Troia o Re? (parte 3)
Il mattino del sesto giorno si aprì con un’atmosfera densa di tensione nell’appartamento. Luca non aveva chiuso occhio, il corpo ancora segnato dalle umiliazioni del giorno precedente. La lingerie di pizzo nero era stata sostituita da un paio di slip aderenti forniti dalla produzione, ma il plug anale, che gli era stato ordinato di tenere tutta la notte, gli ricordava costantemente la sua posizione. Ogni movimento era un misto di disagio e di una sensazione che non voleva nemmeno nominare. Si alzò dal letto con le gambe molli, evitando gli specchi che riflettevano la sua immagine sotto le luci al neon. Sapeva che le telecamere avevano ripreso ogni istante del suo tormento notturno, e la chat live, proiettata sullo schermo gigante del salone, non smetteva di commentare: “La troietta sta imparando il suo posto!” “Fateglielo tenere finché non implora!”
Nel salone, gli altri lo aspettavano già. Marco, seduto come un re su una poltrona, si passava una mano sul mento con un sorriso arrogante. Davide, appoggiato al muro con una birra in mano, lo fissò con occhi predatori, mentre Nico, come al solito, buttò lì una battuta velenosa non appena lo vide entrare: “Buongiorno, principessa. Dormito bene con quel giocattolo nel culo?” Andrea, in un angolo, distolse lo sguardo, ma le sue guance arrossate tradivano un interesse che ormai non riusciva più a nascondere. Luca non rispose, abbassando la testa mentre si sedeva il più lontano possibile dagli altri. Ma non c’era scampo: le telecamere zoommarono sul suo viso, catturando ogni traccia di vergogna.
La voce metallica degli altoparlanti interruppe il silenzio. “Buongiorno, concorrenti. Oggi è il penultimo giorno di ‘Troia o Re’. La sfida di oggi è un test di controllo. Ogni concorrente riceverà un dispositivo speciale. Chi dimostra meno autocontrollo subirà una punizione estrema decisa dal gruppo. Preparatevi: i dispositivi stanno per arrivare.” Un ronzio meccanico si fece sentire, e un drone scese dal soffitto, depositando una scatola al centro della stanza. Marco la aprì con un ghigno, tirando fuori cinque gabbie di castità in acciaio lucido, piccole e minacciose. “Oh, cazzo,” rise Davide, rigirandone una tra le mani. “Questo è per tenere a bada le troiette come te, Luca.”
Luca sentì il sangue gelarsi. “N-no, non potete… non è giusto…” balbettò, ma Marco lo interruppe con un gesto secco. “Zitto. Regole del gioco. Se non vuoi, abbandona. Ma sai che non lo farai, vero? Ti piace troppo stare sotto.” Le parole lo colpirono come uno schiaffo, e Luca abbassò lo sguardo, incapace di replicare. Sapeva che Marco aveva ragione: non avrebbe mollato, non ora, non con i soldi in gioco… e non con quella parte di lui, sempre più forte, che sembrava nutrirsi di ogni umiliazione.
La sfida fu un’agonia. Le gabbie vennero indossate sotto lo sguardo divertito degli altri e delle telecamere che non perdevano un dettaglio. Il metallo freddo contro la pelle era una tortura, e la pressione costante lo faceva sudare. La prova consisteva nel guardare un video porno gay sullo schermo gigante, con l’ordine di non mostrare segni di eccitazione. Per gli altri, sembrava un gioco da ragazzi: Marco fissava lo schermo con un’espressione di scherno, Davide rideva rumorosamente, e persino Andrea riusciva a mantenere un certo controllo. Ma per Luca, già provato dai giorni precedenti, era impossibile. Il suo corpo traditore reagiva nonostante la gabbia, e il dolore misto a un’eccitazione repressa gli faceva stringere i denti. Quando la sfida finì, la voce metallica annunciò il verdetto: “Luca, hai fallito il test di controllo. La punizione sarà decisa dal gruppo. Concorrenti, avete dieci minuti per deliberare.”
Non ci fu nemmeno bisogno di discuterne. Davide propose subito, con un ghigno sadico: “Facciamolo diventare la nostra troia per tutto il giorno. Niente limiti. Può fare tutto quello che vogliamo.” Marco annuì, incrociando le braccia. “Perfetto. E visto che è così eccitato, gli diamo qualcosa di vero da provare. Basta giochini.” Nico, ridendo, aggiunse: “Togliamogli quella gabbia, ma solo se implora. Voglio sentirlo chiedere di essere scopato.” Andrea, come sempre, non si oppose, limitandosi a un cenno del capo mentre arrossiva violentemente.
Luca, seduto con le mani che tremavano, sentì il mondo crollargli addosso. Ma non aveva scelta. Quando Marco gli si avvicinò, togliendogli la gabbia con un gesto lento e deliberato, il sollievo fisico fu subito sostituito da un’umiliazione ancora più profonda. “Allora, troietta,” ringhiò Marco, afferrandolo per i capelli. “Lo vuoi, vero? Dillo. Dillo alle telecamere.” Luca, con il viso in fiamme, cercò di resistere, ma le parole gli uscirono a fatica, spezzate: “S-sì… lo voglio… fatemi quello che volete…” La chat esplose di commenti osceni, e Davide rise così forte che quasi si strozzò con la birra. “Cazzo, abbiamo creato un mostro!”
Quello che seguì fu una discesa totale. Marco lo spinse sul divano, mentre Davide e Nico si avvicinavano, slacciandosi i pantaloni con ghigni feroci. Le telecamere catturavano ogni istante: i cazzi duri che gli venivano sbattuti in faccia, le mani che lo afferravano senza pietà, gli insulti che piovevano come grandine. “Apri quella bocca, puttana,” ringhiava Davide, mentre Luca, con le lacrime agli occhi per la vergogna, obbediva. Il sapore, l’odore di sudore e sesso, tutto lo sopraffaceva, ma il suo corpo reagiva in un modo che non poteva negare. Gemeva involontariamente, e quando Marco lo girò per penetrarlo, spingendo con forza, il dolore iniziale si trasformò in qualcosa di diverso, qualcosa che lo faceva tremare e spingere indietro il culo senza rendersene conto.
“Guarda come gli piace,” commentò Nico, dandogli uno schiaffo sul culo che risuonò nella stanza. “Sei nato per questo, troietta.” Andrea, che fino a quel momento era rimasto in disparte, si avvicinò, incapace di resistere oltre, e Luca si ritrovò a servire anche lui, le mani e la bocca piene, il corpo usato senza sosta. La chat live era un delirio di commenti: “Scopatelo più forte!” “Fateglielo bere tutto!” E Luca, perso in un misto di vergogna e piacere, si abbandonò completamente.
Quella notte, nel confessionale, Luca non aveva più nulla da nascondere. “Cazzo… mi piace essere usato così,” mormorò, la voce roca, il viso ancora segnato da tracce di sperma e sudore. “Sono proprio una troia. E non mi dispiace più. Che mi vedano tutti, non me ne frega niente.” Uscì dalla stanzetta con una strana calma, come se si fosse finalmente arreso a ciò che era diventato.
Il settimo giorno, l’ultimo, fu l’apice di tutto. La voce metallica annunciò che la notte finale sarebbe stata una “celebrazione libera”, senza regole né limiti, con il pubblico online che avrebbe votato in diretta la “Troia dell’Anno”. Luca sapeva che quel titolo sarebbe stato suo, e non provò nemmeno a resistere. Gli altri lo prepararono come un trofeo: un collare di pelle con un guinzaglio, schiaffi sul culo per farlo arrossare, sputi in faccia per segnare il territorio. L’orgia che seguì fu un’esplosione di sesso brutale: pompini multipli, doppia penetrazione che lo fece urlare di un misto di dolore e piacere, sperma che gli colava sul corpo mentre le telecamere zoommavano senza pietà. “Scopatemi più forte, trattatemi da troia,” implorava, e ogni parola sembrava liberarlo di più. Venne più volte, solo per l’umiliazione, sotto gli occhi di tutti.
Quando tutto finì, Marco, ansimante, rise con un tono quasi ammirato. “Cazzo, abbiamo creato un mostro. Eri un timidino e guarda cosa sei diventato.” Davide, asciugandosi il sudore dalla fronte, aggiunse: “Eri nato per questo, amico. La troia perfetta.” Nico, con il suo solito sarcasmo, buttò lì: “Ti meriti il bonus, puttanella. Nessuno si è abbassato come te.” Andrea, ancora rosso in viso, mormorò un semplice “Complimenti,” incapace di guardare Luca negli occhi.
La voce metallica confermò il risultato a notte fonda: “Con il 92% dei voti del pubblico e l’unanimità dei concorrenti, Luca è eletto ‘Troia dell’Anno’. Il bonus di 80.000 euro è suo.” Luca, seduto sul pavimento con il corpo dolorante ma stranamente leggero, abbozzò un sorriso amaro. Nel confessionale finale, sotto le luci fredde, parlò con una calma che non si sarebbe mai aspettato: “Ho vinto perché sono la puttana più autentica di tutti. E sapete una cosa? Non me ne pento. Mi sono liberato, a modo mio. Che il mondo mi giudichi, non me ne frega più.” Chiuse gli occhi, sapendo che quelle parole sarebbero state l’ultima cosa che il pubblico avrebbe visto di lui.
Mentre le luci al neon si spegnevano e l’appartamento si svuotava, un pensiero rimase sospeso nell’aria: Luca era davvero cambiato, o aveva solo trovato ciò che era sempre stato? Nessuno, nemmeno lui, avrebbe mai avuto una risposta definitiva.
