La visita medica di Tommy
Tommaso aveva 20 anni e giocava come ala nella squadra di rugby dell’università. Era un ragazzo magro ma muscoloso, capelli castani corti, viso pulito da bravo ragazzo. Non amava particolarmente le visite mediche, ma quella era obbligatoria per rinnovare l’idoneità sportiva. Aveva rimandato fino all’ultimo momento.
Quando arrivò allo studio medico universitario erano già le 18:40. La segretaria era andata via da un pezzo. Ad accoglierlo nella sala d’attesa deserta c’erano due preparatori atletici della facoltà: Marco, 35 anni, e… Luca, 34 anni.
Luca. Il fratello maggiore del suo migliore amico e compagno di squadra, Matteo. Tommaso lo conosceva da tre anni. Luca era venuto spesso alle partite, alle feste della squadra, alle grigliate. Lo aveva sempre trattato come un ragazzino: gli dava pacche sulle spalle, lo prendeva in giro per le ragazze, gli offriva birre di nascosto. Era un ex rugbista imponente: 1,92 m, spalle larghe, braccia tatuate, voce bassa e modi sicuri. Tommaso lo aveva sempre visto come una figura quasi autoritaria, quasi da “fratello maggiore esteso”.
Luca alzò lo sguardo dal telefono e sorrise storto. «Tommaso? Cazzo, sei tu l’ultimo della giornata? Entra, il medico ha avuto un’emergenza e se n’è andato. Ci pensiamo io e Marco.»
Tommaso sentì subito un nodo allo stomaco. «Ah… ok. Sicuro che va bene?»
«Tranquillo» rispose Luca con quel tono calmo e un po’ arrogante che Tommaso conosceva bene. «È solo routine. Spogliati pure nella stanza accanto.»
La stanza delle visite era piccola, illuminata da luci al neon fredde. C’era un lettino coperto da carta bianca, una bilancia, un armadietto con strumenti e due sedie. Tommaso si tolse felpa e maglietta senza problemi. Poi si abbassò i pantaloni della tuta. Rimase in boxer neri aderenti.
Marco, il più silenzioso dei due, gli misurò altezza e peso. Luca invece stava appoggiato al muro con le braccia incrociate e lo guardava.
«Togli anche i boxer, Tommy» disse Luca con naturalezza, usando il soprannome che usava solo Matteo con lui.
Tommaso arrossì violentemente. «Davvero… devo toglierli?»
Luca annuì lentamente, con un mezzo sorriso. «Sì. Visita erniaria, genitali, prostata. Protocollo standard per rugby. Non fare storie, ti ho visto mille volte mezzo nudo negli spogliatoi.»
Con le mani che tremavano leggermente, Tommaso si abbassò i boxer e rimase completamente nudo davanti ai due uomini. Il suo cazzo, di misura media, era semi-moscio per la tensione. Si coprì istintivamente con entrambe le mani.
Luca fece un passo avanti e gli tolse delicatamente le mani. «Non coprirti. Dobbiamo vedere tutto.»
Lo fecero salire sul lettino. Prima controllarono i testicoli, uno per uno. Le mani di Luca erano grandi e calde. Tommaso sentiva il cuore martellargli nelle orecchie. Poi gli chiesero di girarsi e mettersi a quattro zampe sul lettino.
Ora era esposto. Culo in alto, buco completamente visibile. Luca gli passò una mano sulla schiena bassa, quasi consolatoria.
«Rilassati, Tommy. Respira.»
Stefano si mise i guanti e lubrificò due dita. Senza preavviso gliele spinse dentro. Tommaso strinse i denti e lasciò uscire un gemito soffocato. Le dita entrarono fino in fondo e cominciarono a premere sulla prostata con movimenti circolari.
«Cazzo…» mormorò Tommaso, la voce rotta.
Luca ridacchiò piano. «Vedi? Il corpo reagisce subito.»
Il cazzo di Tommaso, traditore, iniziò a gonfiarsi rapidamente. In pochi secondi era completamente duro, puntato verso il basso, una goccia trasparente che pendeva dalla cappella.
Luca se ne accorse e commentò con voce bassa e divertita: «Guarda un po’… ti si è alzato come un soldatino. Ti piace essere toccato lì, eh?»
Tommaso chiuse gli occhi, mortificato. «Luca… ti prego…»
«Shh. È normale. Succede a tanti ragazzi durante la visita alla prostata.»
Stefano ritirò le dita. Si tolse i guanti e guardò Luca. «La prostata è sana. Ma per essere sicuri che non ci siano problemi di mobilità sotto stress, facciamo la parte finale della visita.»
Luca si avvicinò al lettino. Si abbassò lentamente la zip dei pantaloni della tuta e tirò fuori un cazzo già mezzo duro, spesso, venoso, con la cappella grossa. Era chiaramente più grande di quello di Tommaso.
«Luca… no… che cazzo fai?» la voce di Tommaso uscì strozzata.
Luca gli mise una mano grande sulla nuca e lo tenne fermo. «Stai tranquillo. Questa è la parte che il medico non può fare. Ma noi sì. E tu vuoi restare in squadra, vero?»
Stefano si posizionò dietro di lui. Sputò abbondantemente sul buco ancora umido di lubrificante e ci spinse dentro il suo cazzo in una spinta lenta ma implacabile. Tommaso urlò, stringendo forte le lenzuola. Era grosso, bruciava da morire. Stefano non si fermò: affondò fino alle palle e cominciò a scoparlo con spinte lunghe, profonde e brutali.
«Cazzo… è stretto» grugnì Stefano.
Luca si mise davanti a Tommaso, sul lettino, e gli avvicinò il cazzo alla bocca. «Apri.»
Tommaso, con le lacrime agli occhi per la vergogna e il dolore, aprì la bocca. Luca glielo infilò dentro lentamente, fino in gola. «Bravino… succhia mentre ti inculano.»
I due lo usarono senza fretta ma con forza crescente. Cambiarono posizione più volte. Prima a quattro zampe, poi lo misero sdraiato sulla schiena con le gambe alzate sulle spalle di Stefano. Luca gli teneva le caviglie e lo guardava negli occhi mentre l’amico lo martellava.
«Guarda come ti si allarga il buco» mormorò Luca. «E guarda come ti cola il cazzo. Ti piace essere sfondato, Tommy?»
Tommaso non riusciva più a rispondere. Gemeva, piangeva di vergogna, ma il suo cazzo era durissimo e gocciolava sul suo stomaco. L’imbarazzo di essere inculato dal fratello del suo migliore amico mentre un altro lo guardava era devastante… eppure non riusciva a fermare l’eccitazione.
Stefano aumentò il ritmo, scopandolo con spinte violente che facevano sbattere il lettino contro il muro. Tommaso venne per primo, senza toccarsi, schizzando fiotti densi sul suo petto e sulla pancia mentre il culo gli si contraeva intorno al cazzo di Stefano.
Poco dopo Stefano grugnì e gli venne dentro, riempiendolo con spinte profonde. Luca lo sostituì quasi subito: gli infilò il suo cazzo ancora più grosso nel buco già aperto e bagnato di sperma. Lo inculò con forza brutale, tenendolo per i fianchi, sbattendolo senza pietà.
«Questo è per tutte le volte che ti ho visto fare il figo in campo» ringhiò Luca. «Ora sei la mia troietta da visita medica.»
Luca venne per ultimo, scaricando tutto dentro di lui con un gemito basso e prolungato.
Quando finirono, la stanza puzzava di sudore e sesso. Tommaso era distrutto: gambe molli, culo che pulsava dolorosamente, sperma che gli colava fuori dal buco, petto e stomaco sporchi del suo stesso sperma.
Luca gli passò un pacchetto di salviette umidificate e una bottiglietta d’acqua. Il suo tono tornò quasi normale, ma con un velo di soddisfazione.
«Pulisciti bene. Domani avrai il culo a pezzi, ma passerà. La visita è andata benissimo: sei pienamente idoneo.»
Stefano sorrise mentre si rivestiva. «E non preoccuparti… questa rimane tra noi tre.»
Tommaso si rivestì in silenzio, le mani che tremavano. Ogni movimento gli ricordava il dolore bruciante al culo. Quando uscì dallo studio, Luca gli diede una pacca sulla spalla, come aveva sempre fatto.
«Ci vediamo alla prossima partita, Tommy. E alla prossima visita tra sei mesi.»
Tommaso camminò verso casa con il passo incerto, il buco che gli pulsava a ogni passo, la vergogna che gli bruciava la faccia… e un pensiero fisso che non riusciva a scacciare: il ricordo del cazzo di Luca dentro di lui e di quanto era venuto forte mentre veniva sfondato dal fratello del suo migliore amico.
