Beccato da mia sorella
Mi chiamo Diego, ho 21 anni e, diciamocelo, non sono proprio il tipo che attira gli sguardi. Sono magro, un po’ goffo, con i capelli sempre spettinati e una timidezza che mi fa balbettare anche quando devo solo chiedere il pane al negozio. È sabato sera, sono a casa da solo, o almeno così credo. I miei genitori sono fuori per il weekend, e mia sorella Veronica, che ha 25 anni, dovrebbe essere in giro con i suoi amici, come sempre. Lei è tutto il contrario di me: sfacciata, ribelle, con un modo di fare che ti spiazza. Ha sempre quella luce negli occhi, come se sapesse qualcosa che tu non sai. Ma stasera non ci penso a lei. Sto nella vasca da bagno, l’acqua calda che mi arriva appena sopra la vita, le cuffie nelle orecchie e un audio porno che ho scaricato da un sito un po’ losco. Ho gli occhi chiusi, la testa appoggiata al bordo, e la mano che si muove lenta sotto l’acqua. Il respiro della ragazza nell’audio mi fa rabbrividire, le sue parole sussurrate mi scaldano il sangue. Non c’è niente di meglio per scaricare la tensione.
Non so quanto tempo è passato, ma sono completamente perso nei miei pensieri, nel ritmo della mia mano e nei gemiti che mi ronzano nelle orecchie. Poi, un’ombra. O almeno, è quello che percepisco, anche con gli occhi chiusi. Una sensazione che mi fa gelare per un secondo. Apro gli occhi di scatto, il cuore che mi martella nel petto, e la vedo. Veronica. È lì, appoggiata allo stipite della porta del bagno, con un sorrisetto stampato in faccia. Indossa una maglietta aderente nera e dei pantaloncini corti di jeans, i capelli scuri sciolti sulle spalle. Mi sta fissando, e io mi rendo conto che sono nudo, con la mano ancora lì sotto, anche se ora immobile. Mi copro in fretta, schizzando acqua ovunque, e tolgo le cuffie con un gesto goffo.
“Ma che cazzo, Veronica! Esci!” balbetto, la voce che trema dall’imbarazzo. Sento il viso andare a fuoco.
Lei non si muove. Incrocia le braccia e inclina la testa, il sorriso che si allarga. “Rilassati, fratellino. Non è che non abbia mai visto un cazzo in vita mia. E poi, stavi proprio godendotela, no?”
“Non è… non è come sembra,” provo a dire, ma le parole mi si inceppano in gola. Mi copro meglio con le mani, anche se so che non serve a niente. Lei ha già visto tutto.
“Oh, certo che lo è. Non fare il finto tonto, Diego. Quelle cuffie, quegli occhi chiusi… stavi proprio nel tuo mondo.” Fa un passo avanti, e io mi ritraggo istintivamente, l’acqua che sciaborda intorno a me. “Scommetto che ascoltavi qualcosa di bello sporco. Vuoi farmelo sentire?”
“No! Ma sei impazzita? Esci, cazzo!” La mia voce è un misto di panico e vergogna. Non riesco nemmeno a guardarla negli occhi.
Lei scoppia a ridere, una risata bassa e rauca che mi fa stringere i denti. “Non fare rumore, Diego. Non vorrei mai disturbare il tuo momento.” Si avvicina ancora, fino al bordo della vasca, e si piega in avanti, le mani appoggiate sulle ginocchia. I suoi occhi verdi mi fissano, e io mi sento nudo in tutti i sensi. “Sai, sei carino quando ti imbarazzi così. Quasi mi fai venir voglia di giocare un po’.”
“Veronica, per favore, smettila,” mormoro, ma c’è una parte di me che sta già cedendo. Il suo tono, il modo in cui mi guarda, mi sta incasinando la testa. Non so se sono più spaventato o eccitato.
“Non dirmi che non vuoi,” risponde lei, la voce che si abbassa, quasi un sussurro. “Ti vedo, sai? Ti vedo come ti guardi allo specchio, come cerchi di nasconderti. Ma non c’è niente da nascondere con me.” Senza darmi il tempo di rispondere, si sfila la maglietta con un movimento fluido, lasciandola cadere a terra. Sotto non porta il reggiseno, e io distolgo lo sguardo per un istante, il cuore che mi esplode nel petto.
“Che stai facendo?” riesco a dire, ma la mia voce è debole, quasi un lamento.
“Mi sto mettendo comoda. Fa caldo qua dentro, no?” Si slaccia i pantaloncini e li lascia scivolare lungo le gambe, restando solo con un paio di mutandine nere. Poi, senza esitazione, scavalca il bordo della vasca e si immerge nell’acqua, proprio di fronte a me. L’acqua si alza, trabocca un po’ sul pavimento, e io sono paralizzato. Sento il calore del suo corpo vicino al mio, il profumo dolce della sua pelle misto a quello del bagnoschiuma.
“Veronica, no… non possiamo…” provo a protestare, ma lei mi interrompe avvicinandosi ancora di più, le sue ginocchia che sfiorano le mie cosce sotto l’acqua.
“Shh, non dire niente. Lasciati andare, per una volta.” Le sue mani si posano sulle mie spalle, le dita che scivolano sulla mia pelle bagnata. Sento il suo respiro sul mio collo, caldo e irregolare, e il mio corpo reagisce senza che io possa farci niente. Sono già duro, e lei lo sa, lo vede dall’acqua che ci separa appena.
“Non è giusto,” mormoro, ma non mi muovo. Non riesco a muovermi.
“Niente è giusto, Diego. Ma chi se ne frega.” Mi sorride, un sorriso che è quasi un sfida, e poi si avvicina ancora, fino a sfiorarmi le labbra con le sue. Non mi bacia, non ancora. Si ferma a un soffio, il suo respiro che si mescola al mio. “Dimmi di no. Dimmi di andarmene. E lo faccio.”
Ma non dico niente. Non ci riesco. E lei lo prende come un sì. Le sue labbra si posano sulle mie, morbide ma decise, e io cedo. La bacio con una fame che non sapevo di avere, le mani che finalmente si muovono, che si posano sui suoi fianchi sott’acqua. La sua pelle è liscia, calda, e sento i suoi muscoli contrarsi sotto le mie dita mentre si sposta più vicino.
“Ecco, così,” sussurra contro la mia bocca, la voce che trema appena. “Non pensare. Fai solo quello che vuoi.” Si solleva un po’, l’acqua che gocciola dai suoi capelli sul mio petto, e si posiziona sopra di me, le cosce che mi stringono i fianchi. Sento il tessuto sottile delle sue mutandine sfregare contro di me, e il calore del suo corpo mi fa impazzire.
“Veronica…” gemo, la voce rotta, ma lei mi zittisce con un altro bacio, più profondo, la lingua che si intreccia alla mia con un’urgenza che mi stordisce. Le sue mani scivolano lungo il mio petto, poi più giù, sotto l’acqua, fino a trovarmi. Mi stringe con decisione, e io sobbalzo, un gemito che mi sfugge senza controllo.
“Non è piccolo come pensi, sai?” dice con un sorriso malizioso, guardandomi negli occhi mentre la sua mano si muove lenta, quasi a torturarmi. “Ti piace, vero? Dimmi quanto ti piace.”
“Sì… cazzo, sì,” riesco a dire, i denti stretti, il respiro corto. Ogni movimento della sua mano mi fa tremare, l’acqua che si increspa intorno a noi con un suono leggero, quasi ipnotico.
“Bravissimo. Ora vediamo quanto resisti.” Si solleva un po’, giusto il tempo di spingere via le mutandine con una mano, lasciandole galleggiare nell’acqua. Poi si abbassa di nuovo su di me, lentamente, e io sento tutto: il calore, la pressione, la sensazione di essere dentro di lei. È stretto, bagnato in un modo che non è solo l’acqua, e io stringo i pugni contro il bordo della vasca per non perdere il controllo subito.
“Oh, porca troia,” mormora lei, la testa inclinata all’indietro, gli occhi socchiusi. “Sei proprio come immaginavo. Duro e timido. Muoviti, Diego. Non stare fermo.”
Non me lo faccio ripetere due volte. Le mie mani le afferrano i fianchi, le unghie che si piantano appena nella sua pelle mentre spingo verso l’alto, seguendo il suo ritmo. Lei si muove sopra di me, un’onda continua, i seni che sobbalzano a ogni movimento, l’acqua che schizza fuori dalla vasca e si riversa sul pavimento. Il suono dei nostri corpi che si scontrano si mescola al rumore dell’acqua, un ritmo frenetico che mi manda fuori di testa. Sento l’odore della sua pelle, salato e dolce, il sapore del suo respiro quando mi bacia di nuovo, con forza.
“Più forte,” mi ordina, la voce spezzata dal piacere, le mani che si aggrappano alle mie spalle. “Non ti fermare, cazzo. Dammi tutto.”
Obbedisco, spingendo più a fondo, più veloce, mentre lei si piega in avanti, i capelli bagnati che mi sfiorano il viso. Il suo respiro è un rantolo, i gemiti che le sfuggono sono bassi, quasi animali, e io non riesco a pensare a niente se non a lei, al suo corpo che mi avvolge, al calore che mi brucia dentro.
“Senti come ci sta bene insieme?” dice tra un gemito e l’altro, le labbra vicine al mio orecchio. “Non è una figata assurda? Non dirmi che non lo vuoi sempre.”
“Lo voglio… lo voglio troppo,” ammetto, la voce roca, le mani che scivolano lungo la sua schiena, afferrandole il culo per guidarla meglio. Ogni spinta mi sembra più intensa della precedente, ogni movimento mi porta più vicino a un limite che sto disperatamente cercando di non superare. Ma lei non mi dà tregua. Si muove più veloce, più decisa, e io sento i muscoli delle sue cosce stringersi intorno a me, il suo corpo che trema appena.
“Non venire ancora,” mi avverte, guardandomi con occhi lucidi, un sorriso cattivo sulle labbra. “Aspettami. Voglio sentirti perdere la testa con me.”
“Ci sto provando,” gemo, stringendo i denti, il sudore che mi cola lungo la fronte e si mescola all’acqua. Ma è difficile, troppo difficile. Lei si piega all’indietro, le mani appoggiate al bordo della vasca, e cambia angolazione, facendomi sentire tutto ancora più intensamente. La vedo così, esposta, con l’acqua che le scivola sul petto, sui capezzoli duri, e perdo quasi il controllo solo a guardarla.
“Guardami, Diego,” dice, la voce un sussurro spezzato. “Guardami mentre vengo. E poi lasciati andare.”
Quelle parole sono la goccia che fa traboccare il vaso. La sento contrarsi intorno a me, il suo corpo che si tende, un gemito lungo e profondo che le sfugge mentre trema, l’orgasmo che la attraversa come un’onda. E io non resisto più. Spingo un’ultima volta, con forza, e vengo dentro di lei, il piacere che mi travolge come un pugno, lasciandomi senza fiato, la testa che gira. Rimaniamo così per un momento, ansanti, i corpi ancora uniti, l’acqua che si calma piano intorno a noi.
Poi lei si sposta, si appoggia al bordo della vasca accanto a me, il respiro ancora irregolare. Mi guarda, un sorrisetto stanco sulle labbra, e dice solo: “Non fare rumore, eh. Non vorrai che i vicini ci sentano.”
Io non rispondo. Non ci riesco. Sono ancora troppo sconvolto, il cuore che batte come un tamburo. Ma so che questo momento, questo casino assurdo, mi resterà impresso per sempre.
