Guardami mentre mi scopo il tuo amico
Sono Enrico, ho 35 anni, e sto in ginocchio ai piedi del nostro letto. La gabbietta che porto mi stringe, mi fa male, ma non è niente rispetto a quello che sento dentro. Mia moglie Laura, 33 anni, è sdraiata lì sopra, nuda, con un sorriso che mi spacca il cuore e mi fa venir voglia di implorare. Accanto a lei c’è Riccardo, un mio vecchio amico del liceo, 39 anni, che non vedevo da anni. È nudo pure lui, con quel cazzo già mezzo duro che mi fa sentire ancora più piccolo. Laura mi guarda e ride, una risata bassa, crudele. “Stasera ti faccio vedere come si fa, amore,” dice, e io non riesco a rispondere.
Tutto è iniziato un mese fa, quando Laura ha tirato fuori ‘sta fantasia. Non è la prima volta che parliamo di cuckold, di me che guardo mentre lei si fa un altro. Ma stavolta era diversa: voleva Riccardo, proprio lui, quello con cui passavo le sere a bere birra e a parlare di donne. “È grosso, sai? Me l’ha detto una mia amica che ci è stata,” mi ha sussurrato una sera, toccandomi attraverso i pantaloni. Io ero già eccitato, ma anche terrorizzato. Non volevo, ma il suo tono, il modo in cui mi dominava con le parole, mi ha fatto cedere. “Lo faccio per te, per umiliarti come meriti,” ha aggiunto, e io ho annuito come un coglione. Dentro di me c’era un casino: vergogna, gelosia, ma anche un desiderio malato che non riesco a spiegare.
Stasera è il gran giorno. La stanza è illuminata solo da una lampada sul comodino, l’aria puzza di profumo suo e di tensione. Laura si avvicina a Riccardo, gli mette una mano sul petto e gli sussurra qualcosa all’orecchio. Lui ride, mi guarda e scuote la testa come per dire “povero scemo”. Io stringo i pugni, ma non mi muovo. Laura si gira verso di me: “Guardami, Enrico. Guarda bene.” Poi si china e bacia Riccardo sulla bocca, lento, con la lingua che si vede mentre gli entra dentro. Mi brucia lo stomaco, ma non distolgo lo sguardo. Lei gli accarezza il petto, scende con la mano fino all’inguine, e io vedo il cazzo di lui che si indurisce sotto le sue dita. “Non è come il tuo, vero?” mi dice con un ghigno, e io deglutisco a fatica.
I preliminari sembrano durare un’eternità. Laura si mette sopra di lui, a cavalcioni, ma senza ancora toccarlo lì sotto. Gli bacia il collo, gli morde un lobo, e ogni tanto si gira a guardarmi, come per assicurarsi che stia soffrendo. “Sai, Riccardo,” inizia a dire con voce mielosa, “Enrico non ce la fa mai a durare più di due minuti. Una volta è venuto prima ancora di entrarci.” Riccardo scoppia a ridere, una risata grassa, e io vorrei sparire. Lei continua, raccontandogli dettagli che mi fanno sentire una merda, mentre gli strofina il seno sul petto. Poi scende con la bocca, gli lecca il torace, arriva all’ombelico e infine lo prende in bocca. Lo fa lentamente, guardandomi negli occhi mentre la sua testa va su e giù. Sento i rumori, quei succhi rumorosi, e vedo la saliva che le cola sul mento. Riccardo geme, le mette una mano nei capelli e spinge. Io sto tremando, ma non so se è di rabbia o di qualcos’altro.
Alla fine, Laura si tira su, si pulisce la bocca col dorso della mano e si posiziona sopra di lui. “Ora guardami bene, cornuto,” mi dice, e si abbassa piano, facendolo entrare dentro di sé. Lo vedo scomparire, centimetro dopo centimetro, e lei si morde il labbro, emettendo un gemito profondo. “Cazzo, sei grosso,” gli dice, e inizia a muoversi, su e giù, con un ritmo lento ma deciso. Le sue tette ballano a ogni movimento, i fianchi roteano, e io vedo tutto: il modo in cui le sue cosce si stringono attorno a lui, il modo in cui il cazzo di Riccardo entra ed esce, lucido di lei. L’odore del sesso mi arriva forte, un misto di sudore e umori che mi fa girare la testa. “Ti piace, vero, stronzo?” mi urla Laura, e io annuisco come un automa. Riccardo ride ancora, mi guarda e dice: “Il vero padrone di casa è il mio cazzo, non tu.” Mi si stringe il petto, ma non dico niente.
Lei accelera, lo cavalca con forza, sbattendo i fianchi contro i suoi. I rumori sono assordanti: la pelle che sbatte, i suoi gemiti sempre più alti, i grugniti di Riccardo. “Sto per venire, cazzo,” dice lui a un certo punto, e Laura sorride, maliziosa. “Fallo dentro, riempimi,” gli ordina, e io chiudo gli occhi per un secondo, ma lei mi urla di guardare. Quando succede, vedo il corpo di Riccardo irrigidirsi, i suoi fianchi spingere un’ultima volta verso l’alto, e Laura che si ferma, ansimando, con un’espressione di pura soddisfazione. Rimane lì sopra per un momento, poi si alza piano, e vedo il liquido che le cola lungo la coscia.
“Vieni qui,” mi ordina, indicando il letto. Io striscio come un cane, con la gabbietta che mi pesa tra le gambe. Lei si siede sul bordo, apre le cosce e mi guarda dall’alto. “Puliscimi, ora,” dice, e io so cosa vuole. Mi avvicino, il viso a pochi centimetri da lei, e sento l’odore forte, acido, di quello che ha appena fatto. Mi spinge la testa contro di sé, e io faccio come dice, con la lingua, mentre Riccardo mi guarda e ride. “Patetico,” mormora, ma io non ci faccio caso. Sono perso, umiliato, ma in qualche modo è come se lo volessi.
Quando finisco, Laura mi spinge via con un piede. “Bravo, cagnolino,” dice, e si sdraia accanto a Riccardo, che le mette un braccio attorno alle spalle. Io resto lì, in ginocchio, con la testa che mi gira. Non so cosa provo, ma non è disgusto. È qualcosa di contorto, qualcosa che mi fa venir voglia di rifarlo. Laura mi guarda un’ultima volta e sorride. “La prossima volta, chissà chi invito,” sussurra, e io so che non sto scherzando. Rimango fermo, senza dire una parola, mentre loro si rilassano sul letto che dovrebbe essere il nostro. E, in qualche modo, so che non vedo l’ora che succeda di nuovo.
