Intorno al fuoco (parte 3)
Non riesco a pensare. Il calore del fuoco mi brucia la schiena, ma non è niente rispetto al fuoco che mi divora dentro. La mano di Giovanni sul mio cazzo si muove con un ritmo che mi fa impazzire, lento e crudele, mentre la mia, tremante, stringe il suo. Dall’altro lato, Antonio mi guarda con quel sorriso storto, il suo cazzo pesante nella mia altra mano. Ogni movimento è un’agonia, un misto di vergogna e desiderio che mi soffoca. L’odore del loro sudore, misto al fumo acre del falò, mi riempie i polmoni. Non c’è spazio per altro, solo questo momento, solo loro.
“Bravo, Gianluca,” ringhia Giovanni, la voce bassa e carica di scherno. Mi stringe la nuca con l’altra mano, tenendomi fermo, come se potessi scappare. Non voglio scappare. Non più. “Lo sapevamo che eri fatto per questo. Guarda come ti piace.”
Non rispondo. Non ci riesco. Il mio respiro è spezzato, affannoso, un rantolo che si mescola ai loro gemiti. Antonio si avvicina ancora, il suo corpo massiccio mi preme contro, la sua pelle ruvida che sfrega sulla mia. “Pensa a lei,” dice, la voce profonda, quasi un sussurro. “Pensa a come ci urlava di non fermarci. Ti ricordi com’è, vero? La sua voce che si spezza mentre gode.”
Le sue parole mi colpiscono come un pugno, ma non fanno male. Mi accendono. Sento il cazzo pulsare sotto la stretta di Giovanni, il piacere che mi monta dentro così forte che devo stringere i denti per non lasciarmi andare. Non ancora. La mia mano si muove più veloce su di loro, istintiva, disperata. Giovanni geme, un suono gutturale che mi fa tremare, mentre Antonio inclina la testa indietro, il tatuaggio sul braccio che si tende mentre i suoi muscoli si contraggono.
“Cazzo, sì,” mormora Giovanni, gli occhi socchiusi, brillanti di lussuria. “Così, continua. Ma non è abbastanza. Devi fare di più.” Si tira indietro appena, la sua mano lascia il mio cazzo e io quasi protesto, un lamento patetico che mi muore in gola. Mi guarda, un sorriso da predatore sul viso, e poi si volta verso Antonio. “Facciamogli vedere cosa significa davvero essere nostro.”
Antonio annuisce, un gesto lento, deliberato. Non capisco cosa vogliono, ma il cuore mi martella nel petto, il sangue che mi ruggisce nelle orecchie. Giovanni mi spinge giù, la sua mano sulla mia spalla è un ordine che non posso ignorare. “In ginocchio,” dice, e la sua voce non ammette repliche. Esito un istante, solo un istante, ma poi cedo. Le ginocchia toccano il terreno ruvido, il calore del fuoco mi scalda un fianco, ma tutto quello che vedo sono loro due, davanti a me, i loro cazzi duri a pochi centimetri dal mio viso.
“Ecco, così,” dice Antonio, e c’è una soddisfazione cruda nella sua voce. Si accarezza lento, la mano che scivola lungo l’asta, e io non riesco a distogliere lo sguardo. Giovanni fa lo stesso, un movimento quasi ipnotico, e poi si china appena verso di me, la sua mano che mi afferra i capelli. Non forte, non ancora, ma abbastanza da farmi capire che non ho scelta.
“Guardaci,” ordina, e io obbedisco. I loro odori mi avvolgono, forti, maschili, un misto di sudore e desiderio che mi stordisce. “Vuoi sapere come ci succhiava? Vuoi sapere quanto ci faceva godere con quella bocca?”
Le sue parole mi trafiggono, ma non è dolore. È fame. Annuisco, un movimento impercettibile, e lui ride, un suono basso e sporco. “Allora fai come lei. Fammi vedere se sei bravo quanto tua moglie.” Mi tira più vicino, il suo cazzo che sfiora le mie labbra, caldo, duro. Esito, il cuore che mi esplode nel petto, ma poi apro la bocca, e lo prendo dentro.
Il sapore è forte, salato, la sua pelle liscia contro la lingua. Geme subito, un suono che mi fa vibrare, e la sua mano nei miei capelli si stringe, guidandomi. “Cazzo, sì,” sussurra, la voce roca. “Proprio così. Continua.” Mi muovo, goffo all’inizio, ma il suo gemito mi spinge avanti, mi fa volerlo di più. Antonio ci guarda, il respiro pesante, e poi si avvicina, la sua mano sul mio viso. “Non dimenticarti di me,” dice, e io mi volto, lasciandolo entrare nella mia bocca. È diverso, più largo, mi riempie di più, e il suo sapore è altrettanto intenso. Geme, un suono profondo, e io mi perdo, alternandomi tra loro due, le loro mani che mi tengono, i loro respiri affannosi che mi riempiono le orecchie.
“Porca troia, guardalo,” dice Giovanni, la voce spezzata dal piacere. “È un maledetto professionista. Chissà quante volte ci ha pensato.” Ride, e Antonio lo segue, un suono che mi umilia ma mi eccita oltre ogni limite. Mi tirano indietro, solo un istante, e Giovanni mi guarda negli occhi, il viso arrossato, i capelli mossi che gli cadono sulla fronte. “Ti piace, vero? Ti piace essere nostro.”
“Sì,” sussurro, la voce roca, quasi irriconoscibile. Non c’è più spazio per la vergogna. Non c’è più niente, solo questo. Solo loro. Giovanni sorride, un sorriso che è una promessa, e poi mi tira su, in piedi, le sue mani ferme sui miei fianchi. Antonio si posiziona dietro di me, il suo corpo che preme contro il mio, il suo cazzo duro che sfrega tra le mie cosce. Sobbalzo, il respiro che mi si spezza, ma Giovanni mi tiene fermo, il suo sguardo che mi inchioda.
“Rilassati,” dice, e la sua voce è un ordine mascherato da dolcezza. “Ti faremo sentire bene. Proprio come abbiamo fatto con lei.” Sento Antonio spingere, lento, deliberato, il calore del suo corpo che mi avvolge. È troppo, troppo intenso, ma non protesto. Non voglio. Giovanni si china verso di me, la sua bocca vicina alla mia, il suo alito caldo che mi sfiora le labbra. “Dimmi come ti senti,” sussurra, e poi mi bacia, un bacio duro, profondo, la sua lingua che invade la mia bocca mentre Antonio si muove dietro di me, sempre più deciso.
Non riesco a rispondere. Non riesco a pensare. Il piacere mi travolge, un’onda che mi spezza, mi distrugge. Gemo nella bocca di Giovanni, il suo sapore che si mescola a tutto il resto, mentre Antonio mi stringe i fianchi, i suoi movimenti che accelerano, il suo respiro affannoso contro il mio orecchio. “Cazzo, sei stretto,” ringhia, e le sue parole mi spingono oltre, il mio cazzo che pulsa, duro, intoccato, mentre il piacere mi monta dentro come una tempesta.
Giovanni si tira indietro, solo un istante, i suoi occhi che brillano di trionfo. “Vieni per noi,” ordina, e la sua mano finalmente si chiude sul mio cazzo, un tocco che è quasi troppo. Bastano pochi movimenti, decisi, ruvidi, e io crollo, il piacere che esplode, un’ondata che mi fa tremare, urlare, mentre mi svuoto nella sua mano, il corpo che si contrae senza controllo. Antonio geme dietro di me, i suoi movimenti che si fanno irregolari, e lo sento venire, il calore che mi riempie, un’intimità che mi sconvolge. Giovanni lo segue poco dopo, il suo cazzo che pulsa davanti a me, il suo seme che mi colpisce il petto, caldo, appiccicoso, mentre il suo gemito mi rimbomba nelle orecchie.
Rimaniamo così, per un istante che sembra eterno, i respiri che si mescolano, i corpi sudati che si toccano. Poi, lentamente, si tirano indietro. Mi sento vuoto, tremante, ma c’è una strana pace dentro di me. Giovanni mi guarda, un sorriso stanco sul viso, e mi dà una pacca sulla spalla. “Sei stato bravo,” dice, e c’è quasi una nota di rispetto nella sua voce. Antonio annuisce, passandosi una mano sul viso, il tatuaggio che brilla sotto il riflesso del fuoco. “Cazzo, non pensavo saresti arrivato fino in fondo,” aggiunge, e ride piano.
Non dico niente. Mi siedo a terra, le gambe che non mi reggono, il calore del fuoco che mi scalda la pelle. Li guardo, mentre si rivestono con gli asciugamani, le loro voci che tornano a un tono più normale, come se niente fosse successo. Ma qualcosa è successo. Qualcosa che non posso ignorare. Mi sento diverso, esposto, ma anche… libero. Come se avessi lasciato andare un peso che non sapevo di portare.
Mentre il fuoco crepita, morendo piano, mi chiedo se parleremo mai di questa notte. Se loro ripenseranno a quello che abbiamo fatto, o se lo terranno sepolto, un segreto tra amici. Ma una cosa la so: non dimenticherò. Il sapore, l’odore, il suono dei loro gemiti. E mentre guardo le ultime fiamme spegnersi, so che una parte di me, quella parte che ho sempre negato, non tornerà mai più nell’ombra.
