Sfondata in spiaggia, mentre mio marito dormiva
Eccomi qua, Elena, 34 anni, sposata da otto con Marco, in un villaggio turistico in Puglia che dovrebbe essere il paradiso in terra, ma che per me sta diventando una gabbia di noia e routine. Non fraintendetemi, amo mio marito, ma ultimamente è un disastro: sempre stanco dal lavoro, un po’ appesantito, e in vacanza non cambia di una virgola. Stasera, come al solito, si è ubriacato presto con due birre e un cocktail annacquato al bar della spiaggia. Alle 23 era già a letto, russando come un trattore nella nostra stanzetta con vista mare che puzza di umidità. Io, invece, non avevo sonno. Ho preso un altro prosecco e sono rimasta al bar, con la brezza salata che mi accarezzava le gambe nude sotto il vestitino leggero.
Sono un’ex nuotatrice, ho un corpo che ancora regge bene: tette medie ma sode, culo alto e tonico, capelli neri lunghi che mi cadono sulla schiena. Non sono una che si mette in mostra, sono riservata di natura, ma dopo un paio di bicchieri quel lato di me che tengo sempre a bada inizia a scalciare. E stasera scalciava forte. Al bar c’erano due animatori del villaggio, Luca e Matteo, che gironzolavano tra i tavoli ridendo e scherzando con i turisti. Luca, 28 anni, ha il fisico da surfista, abbronzato, capelli mossi e un sorriso che ti stende. Matteo, 30, è più massiccio, muscoloso da palestra, con tatuaggi che gli spuntano da sotto la maglietta aderente. Mi hanno notata subito, seduta lì da sola con il mio bicchiere mezzo vuoto.
“Ehi, bella signora, perché sei tutta sola?” mi ha detto Luca, appoggiandosi al bancone con un ghigno. Io ho riso, un po’ imbarazzata, e ho fatto spallucce. “Mio marito è andato a dormire, io non ho sonno.” Matteo si è avvicinato, con una bottiglia di birra in mano. “Allora ti facciamo compagnia noi, no? Non si lascia una donna così a bere da sola.” I complimenti sono iniziati quasi subito, ma leggeri, non troppo sfacciati. “Hai un sorriso che illumina la spiaggia,” ha detto Luca. “E che gambe, fai sport?” ha aggiunto Matteo, guardandomi con un’intensità che mi ha fatto arrossire. Io ridevo, rispondevo a monosillabi, ma dentro sentivo un calore strano, un misto di imbarazzo e curiosità. Quando Matteo mi ha sfiorato la coscia con una mano, come per caso, ho sentito un brivido, ma non mi sono spostata. “Scusami, non volevo,” ha detto, ma il suo tono era tutt’altro che dispiaciuto. “Tranquillo,” ho mormorato, bevendo un altro sorso per nascondere il rossore.
La tensione cresceva, lo sentivo nell’aria, nei loro sguardi, nelle battute che diventavano sempre più audaci. “Facciamo un giro di shot?” ha proposto Luca, e io, che di solito non reggo più di due bicchieri, ho detto sì senza pensarci. Il prosecco mi aveva già sciolto la lingua, e quegli shot di grappa mi hanno mandato in tilt. Ridevamo, scherzavamo, e a un certo punto Luca mi ha preso per mano. “Vieni, facciamo due passi, la spiaggia è troppo bella stasera.” Io ho esitato, guardandomi intorno. “Non so, è tardi…” Ma Matteo mi ha dato una leggera spinta sulla schiena. “Dai, non fare la timida, solo cinque minuti.” E così, con il cuore che mi batteva forte, li ho seguiti.
Siamo arrivati in un angolo della spiaggia, lontano dalle luci del villaggio, dove il rumore delle onde copriva tutto. Era buio, solo la luna che si rifletteva sul mare. Mi sono seduta sulla sabbia, con il vestitino che si alzava un po’ sulle cosce, e loro si sono messi vicini, uno da un lato e uno dall’altro. “Sei proprio una bella sorpresa, Elena,” ha detto Luca, con una voce più bassa, più intima. Io ho riso nervosamente. “Smettila, sono sposata, lo sai.” Ma dentro di me qualcosa si stava rompendo. Otto anni di matrimonio, la solita routine, Marco che non mi guarda più come prima. E questi due, così giovani, così pieni di energia, mi facevano sentire viva dopo tanto tempo.
Matteo mi ha messo una mano sulla spalla, scendendo piano lungo il braccio. “Rilassati, non stiamo facendo niente di male.” Io ho cercato di protestare, ma quando Luca si è chinato e mi ha baciato il collo, non l’ho fermato. Il suo respiro caldo sulla pelle mi ha fatto venire la pelle d’oca. “Non dovrei,” ho sussurrato, ma la mia voce era debole, incerta. Matteo mi ha girato il viso verso di lui e mi ha baciato sulla bocca, un bacio lento, profondo, con la lingua che cercava la mia. Io ho chiuso gli occhi, lasciandomi andare. Sentivo le mani di Luca che mi accarezzavano la schiena, scendendo piano, sotto il vestito. “Toglimi le mutandine,” ho detto a un certo punto, quasi senza rendermene conto. Lui ha riso piano. “Così si fa, brava.” Me le ha sfilate con un movimento deciso, lasciandomi nuda sotto il tessuto leggero.
I preliminari sono durati un’eternità, e io non volevo che finissero. Luca mi baciava il collo, le spalle, scendendo verso il seno. Ha tirato giù le spalline del vestito, liberando le mie tette, e ha iniziato a succhiare un capezzolo, mentre con la mano mi stringeva l’altro. Io gemevo piano, con la testa che mi girava. Matteo, meanwhile, mi aveva aperto le gambe e si era inginocchiato tra di loro. Sentivo il suo fiato caldo mentre mi baciava l’interno delle cosce, sempre più vicino. Quando la sua lingua mi ha toccato lì, ho sobbalzato, stringendo la sabbia tra le dita. “Cazzo, sei così bagnata,” ha detto, con un tono che mi ha fatto arrossire ancora di più. Mi leccava lentamente, con movimenti circolari, mentre io mi mordevo il labbro per non urlare. Luca, nel frattempo, si era slacciato i pantaloncini e mi aveva preso una mano, guidandola verso il suo cazzo duro. “Toccami,” mi ha detto, e io l’ho fatto, stringendolo piano, sentendo la sua pelle liscia e calda sotto le dita.
Non so quanto tempo sia passato, ma a un certo punto non ce la facevamo più. “Girati,” mi ha detto Matteo, con un tono che non ammetteva repliche. Mi sono messa in ginocchio sulla sabbia, con il culo in aria, mentre lui si posizionava dietro di me. Luca si è messo davanti, in piedi, con il cazzo a pochi centimetri dalla mia bocca. “Apri,” mi ha detto, e io l’ho fatto, prendendolo tutto dentro. Sentivo la sua mano sulla nuca che mi guidava, mentre Matteo, dietro, mi penetrava piano, ma con decisione. “Cazzo, sei stretta,” ha grugnito, spingendo più forte. Io mugolavo, con la bocca piena, incapace di parlare. La sabbia sotto le ginocchia mi graffiava, ma non me ne fregava niente. Matteo mi scopava con un ritmo costante, tenendomi per i fianchi, mentre io succhiavo Luca con foga, sentendo il sapore salato sulla lingua. Ogni tanto mi fermavo per riprendere fiato, e Luca mi accarezzava i capelli. “Brava, continua così.”
Poi hanno invertito le posizioni. Luca si è messo dietro di me, inginocchiato sulla sabbia, e mi ha presa con una spinta decisa che mi ha fatto gemere forte. “Piano, cazzo,” ho detto, ma lui ha riso. “Ti piace, lo so.” E aveva ragione. Ogni spinta mi mandava in tilt, sentivo il suo cazzo che mi riempiva, mentre Matteo, davanti, mi teneva la testa e spingeva nella mia bocca. Il rumore delle onde si mischiava ai nostri gemiti, ai suoni umidi della mia bocca e dei nostri corpi che sbattevano insieme. L’odore del mare, del sudore, della sabbia bagnata mi riempiva le narici. Ero un casino di sensazioni, non riuscivo a pensare a niente se non a quello che stavamo facendo.
A un certo punto, però, ho sentito dei rumori lontani, come passi sulla spiaggia. Mi sono irrigidita, con il cuore che mi batteva all’impazzata. “Cazzo, c’è qualcuno,” ho sussurrato, spingendo via Matteo. Luca ha rallentato, guardandosi intorno. “Tranquilla, non è niente, solo il vento.” Ma io ero in paranoia, con la paura che qualche turista o, peggio, Marco, potesse spuntare da un momento all’altro. “Dai, finiamo in fretta,” ha detto Matteo, e io ho annuito, tornando a concentrarmi. Luca ha ripreso a spingere, sempre più forte, mentre io riprendevo Matteo in bocca, cercando di ignorare la paura. Pochi minuti dopo, siamo venuti quasi insieme. Luca ha grugnito, stringendomi i fianchi così forte che sapevo mi sarebbero rimasti i lividi. Matteo mi ha riempito la bocca, e io ho ingoiato, con il fiato corto. Mi sono accasciata sulla sabbia, con le gambe che tremavano, mentre loro si tiravano su i pantaloncini, ridendo piano.
Erano quasi le cinque del mattino quando sono tornata in camera. Avevo sabbia ovunque, nei capelli, sulle gambe, persino sotto il vestito. Le cosce mi bruciavano, segnate da lievi lividi dove Luca mi aveva stretta troppo forte. Marco dormiva ancora, russando come se niente fosse. Mi sono infilata sotto le lenzuola, stanca morta ma con un sorrisetto sulle labbra. Il giorno dopo, ho finto un mal di testa per non scendere in spiaggia con lui. Ma ogni volta che incrociavo Luca o Matteo al bar, non riuscivo a trattenermi: sorridevo, un sorriso complice, di chi sa che certe notti non si dimenticano.
