Racconti Piccanti
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Lucas mi fa impazzire

Lucas mi fa impazzire

13 Marzo 2026·7 min di lettura

Sono Emma, ho 41 anni e, diciamocelo, non sono proprio una che si lancia in avventure. Eppure, eccomi qua, in una palestra del centro, a sudare come una matta sotto gli occhi di Lucas, un istruttore di 24 anni che sembra uscito da un calendario per donne frustrate. Sono sposata da quindici anni con Marco, un uomo che ormai mi vede più come una coinquilina che come una donna. Il sesso? Un lontano ricordo, tipo qualcosa che facevo negli anni Novanta. Non ne posso più di questa monotonia, di questa vita grigia. Voglio sentirmi viva, desiderata, anche solo per un’ora. Così, ho preso coraggio e ho prenotato delle lezioni private con Lucas. Non so bene cosa mi aspetto, ma il solo pensiero di stare vicino a quel ragazzo mi fa battere il cuore in un modo che avevo dimenticato.

La palestra è un posto qualunque, di quelli con i neon che ti fanno sembrare malata e l’odore di sudore che ti resta appiccicato ai vestiti. È tardo pomeriggio, quasi sera, e il posto si sta svuotando. Lucas mi ha proposto una sessione extra in orario tranquillo, “per lavorare meglio sulla postura”. Io ho detto sì, con la voce che mi tremava un po’. Lui è alto, muscoloso, con le braccia definite e un tatuaggio che gli spunta dal bordo della maglietta aderente. Ha i capelli corti, scuri, e un sorrisetto sempre stampato in faccia, come se sapesse qualcosa che io non so. Io, beh, non sono male per la mia età: capelli castani un po’ mossi, un corpo che regge ancora, con le curve al posto giusto, ma mi sento sempre fuori posto, impacciata. Indosso una tuta nera aderente che evidenzia il seno e i fianchi, e ogni volta che Lucas mi guarda mi sento nuda.

Durante l’allenamento, la tensione è palpabile. Mi fa fare squat, e mentre mi abbasso mi sta dietro, troppo vicino. “Tieni la schiena dritta, Emma,” dice, con quella voce bassa che sembra un ordine. Le sue mani mi sfiorano i fianchi per correggermi, e io sento un brivido che mi parte dalla pancia e arriva dritto tra le gambe. Vorrei dirgli di smetterla, ma non ci riesco. Una parte di me vuole che continui, che mi tocchi di più. Mi odio per questo. Penso a Marco, a casa davanti alla TV, ignaro di tutto, e mi sento uno schifo. Ma poi Lucas mi guarda negli occhi, con quell’aria da stronzo sicuro di sé, e mi dice: “Brava, così va bene.” E io mi sciolgo, come una ragazzina.

Finito l’allenamento, siamo entrambi sudati. Lui propone di rilassarci un po’ nella sauna. “È vuota a quest’ora, fidati,” dice, e io annuisco come un’idiota, senza pensare alle conseguenze. Entriamo, e l’aria è calda, pesante. Mi siedo su una panca di legno, con l’asciugamano avvolto intorno al corpo, lasciando scoperte solo le spalle e le gambe. Lucas si toglie la maglietta, mostrando un torace scolpito e una linea di peli scuri che scende verso i pantaloncini. Mi guarda e sorride. “Ti stai sciogliendo, eh?” dice, e io rido, nervosa. Mi avvicino a lui, quasi senza volerlo, attratta da una forza che non controllo. Le sue mani mi sfiorano la gamba, risalendo piano. “Lucas, non dovremmo…” mormoro, ma lui mi interrompe: “Shh, rilassati. Nessuno lo saprà.” Il cuore mi batte all’impazzata. Sto per fare una cazzata, lo so, ma non riesco a fermarmi.

Proprio quando le sue dita stanno per infilarsi sotto l’asciugamano, la porta della sauna si apre di colpo. Un tizio, un cliente qualunque, sulla cinquantina, entra e ci guarda con un’espressione tra il sorpreso e il divertito. Io mi tiro indietro, rossa in faccia, stringendo l’asciugamano al petto. Lucas, invece, non si scompone. “Tutto bene, amico, stiamo solo chiacchierando,” dice con un ghigno. Il tizio borbotta qualcosa e se ne va, ma io mi sento morire. “Cazzo, Lucas, e se ci riconosce qualcuno?” sussurro, con il panico nella voce. Lui mi guarda, e invece di rassicurarmi, dice: “Tranquilla, una traditrice disperata come te non dà nell’occhio.” Le sue parole mi colpiscono come uno schiaffo. Mi sento umiliata, ma allo stesso tempo… eccitata. È come se volessi che continuasse a parlarmi così, a farmi sentire piccola.

Lucas si avvicina di nuovo, e questa volta non mi lascia spazio per pensare. “Sai che lo vuoi,” mormora, e io non rispondo. Non posso negarlo. Mi prende per i polsi, con una presa ferma ma non dolorosa, e mi tira verso di lui. Mi bacia, un bacio duro, affamato, che sa di sudore e desiderio. La sua lingua si intreccia con la mia, e io mi lascio andare, dimenticando tutto. Le sue mani scivolano sotto l’asciugamano, sfiorandomi i seni. Sento i capezzoli indurirsi sotto le sue dita, e un gemito mi sfugge dalle labbra. “Ti piace, eh?” dice, con quel tono arrogante che mi fa impazzire. Io annuisco, incapace di parlare.

Mi spinge piano sulla panca, facendomi sdraiare. L’asciugamano si apre, lasciandomi esposta. Lui si inginocchia tra le mie gambe, e io mi sento vulnerabile, ma non voglio che si fermi. Mi guarda il corpo con una fame che mi fa tremare. “Sei proprio una bella troietta,” dice, e io dovrei offendermi, ma invece mi eccito ancora di più. Le sue mani mi accarezzano l’interno delle cosce, salendo lente. Quando le sue dita arrivano lì, mi scappa un sospiro. È delicato, ma deciso, e sa quello che fa. Mi stuzzica, girando intorno al punto giusto, facendomi impazzire. “Ti prego, non smettere,” sussurro, e lui ride piano. “Non preoccuparti, ci penso io a te.”

Dopo un po’, si alza e si tira giù i pantaloncini, mostrando un’erezione che mi fa sgranare gli occhi. È grosso, più di quanto mi aspettassi, e per un attimo ho paura. Ma lui non mi dà il tempo di pensare. Prende una fascia elastica da allenamento che aveva con sé e me la lega intorno alle caviglie, bloccandomi le gambe. “Così non scappi,” dice, con un sorriso che mi fa rabbrividire. Mi sento in trappola, ma in un modo che mi piace. Mi gira sulla panca, mettendomi a pancia in giù, con il sedere leggermente sollevato. Sento il legno ruvido sotto di me, l’aria calda della sauna che mi fa sudare ancora di più.

“Rilassati,” mi dice, mentre le sue mani mi accarezzano il culo. Io stringo i denti, sapendo cosa sta per succedere. Non l’ho mai fatto così, non in questo modo, e ho paura che farà male. Ma voglio provarci, voglio dargli tutto. Sento qualcosa di freddo, forse del gel che aveva con sé, e poi le sue dita che mi preparano, lente ma insistenti. Mi irrigidisco, ma lui mi parla: “Respira, Emma, ci vado piano.” E lo fa. Sento la pressione, il disagio, ma anche una strana eccitazione. Quando finalmente mi penetra, con una lentezza esasperante, il dolore è acuto, ma misto a un piacere che non so spiegare. Mi mordo il labbro per non gridare, consapevole che siamo in un posto pubblico. “Cazzo, sei stretta,” mormora lui, e la sua voce roca mi fa impazzire.

I suoi movimenti sono lenti, profondi, ogni spinta mi fa sobbalzare sulla panca. Sento il suo respiro pesante, il suono della nostra pelle che si sfrega, l’odore del sudore e del sesso che riempie l’aria. Ogni tanto si ferma, come per prolungare il momento, e io gemo piano, cercando di non farmi sentire. “Ti piace, eh, traditrice?” mi sussurra all’orecchio, e io non riesco nemmeno a rispondere, persa tra il dolore e il piacere. Mi tiene per i fianchi, controllando ogni movimento, e io mi lascio andare completamente. Non penso più a niente, né a Marco, né alla vergogna, solo a lui dentro di me, a come mi fa sentire.

Dopo un tempo che sembra infinito, i suoi movimenti si fanno più veloci, più decisi. Sento che sta per venire, e anche io sono al limite. “Cazzo, sto per…” inizia a dire, e io lo interrompo con un gemito soffocato. Veniamo quasi insieme, un’esplosione che mi fa tremare dalla testa ai piedi. Lui si ferma, ancora dentro di me, ansimando. Io resto lì, sdraiata, con il cuore che mi martella nel petto e il corpo che trema. Mi scioglie le caviglie, e io mi tiro su lentamente, con le gambe che mi cedono. Lucas mi guarda, con quel sorrisetto di sempre. “Beh, direi che ci siamo scaldati abbastanza,” dice, e io rido, anche se mi sento un disastro. Non dico niente, mi rivesto in silenzio, con la testa piena di pensieri ma il corpo soddisfatto. Usciamo dalla sauna uno alla volta, come se niente fosse, e io so che non dimenticherò mai questa serata.

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