Adoro il mio fidanzato dominante
Sono Paolo, e in questo momento la mia lingua sta scivolando sulla pianta del piede di Riccardo, il mio fidanzato. Il sapore salato della sua pelle mi riempie la bocca, un misto di sudore e calore che mi fa girare la testa. Sono inginocchiato ai piedi del divano, le mani appoggiate sulle sue caviglie, mentre lui è stravaccato con il telefono in mano, scorrendo chissà cosa, con quell’aria di sufficienza che mi fa impazzire. Ogni tanto mi lancia un’occhiata, un sorrisetto storto sulle labbra, e io so che sta godendo di vedermi così, sottomesso, a leccare ogni centimetro dei suoi piedi come se fosse un privilegio.
“Più forte, Paolo. Usa quella lingua come si deve,” dice senza nemmeno guardarmi, il tono basso e autoritario. Mi spingo più a fondo, premendo la lingua contro l’arco del piede, succhiando leggermente la pelle ruvida del tallone. Il suo odore mi invade, un misto pungente e maschio che mi fa venire i brividi lungo la schiena. “Ecco, così. Fai il bravo cagnolino. Ora le dita, una per una. Succhiale come se fosse il mio cazzo, lo sai fare bene quello.”
Le sue parole mi colpiscono dritto al basso ventre, facendomi indurire nei pantaloni. Prendo il suo alluce in bocca, lo avvolgo con la lingua, succhiando piano ma con decisione, proprio come farei con lui. Lo sento ridacchiare sopra di me, un suono gutturale che mi fa capire che si sta eccitando. “Guarda che troietta che sei. Ti piace, eh? Succhiare i piedi del tuo uomo. Dillo.”
“Sì, mi piace,” mormoro, la voce roca, staccandomi appena per rispondere prima di riprendere a succhiare il dito successivo. La sua pelle è ruvida, callosa, ma non mi importa. Ogni ordine che mi dà mi fa sentire più suo, più desideroso di compiacerlo.
“Più forte. Fammi sentire quanto lo vuoi,” ordina, e io obbedisco, muovendo la lingua più veloce, passando da un dito all’altro, succhiando e leccando come se non ci fosse nient’altro al mondo. Il cuore mi batte forte, il sangue mi pulsa nelle tempie, e il mio cazzo è già duro come pietra, premuto contro la stoffa dei pantaloni. So che questo è solo l’inizio, il gioco che gli piace fare per ricordarmi quanto sono pazzo di lui, quanto sbavo per averlo dentro di me. E funziona, ogni volta.
Non so quanto tempo passi, ma a un certo punto Riccardo mette via il telefono e si tira su, sedendosi dritto sul divano. Mi guarda dall’alto, gli occhi scuri pieni di un misto di divertimento e desiderio. “Basta con i piedi, troia. Ora implorami. Sai cosa voglio sentire.”
Mi tiro indietro, il respiro corto, la bocca ancora umida del suo sapore. “Ti prego, Riccardo… fammi tuo. Ho bisogno di sentirti dentro,” dico, la voce tremante ma carica di voglia. So che vuole sentirmi umiliato, e io glielo concedo, perché mi eccita da morire.
“Non così. Più convinto. Dimmi quanto sei disperato per il mio cazzo,” ribatte, incrociando le braccia e sollevando un sopracciglio.
“Ti prego, Riccardo, sono disperato. Non ce la faccio più, voglio il tuo cazzo, voglio che mi scopi fino a farmi male. Ti prego, usami come vuoi,” imploro, guardandolo dritto negli occhi, sentendo il calore risalirmi lungo il collo per l’umiliazione. Ma non è solo vergogna, è eccitazione pura, un fuoco che mi brucia dentro.
Lui sorride, soddisfatto, e si alza in piedi, sovrastandomi. “Bravissimo. Ora a pecora, sul divano. Subito.”
Mi muovo veloce, salendo sul divano e mettendomi a quattro zampe, il culo esposto verso di lui. Sento il rumore della sua cintura che si slaccia, il suono secco della zip che scende, e il mio cuore accelera ancora di più. Mi abbassa i pantaloni con un gesto brusco, lasciandomi scoperto, e io sento l’aria fresca sulla pelle prima che la sua mano mi afferri il fianco. “Guarda che bel culetto. Sempre pronto per me,” commenta, dandomi una sculacciata forte che mi fa sobbalzare. Il bruciore si sparge subito, ma non faccio in tempo a pensarci che sento la punta del suo cazzo premere contro di me, già dura e grossa.
“Rilassati, troia. Lo vuoi, no?” dice, la voce rauca, mentre spinge piano, appena dentro. Io ansimo, stringendo i denti, sentendo il mio corpo aprirsi per lui. È grosso, lo è sempre stato, e ogni volta è un misto di dolore e piacere che mi manda fuori di testa. “Ecco, così. Prendilo tutto,” aggiunge, spingendo più forte, entrando dentro di me con un movimento deciso. Un gemito mi sfugge dalla gola, profondo e incontrollato, mentre lo sento riempirmi completamente.
“Sì, cazzo, sei stretto come sempre,” grugnisce, cominciando a muoversi, i suoi fianchi che sbattono contro di me con forza. Ogni spinta è un’esplosione, un mix di bruciore e piacere che mi fa inarcare la schiena istintivamente. Mi tira i capelli con una mano, forzandomi a sollevare la testa, e con l’altra mi tiene fermo per il fianco. “Inarcati di più, fammi vedere quanto ti piace,” ordina, e io obbedisco, spingendo il culo verso di lui, lasciandolo affondare ancora più in profondità.
Il ritmo aumenta, le sue spinte diventano più brutali, e io non riesco a trattenere i gemiti, ogni colpo mi fa tremare. Sento il suo respiro pesante, i suoi grugniti bassi mentre mi scopa senza pietà. Poi, all’improvviso, si ferma, ancora dentro di me, e sento il clic del suo telefono. “Sorridi, troia. Questa è da collezione,” dice, ridendo, mentre scatta un selfie, la sua mano ancora stretta nei miei capelli. Mi mostra lo schermo, il suo cazzo sepolto dentro di me, la mia faccia arrossata e sudata. “Guarda quanto sei porco. Potresti fare film, lo sai? Ti vedrei bene a prenderlo da dieci contemporaneamente.”
Le sue parole, pronunciate mentre è ancora dentro di me, mi fanno impazzire. “Sì, Riccardo, sono tuo… fai di me quello che vuoi,” ansimo, incapace di pensare ad altro che al piacere che mi sta dando. Lui ride di nuovo, riprende a muoversi, ogni spinta più forte della precedente, il suono della sua pelle contro la mia che riempie la stanza. Il suo odore, un misto di sudore e mascolinità, mi avvolge, e io mi perdo completamente in quella sensazione.
Dopo un po’, si tira fuori di colpo, lasciandomi vuoto e ansimante. “Girati. Ora me lo succhi,” ordina, e io mi volto subito, mettendomi in ginocchio davanti a lui. Il suo cazzo è lucido, ancora duro, e io non aspetto nemmeno un secondo prima di prenderlo in bocca. Il sapore è forte, un misto di lui e di me, e io lo succhio con avidità, avvolgendolo con la lingua, scendendo il più possibile. Lui mi afferra la testa con entrambe le mani, spingendomi giù, forzandomi a prenderlo tutto. “Così, troia. Fino in gola,” dice, la voce roca, mentre spinge i fianchi avanti, facendomi quasi soffocare.
Sento le lacrime agli occhi, ma non mi fermo, lo lascio guidarmi, lasciandolo affondare nella mia gola mentre i suoi gemiti si fanno più forti. “Cazzo, sì, sei troppo bravo,” ringhia, e io sento il suo cazzo pulsare nella mia bocca, un segno che sta per venire. Con una mano mi tengo al suo fianco, con l’altra scendo su di me, cominciando a toccarmi, il mio cazzo già sull’orlo per tutto quello che è successo. “Ingoia tutto, capito?” ordina, spingendo un’ultima volta, e io annuisco appena prima che esploda, un fiotto caldo che mi riempie la bocca.
Il sapore è intenso, amaro, e io ingoio tutto, come mi ha chiesto, mentre continuo a segarmi, il piacere che mi monta dentro come un’onda. Lui mi tiene ancora la testa, assicurandosi che non perda nemmeno una goccia, e io vengo pochi secondi dopo, un orgasmo violento che mi fa tremare, schizzando sul pavimento sotto di me. Il mio respiro è affannoso, la bocca ancora piena del suo sapore, e lui mi lascia andare, guardandomi con un sorriso soddisfatto.
“Bravissimo, Paolo. Sei proprio la mia puttana preferita,” dice, passandomi una mano tra i capelli con un gesto quasi affettuoso. Io non rispondo, ancora perso nel piacere, nel suo odore, nel modo in cui mi fa sentire così completamente suo. E so che lo rifaremo presto, perché non riesco a fare a meno di lui, dei suoi ordini, di tutto questo.
