Da oggi mi scopa Matteo, non tu
Luca, 34 anni, era il classico tipo che passava le serate a smanettare con videogiochi e a litigare su forum di tecnologia. Non era brutto, con i suoi capelli castani un po’ spettinati e gli occhiali rettangolari, ma aveva sempre quell’aria da secchione insicuro. Martina, sua moglie da cinque anni, era tutto l’opposto: 32 anni, capelli rossi che sembravano prendere fuoco sotto la luce, occhi verdi pungenti e un corpo che attirava sguardi ovunque andasse. Snella, con curve al posto giusto, e un modo di muoversi che gridava “guardami”. Era vivace, un po’ sfacciata, e adorava provocare. Luca lo sapeva e, anche se la gelosia lo rodeva, sotto sotto lo eccitava da morire.
Vivevano in un appartamento in periferia, non troppo grande ma accogliente, con una cucina open space che dava sul salotto. Quella sera avevano invitato un po’ di amici, single e coppie, per una bevuta informale. C’era la solita comitiva: qualche collega di Martina, un paio di amici storici di Luca e, inevitabilmente, Matteo. Ventinove anni, alto quasi un metro e novanta, capelli scuri corti, mascella squadrata e un sorriso da bastardo che sembrava dire “so che mi vuoi”. Lavorava come personal trainer, e si vedeva: spalle larghe, braccia muscolose, e una sicurezza che faceva incazzare Luca ogni volta che lo vedeva flirtare con Martina. Perché, sì, Matteo ci provava da mesi. Battutine, sguardi, toccatine “casuali”. E Martina, dannazione, ci stava al gioco. Rideva, rispondeva, si avvicinava. Luca stringeva i denti, ma non diceva nulla. Non perché non gli desse fastidio, ma perché quella situazione, in un angolo contorto della sua testa, lo accendeva.
Verso le undici, la maggior parte degli amici se n’era andata. Rimanevano solo un paio di persone, ma stavano per salutare. Matteo, però, non aveva fretta. “Dai, Luca, un altro giro di birra non fa male a nessuno,” aveva detto, appoggiandosi al bancone della cucina con quella faccia da schiaffi. Martina era lì vicino, con un vestitino nero aderente che le arrivava appena sopra il ginocchio, e rideva a una sua battuta scema. Luca, seduto sul divano con una birra in mano, li guardava e sentiva quel mix di rabbia e curiosità che gli stringeva lo stomaco.
“Non è che hai qualcosa di più forte?” chiese Matteo, voltandosi verso Martina con un sopracciglio alzato. Lei fece spallucce, maliziosa. “Forse sì, ma dipende se te lo meriti.” Luca strinse la bottiglia un po’ più forte. Che cazzo significava quella frase? Però non disse nulla. Non ancora. Gli altri due amici salutarono e uscirono, lasciandoli soli. La tensione nell’aria si poteva tagliare con un coltello.
Martina si avvicinò a Matteo, aprendo un mobiletto sopra il lavandino. “Tieni, whisky da quattro soldi, ma meglio di niente.” Lui le sfiorò la mano prendendo la bottiglia, e non fu un caso. Luca lo vide, e il cuore gli batté più forte. “Non vi sembra di esagerare un po’?” borbottò, cercando di sembrare scherzoso ma fallendo miseramente. Martina si girò, con un sorrisetto. “Oh, dai, Luca, rilassati. Stiamo solo bevendo.” Ma il modo in cui lo disse, con quella scintilla negli occhi, lo fece sentire ancora più piccolo.
Matteo bevve un sorso direttamente dalla bottiglia e si pulì la bocca con il dorso della mano. “Sai, Martina, non capisco perché stai con uno che non sa divertirsi.” Fu come una pugnalata per Luca, ma prima che potesse rispondere, Martina rise forte. “Magari ha solo bisogno di uno spettacolo per svegliarsi.” Luca deglutì. Spettacolo? Cosa intendeva? Però non riuscì a parlare, perché Matteo si era già avvicinato a lei, mettendole una mano sulla vita. E Martina non si spostò.
“Che stai facendo?” chiese Luca, la voce tremante, ma non si alzò dal divano. Matteo lo guardò con un ghigno. “Niente che non voglia anche lei, vero?” Martina annuì appena, mordendosi il labbro. Luca avrebbe dovuto arrabbiarsi, urlare, buttarlo fuori. Invece restò fermo, con il sangue che gli ribolliva nelle vene, ma non solo di rabbia. Una parte di lui voleva vedere. E lo odiava per questo.
Martina si voltò verso Matteo, e senza dire una parola gli posò le mani sul petto. Lui non perse tempo: le afferrò i fianchi e la tirò a sé, baciandola con una fame che sembrava volerla divorare. Luca li guardava, paralizzato. Le loro lingue si intrecciavano, le mani di Matteo scivolavano sul sedere di Martina, stringendolo attraverso il tessuto del vestito. Lei emise un piccolo gemito, e quel suono colpì Luca come un pugno. Eppure, non si mosse. “Luca,” disse Martina, staccandosi un attimo e guardandolo con occhi lucidi, “se non ti va, dimmelo. Ma lo sai che ti piace.” E dannazione, aveva ragione.
Matteo le sollevò il vestito, scoprendo le cosce pallide e le mutandine nere di pizzo. Le sue mani erano grandi, decise, mentre le accarezzava la pelle, scendendo lentamente verso l’interno coscia. Martina inclinò la testa all’indietro, sospirando, e lasciò che lui le sfilasse l’intimo con un movimento rapido. Luca vide tutto: il tessuto che scivolava lungo le gambe di sua moglie, il modo in cui lei si mordeva il labbro mentre Matteo le passava le dita tra le cosce, sfiorandola piano ma con intenzione. “Cazzo, sei già bagnata,” mormorò lui, e Martina rise piano. “E tu sei già duro, no?” rispose, sfiorandogli i jeans con una mano.
Luca stringeva i braccioli del divano così forte che gli facevano male le dita. Avrebbe dovuto fermarli. Ma non lo fece. Invece, tirò fuori il telefono con mani tremanti. “Filma,” gli ordinò Martina, guardandolo dritto negli occhi. E lui obbedì, come un idiota. Inquadrò sua moglie che si inginocchiava davanti a Matteo, slacciandogli i jeans e tirandoli giù insieme ai boxer. Il cazzo di Matteo saltò fuori, grosso e già duro, e Martina lo guardò con un’espressione che Luca non le aveva mai visto. “Cazzo, guarda che roba,” disse lei, voltandosi verso di lui con un sorriso cattivo. “Guarda Luca, questo sì che è un cazzo.”
Quelle parole lo umiliarono, ma lo fecero anche eccitare in un modo che non capiva. Continuò a filmare mentre Martina lo prendeva in mano, accarezzandolo lentamente dalla base alla punta, prima di avvicinarsi e leccarlo lungo tutta la lunghezza. Matteo grugnì, afferrandole i capelli rossi e spingendola un po’ più vicino. “Così, brava,” le disse, con un tono che fece ribollire Luca di gelosia. Lei lo succhiò piano all’inizio, poi con più ritmo, facendo rumori bagnati che riempivano la cucina. Luca zoomò, incapace di distogliere lo sguardo, mentre il respiro di Matteo si faceva più pesante.
Dopo qualche minuto, Matteo la tirò su con decisione. “Basta, ora ti scopo per bene.” La sollevò senza sforzo e la appoggiò sul tavolo della cucina, facendola sedere con le gambe spalancate. Le tolse il vestito in un gesto rapido, lasciandola solo con il reggiseno nero. I suoi seni erano pieni, i capezzoli duri sotto il tessuto, e Matteo non perse tempo: glielo sfilò e iniziò a succhiarli, uno dopo l’altro, mentre con una mano le allargava le cosce. Martina ansimava, stringendogli le spalle. “Dio, sì, continua,” mormorava, e Luca vedeva tutto: il modo in cui il corpo di sua moglie si inarcava, il sudore sulla pelle di Matteo, l’odore di sesso che già impregnava l’aria.
Matteo si posizionò tra le sue gambe, sfregando il cazzo contro di lei senza entrare subito. “Lo vuoi, vero?” le chiese, con quel tono strafottente che Luca odiava. Martina annuì, quasi disperata. “Sì, cazzo, mettimelo dentro.” E lui lo fece, spingendo piano all’inizio, lasciandola abituare. Luca vedeva ogni dettaglio: il modo in cui lei si stringeva al bordo del tavolo, le sue unghie che grattavano il legno, il cazzo di Matteo che entrava e usciva, lucido dei suoi umori. Martina urlava, senza vergogna. “Oh cazzo, sì, più forte!” gridava, e Matteo obbedì, sbattendola con colpi secchi e profondi. Il tavolo cigolava sotto il loro peso, i loro corpi sbattevano con un ritmo che sembrava quasi animalesco.
Luca filmava, il cuore che gli martellava nel petto, l’eccitazione mischiata a un senso di impotenza che lo soffocava. “Guardalo, Luca,” gli urlò Martina, con la voce spezzata dal piacere. “Guardalo mentre mi scopa come tu non hai mai fatto.” Quelle parole lo ferirono, ma lo tennero inchiodato lì, con il telefono in mano. Matteo rideva, un suono basso e arrogante, mentre continuava a spingere, una mano sul fianco di Martina e l’altra che le stringeva un seno.
Dopo minuti che sembrarono ore, Matteo grugnì più forte. “Sto per venire, dove lo vuoi?” chiese, rallentando appena. Martina lo guardò, con un sorriso malizioso. “In bocca, dai.” Lui uscì da lei con un movimento rapido, e Martina scese dal tavolo, inginocchiandosi davanti a lui. Aprì la bocca, tirando fuori la lingua, e Matteo si masturbò qualche secondo prima di venirle dentro con un gemito rauco. Luca vide tutto, lo sperma che le colava sulle labbra, il modo in cui lei lo ingoiava senza battere ciglio.
Poi, Martina si alzò, con la bocca ancora sporca, e si avvicinò a Luca. Prima che lui potesse dire qualcosa, lo baciò, profondamente, facendogli sentire il sapore di Matteo. Luca si tirò indietro, sconvolto, ma lei rise. “Da oggi Matteo può venire quando vuole,” gli disse, con un tono che non ammetteva repliche. “Tu guardi e pulisci.”
