Racconti Piccanti
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Cristina da il culo a due ragazzi napoletani

Cristina da il culo a due ragazzi napoletani

11 Marzo 2026·8 min di lettura

Cristina aveva vent’anni, un viso da brava ragazza con zigomi alti e occhi castani grandi, ma un corpo che non passava inosservato: curve morbide, fianchi larghi e un seno prosperoso che tendeva ogni maglietta aderente. Viveva in una piccola città del Nord, fidanzata da due anni con Luca, un ragazzo dolce ma un po’ noioso, che pensava più al lavoro che a divertirsi. Quella sera, però, Cristina aveva deciso di prendersi una pausa dalla routine. Era scesa a Napoli con un’amica per un weekend di svago, e si erano infilate in una discoteca sul lungomare, un posto pieno di luci stroboscopiche, musica house e odore di sudore misto a profumo scadente.

Il locale era un caos di corpi che si strusciavano, e Cristina, con un vestitino nero corto e tacchi che le facevano male dopo mezz’ora, si sentiva viva come non le capitava da mesi. Beveva un cocktail dolce e appiccicoso, mentre osservava la folla. Non ci aveva messo molto a notare due ragazzi che la fissavano da un angolo vicino al bancone. Erano napoletani, lo capivi subito dal modo in cui gesticolavano e ridevano forte. Uno era alto e magro, con una camicia bianca aperta sul petto abbronzato, capelli ricci e un sorriso da stronzo; l’altro più basso, muscoloso, con una canotta nera e tatuaggi che gli coprivano le braccia. Si chiamavano Gennaro e Salvatore, come avrebbero scoperto presto.

Dopo un po’ di sguardi insistenti, Gennaro si era avvicinato con una birra in mano. “Bella, sei del Nord, vero? Si vede da come balli tutta composta,” aveva detto con un ghigno, l’accento napoletano che gli rotolava sulla lingua. Cristina aveva riso, un po’ imbarazzata, un po’ lusingata. “E tu come balli, allora?” aveva ribattuto, cercando di tenere il ritmo. Non ci era voluto molto perché Salvatore li raggiungesse, e in pochi minuti erano tutti e tre a ridere e scherzare, con loro che le offrivano da bere e lei che si lasciava andare, dimenticando per un attimo Luca e la sua vita ordinata. Sentiva il calore dei loro corpi vicini mentre ballavano, le mani di Gennaro che ogni tanto le sfioravano i fianchi, quelle di Salvatore che le accarezzavano la schiena come per caso. Dentro di lei c’era un misto di eccitazione e senso di colpa. “Che cazzo sto facendo?” pensava, ma poi si diceva che non stava succedendo niente di male. Solo un po’ di divertimento.

Dopo un’ora, quando il locale era diventato soffocante, Gennaro aveva proposto: “Perché non vieni da noi? Stiamo qua vicino, abbiamo qualcosa da bere e un po’ d’erba, se ti va.” Cristina aveva esitato. Sapeva che dire di sì era un rischio, ma la voglia di trasgredire era più forte. “Ok, ma solo per un po’,” aveva risposto, ignorando la vocina nella testa che le diceva di tornare in hotel. Aveva mandato un messaggio all’amica, dicendole che stava bene, e aveva seguito i due ragazzi fuori, nel fresco della notte napoletana.

L’appartamento era un buco al terzo piano di un palazzo vecchio, con pareti scrostate e un divano sfondato in salotto. Odorava di fumo e di cibo fritto. Si erano seduti, Gennaro aveva tirato fuori una canna già pronta e l’aveva accesa, passandola a Salvatore. Cristina, seduta tra loro, si sentiva piccola e fuori posto, ma anche stranamente eccitata. “Tieni, fai un tiro,” le aveva detto Salvatore, porgendole la canna. Lei aveva accettato, tossendo un po’ al primo tiro, mentre loro ridevano. “Guarda sta nordica, nun regge manco ‘na boccata,” aveva detto Gennaro, dandole una pacca sulla coscia. Quel contatto le aveva mandato un brivido lungo la schiena. Non era solo la marijuana a farle girare la testa: erano i loro sguardi, il modo in cui la provocavano, la tensione che cresceva nell’aria.

Dopo qualche minuto, Salvatore le aveva messo una mano sul ginocchio, stringendo appena. “Ti diverti, bella?” aveva chiesto, la voce roca. Cristina aveva annuito, il cuore che batteva forte. Gennaro si era avvicinato dall’altro lato, sfiorandole il collo con le dita. “Sai, sei proprio ‘na figa, ma si vede che sei abituata a fare la brava,” aveva sussurrato, con un tono che era metà complimento, metà scherno. Lei voleva rispondere qualcosa di intelligente, ma si era limitata a un sorriso imbarazzato. Dentro di sé, combatteva tra il desiderio di lasciarsi andare e il pensiero di Luca. Ma poi Salvatore le aveva preso il mento, girandole il viso verso di lui, e l’aveva baciata, un bacio deciso, con la lingua che non chiedeva permesso. Gennaro, non da meno, le aveva messo una mano sotto il vestito, accarezzandole l’interno coscia. Cristina aveva chiuso gli occhi, lasciando che il calore dei loro tocchi la travolgesse.

I preliminari erano lenti, quasi studiati. Salvatore le baciava il collo, mordicchiandola appena, mentre le sue mani le sollevavano il vestito, scoprendo le mutandine di pizzo nero. Gennaro, invece, le aveva slacciato la zip sulla schiena, facendole scivolare le spalline lungo le spalle, fino a liberarle il seno. “Cazzo, guarda che tette,” aveva detto, con un tono di ammirazione genuina, prima di prenderne una in bocca, succhiando il capezzolo con una voracità che la fece gemere. Cristina si sentiva esposta, vulnerabile, ma anche incredibilmente eccitata. Si era appoggiata allo schienale del divano, lasciando che le loro mani e bocche esplorassero ogni centimetro di lei. Salvatore le aveva abbassato le mutandine, sfiorandole il sesso con le dita, mentre Gennaro continuava a giocare con i suoi seni, pizzicandole i capezzoli fino a farla contorcere.

Dopo un po’, Salvatore aveva tirato fuori un piccolo dildo da un cassetto vicino al divano, come se fosse la cosa più normale del mondo. “Hai mai provato qua dietro, bella?” aveva chiesto, con un sorriso malizioso, indicando il retro di lei. Cristina aveva scosso la testa, un po’ spaventata ma curiosa. “Rilassati, ci pensiamo noi,” aveva detto Gennaro, passandole di nuovo la canna. Lei aveva fatto un tiro, cercando di calmarsi, mentre Salvatore le spalancava le gambe, lubrificando il dildo con un gel che aveva preso dallo stesso cassetto. Le sue mani erano ruvide ma precise, e quando aveva iniziato a sfiorarle l’ano con la punta del giocattolo, Cristina aveva trattenuto il fiato. “Respira, nun te faccio male,” aveva detto lui, spingendo piano. Il dolore iniziale si era trasformato in una sensazione nuova, intensa, mentre Gennaro le accarezzava i capelli e le sussurrava: “Brava, così, vedi che ti piace?”

Quando il dildo era entrato completamente, Cristina si sentiva piena in un modo che non aveva mai provato. I due ragazzi la guardavano con una miscela di lussuria e scherno, fumando tranquilli mentre lei si abituava alla sensazione. “Mo’ sei pronta pe’ nuje,” aveva detto Salvatore, slacciandosi i jeans. Entrambi si erano spogliati, mostrando corpi tonici, sudati, con i membri già duri. Gennaro si era seduto sul divano, tirandola verso di sé. “Vieni qua, famme godere ‘nu poco,” aveva detto, guidandole la testa verso il suo cazzo. Cristina aveva esitato un attimo, poi aveva aperto la bocca, prendendolo dentro. Il sapore era forte, salato, e il calore del suo membro le riempiva la bocca mentre lui le teneva i capelli, spingendola piano. Salvatore, nel frattempo, la osservava, accarezzandosi da solo. “Guarda come succhia bene, sta troia nordica,” aveva detto ridendo, con un tono che la faceva sentire umiliata ma anche stranamente eccitata.

Dopo qualche minuto, avevano cambiato posizione. Salvatore l’aveva fatta mettere a quattro zampe sul divano, con il culo in aria, mentre Gennaro si era posizionato davanti a lei, continuando a farsi succhiare. Salvatore aveva tolto il dildo con un movimento lento, facendola gemere, poi aveva lubrificato il suo membro e aveva iniziato a spingere contro di lei. “Piano, eh,” aveva detto Cristina, con la voce tremante. “Tranquilla, te lo metto piano,” aveva risposto lui, entrando un centimetro alla volta. Il dolore era acuto, ma mescolato a un piacere oscuro che la faceva ansimare. Quando era entrato del tutto, aveva iniziato a muoversi, con spinte lente ma profonde, mentre le sue mani le stringevano i fianchi. “Cazzo, che culo stretto,” aveva grugnito, aumentando il ritmo. Gennaro, davanti, le teneva la testa ferma, spingendole il cazzo in gola. “Brava, prendilo tutto,” le diceva, mentre lei cercava di respirare tra un affondo e l’altro.

Il ritmo era diventato più veloce, i loro gemiti riempivano la stanza, insieme all’odore di sudore e sesso. Salvatore le dava sculacciate leggere, ridendo: “Ti piace, eh? Dimmi che ti piace.” Cristina, con la bocca piena, poteva solo mugolare, ma il suo corpo rispondeva, spingendosi indietro contro di lui. Dopo qualche minuto, si erano scambiati: Gennaro era passato dietro di lei, penetrandola con una spinta decisa, mentre Salvatore le aveva messo il cazzo in bocca, facendola assaggiare il sapore del lubrificante e della sua pelle. “Cazzo, sto per venire,” aveva detto Gennaro dopo un po’, con la voce roca, e con un ultimo affondo aveva raggiunto l’orgasmo, riempiendola con un calore appiccicoso. Salvatore non aveva resistito molto di più: con poche spinte in bocca, aveva sborrato, lasciandola con il sapore amaro sulle labbra, prima di tirarsi indietro e sedersi, ansimante.

Cristina era crollata sul divano, il corpo sudato e tremante, ma con una strana sensazione di soddisfazione. I due ragazzi si erano accesi un’altra canna, ridendo tra loro e dandole pacche sulle gambe come se avessero appena finito una partita di calcetto. “Sei stata forte, bella,” aveva detto Gennaro, passandole un bicchiere d’acqua. Lei aveva sorriso, stanca, ma senza rimpianti. Non aveva voglia di pensare a cosa sarebbe successo dopo, a Luca o al resto. Per ora, si godeva solo il momento.

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