Racconti Piccanti
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La puttana del fiume (parte 5)

La puttana del fiume (parte 5)

26 Marzo 2026·4 min di lettura

Per il quinto appuntamento Luca propose di vedersi un po’ prima, ancora al fiume, nel solito punto nascosto. Quando Giorgio arrivò, Luca lo accolse in modo diverso dal solito: più rilassato, quasi affettuoso.

«Siediti» gli disse sorridendo. Tirò fuori una canna già rollata, l’accese e gliela passò.

«Fuma un po’. Ti aiuterà a rilassarti.»

Giorgio esitò solo un attimo, poi fece qualche tiro. Parlarono del più e del meno: del lavoro, di cose stupide successe durante la settimana, di un film che avevano visto entrambi. Luca rideva, faceva battute leggere, sembrava quasi un ragazzo normale. Giorgio, aiutato dall’erba, iniziò a sentirsi più a suo agio. Per la prima volta da settimane, la tensione sembrava sciogliersi.

Dopo una ventina di minuti, quando Giorgio aveva gli occhi un po’ lucidi e un sorriso morbido, Luca cambiò tono.

«Adesso spogliati tutto.»

Giorgio obbedì. Luca tirò fuori dallo zaino la benda nera, le corde, un grosso dildo realistico e un divaricatore per la bocca (un anello di silicone rigido con cinghie).

Lo legò esattamente come l’ultima volta: polsi davanti al petto, caviglie con un po’ di gioco, poi lo mise a quattro zampe. Gli mise la benda sugli occhi e la strinse forte. Infine gli aprì la bocca e gli infilò il divaricatore, bloccandolo aperto con le cinghie dietro la testa. Giorgio ora non poteva chiudere la bocca né parlare.

Luca gli accarezzò la schiena.

«Bravissimo.»

Iniziò piano. Prima gli mise il dildo in bocca, spingendolo dentro e fuori lentamente, facendogli sentire la forma grossa e realistica. Giorgio sbavava copiosamente, il divaricatore gli teneva la bocca spalancata.

Poi Luca si posizionò dietro di lui e lo penetrò con il cazzo, iniziando a scoparlo con colpi lenti e profondi. Mentre lo inculava, gli rimise il dildo in bocca, spingendolo a fondo. Alternava: scopava il culo con ritmo crescente e ogni tanto toglieva il dildo, lasciando Giorgio a boccheggiare, poi glielo rimetteva.

Il ritmo saliva gradualmente. I colpi nel culo diventavano più forti, più veloci.

A un certo punto, mentre Luca lo stava sfondando con forza, Giorgio sentì un cazzo vero entrare nella bocca spalancata. Non era il dildo. Era caldo, bagnato di saliva, con un odore diverso, più forte. Spinse fino in gola.

Luca, continuando a inculare brutalmente, gli sussurrò all’orecchio:

«Ora i ragazzi ti scoperanno la bocca a turno… senti? Il primo sta già usando la tua gola.»

Giorgio si agitò, mugolando disperatamente intorno al cazzo che gli riempiva la bocca. Luca aumentò la violenza delle spinte nel culo.

Il cazzo in bocca uscì dopo qualche affondo profondo. Pochi secondi dopo tornò il dildo, grosso e freddo, che gli venne spinto fino in gola.

Poi di nuovo un cazzo vero: più grosso, più aggressivo, che gli scopava la bocca senza pietà mentre Luca lo martellava da dietro.

Poi ancora il dildo.

E poi un altro cazzo vero.

Giorgio non capiva più niente. L’erba gli aveva annebbiato i sensi, la benda gli toglieva ogni punto di riferimento, il divaricatore gli impediva di chiudere la bocca. Non riusciva più a distinguere cosa fosse reale e cosa no. I rumori intorno — passi, respiri pesanti, risatine basse — sembravano moltiplicarsi.

Luca lo scopava sempre più forte, con colpi rabbiosi, sbattendogli il bacino contro le natiche.

«Bravissimo… prendili tutti. Ti stanno usando come una puttana» gli sussurrava all’orecchio, la voce roca.

La paura, la confusione, l’impotenza e il piacere si mescolarono in un vortice sempre più intenso. Giorgio tremava violentemente. Il suo cazzo pulsava senza sosta.

Alla fine non resse più. Venne senza toccarsi, il corpo scosso da spasmi violenti mentre schizzava sulla sabbia, il buco che si contraeva forte intorno al cazzo di Luca.

Luca ringhiò, diede ancora qualche colpo brutale, poi si tirò fuori dal culo di Giorgio. Si spostò velocemente davanti a lui, tolse il dildo dalla bocca e gli infilò il suo cazzo vero fino in gola.

«Apri bene» ordinò.

Venne direttamente nella gola di Giorgio, scaricando fiotti densi e caldi che Giorgio fu costretto a ingoiare tra i conati.

Quando finì, Luca gli tolse con calma il divaricatore, la benda e sciolse le corde.

Giorgio rimase a quattro zampe per qualche secondo, tossendo, con la saliva e lo sperma che gli colavano dal mento. Poi alzò lo sguardo, gli occhi spalancati e confusi.

Non c’era nessuno intorno. Solo loro due.

«Che… che cazzo è successo?» riuscì a chiedere con voce rotta, ancora tremante. «C’erano… c’erano davvero dei ragazzi?»

Luca gli sorrise tranquillo, quasi dolce, mentre si rivestiva.

«Eravamo solo noi due. Tutto il tempo. Il dildo, la mia voce… l’erba ti ha fatto un bel scherzo.»

Giorgio lo fissava, il respiro ancora accelerato.

«Ma… li ho sentiti… li ho sentiti nella bocca…»

Luca gli accarezzò i capelli.

«Era solo fantasia. Ti è piaciuto tanto, vero? Sei venuto come non mai.»

Giorgio non rispose. Si sentiva svuotato, confuso, eccitato e spaventato allo stesso tempo.

Luca gli diede una pacca leggera sulla spalla.

«Stai tranquillo. Era solo un gioco tra noi.»

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