezza, ma dentro di me ripensavo a quei cazzi che mi avevano riempita, e un sorriso mi sfuggiva senza che potessi controllarlo.
