Racconti Piccanti
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Scopare Sofia davanti al suo cornuto

Scopare Sofia davanti al suo cornuto

07 Marzo 2026·5 min di lettura

Sono Matteo, ho 41 anni e sono il socio senior di uno studio legale del centro. Non sono uno che si fa tanti scrupoli, e quando ho assunto Sofia come segretaria, lo sapevo che era un pezzo di figa da far girare la testa. Ventotto anni, capelli neri lunghi, un corpo che urla “prendimi” e un viso da bambolina che nasconde una voglia che si legge negli occhi. Sapevo anche che era sposata con Andrea, un tipo insipido di trent’anni, uno di quelli che non sa tenersi una donna come lei. Un perdente, punto. L’ho assunto per compassione come fattorino, ma il vero motivo era un altro: volevo vedere fino a che punto potevo spingermi con Sofia, e avere lui nei paraggi mi dava un brivido in più.

Lavoro fino a tardi spesso, e Sofia mi segue senza battere ciglio. Quel giorno l’ho convocata nel mio ufficio dopo le sei, e ho detto ad Andrea di venire a “vedere come funziona lo studio”. Il poveraccio non aveva idea di cosa lo aspettava. Quando sono entrati, Sofia aveva una gonna aderente che le segnava il culo in un modo che mi faceva già tirare nei pantaloni. Andrea, con la sua faccia da sfigato, si guardava intorno come un pesce fuor d’acqua. Gli ho indicato un angolo della stanza. “Siediti lì e stai zitto,” gli ho detto con un tono che non ammetteva repliche. Lui ha obbedito, senza fiatare. Patetico.

Mi sono avvicinato a Sofia, che stava vicino alla scrivania con un’aria tra il nervoso e l’eccitato. Le ho messo una mano sulla schiena, scendendo piano fino al culo. Lei ha trattenuto il respiro, ma non si è mossa. “Lo sai che vuoi questo,” le ho sussurrato all’orecchio, abbastanza forte perché Andrea sentisse. Lei ha abbassato lo sguardo, ma ho visto un sorrisetto. Dentro di me pensavo che dovevo stare attento, non esagerare subito, ma cazzo, la voglia di spingerla oltre era troppo forte. Era sposata, sì, ma con uno come Andrea non poteva essere soddisfatta. Io le davo potere, attenzione, e qualcosa che lui non avrebbe mai potuto darle. Le ho stretto il culo con più forza, facendola sobbalzare. “Non fare la timida,” le ho detto, guardandola negli occhi. Lei ha annuito appena, e ho capito che era mia.

L’ho fatta sedere sulla scrivania, le ho aperto le gambe piano, facendole scivolare la gonna su per le cosce. Le sue mutandine nere di pizzo mi hanno fatto venire l’acquolina. Gliele ho sfiorate con le dita, sentendo già quanto era bagnata. “Guardala, Andrea,” ho detto senza voltarmi. “Guarda quanto è pronta per me.” Sofia ha chiuso gli occhi, ma non ha protestato. Le ho tirato giù le mutandine, lente, godendomi ogni secondo. Poi mi sono girato verso Andrea, che era rosso in faccia, umiliato, e gliele ho lanciate. “Tienile in bocca,” gli ho ordinato. Lui ha esitato, ma alla fine ha aperto la bocca e se le è infilate dentro. Che spettacolo di merda, ma mi ha fatto sentire un dio.

Ho iniziato a toccare Sofia con più decisione, le dita che scivolavano dentro di lei mentre le baciavo il collo. Lei gemeva piano, cercando di non farsi sentire troppo, ma io volevo di più. Le ho slacciato la camicetta, facendole uscire le tette dal reggiseno. Erano perfette, sode, con i capezzoli già duri. Li ho presi in bocca, succhiandoli forte, mentre con la mano continuavo a lavorarla sotto. Lei si contorceva, le mani che afferravano i bordi della scrivania. “Ti piace, eh?” le ho chiesto, e lei ha solo annuito, mordendosi il labbro. Ho continuato così per un po’, portandola al limite, sentendo il suo corpo tremare sotto le mie mani. Non avevo fretta, volevo che Andrea vedesse tutto, che capisse cosa significava essere un uomo vero.

Alla fine non ce l’ho fatta più. Mi sono slacciato i pantaloni, tirando fuori il cazzo già duro come pietra. L’ho spinta indietro sulla scrivania, facendola stendere con le gambe spalancate. Mi sono messo sopra di lei, in posizione da missionario, tenendole le cosce aperte con le mani. “Guardami,” le ho detto, e lei ha aperto gli occhi, pieni di desiderio. Mi sono spinto dentro di lei, piano all’inizio, sentendo quanto era stretta e bagnata. “Cazzo, sei perfetta,” le ho ringhiato, iniziando a muovermi più forte. Ogni spinta era un colpo secco, profondo, che le faceva scappare un gemito. La scrivania scricchiolava sotto di noi, e l’odore del sesso riempiva la stanza. “Urla il mio nome,” le ho ordinato, e lei l’ha fatto, con la voce rotta: “Matteo! Cazzo, Matteo!” Mi sono voltato un attimo verso Andrea, ancora in ginocchio con le sue mutandine in bocca, gli occhi lucidi. “Ringrazia il tuo bull per averti dato ciò che meriti,” le ho detto, e lei ha balbettato un “Grazie, grazie” tra un gemito e l’altro.

La scopavo con forza, tenendole le gambe sollevate, il ritmo sempre più veloce. Sentivo il sudore scivolarmi sulla schiena, i suoi gemiti che diventavano urla. Ogni movimento era calcolato, volevo che sentisse tutto, che non dimenticasse chi comandava. “Ti sto per venire addosso,” le ho detto, e lei ha annuito, troppo persa per rispondere. Sono uscito all’ultimo, tirandolo fuori e venendole sul culo, un getto caldo che le ha ricoperto la pelle. Ho ansimato, guardandola, mentre lei tremava ancora sotto di me. Poi mi sono girato verso Andrea. “Vai lì e leccala pulita,” gli ho detto, con un tono che non ammetteva scuse. Lui si è avvicinato, strisciando quasi, e ha fatto come gli avevo detto. Io mi sono tirato su i pantaloni, guardandoli con un sorriso soddisfatto.

Alla fine, mi sono seduto sulla poltrona, accendendomi una sigaretta mentre Sofia si ricomponeva. Non c’era bisogno di dire niente. Lei mi ha guardato, un misto di vergogna e appagamento negli occhi, ma non ha detto una parola. Andrea era ancora lì, a testa bassa. Ho tirato una boccata di fumo, sentendomi al top. Non so cosa succederà domani, ma stasera ho avuto quello che volevo, e loro lo sanno. E credo che lo rivorranno anche loro, in un modo o nell’altro.

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