Racconti Piccanti
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Voglio vederti umiliato, stronzo

Voglio vederti umiliato, stronzo

04 Marzo 2026·5 min di lettura

Non so nemmeno da dove cominciare. Sono incazzata, ferita, ma allo stesso tempo eccitata da fare schifo. Sono Sara, ho 27 anni, e sto con Marco da tre. Pensavo fosse tutto perfetto, sai, il classico fidanzato dolce che ti porta fuori a cena, che ti ascolta. Poi, un mese fa, ho trovato il suo portatile aperto per sbaglio mentre lui era sotto la doccia. E c’era un video in pausa. Non porno normale, no. Era un tizio che guardava la sua ragazza farsi sbattere da un altro. Cuckold, si chiama. Ho sentito una fitta allo stomaco. Marco, il mio Marco, si eccitava con questa roba? Ho chiuso tutto prima che uscisse dal bagno, ma non ho dormito per giorni. Ero schifata, ma anche curiosa. Perché? Perché guardava quella merda?

Ho deciso di non dirgli niente. Invece, ho iniziato a spiarlo. Quando pensava che dormissi, si chiudeva in salotto con le cuffie. Lo sentivo ansimare piano, cercando di non fare rumore. Mi sono messa a studiare i suoi movimenti: sempre gli stessi video, sempre lo stesso tema. Lui che guarda, umiliato, mentre un altro si prende la sua donna. Ho passato settimane a pensarci. Prima mi faceva rabbia, poi… non so, ha iniziato a farmi effetto. Mi immaginavo in quelle situazioni, con un altro uomo, mentre Marco mi guardava con quegli occhi da cane bastonato. E, cazzo, mi bagnavo solo a pensarci.

Una sera, due settimane fa, ho incontrato Paolo, un amico di Marco, personal trainer. Un tipo rozzo, tutto muscoli, che parla come un camionista. Non mi era mai piaciuto, ma quella sera, mentre bevevamo una birra, ho notato come mi guardava. Mi squadrava senza vergogna, con un sorrisetto da stronzo. E io, invece di mandarlo a fanculo, ho sentito un brivido. Ho capito che era perfetto. Se volevo fare sul serio con questa cosa, Paolo era quello giusto. Gli ho scritto qualche giorno dopo, gli ho spiegato tutto. Non ha battuto ciglio, ha solo detto: “Se vuoi farlo soffrire, ci sto. Ma decido io come.” Ho detto sì senza nemmeno pensarci. Ero fuori di me, ma lo volevo.

La sera è arrivata. Marco tornava dal lavoro alle 19. Ho detto a Paolo di venire a casa nostra alle 18. Ero nervosa, mi tremavano le mani mentre mi mettevo un vestitino corto, senza niente sotto. Quando Paolo è entrato, puzzava di palestra, sudore e colonia da quattro soldi. Mi ha guardato e ha detto: “Sei sicura, troietta? Perché non torno indietro.” Ho annuito, anche se dentro di me urlavo. Ci siamo seduti sul divano, lui con una birra in mano, io con le gambe accavallate che quasi mostravano tutto. Sentivo il cuore in gola. Poi ho sentito la chiave nella serratura. Marco è entrato, con la sua solita faccia stanca. Ci ha visto e si è bloccato. “Che cazzo fate qui?” ha chiesto, con la voce che tremava. Paolo ha riso, una risata grassa, e ha detto: “Aspettiamo te, cornuto. Siediti, che lo spettacolo inizia.”

Marco è diventato rosso, ha balbettato qualcosa, ma non si è mosso. Io mi sono alzata, gli sono andata vicino e gli ho sussurrato: “Lo so cosa guardi di nascosto. Stasera lo vivi davvero.” I suoi occhi erano un misto di vergogna e paura, ma non ha detto niente. Si è seduto sulla poltrona, come un bambino che ha fatto una cazzata. Paolo mi ha preso per un braccio, mi ha tirato a sé e ha iniziato a baciarmi davanti a lui. Le sue mani ruvide mi stringevano il culo, la sua lingua sapeva di birra. Io lo lasciavo fare, ma guardavo Marco. Era immobile, con le mani sulle ginocchia, che ci fissava. Mi sentivo una stronza, ma cazzo, mi piaceva.

Paolo mi ha spinto sul divano, mi ha alzato il vestito e ha visto che non avevo mutande. “Guarda un po’ qua, cornuto, la tua donna è già pronta per me,” ha ringhiato. Ha iniziato a toccarmi, con le sue dita grosse, senza delicatezza. Mi ha aperto le gambe e ha infilato due dita dentro di me, mentre con l’altra mano mi pizzicava un capezzolo. Io ansimavo, non riuscivo a stare zitta. Marco mi guardava, con la bocca socchiusa, e ho visto che si era messo una mano sui pantaloni. “Toglila, stronzo, non ti toccare,” gli ha urlato Paolo. E lui ha obbedito. Ero bagnata fradicia, e Paolo lo sapeva. Mi ha leccato, con la sua lingua ruvida, succhiando forte, facendomi gemere come un’idiota. Ho guardato Marco, i suoi occhi erano lucidi, ma non di lacrime. Era eccitato, il bastardo.

Dopo un po’, Paolo si è alzato, si è slacciato i pantaloni e ha tirato fuori il cazzo. Non era enorme, ma duro come un palo. “Succhiamelo, troia,” mi ha detto. Mi sono messa in ginocchio, davanti a lui, e l’ho preso in bocca. Sapeva di sudore, ma non mi importava. Lo succhiavo forte, mentre lui mi teneva la testa e mi insultava. “Guarda la tua puttana, cornuto, guarda come ci sa fare,” gli urlava. Marco non parlava, respirava pesante. Poi Paolo mi ha tirato su, mi ha girato di schiena e mi ha piegato sul divano, con il culo in aria. “Tieniti forte,” ha detto, e me l’ha messo dentro in un colpo solo. Ho urlato, non di dolore, ma di sorpresa. Mi sbatteva forte, con le mani sui fianchi, e ogni colpo faceva un rumore di carne contro carne. Sentivo l’odore del suo sudore, il suo respiro spezzato. “Ti piace, eh, troia?” mi chiedeva. E io rispondevo di sì, con la voce rotta.

Poi ha rallentato, mi ha tirato i capelli e mi ha detto: “Adesso ti prendo il culo.” Ero spaventata, ma non ho detto no. Ha sputato sulla mano, mi ha bagnato e ha iniziato a spingere piano. Faceva male, ma mi sono rilassata. Quando è entrato del tutto, ha iniziato a muoversi, prima lento, poi più forte. Io mi tenevo al divano, con le unghie che affondavano nel tessuto. “Cazzo, che culo stretto,” grugniva. Marco ci guardava, con la faccia stravolta. Paolo gli ha urlato: “Vieni più vicino, cornuto, guarda bene.” E lui si è avvicinato, tremante.

Alla fine, Paolo è uscito, mi ha girato di faccia e mi ha detto: “Apri la bocca.” Ho obbedito, e lui mi è venuto in faccia, caldo e appiccicoso. Mi ha sporcato ovunque, e io ho chiuso gli occhi, sentendo tutto colare. Poi, con un ghigno, mi ha detto: “Ora piscio, e tu stai ferma.” Ho sentito il getto caldo sulla pelle, un misto di vergogna e strani brividi. Marco era lì, muto, con gli occhi spalancati. Quando Paolo ha finito, si è rivestito e ha detto: “Io ho chiuso, cornuto. Pensaci tu a pulire.” È uscito senza guardarci.

Io e Marco siamo rimasti soli. Ero un disastro, sporca, con le gambe che tremavano. Lui non diceva niente, mi guardava con un misto di disgusto e desiderio. “Perché?” ha sussurrato alla fine. Non ho risposto. Mi sono alzata, sono andata in bagno e ho chiuso la porta. Non so cosa succederà ora, ma una cosa è certa: non dimenticherò mai questa sera. E nemmeno lui.

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