La notte in cui sono diventato un bocchinaro
Sono Federico, ho 36 anni, e stanotte non riesco a chiudere occhio. Siamo in campeggio con un gruppo di escursionisti, persi in una foresta dimenticata da tutti, lontani da qualsiasi traccia di civiltà. La tenda che condivido con Claudio è un forno, l’aria è densa di umidità e puzza di sudore. Abbiamo bevuto birra e grappa fino a tardi, attorno a un fuoco che ormai è solo cenere, e il mio corpo è un misto di stanchezza e irrequietezza. Mi giro e rigiro nel sacco a pelo, con il cuore che batte forte, ma non è solo il caldo a tenermi sveglio. È Claudio. È sempre stato lui.
È disteso accanto a me, a meno di un metro, e russa piano, un suono profondo e ritmico che mi fa quasi incazzare per quanto è tranquillo. Indossa solo un paio di boxer grigi, aderenti, che non lasciano nulla all’immaginazione. Non riesco a smettere di guardare. Il rigonfiamento è enorme, una forma pesante che preme contro il tessuto, e anche se dorme sembra che ce l’abbia duro. Non è la prima volta che ci penso. Da mesi, forse anni, fantastico su come sarebbe toccarlo, sentirlo, averlo in bocca. È un’ossessione che non riesco a spegnere, e stanotte, con l’alcol che mi brucia ancora nello stomaco, è più forte che mai.
Mi avvicino piano, trattenendo il respiro. Il cuore mi martella nel petto, ma non mi fermo. La tenda è buia, illuminata solo da un filo di luce che filtra dalla zip chiusa male. Allungo una mano, con le dita che tremano, e sfioro il bordo dei suoi boxer. La stoffa è calda, umida di sudore. Lo sento, grosso e pesante sotto il tessuto, e il desiderio mi stringe la gola. Non penso, non voglio pensare. Tiro giù l’elastico, piano, con il fiato corto, e il suo cazzo balza fuori, libero. È enorme, spesso, con le vene che pulsano sotto la pelle. L’odore è forte, un misto di sudore e maschio, e mi fa girare la testa.
Mi chino su di lui, il volto a pochi centimetri. Il suo russare non si interrompe. Apro la bocca, esitante, e lo prendo tra le labbra. È caldo, salato, e la sensazione di averlo dentro mi fa quasi venire un brivido. Inizio a succhiare piano, muovendo la lingua sulla punta, sentendo il sapore della sua pelle. È grosso, troppo, mi riempie la bocca e quasi non ci sta, ma non mi fermo. Lo prendo più a fondo, sentendo la pressione contro il palato, e il mio respiro diventa un rantolo soffocato. Claudio si muove leggermente, ma non si sveglia. Continuo, più veloce, con la saliva che mi cola lungo il mento. È una cosa che ho desiderato così tanto che ora non riesco a controllarmi.
Poi, all’improvviso, un gemito basso, gutturale. Alzo gli occhi e lo vedo: è sveglio. Mi guarda, con gli occhi spalancati, un misto di confusione e rabbia. “Che cazzo fai, Federico?” urla, la voce roca, ancora impastata dal sonno.
“Shh, abbassa la voce,” sussurro, con il cuore che mi esplode nel petto. Ho ancora il suo cazzo in mano, bagnato della mia saliva, e il suo sguardo mi trapassa. Per un attimo penso che mi tirerà un pugno, che mi caccerà dalla tenda, ma non fa nulla. Mi fissa, respirando pesante, e poi, senza dire una parola, mi afferra la testa con entrambe le mani. Le sue dita si stringono nei miei capelli, con forza, e mi spinge giù, di nuovo sul suo cazzo.
“Se lo vuoi così tanto, allora prendilo tutto,” ringhia, e mi spinge fino in gola. Tossisco, il riflesso di vomito mi fa lacrimare gli occhi, ma lui non molla. Mi scopa la bocca, con movimenti duri, decisi, e io non posso fare altro che lasciarlo fare. La sua lunghezza mi soffoca, mi riempie completamente, e ogni affondo mi fa sbavare, con la saliva che mi cola lungo il mento e sul collo. Il suono è osceno, un misto di rantoli e schiaffi umidi, e il suo odore mi inonda i sensi. Sento il suo cazzo pulsare, caldo e duro, mentre mi usa senza ritegno.
“Ti piace, eh? Lo volevi così tanto,” dice tra i denti, con la voce bassa e carica di una rabbia che mi eccita ancora di più. Non rispondo, non posso, ho la bocca piena, gli occhi rossi e le lacrime che mi rigano il viso. Mi abbandono a lui, lasciandolo fare, mentre il mio corpo trema di desiderio e fatica.
Poi, un rumore secco, improvviso. La zip della tenda si apre di colpo, e una luce accecante ci investe. È Massimo, un altro del gruppo, con una torcia in mano. Ci guarda, immobile, e io sono lì, con il cazzo di Claudio ancora in gola, la faccia un disastro, bava e lacrime ovunque. Il cuore mi si ferma. Claudio si blocca, ma non mi lascia andare.
“Che cazzo sta succedendo qui?” dice Massimo, con un tono che è un misto di sorpresa e divertimento. La torcia illumina ogni dettaglio, e io mi sento esposto, vulnerabile, ma anche stranamente eccitato da quella situazione.
Claudio ride, una risata bassa e crudele. “Questo stronzo ha provato a succhiarmelo mentre dormivo. Ora lo sto punendo come si deve.”
Massimo scoppia a ridere, un suono che rimbomba nella tenda. “Punizione, eh? Beh, sembra che gli piaccia.”
Claudio mi guarda, con un ghigno. “Vuoi vedere come lo punisco davvero? Entra. Togliti i pantaloni e i boxer. Subito.”
Massimo esita un attimo, poi scrolla le spalle. “Perché no?” Si chiude la zip della tenda alle spalle, spegne la torcia e, nel buio, lo sento trafficare con i vestiti. Quando i miei occhi si abituano all’oscurità, vedo che è nudo dalla vita in giù. Il suo cazzo è già mezzo duro, non grande come quello di Claudio, ma spesso, con una curva che lo rende minaccioso.
Claudio mi tira su la testa, liberandomi la bocca per un attimo. Tossisco, respiro a fatica, con la gola che brucia. “Guardalo,” mi dice, indicando Massimo. “Adesso ci occupiamo di te come si deve. Apri quella bocca.”
Non ho il tempo di rispondere. Claudio mi spinge di nuovo giù, ma stavolta è Massimo a farsi avanti. Mi prende il mento con una mano, ruvida e forte, e mi guida verso di lui. “Succhialo,” ordina, e io obbedisco. Il suo cazzo ha un sapore diverso, più acre, e la consistenza è diversa, più tozza, ma lo prendo comunque, mentre Claudio mi tiene la testa e mi guida con mani ferme.
“Brutto frocio, guarda come lo prendi bene,” dice Massimo, con una risata che mi fa rabbrividire. Inizia a muoversi, spingendo dentro e fuori dalla mia bocca con una brutalità che mi lascia senza fiato. Claudio si avvicina, e ora sono in mezzo a loro due, con i loro cazzi che si alternano nella mia bocca. Uno mi scopa la gola, l’altro aspetta il suo turno, e io sono un disastro, con la saliva che mi cola ovunque, il respiro che rantola, gli occhi che bruciano di lacrime.
“Guardalo, Claudio, è proprio una puttana,” dice Massimo, mentre mi spinge più a fondo. Sento il suo cazzo pulsare, il sapore salato che mi riempie la bocca, e il suo odore forte, di sudore e eccitazione, mi stordisce. Claudio ride, poi mi prende di nuovo, spingendomi sul suo cazzo con una forza che mi fa quasi soffocare. “Tira fuori la lingua, fammi vedere come lo vuoi,” ringhia, e io lo faccio, lasciandolo scivolare sulla mia lingua, sentendo ogni vena, ogni dettaglio della sua lunghezza impressionante.
Mi alternano senza sosta. Uno mi scopa la bocca mentre l’altro mi schiaffeggia il viso con il cazzo, umido e pesante, lasciandomi segni di saliva sulla pelle. I suoni sono osceni, un misto di gemiti, insulti e schiaffi bagnati. “Prendilo tutto, non fare storie,” dice Claudio, mentre mi spinge fino in fondo, fino a farmi tossire e sbavare ancora di più. La mia gola è in fiamme, i muscoli tesi, ma non mi fermo, non voglio fermarmi. Il loro ritmo diventa più veloce, più disperato, e sento che stanno per venire.
Massimo è il primo. “Cazzo, sto per sborrare,” grugnisce, afferrandomi i capelli con forza. Mi spinge il cazzo in gola e si lascia andare, con un gemito profondo. Sento il liquido caldo, denso, che mi riempie la bocca, un sapore forte, amaro, che mi fa quasi vomitare. “Ingoia, stronzo,” ordina, e io lo faccio, con la gola che brucia mentre deglutisco tutto. Non ho il tempo di riprendermi che Claudio prende il suo posto. “Adesso tocca a me,” dice, e mi scopa la bocca con affondi brutali, veloci, finché non esplode anche lui. La sua sborra è ancora più abbondante, mi soffoca, mi cola lungo il mento mentre cerco di ingoiare, con gli occhi rossi e il respiro spezzato.
Quando finiscono, mi lasciano andare. Mi accascio sul sacco a pelo, con la gola in fiamme, il viso un disastro di saliva e lacrime. Loro si rivestono, con respiri pesanti, e Claudio mi guarda con un sorriso cattivo. “Da domani le cose cambiano, Federico. Sarai il nostro bocchinaro personale. Chiaro?”
Massimo ride, dandogli una pacca sulla spalla. “Proprio così. Ogni volta che ne abbiamo voglia, tu sarai pronto. Non è vero?”
Li guardo, con gli occhi che bruciano, il sapore dei loro cazzi ancora in bocca, e un sorriso mi sfugge, stanco ma soddisfatto. “Chiaro,” mormoro, con la voce rauca, mentre il mio corpo trema ancora di adrenalina e desiderio. So che non tornerò indietro, e una parte di me non vede l’ora di vedere cosa succederà domani.
