Il piacere dell’umiliazione (parte 3)
Sono passati quattro giorni dalla seconda sessione.
Vivevo in uno stato strano: alternavo momenti di vergogna profonda a momenti in cui mi segavo furiosamente ripensando al viso coperto di sborra, al sapore dei tre cazzi, al modo in cui Riccardo mi aveva fatto succhiare anche dopo le riprese, solo per “dimostrare interesse”. I mille euro erano già serviti a pagare due rate arretrate, ma non era solo quello. Sentivo che stavo scivolando dentro qualcosa di più grande di me.
Il telefono ha squillato giovedì sera. Era Riccardo.
«Ciao Mattia. Sei libero il prossimo weekend? Da venerdì sera a domenica sera?»
«Sì… sono libero.»
«Bene. Ho il progetto di cui ti parlavo. È una full immersion di 48 ore. Ti spiego i dettagli di persona domani pomeriggio, se ti va di passare da me. Niente riprese, solo per parlare.»
Ho accettato. Il giorno dopo sono andato al suo appartamento, un loft moderno in centro. Mi ha fatto accomodare sul divano, mi ha offerto una birra e ha iniziato a spiegare con quel suo tono calmo e professionale.
«Affitterò una villa grande fuori città per il weekend. Ci saremo io, i due tecnici che già conosci – Luca e Marco – e altri two ragazzi giovani che ho selezionato apposta. In tutto cinque uomini. Tu sarai la gola profonda del gruppo per tutto il weekend. Una specie di training full immersion: deepthroat continuo, umiliazione, resistenza. Le 48 ore serviranno a farti migliorare velocemente e a produrre tanto materiale di qualità.»
Ho deglutito. «E… cosa dovrei fare esattamente?»
«Sarai a totale disposizione. Per tre quarti del tempo avrai qualcosa in bocca. Ci saranno una ventina di telecamere fisse sparse per tutta la villa: in cucina, in salotto, in bagno, in camera da letto, persino in giardino. Zero privacy. Sarà come un reality show porno. La villa è grande, quindi nel tempo libero potremo comportarci come un gruppo di amici in vacanza: mangiare, bere, giocare a carte, guardare la tv, chiacchierare. Ma tu sarai sempre “in servizio”. Quando uno di noi vuole, ti chiama e tu ti metti in ginocchio.»
Mi ha guardato negli occhi.
«Il compenso è tremila euro netti per le 48 ore, più bonus se il materiale viene particolarmente bene. Pagamento alla fine del weekend. Sei interessato?»
Tremila euro. Era una cifra che poteva cambiarmi la vita per qualche mese. Ma non era solo quello. Sentivo già quel calore familiare nello stomaco, quella vergogna eccitante che mi faceva indurire.
«Sì» ho risposto, la voce un po’ rauca. «Ci sto.»
Riccardo ha sorriso, soddisfatto.
«Perfetto. Ti mando l’indirizzo venerdì pomeriggio. Porta solo lo stretto necessario: spazzolino, cambio di biancheria, niente telefono durante le riprese (lo terrò io). Vestiti comodi, tanto starai nudo per la maggior parte del tempo.»
Venerdì sera sono arrivato alla villa poco dopo le 20:00. Era una grande casa moderna con giardino, piscina coperta e vetrate enormi. Quando sono entrato, Riccardo mi ha accolto con un abbraccio breve ma possessivo.
«Benvenuto, Mattia. Lascia le tue cose in camera e spogliati completamente. Da adesso in poi sei in servizio.»
Mi sono spogliato nel corridoio. Nudo, mi sono sentito subito vulnerabile. Riccardo mi ha accompagnato in salotto.
Lì c’erano già tutti.
Luca, il cameraman della volta scorsa: 24 anni, alto circa 1,85, fisico atletico da ex giocatore di basket, capelli castani corti, sguardo sempre un po’ ironico e divertito. Parlava poco, ma quando lo faceva era tagliente e diretto.
Marco, il fonico: 23 anni, più basso e robusto, spalle larghe, barba corta curata, carattere più estroverso, rideva facilmente e aveva un senso dell’umorismo un po’ volgare.
Poi i due nuovi.
Il primo si chiamava Alex: 22 anni, biondo, lineamenti delicati ma corpo tonico da nuotatore, occhi azzurri, sorriso quasi innocente che contrastava con lo sguardo già famelico. Sembrava il più giovane e il più curioso.
Il secondo era Nico: 25 anni, moro, capelli un po’ più lunghi, fisico snello ma definito, tatuaggio sul petto, atteggiamento più tranquillo e osservatore, con una calma che metteva quasi soggezione.
Tutti e quattro erano già in tuta o pantaloncini, rilassati sul divano e sulle poltrone, con birre in mano, come se stessero iniziando una normale vacanza tra amici.
Riccardo ha fatto un cenno verso di me.
«Ragazzi, lui è Mattia. Per questo weekend è la nostra gola profonda personale. Ventisette anni, passivo, impara in fretta. Trattatelo come volete, ma ricordate: le telecamere sono sempre accese.»
Ha indicato le piccole telecamere fisse sui muri, sugli scaffali, persino sul lampadario. Luci rosse accese ovunque.
«Mattia, in ginocchio al centro della stanza. Inizia da Alex, visto che è il più giovane.»
Mi sono inginocchiato sul tappeto morbido. Alex si è alzato con un sorrisetto, si è abbassato i pantaloncini e ha tirato fuori un cazzo lungo e sottile, già mezzo duro. Mi sono avvicinato e l’ho preso in bocca lentamente.
Mentre succhiavo, Riccardo ha iniziato a spiegare le regole del weekend, parlando anche per le telecamere.
«Il weekend procede come una normale vacanza tra ragazzi: mangiamo, beviamo, chiacchieriamo, usiamo la piscina, giochiamo. Ma ogni volta che uno di noi vuole usare la gola di Mattia, lui lascia quello che sta facendo e si mette in ginocchio. Può succedere mentre stiamo cucinando, mentre guardiamo una partita, mentre siamo in bagno. Zero privacy. E lui dovrà imparare a prendere cazzi sempre più a fondo e per tempi sempre più lunghi.»
Alex mi teneva la testa con delicatezza ma spingeva già abbastanza in fondo. Sentivo la sua cappella toccarmi la gola.
Marco ha riso dal divano. «Quindi praticamente sarà con qualcosa in bocca per tre quarti del tempo?»
«Esatto» ha confermato Riccardo. «E le telecamere riprenderanno tutto. Sarà materiale grezzo, realistico, molto vendibile.»
Nico ha bevuto un sorso di birra, osservandomi con calma. «E se vuole bere o mangiare qualcosa?»
Riccardo ha sorriso. «Può farlo, ma tra una sessione e l’altra. Altrimenti glielo diamo direttamente in bocca.»
Luca ha aggiunto con il suo tono ironico: «Poverino. Vacanza di merda per lui, paradiso per noi.»
Io continuavo a succhiare il cazzo di Alex, sentendo già la saliva colarmi sul petto. Il mio cazzo si stava indurendo lentamente. Sapevo che le telecamere stavano riprendendo ogni dettaglio: il mio viso nudo, il mio corpo esposto, la mia eccitazione evidente.
Riccardo si è seduto su una poltrona, rilassato.
«Bene, iniziamo piano. Alex, fai con calma. Voglio che Mattia si abitui. Il weekend è lungo.»
Alex ha spinto un po’ più a fondo, facendomi gorgogliare piano. Gli altri quattro ragazzi guardavano, bevevano, chiacchieravano tra loro come se fosse la cosa più normale del mondo.
E io, in ginocchio al centro del salotto di una villa di lusso, con un cazzo sconosciuto in bocca e venti telecamere che riprendevano ogni secondo della mia umiliazione, ho capito che le prossime 48 ore sarebbero state completamente diverse da qualsiasi cosa avessi mai vissuto.
Il training full immersion era appena iniziato.
La prima ora è passata in modo surreale.
Ero ancora in ginocchio al centro del salotto, il cazzo di Alex che mi scivolava lentamente dentro e fuori dalla bocca. Lui non era aggressivo, ma curioso: spingeva fino a toccarmi la gola, poi si fermava, mi lasciava respirare dal naso, osservava la mia reazione. Ogni tanto rideva piano quando facevo un piccolo conato.
Gli altri quattro erano rilassati sul divano e sulle poltrone, come se stessero guardando una partita. Riccardo aveva acceso la televisione su un canale sportivo, volume basso. Marco e Luca bevevano birra direttamente dalla bottiglia. Nico si era acceso una sigaretta elettronica e soffiava il vapore verso il soffitto.
«Cena tra mezz’ora» ha annunciato Riccardo senza staccare gli occhi dallo schermo. «Mattia, continua a succhiare. Alex, non venire ancora. Voglio che si scaldi piano.»
Alex ha annuito e ha aumentato leggermente il ritmo. Il suo cazzo era lungo, arrivava abbastanza in fondo da farmi lacrimare un po’. La saliva mi colava sul petto e sulle cosce. Il mio cazzo era mezzo duro, visibile a tutti.
Marco ha riso. «Guardate come gli si alza. Gli piace davvero.»
Luca, con il suo tono ironico, ha aggiunto: «È normale. È il suo lavoro per il weekend.»
Dopo una decina di minuti Riccardo ha fatto un cenno. «Basta così per ora. Mattia, vai in cucina ad aiutare a preparare. Nudo, ovviamente.»
Mi sono alzato con le gambe un po’ molli. In cucina c’erano già pentole sul fuoco. Riccardo stava facendo una semplice pasta aglio e olio per tutti. Mi ha messo a lavare l’insalata al lavello. Mentre strofinavo le foglie, Nico si è avvicinato da dietro, mi ha posato una mano sul fianco e mi ha infilato il cazzo tra le gambe, sfregandolo contro le mie natiche senza penetrarmi.
«Non distrarti» ha detto calmo. «Continua a lavare.»
Sentivo il suo cazzo caldo che si induriva tra le mie cosce. Le telecamere sul soffitto e sul mobile della cucina riprendevano tutto.
Marco è entrato poco dopo. «Ho sete.» Ha aperto il frigo, ha preso una birra, poi si è girato verso di me. «Vieni qui un secondo.»
Mi sono avvicinato. Lui si è abbassato i pantaloncini e mi ha messo il cazzo in bocca mentre beveva. Era spesso, aveva un sapore leggermente salato di sudore dopo la giornata. Mi ha tenuto la testa con una mano sola e ha spinto piano, usandomi come un buco mentre chiacchierava con Riccardo di quanto fosse buona la villa.
«Cazzo, questo posto è perfetto» ha detto Marco. «Piscina coperta, sauna… e una gola sempre disponibile.»
Ha spinto più a fondo. Ho avuto un conato forte. Lui ha riso e ha tirato fuori il cazzo, dandomi due leggeri schiaffetti sulle guance con la cappella bagnata.
«Bravino. Continua dopo cena.»
La cena è stata servita in tavola. Mi hanno fatto sedere nudo su una sedia tra Alex e Nico. Mentre mangiavamo, Riccardo ha impostato una regola semplice: ogni dieci minuti uno di loro poteva usarmi per trenta secondi. Niente di lungo, solo per ricordarmi il mio ruolo.
È toccato prima a Luca. Si è alzato, mi ha fatto inginocchiare accanto alla sua sedia e mi ha infilato il cazzo in bocca per mezzo minuto esatto, cronometrando sul telefono. Spingeva con calma, in profondità. Quando ha finito il tempo ha detto: «Bene. Torna a mangiare.»
Poi è stato il turno di Alex. Mi ha fatto succhiare mentre teneva il telefono con l’altra mano, mandando un messaggio. Il suo cazzo lungo mi arrivava quasi in gola ogni volta.
A metà cena Nico mi ha chiamato. Mi ha fatto mettere sotto il tavolo, tra le sue gambe, e mi ha tenuto il cazzo in bocca per tutto il tempo che ha finito di mangiare. Non spingeva, mi teneva solo lì, caldo e pesante sulla lingua. Sentivo gli altri che parlavano sopra di me come se niente fosse.
Quando siamo passati al dolce (un semplice gelato), Riccardo ha deciso di spingere un po’ di più.
«Mattia, sotto il tavolo. Fai un giro.»
Mi sono infilato sotto. Ho succhiato uno dopo l’altro, passando da un cazzo all’altro mentre loro continuavano a chiacchierare e a ridere. Il mio viso era già bagnato di saliva. Il mio cazzo era duro da morire.
Alla fine della cena Riccardo ha detto: «Luca, finisci tu.»
Luca mi ha tirato fuori da sotto il tavolo, mi ha fatto inginocchiare accanto alla sua sedia e mi ha scopato la bocca con spinte più decise. Dopo una ventina di secondi ha grugnito e mi è venuto direttamente in gola. Ho cercato di deglutire tutto, ma un po’ di sperma mi è colato sul mento.
«Brava troia» ha commentato lui, pulendosi il cazzo sulle mie labbra. «Prima sborrata del weekend.»
Gli altri hanno riso e hanno applaudito ironicamente.
Dopo cena ci siamo spostati in salotto. Hanno acceso una partita di calcio. Mi hanno fatto sedere nudo sul divano in mezzo a Marco e Alex. Mentre guardavano la partita, ogni tanto uno di loro mi metteva una mano sulla nuca e mi spingeva giù sul suo cazzo per qualche minuto.
A un certo punto Marco mi ha tenuto giù più a lungo. Mi scopava la gola con ritmo costante, ignorando la partita. Quando è stato sul punto di venire ha tirato fuori il cazzo e mi ha sborrato in faccia: due schizzi forti sulla guancia e sul naso, il resto sulla lingua che avevo tirato fuori come mi aveva ordinato Riccardo.
«Lascia stare» ha detto quando ho fatto per pulirmi. «Tienila lì. Fa scena.»
Sono rimasto seduto sul divano con lo sperma di Marco che mi colava lentamente sul viso, mentre gli altri cinque continuavano a guardare la partita, bere birra e commentare i gol come se fosse una normale serata tra amici.
Intorno alle 23:30 Riccardo ha deciso che era ora di andare a dormire.
«Mattia, stanotte dormirai nella stanza grande con me e Alex. Gli altri nelle altre camere. Ma le telecamere restano accese ovunque.»
Prima di andare a letto mi ha fatto mettere in ginocchio in corridoio.
«Un’ultima cosa per chiudere la serata.»
Tutti e cinque si sono messi in cerchio intorno a me. Mi hanno usato la bocca a turno per un minuto ciascuno, poi Riccardo ha dato il via libera.
Alex è venuto per primo, sborrandomi in gola. Ho deglutito quasi tutto. Poi è toccato a Nico, che ha preferito tirare fuori e venirmi sulla fronte. Marco e Luca mi hanno dato due schizzi leggeri sulle guance. Riccardo è stato l’ultimo: mi ha tenuto la testa ferma e mi ha riempito la bocca, facendomi ingoiare lentamente mentre mi guardava negli occhi.
Quando hanno finito, il mio viso era di nuovo coperto di sperma fresco, mischiato a quello ormai secco di prima.
Riccardo mi ha passato un asciugamano solo per pulire gli occhi.
«Vai a lavarti i denti e poi a letto. Domani mattina si ricomincia presto.»
Mi sono alzato, le gambe tremanti, il sapore di cinque uomini in bocca.
Mentre camminavo verso il bagno ho visto le luci rosse delle telecamere che mi seguivano ovunque.
Il weekend era solo all’inizio, e già mi sentivo completamente posseduto.
