Racconti Piccanti
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Il piacere dell’umiliazione (parte 2)

Il piacere dell’umiliazione (parte 2)

07 Aprile 2026·10 min di lettura

Sono passate tre settimane da quel pomeriggio.

All’inizio pensavo che sarei riuscito a archiviare tutto come un’esperienza strana, un errore necessario per pagare i debiti. Invece il video mi ha perseguitato. Riccardo me l’aveva mandato già montato dopo due giorni, con un messaggio breve: «Ecco il prodotto finito. Fammi sapere cosa ne pensi.»

L’ho aperto di sera, da solo, luci spente. Ho visto me stesso nudo in ginocchio nel mio salotto, il viso rosso, le lacrime che scendevano mentre Riccardo mi scopava lentamente la gola. Ho sentito la mia voce strozzata che cercava di rispondere alle sue domande umilianti. Ho visto il mio cazzo duro che pulsava ogni volta che venivo umiliato di più. Ho guardato tutto il video due volte di fila, e alla fine mi sono segato furiosamente sul divano, venendo con un’intensità che non provavo da mesi.

Da quel giorno è diventata un’abitudine. Mi segavo quasi ogni sera ripensando a quel pomeriggio: al sapore del suo cazzo, alle risatine dei tecnici, alla sensazione di essere esposto e usato. Mi vergognavo di me stesso, ma non riuscivo a smettere. Il video era diventato il mio porno preferito.

Poi, una mattina, è arrivato il messaggio.

Riccardo: «Ciao Mattia, il video ha avuto un successo incredibile. Vendite ottime e tanti commenti positivi. Ti va di fare una seconda sessione? Stesso compenso, ma questa volta un po’ più lunga. Domani alle 15?»

Ho risposto quasi senza pensarci: «Sì, va bene.»

Il giorno dopo ero di nuovo un fascio di nervi. Avevo pulito casa, ma stavolta sapevo che non sarebbe servito a molto. Quando ha suonato il citofono, ho aperto con le mani che tremavano leggermente.

Riccardo è entrato per primo, con lo stesso sorriso calmo e dominante. Dietro di lui i due tecnici di sempre: il cameraman e il fonico, entrambi con l’attrezzatura. Questa volta però Riccardo ha preso subito in mano la situazione in modo diverso.

«Oggi dirigo io le riprese» ha annunciato mentre i ragazzi posavano le borse. «Voi due sedetevi sul divano. Mattia, spogliati completamente e mettiti in mezzo a loro.»

Ho obbedito in silenzio. Mi sono tolto tutto, rimanendo nudo. Mi sono seduto sul divano tra i due ragazzi, ancora completamente vestiti. Sentivo il tessuto dei loro jeans contro le mie cosce nude. Loro si sono accomodati, rilassati, con un sorrisetto già stampato in faccia. Il contrasto mi faceva sentire ancora più esposto.

Riccardo ha acceso la telecamera principale e l’ha puntata su di noi, poi si è messo di lato con una seconda piccola camera in mano per i primi piani.

«Bene, iniziamo con un’intervista» ha detto, la voce professionale ma con quel tono di sottofondo crudele che ormai conoscevo. «Mattia, guardami. Racconta ai tuoi spettatori cosa è successo dopo la prima sessione. Ti sei segato pensando a quello che ti abbiamo fatto?»

Ho sentito il viso andare a fuoco. I due ragazzi accanto a me hanno ridacchiato piano.

«Sì…» ho risposto a bassa voce.

«Più forte. E guarda in camera.»

«Sì, mi sono segato spesso ripensando a quando mi hai scopato la gola.»

Uno dei due – il fonico – ha riso apertamente stavolta. «Cazzo, è proprio vero» ha mormorato.

Riccardo ha sorriso. «Bravo. E hai riguardato il video che ti ho mandato?»

Ho annuito, poi ho ricordato di parlare. «Sì… l’ho guardato più volte.»

«Quante volte ti sei venuto guardando te stesso in ginocchio che piangevi con il mio cazzo in gola?»

La domanda era così diretta e intima che mi si è chiuso lo stomaco. I due ragazzi ridevano più forte adesso, godendosi il mio imbarazzo.

«Tre… quattro volte» ho ammesso, la voce bassa.

Riccardo ha guardato verso i due sul divano. «Ragazzi, dite la vostra. Secondo voi Mattia è un passivo naturale o deve ancora imparare?»

Il cameraman, quello più alto, ha risposto con un ghigno: «Secondo me è naturale. Ce l’aveva già duro come un palo la prima volta, senza toccarsi.»

L’altro ha aggiunto: «E le lacrime gli donano. Si capisce che gli piace essere umiliato.»

Io ero seduto lì, nudo, tra due ragazzi vestiti che parlavano di me come se non ci fossi. Il mio cazzo aveva iniziato a indurirsi di nuovo, tradendomi davanti a tutti.

Riccardo ha continuato l’intervista per diversi minuti, facendomi domande sempre più imbarazzanti: se avevo raccontato a qualcuno cosa avevo fatto, se mi eccitava sapere che il video era stato visto da tanti uomini, se mi ero toccato pensando alle risate dei tecnici. Ogni risposta veniva accompagnata dalle risate e dai commenti dei due ragazzi.

Alla fine Riccardo ha fatto un cenno.

«Adesso basta chiacchiere. Mattia, mettiti in ginocchio davanti a loro.»

Mi sono spostato sul pavimento, in ginocchio tra le loro gambe. Riccardo ha avvicinato la telecamera.

«Inizia dal cameraman. Tiraglielo fuori e succhialo.»

Ho slacciato i jeans del ragazzo con le mani che tremavano. Il suo cazzo è saltato fuori già mezzo duro, più lungo del mio, circonciso. L’ho preso in bocca lentamente. Aveva un sapore diverso da Riccardo, più giovane, più aggressivo.

«Bravo» ha detto Riccardo riprendendo da vicino. «Succhia bene. Ragazzo, dimmi: è bravo con la bocca?»

Il cameraman ha grugnito di piacere mentre glielo succhiavo. «Sì… abbastanza. La lingua è buona, ma deve andare più a fondo.»

Riccardo ha riso piano. «Hai sentito? Vai più a fondo. Fagli vedere che sai prendere un cazzo in gola.»

Ho provato a scendere di più. Il ragazzo mi ha messo una mano sulla testa e ha spinto leggermente. Il suo cazzo mi ha toccato la gola e ho avuto un conato.

«Scopagli la gola per bene» ha incitato Riccardo. «Non essere delicato. Lui lo vuole. Guardate come gli si è rialzato il cazzo mentre glielo spingi dentro.»

Il cameraman ha iniziato a muovere i fianchi, scopandomi la bocca con spinte più decise. Io gorgogliavo intorno al suo cazzo, la saliva che colava. Riccardo riprendeva tutto, avvicinandosi per inquadrare il mio viso rigato di lacrime.

Poi ha detto: «Adesso passa all’altro. Succhia anche lui.»

Mi sono spostato verso il fonico. Il suo cazzo era più grosso, più spesso. L’ho preso in bocca mentre Riccardo continuava a commentare.

«Dimmi, ragazzo: secondo te Mattia è una buona troia da gola profonda?»

Il fonico ha riso, spingendo più a fondo. «Sì, è brava. Si capisce che sta imparando a rilassarsi. Però deve ancora migliorare se vuole guadagnare di più.»

Riccardo ha riso. «Hai sentito, Mattia? Devi migliorare. Apri di più quella gola e fai vedere a questi due quanto ti piace essere usato da loro.»

I due ragazzi hanno iniziato a passarmi dall’uno all’altro, scopandomi la bocca a turno mentre Riccardo riprendeva da varie angolazioni. Ogni tanto mi facevano domande umilianti: «Ti piace succhiare cazzi di sconosciuti per soldi?» oppure «Ce l’hai duro perché ti stiamo usando come una puttana?»

Io rispondevo come potevo, con la bocca piena, la voce strozzata, mentre le lacrime mi scendevano sulle guance e il mio cazzo rimaneva dolorosamente eretto tra le gambe.

Riccardo osservava tutto con quel sorriso soddisfatto.

«Bravi ragazzi. Scopategli la gola per bene. Voglio che impari a prenderne due in una sessione.»

E io, in ginocchio nudo nel mio salotto, con due cazzi che mi riempivano la bocca a turno e tre uomini che mi umiliavano senza pietà, sentivo di nuovo quella vergogna bruciante mescolarsi a un’eccitazione così forte da farmi tremare.

Stavo imparando velocemente quanto mi piacesse tutto questo.

I due ragazzi avevano preso il ritmo. Mi passavano dall’uno all’altro senza troppa delicatezza, scopandomi la bocca a turno mentre Riccardo riprendeva ogni dettaglio. Il mio viso era già bagnato di saliva, le guance rosse, gli occhi lucidi di lacrime. Il mio cazzo, traditore, era rimasto duro per tutto il tempo, pulsando tra le mie gambe senza che nessuno lo toccasse.

Il cameraman è stato il primo a venire. Mi ha tenuto la testa ferma con entrambe le mani e ha spinto più a fondo possibile. Con un grugnito basso ha iniziato a sborrare, schizzi caldi e densi che mi hanno colpito la lingua, il palato e poi, quando ha tirato fuori il cazzo, anche il naso e la guancia sinistra. Ho tossito, cercando di deglutire quello che mi era finito in bocca, ma gran parte mi colava già sul mento.

«Bravo, troia» ha detto lui ridendo, ancora mezzo ansimante. «Prendila tutta.»

Subito dopo è toccato al fonico. Mi ha infilato il cazzo in bocca con più forza, scopandomi la gola per qualche secondo ancora, poi è uscito e si è masturbato velocemente davanti al mio viso. È venuto con un verso rauco, coprendomi la guancia destra, la fronte e le labbra di altro sperma caldo. Due schizzi mi sono finiti anche sui capelli.

Ero in ginocchio, il viso completamente imbrattato della sborra di due ragazzi più giovani di me, che ridevano soddisfatti guardandomi dall’alto.

Riccardo ha spento la telecamera principale e ha fatto un cenno.

«Riprese finite. Ottimo lavoro, ragazzi.»

I due si sono rimessi i jeans, ancora con il sorriso stampato in faccia, e hanno iniziato a raccogliere l’attrezzatura senza fretta. Io sono rimasto lì, nudo e coperto di sperma, il respiro affannato, il cazzo ancora mezzo duro per l’umiliazione subita.

Riccardo si è avvicinato, mi ha passato un asciugamano pulito e mi ha aiutato ad alzarmi. Mi ha pulito il viso con gesti sorprendentemente delicati, togliendo il grosso.

«Sei stato bravo anche oggi, Mattia» ha detto a bassa voce, solo per me. Poi ha preso una busta dalla borsa e me l’ha messa in mano. «Mille euro stavolta. Te li sei meritati.»

Ho preso i soldi con le dita che tremavano leggermente. Mille euro. Era più di quanto avessi guadagnato in un mese di lavoro al magazzino.

Mentre i ragazzi finivano di sistemare le cose, Riccardo mi ha guardato con quel suo sorriso calmo ma autoritario.

«Senti… il video di oggi andrà ancora meglio del primo. Ma ho in mente per te un lavoro più importante. Qualcosa di più grosso, con un compenso molto più alto. Ti interessa?»

Ho sentito un brivido. «Sì… certo che mi interessa. Di che si tratta?»

Lui è rimasto sul vago, scrollando le spalle con noncuranza.

«Te lo spiego meglio quando ci sentiamo nei prossimi giorni. Non voglio anticiparti troppo adesso.»

Poi, senza aggiungere altro, si è abbassato i pantaloni e i boxer proprio lì, in mezzo al salotto, tirando fuori il suo cazzo già mezzo duro. Era lo stesso cazzo spesso e venoso che mi aveva scopato la gola la prima volta. L’ha preso in mano e l’ha agitato lentamente davanti a me.

«Però devo essere sicuro che sei davvero interessato» ha detto, la voce bassa e ferma. «Dimostramelo. Succhiamelo. Qui. Adesso. Senza telecamera. Solo perché vuoi farlo.»

I due tecnici si sono fermati a guardare, incuriositi. Uno di loro ha fatto un fischio basso. «Cazzo, vai forte oggi.»

Io ero ancora nudo, il viso appiccicoso di sborra residua, le gambe molli. Sapevo che era un test. Sapevo che era umiliante farlo senza la scusa delle riprese. Ma il mio cazzo ha dato un guizzo evidente, rialzandosi di nuovo. Riccardo se n’è accorto e ha sorriso.

Mi sono inginocchiato lentamente davanti a lui. Ho preso il suo cazzo in mano – era caldo, pesante – e l’ho portato alle labbra. L’ho leccato prima sulla cappella, poi l’ho preso in bocca, succhiando piano ma con impegno. Non era una ripresa. Non c’erano luci né microfoni. C’eravamo solo io, lui e i due ragazzi che guardavano e commentavano.

«Guarda come ci si mette subito» ha riso il cameraman. «Ce l’aveva già duro prima ancora di iniziare.»

Il fonico ha aggiunto: «È proprio una puttanella nata. Succhialo bene, dai.»

Riccardo mi ha messo una mano sulla testa, guidandomi con calma mentre glielo succhiavo. Non era violento, ma era deciso. Mi ha lasciato lavorare per un paio di minuti, poi ha iniziato a spingere un po’ più a fondo, scopandomi la bocca con movimenti lenti.

«Bravo… così» ha mormorato. «Succhia il cazzo del tuo regista anche quando non ti pagano per farlo. Questo mi fa capire quanto sei motivato.»

I due ragazzi ridevano piano, facendo commenti a bassa voce: «Guarda come gli cola la saliva», «Ce l’ha di nuovo duro perso», «Secondo me gli piace più senza telecamera».

Alla fine Riccardo ha accelerato, respirando più pesantemente. Ha tirato fuori il cazzo all’ultimo momento e mi ha sborrato in faccia. Schizzi caldi mi hanno colpito le labbra, il naso, le guance già sporche. Uno mi è finito anche su un occhio. Sono rimasto lì, in ginocchio, coperto di sperma fresco, mentre lui si rimetteva i pantaloni con calma.

«Molto bene» ha detto, la voce tornata tranquilla. Mi ha passato di nuovo l’asciugamano. «Sei proprio un bravo ragazzo. Ti richiamo entro pochi giorni per spiegarti il progetto più importante. Preparati, perché sarà un passo avanti.»

Ha raccolto le ultime cose, ha salutato i due tecnici e se n’è andato. I ragazzi sono usciti poco dopo, lanciandomi un’ultima occhiata divertita.

Sono rimasto solo nel salotto, nudo, il viso coperto di sborra di tre uomini, mille euro sul tavolo e il cuore che batteva forte.

Mi sono passato una mano sulla guancia appiccicosa.

Non avevo più solo bisogno di soldi.

Stavo iniziando a desiderare tutto questo.

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