Racconti Piccanti
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L’incidente con l’asciugamano in palestra

L’incidente con l’asciugamano in palestra

26 Marzo 2026·9 min di lettura

Non ci potevo credere. Ero appena uscito dalla sauna della palestra, il corpo ancora caldo e sudato, con un asciugamano bianco avvolto intorno alla vita. Stavo tornando verso gli spogliatoi, il pavimento freddo sotto i piedi nudi, quando è successo. La porta della sauna si è chiusa dietro di me e l’asciugamano, maledetto, si è impigliato nell’angolo. Ho tirato senza pensarci, e in un istante me lo sono ritrovato ai piedi. Nudo, completamente nudo, nel corridoio della palestra. Il cuore mi è salito in gola. Ho guardato a destra e a sinistra, pregando che non ci fosse nessuno, ma ovviamente la fortuna non era dalla mia parte.

Dall’altro lato del corridoio, proprio davanti a me, c’era Alessandro. Il personal trainer. Trentacinque anni, capelli corti neri, barba curata e un corpo che sembrava scolpito nel marmo. Era in piedi, con una maglietta aderente e i pantaloncini da palestra, e mi guardava con un’espressione che oscillava tra la sorpresa e il divertimento. Ho cercato di coprirmi con le mani, il viso in fiamme, ma era inutile. Ero un disastro.

“Ehi, Tommaso, tutto bene?” ha detto, avvicinandosi con un sorriso che non riuscivo a decifrare. La sua voce era calma, ma c’era una nota di ironia che mi ha fatto arrossire ancora di più.

“Io… sì, cioè, no, scusa, l’asciugamano…” ho balbettato, cercando di chinarmi per raccoglierlo senza scoprire altre parti di me. Un’impresa impossibile.

“Tranquillo, capita,” ha risposto lui, avvicinandosi ancora. Ha preso l’asciugamano da terra e me lo ha passato, ma i suoi occhi non si sono staccati dai miei nemmeno per un secondo. “Vieni con me, non è il caso che stai qui in corridoio così. Ti porto nel mio spogliatoio privato, lì ti sistemi.”

Non ho avuto il tempo di obiettare. Mi sono avvolto l’asciugamano alla vita con mani tremanti e l’ho seguito, sentendo il battito del cuore rimbombarmi nelle orecchie. Il suo spogliatoio era una piccola stanza in fondo al corridoio, con una panca, uno specchio e un armadietto. Appena entrati, ha chiuso la porta dietro di noi. L’aria era densa, un misto di profumo di deodorante e sudore maschile che mi ha colpito dritto al naso.

“Scusa, sono un idiota,” ho detto, sedendomi sulla panca e cercando di riprendere fiato. “Non so come sia successo.”

Alessandro si è messo a ridere, una risata profonda e genuina. “Non sei un idiota, Tommaso. È solo un asciugamano impigliato. Poteva capitare a chiunque.” Si è appoggiato con una spalla al muro, incrociando le braccia. I suoi bicipiti si sono tesi sotto la maglietta, e ho dovuto distogliere lo sguardo per non fissarlo troppo. “E comunque, non hai niente da nascondere. Sei in gran forma.”

Ho sentito un calore risalirmi dal collo al viso. “Grazie, ma… non so, mi sento un cretino.”

“Non devi,” ha detto lui, avvicinandosi di un passo. La sua voce si era abbassata, diventando quasi un sussurro. “Anzi, sai che c’è? Mi piace vedere un ragazzo come te così… naturale. Senza filtri.”

Le sue parole mi hanno colpito come un pugno allo stomaco. Ho alzato gli occhi verso di lui, e c’era qualcosa nel suo sguardo che non era più solo divertimento. Era fame. Una fame che ho riconosciuto subito, perché, dannazione, la sentivo anch’io. Il silenzio tra noi si è fatto pesante, e il mio respiro è diventato più corto. Non so chi dei due si sia mosso per primo, ma in un attimo la distanza tra noi è sparita.

“Ti fidi di me?” ha chiesto, la sua mano che sfiorava la mia spalla. La sua pelle era ruvida, calda, e quel tocco leggero mi ha fatto rabbrividire.

“Sì,” ho risposto senza pensarci, la voce roca. Non sapevo esattamente cosa stesse per succedere, ma lo volevo. Lo volevo da quando l’avevo visto avvicinarsi nel corridoio.

“Allora girati,” ha detto, con un tono che non ammetteva repliche, ma che allo stesso tempo era morbido, quasi una carezza. “Appoggiati alla panca.”

Ho fatto come mi ha detto, il cuore che batteva così forte che temevo potesse sentirlo. Mi sono chinato in avanti, le mani appoggiate alla panca fredda, l’asciugamano ancora avvolto intorno alla vita. Alessandro si è posizionato dietro di me, e ho sentito il calore del suo corpo prima ancora che mi toccasse. Le sue mani si sono posate sui miei fianchi, decise ma lente, e con un movimento fluido ha fatto scivolare via l’asciugamano, lasciandomi di nuovo nudo.

“Così va meglio,” ha mormorato, la sua voce vicina al mio orecchio. Ho sentito il suo fiato caldo sul collo, e poi le sue labbra hanno sfiorato la mia schiena, un bacio leggero proprio tra le scapole. Un brivido mi ha attraversato tutto il corpo, dalla nuca fino alle dita dei piedi. “Hai una pelle bellissima, lo sai?”

Non ho risposto, non ci riuscivo. Ero troppo concentrato sul suo tocco, sulle sue mani che mi stringevano i fianchi con una forza che mi faceva sentire al sicuro, ma anche completamente alla sua mercé. Ha continuato a baciarmi la schiena, scendendo lungo la colonna vertebrale, e ogni tocco delle sue labbra era come una scarica elettrica. Sentivo l’odore della sua pelle, un misto di sudore fresco e colonia speziata, e il suono del suo respiro, profondo e controllato, mi stava mandando fuori di testa.

“Rilassati, Tommaso,” ha detto, le sue mani che scivolavano lungo i miei fianchi, sfiorando appena il bordo delle mie natiche. “Ci penso io a te. Dimmi se vuoi che mi fermo.”

“No, non fermarti,” ho risposto subito, la voce spezzata. Non volevo che si fermasse, non avrei sopportato l’idea di interrompere quel momento.

Ho sentito un rumore alle mie spalle, il fruscio di tessuto, e ho capito che si stava togliendo i pantaloncini. Ho girato appena la testa per guardare, e l’ho visto: il suo membro, duro e grosso, che spuntava dai boxer abbassati a metà. Era lungo, spesso, con una vena che correva lungo l’asta, e la vista mi ha fatto deglutire a vuoto. Non era solo la dimensione, era il modo in cui lo teneva in mano, con una sicurezza che mi ha fatto tremare le gambe.

“Ti piace quello che vedi?” ha chiesto, notando il mio sguardo. La sua voce era carica di malizia, ma non era arrogante. Era un invito.

“Sì,” ho ammesso, tornando a guardare davanti a me. “Molto.”

“Bene,” ha detto, e ho sentito il rumore di un pacchetto che si apriva. Un preservativo, immaginavo, e poco dopo la sensazione fredda di un lubrificante che mi veniva spalmato con cura. Le sue dita erano lente, precise, e mi hanno fatto irrigidire per un istante prima di rilassarmi sotto il suo tocco. “Respira, Tommaso. Ti preparo per bene, non voglio farti male.”

Ho annuito, anche se non poteva vedermi, e ho cercato di concentrarmi sul mio respiro mentre le sue dita lavoravano, prima una, poi due, entrando e uscendo con una lentezza che mi faceva impazzire. Sentivo ogni movimento, ogni pressione, e il freddo del lubrificante si mescolava al calore del mio corpo, creando un contrasto che mi faceva gemere piano.

“Così, bravo,” ha mormorato, la sua voce un ringhio basso. “Sei stretto, ma ti stai aprendo per me. Lo senti?”

“Sì,” ho ansimato, le mani che stringevano il bordo della panca. “Lo sento.”

Dopo qualche istante, ha ritirato le dita, e ho sentito la punta del suo membro premere contro di me. Era grossa, calda, e la pressione iniziale mi ha fatto trattenere il fiato. Ma Alessandro era paziente. Ha spinto piano, dandomi il tempo di abituarmi, e le sue mani sui miei fianchi mi tenevano fermo, guidandomi.

“Piano, ci sono,” ha detto, la voce tesa ma controllata. “Dimmi come stai.”

“Sto bene,” ho risposto, anche se sentivo una leggera bruciatura. “Vai avanti.”

Ha spinto ancora, centimetro dopo centimetro, e il senso di pienezza era quasi troppo da sopportare. Era dentro di me, tutto dentro, e il suo inguine premeva contro le mie natiche. Ho sentito il suo fiato spezzarsi, un gemito basso che mi ha fatto vibrare. Poi ha iniziato a muoversi, un ritmo lento e profondo che mi faceva tremare a ogni spinta. Ogni volta che si ritirava, sentivo il vuoto, e ogni volta che tornava dentro, era come se mi riempisse completamente.

“Porca miseria, sei perfetto,” ha ringhiato, le sue mani che mi stringevano più forte. “Lo senti come ti prendo? Come ti apro?”

“Sì, cazzo, lo sento,” ho risposto, la voce roca. “Non smettere, Alessandro, ti prego.”

“Non smetto, tranquillo,” ha detto, e poi si è chinato su di me, il suo petto contro la mia schiena, il suo fiato caldo sul mio collo. Ha baciato di nuovo la mia pelle, mordicchiandomi leggermente la spalla, e il mix di dolore e piacere mi ha fatto gemere più forte. “Ti piace essere mio così, vero?”

“Sì, mi piace,” ho ansimato, spingendomi indietro contro di lui, seguendo il suo ritmo. “Mi piace troppo.”

Le sue spinte sono diventate più veloci, più decise, e il suono dei nostri corpi che si scontravano riempiva la stanza. Era un rumore crudo, umido, mescolato ai nostri respiri pesanti e ai gemiti che non riuscivo più a trattenere. Sentivo il sudore scivolarmi lungo la schiena, e il suo odore, intenso e maschile, mi avvolgeva completamente. Ogni tanto la sua mano scivolava lungo il mio fianco, afferrandomi il membro, duro e pulsante, e iniziava a muoverla su e giù, in sincrono con le sue spinte.

“Guardati,” ha detto, la voce spezzata dal piacere. “Duro come il marmo. Ti piace essere scopato così, eh? Dimmi quanto ti piace.”

“Mi piace da morire,” ho risposto, quasi senza fiato. “Non fermarti, sto per venire.”

“Non ancora,” ha ordinato, rallentando appena il ritmo, ma senza smettere di toccarmi. “Aspetta me. Voglio venire con te.”

Ho annuito, stringendo i denti per trattenermi, mentre lui continuava a spingere, ogni movimento più intenso del precedente. Sentivo il calore crescere dentro di me, un’onda che non potevo più fermare, ma ho resistito, seguendo il suo comando. Le sue mani erano ovunque, sui miei fianchi, sulla mia schiena, stringendomi con una forza che mi faceva sentire posseduto, desiderato.

“Ora,” ha detto finalmente, la voce un ringhio profondo. “Vieni con me, Tommaso. Ora.”

Non ho avuto bisogno di altro. Con un’ultima spinta, ho sentito il piacere esplodermi dentro, un’onda che mi ha travolto completamente. Ho gridato, il corpo che tremava sotto di lui, mentre sentivo il suo membro pulsare dentro di me, il suo gemito rauco che si mescolava al mio. Eravamo un intreccio di suoni, di odori, di calore, e per un istante il mondo si è ridotto a noi due, in quella piccola stanza.

Siamo rimasti fermi per qualche secondo, i respiri pesanti che si sincronizzavano piano piano. Alessandro si è ritirato con delicatezza, e ho sentito un vuoto improvviso, ma subito dopo le sue mani mi hanno aiutato a raddrizzarmi. Mi sono girato verso di lui, il viso ancora arrossato, il corpo che tremava leggermente per l’intensità di quello che era appena successo.

“Stai bene?” ha chiesto, il tono più morbido ora, mentre si rimetteva i pantaloncini.

“Sì,” ho risposto, cercando di riprendere fiato. “Più che bene.”

Ha sorriso, un sorriso che aveva ancora un’ombra di malizia, ma anche una certa dolcezza. “Bene. Allora la prossima volta che ti cade l’asciugamano, sai dove trovarmi.”

Ho riso, scuotendo la testa, mentre mi avvolgevo di nuovo l’asciugamano intorno alla vita. Non sapevo se ci sarebbe stata una prossima volta, ma una cosa era certa: non avrei mai dimenticato quel momento.

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