Racconti Piccanti
Racconti Piccanti

Questo bagno lo ricorderemo a lungo

Questo bagno lo ricorderemo a lungo

24 Marzo 2026·9 min di lettura

Mi chiamo Cristina, ho 27 anni e non avevo idea che quella giornata in montagna con i miei cugini, Andrea e Riccardo, avrebbe preso una piega del genere. Era una domenica di fine estate, il cielo limpido sopra di noi e l’aria frizzante che mi pizzicava la pelle mentre camminavamo lungo il sentiero. Loro due, gemelli di 23 anni, erano sempre stati dei tipi vivaci, pieni di energie, con quei sorrisi sfrontati che ti fanno capire che non hanno paura di niente. Io, invece, ero più tranquilla, almeno all’apparenza. Ma dentro di me, lo ammetto, c’era una curiosità che non avevo mai avuto il coraggio di esplorare.

L’escursione era stata un’idea loro. “Dai, Cri, vieni con noi, ci divertiamo un po’. Facciamo un bel giro fino al laghetto lassù,” aveva detto Andrea qualche giorno prima, con quel tono che non ammetteva rifiuti. Riccardo, identico a lui ma con un modo di parlare più ruvido, aveva aggiunto: “Portiamo da mangiare, del vino, ci rilassiamo. Basta con la città per un giorno.” Non avevo potuto dire di no, anche perché, diciamocelo, avevo bisogno di staccare la spina.

Il sentiero era ripido, ma dopo un paio d’ore di camminata, con il sudore che mi colava lungo la schiena e i muscoli delle gambe che iniziavano a bruciare, siamo arrivati in cima. Davanti a noi c’era un prato isolato, circondato da pini, con un laghetto dalle acque così limpide che riflettevano il cielo. Abbiamo steso una coperta, tirato fuori il cibo dallo zaino – pane, salame, formaggio – e aperto una bottiglia di vino rosso. Bevevamo direttamente dalla bottiglia, passandocela, e ridevamo per stupidaggini, come facevamo da piccoli. Ma c’era qualcosa di diverso nell’aria, una tensione che non riuscivo a spiegarmi. Forse era il vino, forse il calore del sole sulla pelle, o forse erano i loro sguardi, che ogni tanto si posavano su di me un po’ troppo a lungo.

“Fa caldo, eh?” ha detto Riccardo, togliendosi la maglietta. Il suo torso era scolpito, con i muscoli definiti che luccicavano di sudore. Andrea lo ha seguito a ruota, ridendo. “Che dici, Cri, ci facciamo un bagno? Questo laghetto sembra perfetto.” Io ho esitato, sentendo le guance arrossarsi. “Non ho portato il costume,” ho borbottato, cercando di fare la disinvolta. Andrea ha alzato un sopracciglio, con un ghigno malizioso. “E chi se ne frega? Tanto qui non c’è nessuno. Dai, spogliati e vieni con noi.” Riccardo ha annuito, already togliendosi i pantaloncini. “Non fare la timida, cugina. Siamo tra noi.”

Non so cosa mi sia preso. Forse il vino mi aveva sciolto i freni, o forse volevo solo vedere dove sarebbero arrivati. Mi sono alzata, ho slacciato i pantaloni da trekking e li ho lasciati cadere. Sotto avevo solo un paio di slip neri, niente di particolare, ma i loro occhi si sono accesi. “Oh, guarda un po’,” ha detto Riccardo, con un tono che mi ha fatto rabbrividire. Andrea ha fischiato piano. “Non pensavo fossi così audace, Cri.” Ho tolto anche la maglietta, restando in reggiseno, e ho fatto un passo verso l’acqua. “Allora? Venite o no?” li ho sfidati, con il cuore che batteva forte.

Loro si sono spogliati del tutto, senza vergogna, e io non ho potuto fare a meno di guardare. Erano identici anche lì sotto, con corpi muscolosi e… beh, diciamo che non avevano nulla da nascondere. Ho sentito un calore risalirmi dal basso ventre, ma ho cercato di ignorarlo. Mi sono tolta anche il resto, con le mani che tremavano appena, e sono entrata in acqua. Era fredda, mi ha fatto venire la pelle d’oca, ma dopo un attimo ci si abituava. Loro due mi hanno raggiunta, schizzandomi e ridendo come bambini, ma i loro occhi raccontavano un’altra storia.

“Sei bella, Cri, lo sai?” ha detto Andrea, avvicinandosi. Era a pochi centimetri da me, l’acqua gli arrivava alla vita, e vedevo ogni dettaglio del suo corpo sotto la superficie trasparente. Riccardo si è messo dall’altro lato, sfiorandomi il fianco con una mano. “Sempre stata una gran figa, ma non te l’abbiamo mai detto,” ha aggiunto, con una voce bassa, quasi un sussurro. Ho sentito il respiro accelerare, ma non mi sono mossa. “Siete dei cretini,” ho detto, cercando di sembrare sarcastica, ma la mia voce tremava. Andrea ha sorriso, posandomi una mano sulla spalla. “Non fare finta che non ti piaccia. Ti vediamo come ci guardi.”

Non so chi ha fatto il primo passo, ma in un attimo le loro mani erano su di me. Riccardo mi ha afferrato per i fianchi, tirandomi contro di sé, e ho sentito la sua erezione premere contro il mio fianco. Era dura, calda, nonostante l’acqua fredda. Andrea si è avvicinato davanti, sfiorandomi il seno con le dita. “Dio, quanto sei soda,” ha mormorato, mentre le sue mani scivolavano sotto l’acqua, accarezzandomi i capezzoli già turgidi. Ho lasciato sfuggire un gemito, incapace di trattenermi. “Ragazzi… non dovremmo,” ho detto, ma le parole suonavano vuote persino a me.

“Zitta, Cri,” ha detto Riccardo, con un tono che non ammetteva repliche. Mi ha girato verso di lui, premendo la bocca sulla mia. Il suo bacio era ruvido, affamato, e odorava di vino e sudore. La sua lingua ha invaso la mia bocca, mentre con le mani mi stringeva il sedere, tirandomi contro il suo bacino. Sentivo il suo membro, lungo e spesso, sfregare contro la mia pancia, e un’ondata di desiderio mi ha travolto. Andrea, dietro di me, mi ha baciato il collo, mordicchiandomi la pelle, mentre le sue mani scivolavano tra le mie cosce. “Sei già bagnata, eh? E non parlo dell’acqua,” ha detto con una risata roca.

Ho lasciato cadere ogni resistenza. L’acqua ci avvolgeva, fresca e liscia, mentre loro due mi toccavano ovunque. Riccardo mi ha sollevato una gamba, tenendola con un braccio, e ha iniziato a strofinarsi contro di me, proprio lì, dove il calore pulsava più forte. “Ti voglio, cazzo,” ha ringhiato, guardandomi negli occhi. La sua voce era pura lussuria, e io non riuscivo a pensare ad altro che a quel contatto. Andrea, nel frattempo, mi ha afferrato i seni, pizzicandoli con forza. “Dille quanto ti piace,” mi ha sussurrato all’orecchio, il suo respiro caldo che mi faceva venire i brividi. “Dimmi che vuoi che ti scopiamo tutti e due.”

“Sì… lo voglio,” ho ansimato, con la voce spezzata. Non mi riconoscevo più, ma non mi importava. Riccardo ha spinto più forte, e ho sentito la punta del suo membro premere contro la mia apertura. “Brava, cugina,” ha detto, con un ghigno. Poi, con un movimento deciso, è entrato dentro di me. Era grosso, mi riempiva completamente, e ho dovuto mordermi il labbro per non urlare subito. L’acqua rendeva ogni movimento più lento, ma anche più intenso, come se ogni spinta fosse amplificata. Sentivo il suo calore dentro di me, il suono dei nostri corpi che si scontravano nell’acqua, lo sciabordio che accompagnava ogni colpo.

Andrea non è rimasto a guardare. Si è posizionato dietro di me, e ho sentito le sue mani allargarmi le natiche. “Rilassati, Cri,” ha detto, con una voce bassa e carica di desiderio. Poi ha iniziato a sfregarsi contro di me, il suo membro duro che scivolava tra le mie natiche. “Ti faccio sentire tutto, vedrai,” ha aggiunto, prima di spingere piano. Ho trattenuto il fiato, sentendo una fitta di dolore misto a piacere mentre entrava. Era troppo, troppo pieno, con entrambi dentro di me, ma dopo un attimo il mio corpo si è adattato, e un’ondata di godimento mi ha travolto.

“Cristo, sei stretta,” ha grugnito Riccardo, aumentando il ritmo. Le sue spinte erano profonde, mi scuotevano tutta, e l’acqua intorno a noi schizzava a ogni movimento. Andrea, dietro, si muoveva più lentamente, ma con una forza che mi faceva tremare. “Ti piace, eh? Due cazzi che ti riempiono,” ha detto, mordendomi la spalla. Io non riuscivo nemmeno a rispondere, ansimavo e basta, con la testa che girava per il piacere. “Più forte,” ho detto alla fine, con la voce roca. “Fottetemi più forte.”

Loro non se lo sono fatti dire due volte. Riccardo mi ha afferrato per i fianchi, spingendo con una ferocia che mi faceva quasi male, ma era un male che volevo. Sentivo ogni centimetro di lui, il modo in cui mi allargava, il calore che si propagava dentro di me. Andrea, dietro, ha accelerato, sincronizzandosi con il fratello, e il ritmo era così intenso che non riuscivo a tenere il controllo. L’odore dell’acqua, del loro sudore, della mia eccitazione mi riempiva le narici, mentre i suoni – i loro gemiti, i miei ansiti, lo sciabordio – mi avvolgevano come una bolla.

“Ti faccio urlare, Cri,” ha detto Riccardo, guardandomi dritto negli occhi mentre spingeva più a fondo. E aveva ragione. Non ce l’ho fatta a trattenermi, ho urlato, un suono gutturale che si è perso tra gli alberi. Il piacere era un’onda che mi travolgeva, mi scuoteva il corpo come una scarica elettrica. Sentivo le loro mani ovunque, ruvide e possessive, e la loro voce che mi incitava a non smettere. “Così, brava, urla per noi,” ha detto Andrea, con una risata roca, mentre mi stringeva i fianchi con forza.

Siamo andati avanti per quella che mi è sembrata un’eternità. Hanno cambiato posizione più volte, senza mai fermarsi. A un certo punto, Riccardo mi ha sollevato del tutto, tenendomi con le gambe intorno alla sua vita, mentre Andrea continuava da dietro. Mi sentivo esposta, vulnerabile, ma anche incredibilmente viva. Ogni spinta mi portava più vicina al limite, e il loro respiro affannoso, i loro grugniti, mi spingevano oltre. “Sto per venire,” ho ansimato, aggrappandomi alle spalle di Riccardo. Lui ha sorriso, un sorriso feroce. “Aspetta, veniamo insieme,” ha detto, e ha spinto ancora più forte.

Andrea ha grugnito, stringendomi con più forza. “Ci sono, cazzo,” ha detto, e ho sentito il suo calore esplodere dentro di me, un fiotto caldo che mi ha fatto tremare. Riccardo lo ha seguito un istante dopo, con un gemito profondo, riempiendomi completamente. Io ho perso ogni controllo, il mio corpo si è contratto in un orgasmo così intenso che mi ha quasi fatto svenire. Ho urlato di nuovo, più forte di prima, mentre le ondate di piacere mi scuotevano senza sosta. L’acqua intorno a noi era agitata, il nostro respiro pesante, e per un momento siamo rimasti lì, immobili, avvinghiati l’uno all’altro.

Quando finalmente ci siamo separati, le gambe mi tremavano tanto che a stento riuscivo a stare in piedi. Loro due mi hanno sorretto, ridendo piano. “Beh, Cri, direi che questo bagno lo ricorderemo a lungo,” ha detto Andrea, con un ghigno. Riccardo ha annuito, passandosi una mano tra i capelli bagnati. “Urlare al laghetto… non c’è niente di meglio,” ha aggiunto, guardandomi con un’occhiata che diceva tutto.

Non so cosa succederà dopo quella giornata, ma una cosa è certa: non guarderò mai più i miei cugini nello stesso modo. E quel laghetto, beh, rimarrà per sempre un posto speciale.

Lascia un commento