Racconti Piccanti
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Uno show da dimenticare… o forse no

Uno show da dimenticare… o forse no

12 Marzo 2026·6 min di lettura

Sono Fabio, ho 39 anni e, diciamocelo, non sono mai stato il tipo che fa girare la testa alle donne. Sono timido, un po’ goffo, e ho sempre avuto un problema che mi fa arrossire solo a pensarci: vengo troppo in fretta. Non è una cosa che si racconta in giro, ma con Elena, mia moglie, non è mai stato un segreto. Lei, 35 anni, mora, con quel corpo che sembra scolpito – curve morbide, culo sodo, tette che riempiono le mani – ha sempre avuto un modo di fare che mi fa sentire piccolo, ma in senso buono, come se fossi il suo giocattolo. E io, beh, ci sto. Mi piace.

Siamo sposati da sei anni, e da un po’ abbiamo iniziato a esplorare cose nuove. Niente di troppo strano all’inizio, ma poi è arrivato Riccardo. 34 anni, ex militare, un armadio di muscoli con braccia grosse come le mie cosce, tatuaggi che gli coprono mezzo petto e una faccia da stronzo sicuro di sé. L’abbiamo conosciuto in palestra, dove Elena andava a fare pilates. Io la accompagnavo ogni tanto, più per farle compagnia che per allenarmi. Riccardo l’ha notata subito, e lei non ha fatto niente per nascondergli che le piaceva essere guardata. Un giorno, mentre io ero lì a trafficare con un manubrio da cinque chili, lui le si è avvicinato e le ha detto qualcosa all’orecchio. Elena ha riso, mi ha guardato e ha fatto cenno di sì. Da lì è iniziato tutto.

Non so perché ho accettato. Forse perché vedere Elena eccitata mi fa impazzire, anche se non sono io a farla godere. Forse perché mi piace sentirmi umiliato, in un modo che non riesco a spiegare. È una cosa che mi brucia dentro, ma mi accende. Così, quando Riccardo ha proposto di fare una videochiamata su Zoom con tre suoi amici per “spettacolo”, non ho detto di no. Elena era entusiasta, i suoi occhi brillavano mentre mi diceva: “Dai, sarà divertente. Tu stai lì, fai il bravo, e lasci che Riccardo si occupi di me.” Mi sono sentito un nodo in gola, ma il cazzo mi si è indurito solo a pensarci.

La sera è arrivata. Siamo nella nostra camera da letto, con il portatile posizionato su un treppiede in modo che la webcam inquadri perfettamente il letto. Io sono nudo, con un collare di pelle nera attorno al collo – un’idea di Elena, che dice che mi fa sembrare “più suo”. Mi sono messo in ginocchio vicino al letto, come mi hanno detto. Riccardo è già senza maglietta, i muscoli che luccicano di sudore leggero, i jeans slacciati che lasciano intravedere il rigonfiamento sotto. Elena è in lingerie nera, un completino di pizzo che le fascia il corpo come una seconda pelle. Si guarda allo specchio, si passa una mano tra i capelli lunghi e scuri, e mi lancia un’occhiata. “Sei pronto, amore?” mi chiede con un sorrisetto. Io annuisco, ma ho il cuore che batte all’impazzata. Non so se sono più eccitato o terrorizzato.

La chiamata su Zoom parte. Tre facce appaiono sullo schermo, amici di Riccardo, tutti maschi, sui trent’anni, che ridono e si danno di gomito. “Cazzo, Riccardo, ci fai vedere un bel porno dal vivo stasera?” dice uno di loro. Riccardo ghigna, si volta verso di me e mi indica. “Guardate questo coglione, è già nudo con il collare. Ha il cazzo che gli gocciola solo a guardarmi scopare sua moglie.” Le risate esplodono dallo schermo. Io abbasso lo sguardo, sento il calore sulle guance, ma è vero: ce l’ho duro, e non posso farci niente.

Riccardo si avvicina a Elena, le mette una mano sul culo e la tira a sé. Lei si lascia andare contro di lui, gli passa le dita sui pettorali. Io li guardo, e ogni loro movimento mi fa stringere lo stomaco. Lui le slaccia il reggiseno con un gesto rapido, lasciandolo cadere a terra. Le tette di Elena sono perfette, piene, con i capezzoli già duri. Riccardo ci passa sopra le mani, li pizzica, e lei geme piano. Poi le infila una mano nelle mutandine, e vedo le sue dita muoversi sotto il tessuto. Elena chiude gli occhi, appoggia la testa sulla sua spalla. “Cazzo, sei già bagnata,” le dice lui, e lei ride, un risolino basso e malizioso. Io stringo i pugni, seduto sui talloni, il collare che mi tira un po’ il collo. Vorrei toccarmi, ma non oso. Non senza il loro permesso.

I preliminari sembrano durare un’eternità. Riccardo la spoglia completamente, le toglie le mutandine e le getta verso di me. “Annusa, coglione,” mi dice, e io le raccolgo con mani tremanti. Odorano di lei, di eccitazione, e mi fanno girare la testa. Elena si sdraia sul letto, le gambe spalancate, la figa liscia e lucida di umori. Riccardo si inginocchia tra le sue cosce, le lecca con calma, succhiando il clitoride mentre lei si contorce e geme. “Oh, cazzo, sì, proprio lì,” dice lei, afferrandogli i capelli. Io guardo, il cazzo che mi pulsa, e sento le risate dei suoi amici dallo schermo. “Guarda quel poveretto, sta per venire senza nemmeno toccarsi,” dice uno. Mi brucia, ma non riesco a distogliere lo sguardo.

Dopo un po’, Riccardo si tira su, si slaccia i jeans e tira fuori il cazzo. È grosso, molto più del mio, duro come un bastone, con le vene in rilievo. Elena lo guarda e si lecca le labbra. “Vieni qua,” gli dice, e lui non se lo fa ripetere. Si posiziona sopra di lei, le alza le gambe sulle spalle, e la penetra lentamente. Vedo ogni movimento, il modo in cui la figa di Elena si apre per accoglierlo, il modo in cui lei inarca la schiena e geme forte. “Cazzo, sei stretto,” grugnisce lui, iniziando a muoversi, prima piano, poi con spinte più decise. Il letto cigola, i loro corpi sbattono insieme con un rumore umido e ritmico. L’odore di sesso riempie la stanza, un misto di sudore e umori che mi arriva dritto al cervello. Elena mi guarda per un attimo, con un sorrisetto crudele. “Ti piace, vero, tesoro? Guardare mentre lui mi scopa come tu non sai fare.” Io annuisco, incapace di parlare, mentre Riccardo accelera, le sue mani che le stringono le cosce, lasciandole segni rossi sulla pelle.

Le spinte diventano più violente, i gemiti di Elena più alti, quasi urla. “Sto per venire, cazzo,” dice lui, e lei gli risponde: “Dentro, sborrami dentro.” Riccardo si irrigidisce, spinge un’ultima volta con forza, e lo vedo pulsare mentre si svuota dentro di lei. Resta fermo un attimo, ansimando, poi si tira fuori. Il cazzo è ancora duro, lucido di umori, con qualche goccia di sperma che cola dalla punta. Si volta verso di me, mi afferra per il collare e mi tira verso di sé. “Lecca, puttanella, puliscimi bene che tua moglie non sa fare altro che spalancare le gambe,” mi dice, strofinandomi il cazzo sulla faccia. Sento l’odore forte, il sapore salato mentre lo passo sulla mia guancia, sulla bocca. Lo prendo tra le labbra, succhiando piano, mentre le risate dallo schermo mi trafiggono. “Cazzo, che schifo, guarda come lo pulisce,” dice uno degli amici. Io continuo, con il cuore che mi martella nel petto, il cazzo che mi fa male da quanto è duro.

Quando Riccardo è soddisfatto, mi spinge via e si volta verso Elena. Lei è ancora sdraiata, le gambe aperte, con il suo sperma che le cola fuori, bianco e denso. Mi guarda, ride piano, poi mi dice: “Vieni qua, amore. Leccami la figa davanti a tutti. Fammi vedere quanto sei bravo.” Io mi avvicino, mi metto tra le sue cosce, e inizio a leccare. Il sapore è forte, un misto di lei e di lui, ma non mi fermo. La sua figa è calda, bagnata, e lei mi spinge la testa più in fondo, gemendo piano. Gli amici di Riccardo applaudono, mi insultano, gridano cose come: “Guarda che cornuto, lecca la sborra del suo padrone.” Io continuo, con la lingua che scivola dentro di lei, finché non sento il suo corpo tremare e lei venire con un gemito lungo e profondo. Rimango lì, con la faccia ancora tra le sue gambe, mentre le risate e gli applausi dallo schermo mi avvolgono.

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