Scoperta nel nostro letto
Mi chiamo Roberto, ho 45 anni, sposato da 15 con Silvia. Lavoro come ingegnere in un’azienda di automazione, otto ore al giorno davanti a un computer, poi casa, cena, TV e letto. Silvia ha 42 anni, fa l’insegnante di yoga part-time, corpo tonico, capelli castani lunghi, un sorriso che mi ha fatto innamorare vent’anni fa. Il nostro sesso? Routine. Una volta a settimana, se va bene, con lei che finge entusiasmo e io che finisco in fretta per non deluderla. Non parliamo mai di problemi, fingiamo che vada tutto ok. Ma dentro di me so che c’è qualcosa che manca. Qualche mese fa ho notato cambiamenti: messaggi sul telefono che cancella, uscite “con amiche” che durano di più, un rossore sulle guance quando torna. Ho pensato a un amante, ma ho scacciato l’idea. Troppo dolorosa.
Quel pomeriggio di giugno sono tornato a casa prima dal lavoro. Avevo un mal di testa lancinante, ho chiamato per avvisare ma il telefono di Silvia era spento. Ho parcheggiato in strada, non nel garage, per non fare rumore. La casa era silenziosa dall’esterno, ma quando ho aperto la porta d’ingresso piano ho sentito voci dal piano di sopra. Risate basse, un gemito femminile. Il cuore mi è salito in gola. Ho chiuso la porta senza un suono, mi sono tolto le scarpe e sono salito le scale a piedi nudi, passo dopo passo, il sangue che mi pulsava nelle orecchie.
La porta della camera da letto era socchiusa. Mi sono fermato nel corridoio buio, spiando dalla fessura. Silvia era lì, nuda sul nostro letto, a quattro zampe. Davanti a lei un ragazzo giovane, sui 25 anni, alto, muscoloso, capelli biondi corti, tatuaggi sulle braccia. Era in ginocchio, cazzo duro in mano, che le strusciava sulla faccia. «Succhia, Silvia, fammi vedere quanto sei brava» ha detto con voce rauca. Lei ha aperto la bocca, l’ha preso dentro, succhiando piano, lingua che girava intorno alla cappella. Il ragazzo – l’ha chiamato Andrea – le teneva i capelli, spingendola giù.
Ho sentito una fitta al petto, come se mi avessero pugnalato. Gelosia pura, rabbia che mi bruciava lo stomaco. Ma poi, sotto, un calore strano tra le gambe. Il cazzo mi si è indurito nei pantaloni, tradendomi. Volevo entrare, urlare, picchiare quel bastardo, ma sono rimasto fermo, mano sulla bocca per non respirare forte. Perché? Perché una parte di me voleva vedere. Voleva sapere cosa le dava lui che io non davo più.
Silvia gemiva intorno al cazzo, saliva che colava sul mento. Andrea le ha infilato una mano sotto, le ha palpato una tetta, pizzicando il capezzolo. «Cazzo quanto sei bagnata, prof. Ti eccita succhiare un ragazzo giovane, eh?» ha detto ridendo. Prof? Doveva essere un suo allievo di yoga. Silvia ha annuito senza staccarsi, occhi chiusi, culo in su. Lui le ha dato una pacca leggera sul culo, poi ha infilato due dita nella fica da dietro. Si sentiva il rumore bagnato, lo schiocco delle dita che entravano e uscivano.
Io ero lì, nascosto, mano sul pacco che premeva. Mi sentivo patetico, un cornuto che spia sua moglie. Ma non potevo smettere. Ho slacciato la cerniera piano, ho tirato fuori il cazzo mezzo duro e ho iniziato a segarmi lento, sincronizzando con i movimenti di lui. Ogni spinta delle dita nella fica di Silvia, una sega mia. La gelosia mi rodeva, ma l’eccitazione era più forte. Pensavo: è questo che vuole? Un ragazzo che la tratta come una troia? Io l’amo, la rispetto, ma forse è proprio quello il problema. Non la faccio sentire desiderata, usata.
Andrea l’ha tirata su, l’ha girata sulla schiena. Le ha spalancato le gambe, ginocchia piegate, piedi sul materasso. Ha strusciato il cazzo sulla fica, cappella che sfregava il clito. Silvia ansimava, mani sulle tette sue, strizzandole. «Mettimelo dentro, Andrea… scopami forte» ha detto con voce che non riconoscevo, rotta dal desiderio. Lui ha spinto, entrando tutto d’un colpo. Silvia ha inarcato la schiena, un gemito lungo. Ha iniziato a pompare, ritmo regolare, profondo, coglioni che sbattevano contro il culo di lei.
Io segavo più forte, pollice sul glande, pre-sborra che lubrificava. Vedevo tutto: la fica rosa aperta, il cazzo che entrava e usciva lucido dei suoi umori, le tette che ballonzolavano a ogni spinta. Andrea le ha messo una mano sul collo, non stringendo forte, solo premendo. «Dimmi che sono meglio di tuo marito» ha grugnito. Silvia ha esitato un secondo, poi: «Sì… cazzo sì… mi sfondi come lui non fa mai». Quella frase mi ha trafitto. Volevo piangere, urlare, ma invece ho accelerato la sega, il piacere misto al dolore.
Hanno cambiato posizione. Silvia a cavalcioni su di lui, culo verso di me. Si è impalata sul cazzo, mani sul petto di Andrea, iniziando a cavalcare. Si vedeva tutto: il cazzo che scompariva nella fica, il buchetto del culo che si contraeva, il sudore che le colava sulla schiena. Andrea le spalancava le chiappe, un dito che sfiorava il buco. «La prossima volta ti prendo qui, prof. Ti apro il culo.» Silvia ha gemuto più forte: «Sì… fammi tutto…»
Io ero al limite. Il cuore mi scoppiava, la mente un casino: amore, tradimento, eccitazione perversa. Vedevo mia moglie venire, cosce che tremavano, un urlo soffocato mentre si contraeva intorno al cazzo di lui. Andrea l’ha girata a pecora di nuovo, l’ha scopata forte da dietro, schiaffi sul culo che rimbombavano. «Sto per venire… dove lo vuoi?» ha chiesto. «Dentro… riempimi» ha risposto lei senza pensare.
È venuto con un grugnito rauco, spingendo profondo, sperma che colava fuori dalla fica quando si è tirato via. Silvia si è accasciata sul letto, ansimante, un sorriso soddisfatto che non le vedevo da anni.
Io ho chiuso gli occhi un secondo, sega finale, e sono venuto nel corridoio, schizzi sul muro che ho pulito in fretta con un fazzoletto. Mi sentivo svuotato, umiliato, ma stranamente vivo. Sono sceso piano, sono uscito di casa, ho guidato per un’ora senza meta.
Quella sera a cena Silvia era radiosa, mi ha baciato sulla guancia, ha detto «ti amo». Io ho sorriso, ma dentro pensavo a loro. Non l’ho affrontata. Non ancora. Forse mai. Perché una parte di me vuole rivederla così, anche se da nascosto. E questo mi terrorizza più di tutto.
