Racconti Piccanti
Racconti Piccanti

Una sega in cambio di un video sporco

Una sega in cambio di un video sporco

11 Marzo 2026·6 min di lettura

La piscina comunale era un caos di voci, schizzi d’acqua e odori di cloro che pizzicavano il naso. Era una di quelle giornate d’estate afose, dove l’asfalto sembra sciogliersi sotto i piedi e l’unica salvezza è buttarsi in acqua o starsene sdraiati su un lettino con una birra gelata in mano. Gianni, 27 anni, non era esattamente il tipo da birra in piscina. Se ne stava seduto su una sdraio di plastica, con un paio di bermuda sbiaditi e una maglietta aderente che metteva in mostra un fisico magro, quasi gracile, frutto di troppe ore davanti al pc e poche in palestra. I capelli castani gli cadevano sulla fronte, un po’ unti, e gli occhi, di un marrone scuro, erano sempre un po’ persi, come se stesse pensando a chissà cosa. In realtà, pensava spesso alla sua fidanzata, Sara, e a come non riuscisse mai a trovare il coraggio di spingersi oltre un bacio con lei. E sì, pensava anche a tutte le ore passate a guardare porno, con la mano nei pantaloni, immaginando situazioni che nella vita reale non avrebbe mai avuto il fegato di vivere.

Dall’altra parte della piscina, Marco faceva il suo ingresso trionfale. Diciannove anni, il classico bulletto di quartiere che passa più tempo a fare casino che a combinare qualcosa di utile. Era il migliore amico del fratello di Gianni, e questo lo rendeva una presenza inevitabile nella sua vita. Marco era tutto muscoli e tatuaggi da due soldi, con un sorrisetto strafottente stampato in faccia e un costume da bagno aderente che non lasciava molto all’immaginazione. I capelli rasati sui lati e un ciuffo biondo platino lo facevano sembrare appena uscito da un video di trap. Si avvicinò a Gianni con passo deciso, buttandosi sulla sdraio accanto con un’aria da padrone del mondo.

“Ehi, secchione, che ci fai qui tutto solo? Non stai studiando per quel cazzo di esame che non passi mai?” lo punzecchiò Marco, tirando fuori una sigaretta elettronica dalla tasca del costume.

Gianni alzò gli occhi al cielo, ma non rispose subito. Non aveva mai saputo come gestire Marco. Quel ragazzo lo metteva in soggezione, con la sua sicurezza e quel modo di parlare che sembrava sempre una provocazione. “Sto solo cercando di rilassarmi un po’,” borbottò infine, tirandosi su gli occhiali da sole per nascondergli lo sguardo.

Marco sogghignò, dando una lunga boccata di vapore al gusto di menta. “Rilassarti, eh? Scommetto che passi più tempo a farti seghe che a rilassarti. Ma sai, ho una cosa che potrebbe… diciamo, aiutarti a rilassarti meglio.”

Gianni lo guardò con sospetto, il cuore che gli batteva un po’ più forte. Marco aveva sempre qualche idea assurda, qualche scherzo di cattivo gusto. “Di che parli?”

Marco si sporse verso di lui, abbassando la voce con un tono complice. “Ho un video. Un video della tua Sara. E fidati, non è roba che trovi su YouTube.”

Gianni sentì il sangue gelarsi nelle vene, ma allo stesso tempo un’ondata di calore gli salì al viso. “Che cazzo dici? Non ti credo. Sara non farebbe mai…”

“Non farebbe mai cosa?” lo interruppe Marco, con un ghigno. “Guarda che non sto bluffando. Ce l’ho sul telefono. Ma se vuoi vederlo, devi fare una cosa per me.”

Gianni deglutì, il cervello che gli andava a mille. Non poteva essere vero. Sara, la sua Sara, timida e riservata quanto lui, non avrebbe mai fatto niente di compromettente, tantomeno con uno come Marco. Eppure, una parte di lui, quella che passava troppe ore davanti allo schermo del pc, era curiosa. Maledettamente curiosa. “Che cosa vuoi?” chiese, la voce che gli tremava appena.

Marco si appoggiò allo schienale della sdraio, incrociando le braccia sul petto. “Una sega. Me la fai, e io ti faccio vedere il video. Affare fatto?”

Gianni rimase a bocca aperta, incapace di elaborare quello che aveva appena sentito. Il cuore gli martellava nel petto, e sentì un imbarazzante calore crescere nei pantaloni. Era in costume, Cristo santo, non poteva nascondere un’erezione. “Sei pazzo,” mormorò, distogliendo lo sguardo. “Non sono mica frocio.”

“E chi ha detto che lo sei?” ribatté Marco, con un tono tra il divertito e il sadico. “È solo uno scambio. Tu vuoi vedere il video, io voglio una sega. Non c’è niente di personale. Guarda che non te lo sto nemmeno chiedendo con gentilezza, eh. Se non vuoi, pazienza. Me lo tengo per me, il video.”

Gianni si passò una mano sul viso, il sudore che gli colava lungo la nuca. Non poteva credere che stesse anche solo considerando l’idea. Ma quella curiosità lo stava divorando. E, dannazione, il modo in cui Marco lo guardava, con quell’aria di superiorità, lo stava eccitando in un modo che non avrebbe mai voluto ammettere. “E se lo vedo e non è vero?” provò a dire, come ultima difesa.

Marco scrollò le spalle. “Allora mi avrai fatto una sega gratis. Ma fidati, ne vale la pena.”

Dopo un silenzio che sembrò durare un’eternità, Gianni annuì, quasi impercettibilmente. Marco si alzò, dandogli una pacca sulla spalla. “Bravo, secchione. Andiamo nei bagni, che qua è troppo affollato.”

I bagni della piscina erano un posto squallido, con il pavimento bagnato e un odore di disinfettante che si mischiava a quello di sudore. Marco si appoggiò al lavandino, incrociando le braccia, mentre Gianni chiudeva la porta dietro di sé con mani tremanti. “Allora, che aspetti?” disse Marco, con un sorrisetto. Si abbassò il costume quel tanto che bastava per tirarlo fuori. Era già mezzo duro, e Gianni non poté fare a meno di fissarlo per un attimo, con un misto di imbarazzo e curiosità.

“Dai, non fare il timido,” lo spronò Marco, con un tono che era quasi un ordine. Gianni si avvicinò, il viso in fiamme, e con una mano incerta lo afferrò. Era strano, caldo, diverso da come si era immaginato. Cominciò a muovere la mano, lentamente, senza guardarlo negli occhi.

“Ecco, così, bravo,” disse Marco, con una voce bassa e soddisfatta. Dopo un paio di minuti, tirò fuori il telefono dalla tasca e glielo porse. “Tieni, guarda pure.”

Gianni prese il telefono con la mano libera, il cuore che gli batteva all’impazzata. Sullo schermo c’era Sara, in una stanza che non riconosceva, con Marco seduto su un letto. Le sue mani erano su di lui, nello stesso modo in cui lo erano le sue adesso. La voce di Marco nel video diceva qualcosa di sarcastico, e Sara aveva un’espressione imbarazzata ma compiacente. Gianni sentì una fitta di rabbia, ma anche qualcos’altro, qualcosa di più oscuro e inconfessabile. Continuò a muovere la mano, quasi meccanicamente, mentre guardava il video.

“Vedi? Ti avevo detto che non bluffavo,” disse Marco, con un ghigno. “Anche lei ha ceduto, proprio come te. Siete fatti l’uno per l’altra.”

Gianni non rispose, il respiro corto, la mente annebbiata da emozioni contrastanti. Stava segando Marco, e allo stesso tempo si sentiva umiliato, eccitato, furioso. Non riusciva a fermarsi. Poi, senza preavviso, Marco gemette forte, un suono gutturale, e gli venne in faccia. Gianni si ritrasse di scatto, ma era troppo tardi. Il liquido caldo gli colava lungo la guancia, e lui rimase lì, paralizzato, mentre Marco si tirava su il costume con un sorriso soddisfatto.

“Grazie, secchione. Sei stato bravo,” disse, dandogli una pacca sulla spalla prima di uscire dal bagno senza guardarsi indietro.

Gianni rimase solo, con il viso ancora sporco e il cuore che gli batteva all’impazzata. Si appoggiò al muro, chiudendo gli occhi. La rabbia c’era, ma anche qualcos’altro. Ripensò a quello che era appena successo, alla sensazione della mano su Marco, al video di Sara, e senza nemmeno pensarci troppo si abbassò il costume. Cominciò a toccarsi, velocemente, con movimenti frenetici, il respiro spezzato. Non ci mise molto. Pochi minuti dopo, venne anche lui, un gemito soffocato che si perse nell’eco del bagno vuoto. Rimase lì, con il fiato corto, senza dire una parola, mentre il cloro della piscina sembrava ancora pizzicargli il naso.

Lascia un commento