Racconti Piccanti
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Una rottura molto speciale

Una rottura molto speciale

01 Aprile 2026·7 min di lettura

Sono Giulia, ho 23 anni, e stasera ho perso completamente la testa. Non so nemmeno come ci sono finita in questa situazione, ma il calore dell’alcol mi brucia ancora nello stomaco, e ogni pensiero razionale è svanito tra un sorso di vodka e una risata troppo forte. Sono in una stanza di questa villa enorme, un posto che puzza di lusso e di fumo, con due ragazzi che non conosco nemmeno così bene. Hanno più o meno la mia età, capelli spettinati, jeans calati alle caviglie e magliette ancora addosso. Io, invece, sono nuda, in ginocchio davanti a loro, con la pelle che formicola per l’eccitazione e l’imbarazzo. Non so perché l’ho fatto, ma quando uno dei due mi ha chiesto di spogliarmi, ho obbedito senza pensarci due volte.

Sono seduti ai piedi del letto, ognuno con un cocktail in una mano e una sigaretta nell’altra. Il fumo mi pizzica il naso mentre li guardo dal basso, i loro occhi puntati su di me, senza una parola. Mi sento esposta, vulnerabile, ma c’è qualcosa di elettrico in questo silenzio, qualcosa che mi spinge a continuare. Ho il loro odore addosso, un misto di sudore, alcol e tabacco. Uno dei due, quello con la barba di un paio di giorni, ha un cazzo grosso, spesso, che mi riempie la bocca mentre lo succhio con movimenti lenti, quasi incerti. L’altro, più magro, con un piercing al sopracciglio, è meno imponente, ma il modo in cui mi guarda, con un sorrisetto strafottente, mi fa tremare le gambe.

“Ti piace, vero?” dice il barbuto, rompendo il silenzio. La sua voce è rauca, carica di eccitazione. Non rispondo, ma alzo lo sguardo verso di lui, la bocca ancora piena, e annuisco appena. Sento il sapore salato sulla lingua, il calore della sua pelle contro le labbra. Passo all’altro, prendendolo in bocca con più decisione, sentendo le sue dita che si infilano tra i miei capelli per guidarmi. “Cazzo, sei brava,” mormora lui, tirando un lungo tiro dalla sigaretta prima di soffiare il fumo in aria. Non dicono altro, si limitano a guardarmi, a godersi lo spettacolo mentre io alterno tra loro, le ginocchia che mi fanno male sul pavimento freddo, ma non mi fermo. Non voglio fermarmi.

Il rumore della porta che si apre mi colpisce come uno schiaffo. Alzo gli occhi di scatto, il cuore che mi martella nel petto. È Lorenzo, il mio ragazzo. O meglio, quello che dovrebbe essere il mio ragazzo, anche se da un anno siamo in crisi profonda. Non ci parliamo quasi più, e sì, l’ho già tradito altre volte. Non so perché continuo a tornare da lui, ma ogni volta che lo vedo, qualcosa dentro di me si spezza. È in piedi sulla soglia, la mascella serrata, gli occhi scuri che mi trapassano. I due ragazzi fanno per alzarsi, tirandosi su i pantaloni in fretta, ma Lorenzo alza una mano per fermarli.

“No, continuate,” dice, la voce bassa, tagliente. Mi guarda, e c’è un misto di rabbia e qualcos’altro nei suoi occhi, qualcosa di oscuro che non riesco a decifrare. “Anche tu, Giulia. Non ti fermare.” Il suo tono è un ordine, e io, invece di ribellarmi, sento una scarica di adrenalina attraversarmi il corpo. Mi rimetto al lavoro, tornando a succhiare il cazzo del barbuto, mentre Lorenzo si avvicina. Lo sento alle mie spalle, il suo respiro pesante, e poi si china su di me. Le sue dita si infilano tra le mie gambe senza preavviso, dure, invadenti, mentre mi spinge la testa in avanti con l’altra mano.

“Prendilo tutto,” ringhia, premendo forte finché non sento il cazzo toccarmi la gola. Tossisco, i conati mi fanno salire le lacrime agli occhi, ma lui non molla. “Non fare la schizzinosa adesso.” La sua voce è carica di disprezzo, ma c’è anche un’eccitazione malata che mi fa rabbrividire. Continuo, sbavando, la saliva che mi cola sul mento, mentre le sue dita mi scavano dentro, rapide, senza alcuna delicatezza. Il dolore si mescola al piacere in un modo che non riesco a spiegare, e il mio corpo reagisce nonostante tutto, bagnandosi sempre di più sotto le sue mani.

“Guardate che troia,” dice Lorenzo, rivolgendosi ai due ragazzi. “Non le basta mai, vero?” Uno dei due, quello col piercing, ride piano. “Cazzo, amico, è uno spettacolo.” Lorenzo mi tira indietro i capelli, costringendomi a guardarlo per un attimo. “Ti piace farti guardare, eh?” Non rispondo, non riesco, ma il mio respiro affannoso parla per me. Mi spinge di nuovo giù, alternandomi tra i due, la sua mano che mi guida con forza brutale. Sento i loro gemiti, il modo in cui si irrigidiscono sotto di me, e capisco che stanno per venire.

“Fatelo in faccia,” ordina Lorenzo, la voce ferma. “Riempitela.” I due non se lo fanno dire due volte. Mi tirano indietro, e io chiudo gli occhi d’istinto mentre il primo, il barbuto, mi schizza sul viso, il liquido caldo che mi colpisce le guance e le labbra. L’odore è forte, pungente, e subito dopo arriva l’altro, colpendomi sulla fronte e facendomi colare tutto addosso. Sento Lorenzo che ride, un suono freddo, quasi crudele. “Guardati, sei un disastro,” dice, ma non c’è tempo per pensarci. Fa un cenno ai due ragazzi. “Fuori. Adesso.” Loro si tirano su i pantaloni in silenzio e escono dalla stanza, lasciandomi lì, in ginocchio, con la faccia sporca e il respiro corto.

Lorenzo mi guarda dall’alto, il viso contratto dalla rabbia. “Alzati,” ordina, ma non mi dà il tempo di farlo. Mi afferra per un braccio e mi spinge a terra, con la faccia schiacciata contro il pavimento. Sento il freddo della superficie sotto la guancia, il seme dei due ragazzi che mi si appiccica alla pelle, un odore acre che mi riempie le narici. Lorenzo si inginocchia dietro di me, e sento il rumore della sua cintura che si slaccia, il suono della zip che scende. Non dice nulla, ma il suo piede si posa sulla mia testa, premendo con forza, tenendomi bloccata mentre si abbassa su di me.

“Non ti muovere,” ringhia, e poi lo sento spingere dentro di me, duro, senza alcuna preparazione. Un gemito mi sfugge dalle labbra, un misto di dolore e piacere che mi travolge. È grande, lo è sempre stato, e mi riempie completamente, ogni spinta un impatto che mi fa tremare. Il pavimento è duro sotto di me, il piede di Lorenzo mi schiaccia la faccia contro la superficie sporca, e io non posso fare altro che subire, il corpo che si arrende al ritmo brutale delle sue spinte. Sento il suo respiro affannoso, i suoi grugniti bassi, e il suono dei nostri corpi che si scontrano, pelle contro pelle, in una danza violenta e disperata.

“Ti piace, vero, puttana?” dice, la voce spezzata dall’eccitazione. “Ti piace farti usare così.” Non rispondo, non ci riesco, ma il mio corpo parla per me, i miei fianchi che si muovono istintivamente per incontrarlo, per prendere di più. Mi mordo il labbro, il sapore del seme ancora sulla lingua, mentre lui continua a sbattermi senza sosta, le sue mani che mi afferrano i fianchi con forza, lasciandomi i segni delle dita sulla pelle. Sento il calore crescere dentro di me, un’ondata che non riesco a controllare, e vengo con un urlo strozzato, il corpo che si contrae intorno a lui mentre continuo a sentire il pavimento freddo sotto la guancia.

Lui non si ferma, non rallenta, e dopo qualche altra spinta violenta lo sento irrigidirsi, un gemito gutturale che gli sfugge mentre si svuota dentro di me, caldo e abbondante. Resta fermo per un attimo, il respiro pesante, il piede ancora sulla mia testa, poi si ritira con un movimento brusco, lasciandomi lì, tremante, sul pavimento. Mi rialzo appena, il corpo dolorante, la faccia ancora sporca, e lo guardo mentre si tira su i pantaloni senza degnarmi di uno sguardo.

“Non farti più viva,” dice, la voce gelida. “Puttana.” Poi si gira e se ne va, chiudendo la porta con un tonfo che mi fa sobbalzare. Resto lì, nuda, sul pavimento freddo, il corpo ancora scosso da quello che è appena successo. Mi dispiace averlo tradito, mi dispiace davvero, ma mentre mi passo una mano sul viso, sentendo la viscosità sotto le dita, non posso negare la verità: è stata l’esperienza più eccitante della mia vita.

Non so quanto tempo resto lì, immobile, ma alla fine mi rialzo, le gambe che tremano, il cuore che batte ancora forte. Non c’è nulla da dire, nulla da pensare. Solo il ricordo di questa notte, impresso nella mia pelle, nel mio respiro, nei miei sensi. E so che, in qualche modo, non lo dimenticherò mai.

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