Torno tardi
Mi chiamo Paolo, ho 43 anni, una vita che scorre su binari precisi: lavoro, casa, moglie, routine. Non che mi lamenti, ma a volte mi sembra di vivere con il pilota automatico. Da qualche mese, però, qualcosa è cambiato. Laura, la nuova collega del reparto commerciale, è entrata nella mia vita come un fulmine. Ventotto anni, capelli scuri che le cadono sulle spalle, un corpo che sembra disegnato per attirare sguardi. Ma non è solo questo: è il suo modo di fare, sfacciato, diretto, con quegli occhi che ti sfidano e un sorriso che sembra dirti “provaci, se hai il coraggio”. Io, che di coraggio ne ho sempre avuto poco, mi sono ritrovato a pensare a lei più di quanto vorrei.
Lavoro in un’azienda di logistica, un posto grigio fatto di scrivanie, scartoffie e riunioni infinite. Laura è arrivata a gennaio, e da allora non c’è stato giorno in cui non mi abbia fatto girare la testa. Un commento qua, uno sguardo là, una battuta che mi lascia senza parole. “Paolo, ma non ti stanchi mai di fare il serio?” mi ha detto una volta, appoggiandosi alla mia scrivania con una maglietta aderente che non lasciava niente all’immaginazione. Io, rosso come un peperone, ho bofonchiato qualcosa di inutile. Ma dentro di me, un casino di pensieri: voglia, paura, senso di colpa.
Oggi è stata una giornata pesante. Ore extra per un problema con una spedizione, tutti nervosi, il capo che urla. Alla fine, verso le sette di sera, l’ufficio si è svuotato. Eravamo solo io e Laura, seduti uno di fronte all’altra a sistemare gli ultimi documenti. Mi ha guardato, ha tirato indietro i capelli e ha detto: “Sai che c’è, Paolo? Sono stanca morta. Perché non vieni da me a bere qualcosa? Ho bisogno di staccare.” Il cuore mi è andato in gola. Ho pensato a mia moglie, a casa che mi aspetta con la cena pronta. Ma poi ho guardato Laura, la sua bocca leggermente socchiusa, e ho sentito una scarica che non provavo da anni. “Dammi un secondo,” ho detto, tirando fuori il telefono. Ho mandato un messaggio a mia moglie: “Torno tardi, lavoro da finire.” Mi sono sentito uno stronzo, ma l’ho fatto lo stesso.
La casa di Laura è un piccolo appartamento in centro, disordinato ma accogliente. C’è odore di caffè e di qualcosa di dolce, forse una candela. Ci siamo seduti sul divano, due bicchieri di vino in mano. “Non pensavo che accettassi,” mi ha detto con un sorrisetto. “Sembri sempre così… controllato.” Ho riso, un po’ a disagio. “E tu sembri una che ottiene sempre quello che vuole.” Lei si è avvicinata, appoggiando una mano sulla mia gamba. “Forse sì. E tu, Paolo, cosa vuoi?” Non ho risposto subito. La testa mi girava, non solo per il vino. Sentivo il calore della sua mano attraverso i pantaloni, il suo profumo che mi entrava nei polmoni. “Non lo so,” ho mormorato. Ma lo sapevo eccome.
Abbiamo continuato a parlare, ma le parole erano solo un rumore di fondo. Ogni tanto le sue dita si muovevano sulla mia gamba, appena un po’, e io sentivo il sangue pompare più forte. “Sai,” ha detto a un certo punto, “non mi piace girarci intorno. Se vuoi qualcosa, prenditelo. Io non mi tiro indietro.” Mi ha guardato dritto negli occhi, e ho capito che non c’era più spazio per esitare. Mi sono avvicinato, le ho messo una mano dietro la nuca e l’ho baciata. Le sue labbra erano morbide, calde, e sapevano di vino. Ha ricambiato subito, con una foga che mi ha sorpreso. Le sue mani mi stringevano la schiena, mi tiravano verso di lei. “Finalmente,” ha sussurrato contro la mia bocca.
Ci siamo baciati a lungo, seduti su quel divano sfondato. Le sue mani si sono infilate sotto la mia camicia, accarezzandomi la schiena, mentre io le toccavo i fianchi, sentendo la curva del suo corpo sotto la stoffa leggera. “Toglitela,” mi ha detto, tirando su la mia camicia. L’ho fatto, un po’ goffo, e lei ha riso. “Non sei abituato, eh?” Ho scrollato le spalle, imbarazzato, ma lei non mi ha dato tempo di pensare. Si è tolta la maglietta, mostrando un reggiseno nero che metteva in risalto il suo seno pieno. Ho deglutito, sentendo un’erezione che non riuscivo più a ignorare. Lei l’ha notato e ha sorriso. “Vieni qui,” ha detto, tirandomi verso di lei. Mi sono chinato, baciandole il collo, scendendo verso il petto. Sentivo il suo respiro accelerare, le sue mani che mi stringevano i capelli. “Più forte,” ha mormorato, e io ho obbedito, succhiando la sua pelle, lasciando piccoli segni rossi. Le ho slacciato il reggiseno, liberando i suoi seni. Erano pieni, con i capezzoli già duri. Li ho presi in bocca, uno dopo l’altro, mentre lei gemeva piano, muovendo i fianchi contro di me.
Ci siamo spostati in camera da letto, lasciandoci dietro un mucchio di vestiti. Mi ha spinto sul letto, salendomi sopra. “Fammi vedere quanto mi vuoi,” ha detto, togliendosi gli slip. Era nuda, e io non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso. La sua pelle liscia, le cosce leggermente aperte, il modo in cui mi guardava, tutto mi mandava fuori di testa. Mi sono tolto i boxer, e lei ha guardato il mio cazzo, già duro, con un’espressione soddisfatta. “Non male,” ha detto, ridendo. Si è chinata, prendendolo in bocca senza preavviso. Ho sentito un’ondata di piacere così forte che ho dovuto stringere le lenzuola. Muoveva la lingua lentamente, succhiando con una pressione perfetta, mentre io le accarezzavo i capelli, cercando di non perdere il controllo. “Cazzo, Laura, sei pazzesca,” ho detto, con la voce roca. Lei ha alzato lo sguardo, senza smettere, e ha mormorato: “E non ho ancora iniziato.”
Dopo un po’ si è tirata su, strisciando sopra di me. “Adesso tocca a te farmi godere,” ha detto, mettendosi a cavalcioni. Si è posizionata sopra il mio cazzo, scendendo piano, facendomi sentire ogni centimetro. Era bagnata, calda, e il modo in cui si muoveva mi stava facendo impazzire. “Ti piace, vero?” ha chiesto, con un tono provocatorio. “Cazzo, sì,” ho risposto, afferrandole i fianchi e spingendo verso l’alto. Lei ha buttato la testa indietro, gemendo forte, mentre i suoi seni rimbalzavano a ogni movimento. L’odore del suo corpo, il suono della sua voce, il rumore dei nostri corpi che si scontravano: tutto era intenso, reale. “Scopami più forte,” ha detto, e io l’ho fatto, sentendo il piacere crescere a ogni colpo. Poi ci siamo girati, io sopra di lei, le sue gambe avvolte intorno alla mia vita. La guardavo negli occhi, vedevo la sua espressione di puro godimento, e questo mi spingeva a continuare. “Sto per venire,” ha ansimato, stringendomi le spalle. “Anch’io,” ho detto, sentendo l’orgasmo montare. È successo quasi insieme: lei ha urlato, tremando sotto di me, e io sono esploso dentro di lei, con una scarica che mi ha lasciato senza fiato.
Siamo rimasti lì, sdraiati sul letto, con il respiro pesante. Lei si è girata verso di me, con un sorriso stanco ma soddisfatto. “Beh, direi che ne valeva la pena,” ha detto, passandosi una mano tra i capelli. Io ho annuito, ancora con la testa che girava. “Direi di sì.” Non c’era bisogno di dire altro. Ci siamo rivestiti piano, senza fretta, sapendo entrambi che questo momento sarebbe rimasto tra noi. Non c’era rimpianto, non c’era giudizio. Solo la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di forte, di vero, anche solo per una notte.
