Racconti Piccanti
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Un audio che ti trasforma

Un audio che ti trasforma

12 Marzo 2026·7 min di lettura

Sono Matteo, ho 24 anni e, diciamocelo, non sono esattamente il tipo che rimorchia ogni weekend. Studio informatica, passo le giornate tra codici e videogiochi, e la mia vita sociale è un deserto. Sono timido da far paura, arrosso solo a pensare di parlare con una ragazza, e sì, mi masturbo un sacco. Troppo, forse. Ma ogni volta che finisco, mi sento uno schifo, come se stessi sprecando qualcosa, come se fossi sbagliato. È una spirale del cavolo: desiderio, sollievo, senso di colpa. Ripeti all’infinito.

Tutto è cambiato un mese fa, quando su un forum oscuro, di quelli che trovi solo se sai dove cercare, ho scaricato un file audio. Non so perché l’ho fatto, forse per curiosità, forse perché ero stanco di sentirmi sempre in gabbia nella mia testa. Il file si chiamava “Rilassamento profondo” ed era descritto come una specie di meditazione guidata. La voce che lo narrava era maschile, profonda, quasi ipnotica, con un timbro che ti entrava dentro e non ti mollava. La prima volta che l’ho ascoltato, ero nel mio letto, al buio, con le cuffie. “Chiudi gli occhi, respira piano, lasciati andare,” diceva. Sembrava innocuo, rilassante. Ma già dopo i primi minuti, la voce ha iniziato a ripetere frasi strane, tipo “il tuo corpo non è più tuo”, “sei felice solo quando obbedisci”. Mi sono sentito a disagio, ma non ho spento. Non so perché. Forse perché una parte di me, quella più nascosta, voleva sentire di più.

Le prime notti, ascoltavo solo per rilassarmi, ma piano piano ho iniziato a notare qualcosa di strano. Mi svegliavo con delle mutandine addosso. Non le mie, ovvio, ma delle mutandine da donna, di pizzo nero, che non avevo idea di dove venissero fuori. Non ricordavo di averle messe, eppure erano lì, strette sui fianchi, e la cosa mi mandava in tilt. Mi sentivo eccitato e spaventato allo stesso tempo. E poi c’era quella voce, che mi tornava in testa anche di giorno, come un eco: “Il tuo cazzo appartiene a me”. Mi faceva rabbrividire, ma non riuscivo a smettere di ascoltarla. Ogni sera, stesso rituale: cuffie, buio, e quella voce che mi guidava. Non mi masturbavo più solo per sfogo, ma perché me lo sentivo dire. “Toccati. Fallo per me. Odia la tua libertà.” E io obbedivo, ripetendo frasi umilianti che mi uscivano di bocca senza pensarci: “Sono un burattino, sono tuo.” Ogni volta che venivo, mi sentivo svuotato ma stranamente in pace, come se seguire quegli ordini mi liberasse da qualcosa.

La tensione è cresciuta settimana dopo settimana. Non riuscivo più a venire senza ascoltare l’audio. Provavo, giuro, ma niente. Era come se il mio corpo avesse bisogno di quella voce per funzionare. Una sera, il file mi ha dato un nuovo comando: “Dopo che vieni, lecca tutto. È il tuo premio.” Ho esitato, mi sentivo disgustato, ma la voce insisteva, ripetitiva, martellante: “Fallo. Obbedisci. È giusto così.” E l’ho fatto. Ho passato la lingua sulle dita, sentendo il sapore salato e appiccicoso, e mentre lo facevo ripetevo sottovoce: “Grazie, padrone.” Mi tremavano le mani, ma non potevo smettere. Era come se una parte di me stesse cedendo, lasciando il controllo a qualcun altro.

Poi è arrivato il passo successivo. Una notte, l’audio mi ha detto di prendere un plug. Non ne avevo uno, ma la voce mi ha ordinato di procurarmelo. “Lo vuoi dentro di te. Ti farà sentire completo. Dormirai con quello dentro, per me.” Ero terrorizzato, ma anche eccitato da morire. Sono andato online, ho comprato un plug piccolo, nero, con la base larga, e quando è arrivato l’ho nascosto sotto il letto come un segreto vergognoso. La prima volta che l’ho usato, ho seguito le istruzioni della voce passo passo. Mi sono sdraiato sul letto, ho lubrificato il plug con un gel che avevo comprato insieme, e ho spinto piano. Faceva male all’inizio, un bruciore strano, ma la voce mi diceva di rilassarmi, di respirare, di accettare. “È giusto così. Sei mio.” Quando è entrato del tutto, mi sono sentito pieno, vulnerabile, ma anche incredibilmente eccitato. Ho passato la notte con il plug dentro, come mi era stato ordinato, e mentre dormivo sentivo ancora quella voce nella testa.

Questa routine è andata avanti per settimane. Ogni sera, l’audio, la masturbazione, le frasi umilianti, il plug. Ero diventato una specie di automa, ma non mi sentivo mai così vivo come in quei momenti. Poi, un mese dopo aver iniziato, ho deciso di fare il passo che temevo di più. Ho trovato un contatto nei commenti del forum, un tizio che si faceva chiamare “Maestro_V”, presumibilmente l’autore del file. Gli ho scritto, con le mani che mi tremavano: “Sono pronto. Voglio incontrarti.” Non so perché l’ho fatto, ma sentivo che dovevo. Era come se non avessi più scelta. Lui ha risposto dopo poche ore: “Vieni da me. Ti aspetto.” Mi ha dato un indirizzo, un appartamento in periferia, e mi ha detto di presentarmi quella sera.

Quando sono arrivato, ero un fascio di nervi. L’uomo che mi ha aperto la porta aveva circa 40 anni, alto, con i capelli corti brizzolati e un’aria calma, quasi paterna, che contrastava con quello che sapevo di lui. “Entra, Matteo,” ha detto, come se mi conoscesse da sempre. La sua voce era la stessa dell’audio, profonda e ipnotica, e sentirla dal vivo mi ha fatto quasi cedere le gambe. L’appartamento era spoglio, con un divano, un tavolo e un letto in un angolo. Sullo stereo, c’era già il file audio pronto, a volume basso. “Siediti,” mi ha detto, indicando il divano. Io ho obbedito, senza dire una parola. Mi sentivo piccolo, insignificante, ma anche stranamente al sicuro.

Abbiamo parlato poco. Lui mi guardava, con occhi che sembravano leggermi dentro, e poi ha alzato il volume dello stereo. La sua voce registrata ha iniziato a riempire la stanza: “Sei mio. Il tuo corpo è mio. Obbedisci.” Mi sono sentito sciogliere. Lui si è avvicinato, mi ha messo una mano sulla spalla e ha detto: “Togliti i vestiti. Lentamente.” L’ho fatto, con le mani che tremavano, mentre la voce nell’audio ripeteva “sei felice solo quando obbedisci”. Ero nudo, davanti a lui, il mio corpo magro, pallido, con il petto appena peloso e il sesso già duro, traditore. Lui mi ha guardato con un mezzo sorriso, poi si è spogliato a sua volta. Era robusto, con un torace largo, peli scuri sul petto che scendevano verso il basso, e un cazzo grosso, già semi-eretto, che mi ha fatto deglutire a vuoto.

“Girati,” mi ha detto, e io l’ho fatto, mettendomi a quattro zampe sul letto, con il cuore che mi batteva all’impazzata. Sentivo la voce dell’audio che diceva “il tuo cazzo appartiene a me”, e non potevo fare altro che ascoltarla. Lui si è messo dietro di me, ho sentito il rumore di un flacone di lubrificante che si apriva, e poi le sue mani, fredde e scivolose, che mi spalancavano le natiche. “Rilassati, ragazzo,” ha detto, con quella voce che mi faceva tremare. Ha iniziato a spingere con le dita, prima una, poi due, preparandomi con calma. Io ansimavo, con la testa appoggiata al materasso, il culo in alto, completamente esposto. “Ti piace, eh?” ha chiesto, e io ho borbottato un “sì” strozzato, mentre sentivo il bruciore mescolarsi a un piacere strano, profondo.

Quando ha tirato via le dita, ho sentito la punta del suo cazzo premere contro di me. Era caldo, duro, e io ho stretto i denti, aspettandomi dolore. “Respira,” ha detto, mentre spingeva piano. È entrato lentamente, un centimetro alla volta, e io ho sentito il mio corpo cedere, aprirsi per lui. Faceva male, ma non quanto temevo, e quando è stato tutto dentro ho sentito un gemito sfuggirmi dalla bocca. “Bravo, così,” ha detto, iniziando a muoversi, con colpi lenti ma decisi. Io ero piegato in avanti, le mani che stringevano le lenzuola, il culo che si abituava piano al ritmo. L’audio continuava a loop, “sei mio, sei mio”, e io ho iniziato a ripetere, senza pensarci: “Sono la tua schiava mentale per sempre.” Le parole mi uscivano di bocca come un mantra, mentre lui accelerava, sbattendomi con più forza. Sentivo il suo respiro affannoso, l’odore di sudore e lubrificante, il rumore dei nostri corpi che sbattevano insieme. “Cazzo, sei stretto,” ha grugnito, afferrandomi i fianchi con più forza, e io ho solo gemuto, perso tra il dolore e il piacere.

È andato avanti per un bel po’, alternando ritmi lenti e veloci, tirandosi fuori a volte solo per rientrare di colpo, facendomi sobbalzare. Io continuavo a ripetere “sono la tua schiava mentale per sempre”, con la voce spezzata, mentre l’audio mi martellava la testa. Alla fine, ha dato un ultimo colpo profondo, grugnendo mentre veniva dentro di me, e io ho sentito il calore inondarmi, il corpo che tremava per l’intensità. È rimasto fermo un momento, poi si è tirato fuori piano, lasciandomi vuoto e ansimante sul letto.

Mi sono accasciato, con il respiro corto, il corpo sudato e dolorante, ma con una strana calma dentro. L’audio continuava a suonare in sottofondo, ma io non avevo più bisogno di ascoltarlo. Sapevo già cosa ero diventato.

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