Racconti Piccanti
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L’incidente in montagna

L’incidente in montagna

26 Marzo 2026·9 min di lettura

Sono Chiara, ho ventotto anni e da sempre trovo pace solo quando cammino da sola in montagna. Il silenzio dei sentieri, il respiro affannoso mentre salgo, il bruciore nei muscoli: tutto questo è la mia fuga. Quel giorno, però, la mia solitudine si è trasformata in un incubo. Ero su un sentiero ripido sopra il Gran Sasso, un tracciato che conoscevo bene, ma la pioggia dei giorni precedenti aveva reso il terreno scivoloso. Un passo sbagliato, e sono scivolata lungo una scarpata, fermandomi a pochi metri da un dirupo. Il cuore mi batteva all’impazzata, una gamba incastrata tra due rocce, il ginocchio che pulsava per una storta. Non potevo muovermi. Ho urlato, ma chi poteva sentirmi lì, in mezzo al nulla?

Dopo un’ora che sembrava infinita, ho sentito voci. Due figure si avvicinavano lungo il sentiero: due guide alpine, Marco e Luca, che stavano tornando da un’escursione di controllo. Mi hanno vista subito, accovacciata e tremante. Marco, il più alto, con una barba corta e mani grandi come pale, mi ha guardata negli occhi mentre si inginocchiava accanto a me. “Tranquilla, ci siamo noi. Ti tiriamo fuori.” La sua voce era calma, ma ferma. Luca, più giovane, con un fisico asciutto e capelli mossi, ha tirato fuori una corda dalla borsa. “Non muoverti, ok? Facciamo piano.”

Mi hanno liberata in pochi minuti, lavorando con una precisione che mi ha stupita. Marco mi ha presa in braccio per portarmi su, il suo petto solido contro la mia schiena, il suo respiro caldo vicino al mio orecchio. “Tieni duro, siamo quasi al rifugio,” ha detto, e io ho annuito, stringendomi al suo collo. Sentivo il calore del suo corpo attraverso la giacca, e un pensiero strano mi ha sfiorato, ma l’ho scacciato. Ero solo scossa, tutto qui.

Al rifugio, un capanno di legno con un camino acceso, mi hanno fatta sedere su una panca. La luce del fuoco proiettava ombre sulle pareti, e l’odore di legna bruciata riempiva l’aria. Luca ha aperto una borsa del pronto soccorso. “Togliamo gli scarponi, vediamo se hai qualcosa di rotto,” ha detto, inginocchiandosi davanti a me. Le sue mani erano gentili ma decise mentre mi slacciava le scarpe, sfiorando le caviglie. Marco, in piedi accanto a me, mi ha messo una coperta sulle spalle. “Sei gelata. Devi scaldarti, non possiamo rischiare un’ipotermia.”

Ho annuito, i denti che battevano ancora per il freddo e l’adrenalina. Luca ha alzato lo sguardo, i suoi occhi scuri che incontravano i miei. “Ti fa male qui?” ha chiesto, premendo leggermente sul ginocchio. Ho fatto una smorfia. “Un po’.” Marco si è chinato dall’altra parte. “Dobbiamo toglierti i pantaloni per vedere meglio. Hai preso una bella botta, potrebbe esserci un ematoma.” La sua voce non aveva niente di ambiguo, ma il modo in cui mi guardava, con una certa intensità, mi ha fatto accelerare il battito.

“Va bene,” ho mormorato, sentendomi improvvisamente vulnerabile. Luca ha slacciato la cintura dei miei pantaloni da trekking con movimenti lenti, quasi troppo attenti. Marco mi ha aiutata a sollevarmi appena per sfilarli, le sue mani che scivolavano lungo i fianchi. Ero in mutande davanti a loro, due sconosciuti, e invece di imbarazzo ho sentito un calore strano, un formicolio che partiva dal basso ventre. Forse era la stanchezza, o il sollievo di essere al sicuro, ma non riuscivo a distogliere lo sguardo da loro.

“La gamba sembra a posto, solo un po’ gonfia,” ha detto Luca, sfiorando la pelle sopra il ginocchio. La sua mano era calda, ruvida per il lavoro in montagna. Marco ha passato una mano sulla mia coscia, controllando. “Niente di grave, ma sei ancora fredda. Devi scaldarti subito.” Si è tolto la giacca, restando con una maglietta aderente che metteva in mostra i muscoli delle braccia e del petto. Luca ha fatto lo stesso, e io li ho guardati, incapace di trattenermi. Erano due uomini abituati a comandare, a prendere decisioni, e io mi sentivo piccola, esposta.

“Vieni qui,” ha detto Marco, sedendosi sul letto di legno coperto da una coperta di lana. Mi ha tirata verso di lui, facendomi sedere sulle sue gambe. “Il calore del corpo è il modo più veloce per riprenderti.” Luca si è messo dall’altra parte, premendo il suo petto contro la mia schiena. Sentivo i loro corpi duri, caldi, che mi avvolgevano. Il fuoco crepitava nel camino, e il loro respiro era l’unico suono oltre al battito del mio cuore.

“Così va meglio, no?” ha chiesto Luca, la sua bocca vicino al mio orecchio. La sua voce era bassa, roca, e mi ha fatto rabbrividire. Ho annuito, incapace di parlare. Marco mi ha stretto di più, le sue mani sui miei fianchi. “Rilassati, Chiara. Lasciaci fare.” Non so come, ma quelle parole hanno acceso qualcosa dentro di me. Non era solo calore fisico quello che cercavo in quel momento.

Luca ha fatto scivolare una mano sotto la mia maglietta, sfiorandomi la pancia. “Sei ancora fredda qui,” ha detto, ma il tono non era più solo preoccupato. Marco mi ha guardata negli occhi, un sorriso appena accennato. “Ti scalderemo noi, se vuoi.” Non ho detto niente, ma il mio silenzio era un sì. Lo sapevano, e lo sapevo anch’io.

In un attimo, Luca mi ha sollevato la maglietta, lasciandomi in reggiseno. Marco mi ha slacciato il gancetto con una mano, facendolo cadere. I miei seni erano esposti, i capezzoli già duri per il freddo e per qualcos’altro. “Cazzo, sei bellissima,” ha mormorato Luca, la sua mano che scivolava su un seno, stringendolo piano. Marco ha abbassato la testa, prendendo l’altro capezzolo in bocca. La sua lingua era calda, ruvida, e ho lasciato sfuggire un gemito.

“Ti piace?” ha chiesto Marco, alzando lo sguardo su di me mentre continuava a succhiare. Ho annuito, le guance che bruciavano. Luca mi ha girato il viso verso di lui, baciandomi con forza. La sua lingua ha invaso la mia bocca, e ho sentito il sapore di sale sulla sua pelle, l’odore di sudore e aria di montagna. Le sue mani mi stringevano i fianchi, premendomi contro Marco, che nel frattempo si era tolto la maglietta. Il suo petto era coperto da un velo di peli scuri, e io ci ho passato le mani sopra, sentendo i muscoli tesi sotto le dita.

“Spogliati del tutto,” ha detto Marco, la voce che non ammetteva repliche. Mi hanno aiutata a togliere le mutande, lasciandomi nuda tra loro due. Luca si è inginocchiato davanti a me, aprendomi le gambe. “Fammi vedere quanto sei bagnata,” ha detto, e io ho sentito il rossore invadermi. Ha passato un dito tra le pieghe, lentamente, e ha sorriso. “Cazzo, sei fradicia. Ti piace essere guardata, eh?”

Non ho risposto, ma il mio respiro affannoso parlava per me. Marco mi ha tirata indietro, facendomi sdraiare sul letto. La coperta sotto di me era ruvida, ma non ci facevo caso. Lui si è tolto i pantaloni, restando in boxer. Il rigonfiamento era evidente, e io non ho potuto fare a meno di fissarlo. “Vuoi vedere?” ha chiesto, con un ghigno. Ho annuito, e lui li ha abbassati, liberando un cazzo lungo e spesso, già duro. La punta brillava per una goccia di liquido, e io ho sentito la bocca seccarsi.

Luca, nel frattempo, si era spogliato dietro di me. Sentivo la sua erezione premere contro la mia schiena mentre mi baciava il collo. “Ti voglio dentro,” ho detto, senza pensarci. Le parole mi erano sfuggite, ma non me ne pentivo. Luca ha riso piano. “Non ancora. Prima voglio farti urlare con la lingua.” Si è chinato tra le mie gambe, spalancandole di più. La sua bocca si è posata su di me, calda e umida, e ho sentito la sua lingua scivolare dentro, poi risalire a stuzzicare il clitoride. Ho inarcato la schiena, un gemito che mi sfuggiva senza controllo.

Marco si è messo sopra di me, a cavalcioni sul mio petto, il suo cazzo a pochi centimetri dalla mia bocca. “Prendilo,” ha detto, spingendolo verso di me. Ho aperto le labbra, accogliendolo. Era pesante sulla lingua, il sapore leggermente salato, la pelle liscia che scivolava mentre lo succhiavo. Lui ha grugnito, una mano nei miei capelli. “Cazzo, sì, così. Sei brava.”

Luca continuava a lavorare tra le mie gambe, le sue dita che si aggiungevano alla lingua, penetrandomi piano ma con decisione. Sentivo il piacere montare, un calore che si espandeva dal basso ventre. “Non fermarti,” ho ansimato, tra un colpo di lingua di Marco e l’altro. Luca ha alzato la testa per un attimo, le labbra lucide. “Non ci penso proprio. Voglio sentirti venire.”

E ci sono arrivata, poco dopo, con un urlo che non ho potuto trattenere. Il piacere mi ha travolta, facendomi tremare sotto di loro. Marco si è tirato indietro, dandomi un momento per riprendere fiato, ma Luca non mi ha lasciata riposare. “Girati,” ha detto, aiutandomi a mettermi a quattro zampe. Il legno del letto scricchiolava sotto di noi, il fuoco che illuminava i nostri corpi sudati.

Luca si è posizionato dietro di me, le sue mani sui miei fianchi. Ho sentito la punta del suo cazzo sfiorarmi, dura e calda, prima che spingesse dentro con un movimento lento ma deciso. Era grosso, mi riempiva completamente, e ho trattenuto il fiato mentre si muoveva. “Cazzo, sei stretta,” ha detto, la voce tesa. “Ti piace sentirlo tutto, vero?”

“Sì,” ho risposto, la voce spezzata. Marco si è messo davanti a me, inginocchiandosi. “Guardami mentre ti scopa,” ha detto, prendendomi il mento. I suoi occhi erano scuri, pieni di desiderio, mentre Luca iniziava a muoversi più veloce, ogni spinta che mi faceva sobbalzare. Il suono dei nostri corpi che si scontravano riempiva la stanza, mescolato al crepitio del fuoco e ai nostri respiri pesanti.

“Voglio il tuo culo,” ha detto Luca dopo un po’, rallentando. Ho esitato un attimo, ma Marco mi ha accarezzato il viso. “Rilassati, ci pensa lui. Ti farà godere.” Ho annuito, e Luca si è tirato fuori per un momento, usando le dita per prepararmi. Era attento, ma deciso, e quando ha spinto dentro, piano, ho sentito un mix di dolore e piacere che mi ha fatto gemere forte.

“Brava, così,” ha detto Marco, tornando a spingermi il suo cazzo in bocca. Ero piena, da entrambi i lati, i loro movimenti che si alternavano in un ritmo che mi faceva perdere la testa. Sentivo l’odore del loro sudore, il sapore di Marco sulla lingua, il bruciore e il piacere di Luca dentro di me. Ogni senso era amplificato, ogni tocco mi faceva tremare.

“Sto per venire,” ha detto Luca, la voce roca, le spinte più veloci. Marco ha annuito, guardandolo oltre la mia testa. “Insieme, dai.” Ho sentito Luca irrigidirsi dietro di me, un grugnito profondo mentre si liberava dentro. Marco ha spinto un’ultima volta nella mia bocca, caldo e abbondante, e io ho ingoiato, il cuore che batteva all’impazzata.

Siamo crollati sul letto, un groviglio di corpi sudati e ansimanti. Il fuoco continuava a crepitare, l’unica luce nella stanza. Luca mi ha accarezzato la schiena, un gesto quasi tenero. “Stai bene?” ha chiesto. Ho annuito, ancora senza fiato. Marco ha riso piano, passandosi una mano tra i capelli. “Riscaldati con noi, eh? Non era solo per il freddo.”

Ho sorriso, per la prima volta da ore. Ero esausta, ma viva. E in quel momento, tra loro due, non avrei voluto essere da nessun’altra parte.

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