Sesso a tre con mio fratello e il suo migliore amico
Sono seduto sul divano di casa, una birra mezza vuota in mano, quando Jessica entra in salotto. Ha diciannove anni, mia sorella, ma Cristo, non sembra più la ragazzina che giocava con le bambole. Indossa una maglietta aderente che le lascia scoperta la pancia e un paio di pantaloncini corti che mostrano quelle gambe lunghe e lisce. Mi guarda con un sorrisetto storto, di quelli che sanno di guai. Accanto a me c’è Filippo, il mio migliore amico da sempre, che sta fissando lo schermo del telefono ma alza gli occhi appena lei entra. Lo vedo, il modo in cui le squadra il culo mentre si piega per prendere una bottiglia d’acqua dal tavolo. Non gli dico niente, ma dentro mi rode.
“Che fate, stronzi?” chiede lei, appoggiandosi al bracciolo del divano, proprio vicino a me, Alberto, ventun anni, il fratello maggiore che dovrebbe tenere tutto sotto controllo. Ma con lei è impossibile. Ha quel modo di parlare, diretto, che ti sfida ogni volta.
“Niente, guardiamo una partita,” rispondo, cercando di sembrare indifferente, ma la sua vicinanza mi fa già girare la testa. Sento il profumo del suo shampoo, dolce, fruttato, e il calore della sua coscia a pochi centimetri dalla mia.
Filippo ride, buttando il telefono sul cuscino. “Sì, ma la partita fa schifo. Ci vuole qualcosa di più interessante.” Mi guarda con un ghigno, e so che ha in testa la stessa cosa che ho io. Jessica lo capisce al volo, perché si morde il labbro e si china un po’ di più verso di me, lasciando intravedere la curva del suo seno sotto la maglietta.
“Tipo cosa?” chiede, con quella voce bassa che usa quando vuole qualcosa. E io lo so cosa vuole. Lo sappiamo tutti e tre.
Non perdo tempo in chiacchiere. Le metto una mano sulla coscia, stringendo appena, e le dico: “Tipo che ti metti in ginocchio e ci fai divertire un po’.” Non c’è imbarazzo, non con lei. Abbiamo già oltrepassato quel confine mesi fa, e Filippo lo sa, perché gliel’ho raccontato. Ma non l’ha mai vista in azione, non ancora.
Jessica ride, un suono corto e acuto, e si tira indietro i capelli. “Oh, quindi fate i duri? Vediamo se sapete reggere.” Si abbassa davvero, lentamente, inginocchiandosi tra me e Filippo. Mi guarda dritto negli occhi, poi passa a lui. “Chi comincio?”
Non rispondo, perché sto già slacciando i jeans. Filippo fa lo stesso, con una smorfia eccitata sul viso. “Comincia da me, dai,” dice lui, ma io lo interrompo subito.
“No, da me. Sono suo fratello, decido io,” dico, tirando fuori il cazzo già duro. È grosso, lo so, e vedo gli occhi di Jessica allargarsi un attimo prima che sorrida di nuovo. Si avvicina, appoggiando le mani sulle mie cosce, e senza dire niente lo prende in bocca. Il calore, la lingua che si muove subito, mi fa stringere i denti. “Cazzo, sì, così,” grugnisco, mettendole una mano sulla testa per guidarla. Non che abbia bisogno di aiuto, sa quello che fa.
Filippo ci guarda, con il fiato corto, e si tira fuori il suo. Non è grande quanto il mio, ma è già pronto. “Dai, Jess, non farmi aspettare troppo,” dice, con una voce che trema un po’. Lei lo guarda di sbieco, senza togliermi di bocca, e gli fa un cenno con la mano, tipo “aspetta il tuo turno”. Sento il rumore della sua bocca, il suono umido mentre mi succhia, e il modo in cui ogni tanto geme piano, come se le piacesse da morire. Mi sto trattenendo per non venire subito.
Dopo un po’, si stacca da me con un filo di saliva che le collega le labbra al mio cazzo, e si volta verso Filippo. “Contento adesso?” gli dice, prima di prenderlo in bocca. Lui butta la testa indietro, gemendo subito. “Porca troia, sei incredibile,” dice, e io lo guardo con un ghigno. Mi piace vedere quanto si sta godendo mia sorella, ma allo stesso tempo mi sale una specie di possessività. È mia, cazzo.
“Non venire subito, eh, coglione,” gli dico, mentre Jessica alterna tra noi due, passando da uno all’altro con una naturalezza che mi fa impazzire. Le sue mani lavorano dove la bocca non arriva, stringendo e muovendosi con un ritmo che sa di esperienza. Sento l’odore del suo sudore misto al profumo di prima, e il sapore salato quando ogni tanto mi bacia la punta prima di tornare a succhiare. Mi sto trattenendo, ma è dura.
“Jess, rallenta un attimo, altrimenti finisco,” dico, con la voce roca. Lei si stacca, ansimando, con le labbra lucide e rosse. “Paura di non reggere, fratellone?” mi sfida, e io le tiro i capelli piano, solo per farle capire chi comanda.
“Alzati e spogliati,” le ordino. Lei obbedisce, si tira su e si sfila la maglietta, mostrando un reggiseno nero semplice ma che le sta da dio. Poi i pantaloncini, e sotto non ha niente. Mi si secca la bocca a vedere quella pelle liscia, il triangolo scuro tra le gambe. Filippo fischia piano, e io gli lancio un’occhiata. “Guarda, ma non toccare ancora.”
Jessica si avvicina a me, salendo a cavalcioni sulle mie gambe. Sento il calore del suo corpo, il peso leggero ma fermo mentre si struscia contro di me. “Vuoi che ti scopi, vero?” le dico, afferrandole i fianchi. Lei annuisce, mordendosi di nuovo il labbro. “Sì, ma fallo bene, non come l’ultima volta che sei durato due minuti,” risponde, provocandomi. Le do uno schiaffo leggero sul culo, e lei ride.
Mi posiziono, sentendo la sua umidità già pronta contro di me, e la penetro piano, godendomi ogni centimetro che entra. È stretta, calda, e si contrae appena mentre la riempio. “Cazzo, sei perfetta,” le dico, e lei geme, buttando la testa indietro. Comincio a muovermi, spingendo dal basso mentre lei mi cavalca, con le mani sulle mie spalle. Ogni spinta è un’esplosione di sensazioni: il suo respiro corto, i suoi gemiti che diventano più forti, il rumore della nostra pelle che sbatte. Sento il suo odore, un misto di sudore e desiderio, e il modo in cui le sue unghie mi graffiano la nuca.
Filippo ci guarda, con il cazzo ancora in mano, e vedo che si sta toccando piano. “Dai, non lasciarmi fuori,” dice, con una voce quasi disperata. Io lo guardo, rallentando un attimo i movimenti con Jessica. Lei mi guarda, con il fiato corto, e sussurra: “Fallo entrare, dai, siamo già qui.”
Ma io scuoto la testa. “No, sei solo mia. Se lui vuole qualcosa, deve guadagnarselo.” Le spingo i fianchi più forte, facendola gemere di nuovo, e guardo Filippo. “Se vuoi scopartela, prima me lo succhi. Chiaro?”
Jessica ride piano, ancora ansimando. “Oh, questa è nuova,” dice, ma non sembra contrariata. Filippo mi guarda, un po’ titubante, ma poi si stringe nelle spalle. “Cazzo, se è l’unico modo…” Si avvicina, si mette in ginocchio mentre io sono ancora dentro Jessica, e si piega verso di me. Sento la sua bocca, diversa da quella di Jess, più incerta ma decisa. È strano, ma non mi dispiace. Mi dà una scarica di controllo, di potere, mentre continuo a spingere dentro mia sorella, guardandola negli occhi. Lei mi sorride, con uno sguardo che dice tutto: le piace questo gioco.
Filippo fa del suo meglio, e io gli metto una mano sulla testa, guidandolo. “Bravo, così, continua,” gli dico, con la voce bassa. Jessica geme sopra di me, stringendomi più forte. “Cazzo, siete pazzi,” dice, ma il tono è eccitato. Dopo un po’, lo spingo via. “Basta, ora tocca a te. Ma ricordati, comando io.”
Mi tiro fuori da Jessica, con il cazzo lucido e ancora duro, e le dico di mettersi a quattro zampe sul divano. Lei obbedisce, mostrandoci tutto, e io faccio un cenno a Filippo. “Vai, ma non farla venire, quello spetta a me.” Lui si posiziona dietro di lei, entrando con una spinta decisa. Jessica geme forte, stringendo il cuscino sotto di sé. “Oh, sì, più forte,” gli dice, e lui obbedisce, muovendosi con un ritmo veloce. Io li guardo, sentendo una miscela di eccitazione e gelosia, ma è una gelosia che mi eccita ancora di più. Mi tocco piano, guardando il modo in cui il corpo di mia sorella si muove sotto le spinte di Filippo, i suoi seni che oscillano, il suo culo che si contrae a ogni colpo.
“Senti come è stretta?” gli dico, e lui annuisce, con il fiato corto. “Cazzo, sì, è pazzesca.” Ma dopo qualche minuto gli dico di fermarsi. “Basta, tocca a me.” Lui si tira fuori, ansimando, e io prendo il suo posto. Entro in Jessica con una spinta secca, facendola urlare piano. “Sì, Alberto, così, ti voglio,” dice, con la voce spezzata dal piacere. La scopo forte, afferrandole i fianchi, sentendo ogni muscolo del suo corpo che si tende sotto di me. Il calore, l’umidità, il modo in cui si contrae intorno a me: sto per esplodere, ma mi trattengo ancora.
Filippo ci guarda, toccandosi di nuovo, e io gli dico: “Vieni qui, finisci in bocca.” Jessica gira la testa verso di lui, aprendo le labbra senza che io debba dirle niente. Lui si avvicina, e lei lo prende di nuovo, succhiando mentre io continuo a spingere. Sento i suoi gemiti vibrare, il suo corpo che trema sotto di me, e capisco che sta per venire. “Dai, Jess, vieni per me,” le dico, aumentando il ritmo. Lei si lascia andare, con un gemito lungo e profondo, stringendomi dentro di sé in un modo che mi fa quasi perdere il controllo.
Filippo viene poco dopo, nella sua bocca, e lei ingoia senza battere ciglio, guardandomi con quegli occhi che sanno di sfida anche ora. Io sono al limite, le spingo i fianchi contro di me un’ultima volta, e vengo dentro di lei, con un grugnito che non riesco a trattenere. È un’esplosione, un calore che mi brucia dentro mentre mi svuoto, e resto fermo un attimo, con il fiato corto, prima di tirarmi fuori.
Jessica si gira, sdraiandosi sul divano, con il corpo lucido di sudore e un sorriso soddisfatto. “Allora, chi ha vinto?” chiede, con quella voce che sa di provocazione. Io rido, passandomi una mano tra i capelli. “Sempre io, sorellina. Sempre io.”
Filippo si rimette i pantaloni, con un ghigno. “Cazzo, amico, sei un bastardo, ma è stato assurdo.” Io lo guardo, annuendo. “Ricordati solo una cosa: lei è mia. Se vuoi giocare, si fa a modo mio.”
Jessica si tira su, ancora nuda, e mi dà un bacio sulla guancia. “Vedremo, fratellone. Vedremo.” E so che non è finita qui. Non con lei. Mai.
