Il ritorno dal master
Mi chiamo Federica, ho 46 anni e, diciamocelo, la mia vita è un bel casino ordinato. Sono un’avvocatessa, passo le giornate in tribunale o a studiare carte fino a notte fonda. Il mio fisico è ancora in forma, merito dello yoga che pratico tre volte a settimana per non impazzire. Ho i capelli castani, corti, sempre in ordine, un taglio che dice “sono una che non perde tempo”. Divorziata da sei anni, vivo da sola in un appartamento elegante ma freddo, in centro. Non mi manca niente, eppure mi manca tutto. La solitudine è una compagna bastarda: ti ci abitui, ma ogni tanto ti morde.
Lorenzo è tornato in città da poco. Ha 24 anni, è il figlio di una mia vecchia amica, ma non lo vedevo da un pezzo. È partito per un master all’estero subito dopo il liceo, e in questi anni ci siamo sentiti solo con qualche messaggio sporadico. Quando l’ho rivisto, una settimana fa, non riuscivo a credere ai miei occhi. È alto, almeno un metro e novanta, con spalle larghe e un corpo atletico che si nota anche sotto una semplice maglietta. Ma non è solo il fisico: ha uno sguardo sicuro, un modo di parlare che ti fa capire che è più maturo della sua età. Mi ha abbracciata forte, davanti casa sua, e quel contatto mi ha mandato in tilt. Ho sentito il calore del suo corpo, il profumo fresco della sua pelle, e per un attimo sono tornata indietro di anni, a quando ero una trentenne e lui un adolescente che mi guardava con occhi curiosi. Già allora sentivo qualcosa, ma lo seppellivo sotto strati di “non si può” e “sono pazza a pensarlo”. Ora che è tornato, però, quel qualcosa è riemerso, più forte di prima.
Ci siamo rivisti un paio di volte, per un caffè o una chiacchierata veloce. Ogni volta che ci salutiamo con un abbraccio, il mio cuore batte più forte. Cerco di ignorarlo, di dirmi che è solo una stupida cotta, che una come me non dovrebbe nemmeno pensarci. Ma la verità è che mi sento sola, e lui è l’unica persona con cui mi sono sentita davvero a mio agio da mesi. Ieri sera l’ho invitato a casa mia. Niente di pianificato, solo una voglia improvvisa di non passare un’altra serata da sola. “Porto una bottiglia di vino,” mi ha detto al telefono con quella voce calma e profonda che mi fa rabbrividire. Ho accettato senza pensarci due volte.
Siamo seduti sul divano del salotto, la bottiglia di rosso quasi finita. Parliamo di tutto: del suo master, del mio lavoro, delle stupidaggini che facevamo anni fa. Ride spesso, e ogni volta che lo fa mi accorgo di quanto mi piaccia guardarlo. Sono le undici passate, e il vino mi ha sciolto la lingua più del solito. Mi ritrovo a confessargli cose che non direi mai in un momento di lucidità.
“Sai, Lorenzo, a volte penso che la mia vita sia solo una serie di scadenze e impegni. Non ho nessuno con cui condividere niente di vero. Sono stanca di essere sempre quella forte,” dico, fissando il bicchiere vuoto tra le mie mani.
Lui mi guarda, serio. “Non devi essere sempre forte, Federica. Non con me, almeno. Lo sai che ci sono, no?”
Le sue parole mi colpiscono dritto al petto. Alzo gli occhi e lo vedo vicino, troppo vicino. Il suo profumo, un misto di colonia e pelle, mi arriva dritto al cervello. Non so chi si muova per primo, ma in un attimo le sue labbra sono sulle mie. È un bacio lento, caldo, che sa di vino e di qualcosa di proibito. Mi ritraggo per un istante, il cuore che mi martella nel petto. “Lorenzo, non possiamo… sei troppo giovane, io sono…” Non finisco la frase, perché lui mi interrompe.
“Non me ne frega niente dell’età. Ti voglio, Federica. L’ho sempre voluto, anche quando non potevo dirlo.” La sua voce è decisa, senza esitazione. Mi guarda negli occhi, e io sento che sto per cedere. È sbagliato, lo so, ma il desiderio che provo è più forte di qualsiasi regola.
Mi bacia di nuovo, più deciso stavolta. Le sue mani mi sfiorano il collo, scendono lungo la schiena. Mi alzo dal divano, lo tiro per un braccio e lo porto verso la cucina. Non so perché scelgo proprio quel posto, forse perché è più vicino, forse perché non voglio pensare troppo. Mi appoggio al bancone, il freddo del marmo contro i palmi. Lui è dietro di me, le sue mani sui miei fianchi. Sento il suo respiro sul collo, e il mio corpo reagisce senza che io possa controllarlo.
“Aspetta, sei sicuro?” gli chiedo, voltandomi appena. Ho bisogno di sentirlo dire, di sapere che non è solo un impulso del momento.
“Sono sicuro. E tu?” risponde, la voce bassa, quasi un sussurro. Annuisco, anche se dentro di me c’è una tempesta di pensieri. Ma non voglio fermarmi. Non ora.
Le sue mani scivolano sotto la mia camicetta, accarezzano la pelle del mio stomaco. Mi slaccia i bottoni uno a uno, con una lentezza che mi fa impazzire. Ogni tocco è elettrico, mi fa tremare. Quando la camicetta cade a terra, sento l’aria fresca sulla pelle, ma il calore del suo corpo dietro di me mi scalda subito. Mi volta verso di lui, e ci guardiamo per un lungo momento. I suoi occhi sono scuri, pieni di voglia. Mi bacia di nuovo, questa volta con più forza, mentre le sue mani scendono sui miei jeans. Li slaccia, li fa scivolare lungo le gambe. Rimango in intimo, vulnerabile ma eccitata da morire. Lui si toglie la maglietta, e io vedo il suo torace, i muscoli definiti, la pelle liscia. Passo le dita sul suo petto, sentendo la durezza sotto la pelle.
“Sei… sei incredibile,” dico, quasi senza fiato.
Lui sorride, un sorriso che mi fa sciogliere. “Anche tu, Federica. Non hai idea di quanto ti abbia pensata.” Mi spinge di nuovo contro il bancone, stavolta con più decisione. Mi bacia il collo, scende verso il petto, mentre con una mano slaccia il mio reggiseno. Lo lascia cadere a terra, e io sento il freddo del marmo contro la schiena nuda. Le sue labbra si chiudono su un capezzolo, lo succhiano piano, facendomi sfuggire un gemito. Le sue mani esplorano il mio corpo, scendono lungo i fianchi, si fermano sull’elastico delle mutandine. Le tira giù con un movimento lento, quasi a voler prolungare l’attesa.
Sono completamente nuda davanti a lui, ma non provo imbarazzo. Solo desiderio. Lui si inginocchia, mi bacia l’interno delle cosce, e io sento il cuore battere così forte che sembra esplodermi nel petto. La sua lingua sfiora la mia pelle, si avvicina sempre di più, e quando finalmente mi tocca lì, un brivido mi attraversa tutto il corpo. Chiudo gli occhi, mi aggrappo al bancone con le mani. I suoi movimenti sono lenti, precisi, e io non riesco a trattenere i gemiti. “Oddio, Lorenzo… non fermarti,” sussurro, la voce spezzata dall’eccitazione.
Lui si alza, si slaccia i jeans e li lascia cadere insieme ai boxer. Lo vedo per la prima volta, e il mio respiro si ferma per un attimo. È duro, pronto, e il pensiero di averlo dentro di me mi fa quasi perdere la testa. Mi volta di nuovo verso il bancone, mi spinge leggermente in avanti. Sento le sue mani sui miei fianchi, il suo corpo premuto contro il mio. “Ti voglio così,” dice, la voce roca. “Dimmi se vuoi che mi fermi.”
“No, non fermarti. Fai quello che vuoi,” rispondo, e le parole mi escono senza filtri. Sento la sua erezione contro di me, poi mi penetra piano, con una lentezza che mi fa impazzire. È una sensazione intensa, quasi dolorosa all’inizio, ma poi diventa solo piacere. Mi riempio di lui, il suo calore dentro di me, i suoi movimenti lenti ma decisi. Mi aggrappo al bancone, le nocche bianche per la forza con cui stringo. Lui mi tiene per i fianchi, spinge più forte, e io non riesco a trattenere i gemiti.
“Cazzo, Federica, sei così stretta,” dice, ansimando. La sua voce mi eccita ancora di più, se possibile. “Ti piace, vero?”
“Sì, Cristo, sì. Più forte,” rispondo, la voce rotta. Lui accelera il ritmo, i nostri corpi si muovono insieme, il rumore della pelle che sbatte contro la pelle riempie la cucina. Sento il suo respiro pesante, i suoi grugniti mentre spinge. L’odore del suo sudore si mischia al mio, un misto acre e dolce che mi manda fuori di testa. Il bancone freddo contro il mio stomaco è l’unico appiglio che ho mentre il piacere mi travolge. Ogni spinta è più intensa della precedente, e io sento che sto per perdere il controllo.
“Sei cresciuto troppo,” gemo, senza nemmeno rendermene conto. Lui ride, un suono basso e profondo, e spinge ancora più forte. “E tu sei ancora più bella di quanto ricordassi,” risponde, la voce carica di desiderio.
Il ritmo diventa frenetico, i suoi movimenti sempre più rapidi. Sento il calore crescere dentro di me, un’ondata che non posso fermare. “Sto per venire, Lorenzo,” dico, quasi urlando. Lui non rallenta, continua a spingere, le sue mani che mi stringono i fianchi con forza. Quando l’orgasmo mi colpisce, è come un’esplosione: tutto il mio corpo trema, le gambe cedono, e solo il bancone mi tiene in piedi. Lui viene poco dopo, un grugnito profondo mentre si svuota dentro di me. Rimaniamo così per un momento, ansimando, i nostri corpi ancora uniti.
Poi si ritira piano, e io mi volto verso di lui. Siamo sudati, sfiniti, ma c’è un sorriso sulle sue labbra, e io non posso fare a meno di ricambiare. Mi tira a sé, mi bacia con una tenerezza che non mi aspettavo dopo un momento così intenso. “Non pensavo sarebbe stato così,” dice, guardandomi negli occhi.
“Nemmeno io. Ma non mi lamento,” rispondo, appoggiando la testa sul suo petto. Sento il suo cuore battere veloce, come il mio. Non c’è spazio per rimpianti o domande, non ora. So che non sarà semplice, che dovremo tenerlo nascosto, soprattutto ora che ha trovato lavoro qui in città. Ma in questo momento, con il suo corpo contro il mio, non mi importa di niente. Voglio solo godermi questo, qualunque cosa sia.
