Il collega superdotato della moglie
Sara aveva trent’anni, un corpo snello ma con tutte le curve al posto giusto: tette naturali di una buona misura, un culo sodo che attirava sguardi anche sotto i tailleur più castigati. Era ambiziosa, sempre pronta a fare un passo in più nella sua carriera di marketing, e con un carattere socievole che la rendeva la preferita di tutti in ufficio. Sposata da quattro anni con Luca, un uomo premuroso di trentaquattro anni, che però portava con sé un’insicurezza cronica, soprattutto sotto le lenzuola. Non che fosse scarso, ma con il suo pene medio e la paura di non essere abbastanza, spesso si ritirava in un silenzio imbarazzato dopo l’amore. Sara lo rassicurava, ma a volte si sentiva come se mancasse qualcosa, un brivido che non riusciva a trovare.
La trasferta di lavoro era arrivata al momento giusto. Un convegno di due giorni in un hotel di lusso a due ore da casa, con colleghi di diverse sedi. Sara era entusiasta, non solo per il networking, ma anche per staccare un po’ dalla routine. Con lei c’era Matteo, trentadue anni, sales manager con un fisico atletico che sembrava scolpito da ore di palestra. Era carismatico, di quelli che entrano in una stanza e tutti si girano, e insistente nel modo in cui parlava, guardava, sfiorava. Sara lo trovava interessante, ma niente di più. O almeno, questo si diceva mentre preparava la valigia sotto gli occhi di Luca, che ultimamente era diventato paranoico. Aveva notato qualche scambio di commenti un po’ troppo friendly su LinkedIn tra Sara e Matteo, e la cosa lo rodeva dentro. “Stai attenta, ok?” le aveva detto con un tono che voleva essere scherzoso ma trasudava ansia. Lei aveva riso, gli aveva dato un bacio e gli aveva promesso di chiamarlo ogni sera.
Il primo giorno del convegno era andato liscio. Sara e Matteo avevano lavorato fianco a fianco, presentando dati e stringendo mani. Durante la cena aziendale, però, l’atmosfera si era rilassata. Troppo vino, troppe risate. Matteo le aveva sfiorato la schiena mentre le passava un bicchiere, un tocco casuale ma abbastanza lungo da farle venire un piccolo brivido. “Sei stata grande oggi,” le aveva detto, con quella voce bassa che sembrava sempre voler dire di più. Lei aveva sorriso, un po’ a disagio, ma anche lusingata. Tornata in camera, aveva chiamato Luca. “Tutto bene, amore. Sono stanca, vado a dormire.” Ma mentre si spogliava, ripensava a quel tocco, e un pensiero le attraversò la mente: “E se?”. Lo scacciò subito, o almeno ci provò.
Nel frattempo, Luca non era tranquillo. Dopo aver visto un altro messaggio di Matteo su LinkedIn – un banale “ci vediamo domani per la presentazione” – aveva perso la testa. Senza dirle nulla, aveva prenotato una stanza nello stesso hotel, proprio accanto alla sua. Arrivato di notte, si era sistemato sul balcone, al buio, con la finestra socchiusa. Sentiva le voci dalla camera di Sara, ma non vedeva niente. Non ancora. La gelosia lo divorava, ma c’era anche qualcos’altro, un misto di curiosità morbosa che lo spingeva a restare lì, in silenzio.
La seconda sera, dopo un’altra giornata intensa, Sara e Matteo erano tornati in camera – la sua, per la precisione – con la scusa di rivedere alcune slide. Ma la tensione era palpabile. Seduti sul letto, con il laptop aperto, Matteo le aveva posato una mano sulla coscia, stavolta senza scuse. “Sai che sei una distrazione continua, vero?” aveva detto, con un ghigno. Sara aveva sentito il cuore accelerare. “Matteo, non dovremmo…” aveva iniziato, ma la sua voce era debole. Dentro di lei, il desiderio combatteva con il senso di colpa. Era sposata, amava Luca, ma quel calore che le saliva lungo la schiena era qualcosa che non provava da anni. “Solo un momento,” aveva sussurrato lui, avvicinandosi. Le loro labbra si erano sfiorate, poi unite in un bacio lento, profondo, che sapeva di vino e di sbagli.
Le mani di Matteo avevano iniziato a esplorare, scendendo lungo i fianchi di Sara, stringendo il suo culo sodo con una sicurezza che la faceva tremare. Lei si era tirata indietro un attimo, rossa in viso. “Aspetta, non sono sicura…” Ma lui le aveva preso il mento, guardandola negli occhi. “Se vuoi che mi fermo, dimmelo. Ma lo vuoi davvero?” Sara aveva esitato, il respiro corto. No, non voleva che si fermasse. Aveva annuito, quasi impercettibilmente, e lui aveva sorriso, tirandola di nuovo a sé. Si erano baciati ancora, con più fame, mentre le mani di lui le slacciavano la camicetta, rivelando il reggiseno di pizzo nero. I suoi capezzoli erano già turgidi, visibili sotto il tessuto, e Matteo li aveva stuzzicati con le dita, facendola sospirare. “Cazzo, sei bellissima,” aveva mormorato, e lei aveva sentito un’ondata di calore tra le gambe.
Nel frattempo, dal balcone, Luca vedeva tutto. La finestra di Sara era socchiusa, la tenda appena tirata, e la luce della stanza illuminava ogni dettaglio. Aveva il cuore in gola, ma non riusciva a distogliere lo sguardo. Vedeva Matteo spogliare sua moglie, vedeva il modo in cui lei gli si abbandonava, e invece di provare solo rabbia, sentiva anche qualcos’altro. Un’eccitazione perversa, che lo spingeva a toccarsi piano, sopra i pantaloni, mentre osservava.
Le cose erano degenerate velocemente. Matteo si era tolto i pantaloni, e Sara era rimasta a bocca aperta. Il suo cazzo era impressionante: lungo, dritto, almeno ventitré centimetri, spesso quanto un polso. “Porca troia,” aveva detto lei senza pensarci, con una risata nervosa. “Non ce la farò mai.” Matteo aveva ghignato. “Provaci, dai.” Si era seduta sul bordo del letto, lui in piedi davanti a lei, e Sara lo aveva preso in mano, sentendo il peso, la durezza. Poi aveva aperto la bocca, provando a succhiarlo. Non entrava tutto, nemmeno lontanamente. Lo leccava lungo l’asta, guardandolo con occhi spalancati, quasi ipnotizzati da quella dimensione assurda. “Cazzo, è troppo,” aveva detto con la voce roca, ma continuava, muovendo la testa avanti e indietro, mentre Matteo le teneva i capelli, guidandola con delicatezza ma con fermezza.
Dopo un po’, lui l’aveva tirata su, spingendola contro il muro. Le aveva abbassato i pantaloni aderenti, rivelando le mutandine già bagnate. Gliele aveva strappate via senza complimenti, e Sara aveva ansimato. “Piano, cazzo,” aveva detto, ma il tono era più eccitato che preoccupato. Matteo le aveva allargato le gambe, accarezzandola tra le cosce, trovandola fradicia. “Sei pronta, eh?” aveva detto, infilando due dita dentro di lei, facendola gemere. Poi si era messo in posizione, strofinando la punta del suo cazzo contro di lei, prima di spingere piano. Sara aveva sentito un bruciore iniziale, ma anche un piacere intenso. “Sei troppo grosso… ma continua a sfondarmi,” aveva detto, la voce spezzata, aggrappandosi alle sue spalle. Matteo aveva spinto più forte, entrando fino in fondo, e lei aveva urlato, un misto di dolore e godimento.
Luca, dal balcone, vedeva ogni movimento. Vedeva Matteo che sbatteva sua moglie contro il muro, il ritmo sempre più veloce, i loro corpi che si scontravano con un rumore umido, osceno. Sentiva i gemiti di Sara, acuti e disperati, e le parole sporche che uscivano dalla sua bocca. “Più forte, cazzo, non fermarti!” gridava lei, mentre Matteo la sollevava, tenendola per i fianchi, per poi portarla sul letto. Lì, l’aveva messa a quattro zampe, prendendola da dietro. Le teneva i capelli in una mano, tirando leggermente, mentre con l’altra le stringeva il culo, lasciando segni rossi sulla pelle. Sara gridava il suo nome, “Matteo, sì, cazzo, Matteo!” mentre il letto cigolava sotto i loro colpi. Aveva avuto almeno due orgasmi, uno dopo l’altro, tremando tutta, il corpo lucido di sudore. L’odore di sesso riempiva la stanza, arrivando fin sul balcone, dove Luca si masturbava furiosamente, incapace di smettere. Quando Matteo era venuto dentro di lei, con un grugnito profondo, un creampie caldo che le colava lungo le cosce, Sara aveva avuto un ultimo orgasmo, urlando ancora quel nome. Luca era venuto nello stesso momento, in silenzio, al buio, con il respiro spezzato.
Il giorno dopo, Sara era tornata a casa con un sorriso strano, un misto di stanchezza e appagamento. Luca l’aveva accolta con un bacio, ma mentre l’abbracciava aveva notato dei piccoli lividi sulle sue cosce, appena visibili sotto l’orlo della gonna. Non aveva detto nulla, ma il suo sguardo si era fermato lì un attimo di troppo. Nei giorni successivi, ogni volta che la vedeva nuda, quel pensiero gli tornava in mente, e con esso un’eccitazione che non riusciva a spiegare.
