La puttana del fiume (parte 2)
Dopo quella prima volta al fiume, Giorgio e Luca si erano scritti ancora per qualche giorno. La tensione era rimasta alta. Quando Luca gli propose di rivedersi, Giorgio accettò subito.
Questa volta si incontrarono di pomeriggio, sempre lungo lo stesso tratto di fiume, dove gli alberi erano più fitti. Era una giornata ventosa: le foglie e i rami si muovevano continuamente, creando un rumore costante.
Luca arrivò con quel suo sorriso strafottente. Appena si salutarono, senza tanti preamboli, gli disse:
«Spogliati. Tutto. Voglio vederti nudo.»
Giorgio obbedì. Si tolse ogni indumento rimanendo completamente nudo. L’aria fresca gli fece venire la pelle d’oca. Luca invece si limitò ad abbassarsi i pantaloni e i boxer fino alle ginocchia, liberando il cazzo già mezzo duro.
«In ginocchio. A quattro zampe» ordinò.
Giorgio si mise a terra, le ginocchia e le mani sulla sabbia mista a erba secca. Luca si posizionò davanti a lui in piedi, con le ginocchia leggermente piegate.
Giorgio aprì la bocca e iniziò a succhiare. Luca gli appoggiò una mano sulla nuca e sospirò di piacere.
Dopo qualche minuto, mentre aveva il cazzo di Luca quasi tutto in bocca, Giorgio sentì delle risatine leggere provenire dagli alberi alla sua sinistra. Si irrigidì.
Luca se ne accorse e gli spinse la testa più a fondo.
«Tranquillo… non c’è nessuno. È solo il vento tra i rami.»
Giorgio provò a tirare indietro la testa per dire qualcosa, ma Luca non glielo permise. Sentì altre risatine, stavolta più chiare, seguite da un sospiro basso che poteva essere il vento… o qualcos’altro.
«Ti ho detto che è il vento» ripeté Luca con voce calma, ma con un tono leggermente divertito. Poi, dopo una breve pausa, aggiunse: «Anche se magari qualcuno ci sta guardando… chissà.»
Giorgio emise un gemito soffocato intorno al cazzo. Il cuore gli batteva fortissimo. Sentì altri rumori: fruscii tra gli alberi, rami che si muovevano in modo strano, un mormorio basso che il vento poteva aver portato o forse no.
Luca iniziò a muovere i fianchi, scopandogli la bocca con colpi lenti ma sempre più decisi.
«Rilassati e succhia. Non pensare a niente.»
Altri rumori. Un altro sospiro. Qualcosa che sembrava una risatina soffocata.
Giorgio provò di nuovo a parlare, ma Luca gli affondò il cazzo fino in gola, facendolo soffocare. Un filo spesso di bava gli colò dal mento fino a terra.
«Stai sereno» disse Luca, aumentando il ritmo. Ora stava scopando la bocca di Giorgio con maggiore brutalità: colpi lunghi e forti, il cazzo che entrava e usciva bagnato di saliva, sbattendo contro la lingua e la gola. «Non c’è nessuno… o forse sì. Chi lo sa.»
La situazione era ambigua, inquietante. Giorgio non riusciva a capire se Luca stesse scherzando, se stesse cercando di spaventarlo per eccitarlo, o se ci fosse davvero qualcuno nascosto tra gli alberi a guardare.
Luca continuò a scopargli la bocca sempre più forte, tenendogli la testa bloccata con entrambe le mani.
«Bravissimo… prendilo tutto.»
Il mix di paura, umiliazione e brutalità era troppo intenso. Giorgio venne senza toccarsi, schizzando sulla sabbia sotto di lui mentre il corpo gli tremava violentemente, i gemiti soffocati dal cazzo di Luca.
Luca, sentendo che Giorgio stava venendo, ringhiò e accelerò gli affondi. Pochi secondi dopo spinse fino in fondo alla gola e venne, scaricando fiotti caldi direttamente nella bocca di Giorgio.
«Ingoia» ordinò con voce roca.
Giorgio deglutì quello che poté, mentre altra sborra gli colava dal bordo delle labbra.
Solo quando ebbe finito, Luca si tirò fuori lentamente, lasciando Giorgio ansimante, con la bocca e il mento sporchi di saliva e sperma.
Si rivestirono in silenzio. I rumori tra gli alberi erano spariti. Non si sentiva più nulla, solo il vento che continuava a muovere i rami.
Mentre camminavano verso l’uscita del sentiero, Giorgio, ancora tremante, mormorò:
«C’erano dei rumori… sembrava davvero che ci fosse qualcuno.»
Luca rise piano e gli mise un braccio intorno alle spalle.
«No, scherzavo. Non c’era nessuno. L’ho detto solo per farti eccitare di più. Era solo il vento, te l’avevo detto.»
Giorgio lo guardò, confuso. Non sapeva più cosa credere.
Luca gli fece l’occhiolino.
«Però hai venuto come una fontana, no?»
