Racconti Piccanti
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“Cosa ti porto, signora?”

“Cosa ti porto, signora?”

28 Marzo 2026·8 min di lettura

Non so nemmeno perché lo sto raccontando, ma sento il bisogno di buttare fuori tutto, come se dirlo ad alta voce, anche solo a me stessa, potesse alleggerirmi. Ho 48 anni, un matrimonio di vent’anni alle spalle, una vita che scorre liscia come l’olio, almeno in apparenza. Mio marito è un brav’uomo, tranquillo, di quelli che non fanno mai una piega. Ma quel giorno, sulla spiaggia, ho fatto una cosa che non avrei mai pensato di fare. Una cosa che mi fa ancora tremare le gambe se ci penso. E non è solo per la vergogna.

Eravamo in vacanza, una di quelle classiche ferie estive in un posto di mare, con il sole che ti brucia la pelle e l’odore di salsedine che ti entra nelle narici. Io e mio marito, insieme a due suoi amici, avevamo passato la mattinata sotto l’ombrellone, a chiacchierare e bere birra fredda. Verso le cinque del pomeriggio, loro hanno deciso di fare una passeggiata lungo la battigia, una di quelle camminate lente che fanno gli uomini quando vogliono parlare di cose che non capisco e non mi interessano. Io ho detto che li avrei raggiunti più tardi, che volevo bere qualcosa al bar sulla spiaggia prima di muovermi. Non so se era una scusa o se davvero avevo sete, ma sono andata.

Il bar era uno di quei chioschi di legno con il tetto di paglia, pieno di gente sudata e rumorosa. Mi sono messa in fila per prendere un bicchiere di prosecco, e lì l’ho visto. Un ragazzo, non avrà avuto più di 24 anni, con i capelli mossi ancora bagnati dal mare, la pelle abbronzata e un sorriso di quelli che ti fanno voltare due volte. Era dietro il bancone, aiutava a servire, ma sembrava più uno che passava di lì per caso. Indossava una canottiera bianca aderente e un paio di bermuda sfilacciati. Non so perché, ma i suoi occhi si sono posati sui miei mentre aspettavo il mio turno. Mi ha guardata con un’intensità che mi ha fatto sentire nuda, anche se avevo addosso il costume intero e un pareo legato in vita. Ho abbassato lo sguardo, ma il cuore mi batteva già più forte.

Quando è arrivato il mio turno, mi ha servito lui. “Cosa ti porto, signora?” ha detto, con una voce che sembrava quasi un sussurro, ma con un tono che non aveva niente di rispettoso. Ho ordinato il prosecco, e mentre me lo porgeva mi ha sfiorato la mano con le dita, un tocco leggero ma deliberato. Ho sentito un brivido che mi è sceso lungo la schiena, ma ho fatto finta di niente, ho pagato e mi sono allontanata. Però non sono andata lontano. Mi sono appoggiata a un tavolo alto lì vicino, con il bicchiere in mano, e ho continuato a guardarlo. Lui lo sapeva. Ogni tanto mi lanciava un’occhiata, un mezzo sorriso che sembrava dire “lo so che mi stai fissando”. E io, dannazione, non riuscivo a smettere.

Non so come sia successo, ma dopo qualche minuto ha fatto un cenno a un altro ragazzo dietro il bancone, come per dire che si prendeva una pausa. È uscito da lì, con una sigaretta in mano, e si è diretto verso i bagni, che erano poco lontano, una piccola costruzione di cemento un po’ appartata, nascosta da un paio di palme. Passandomi accanto, mi ha guardata dritto negli occhi e ha detto, sottovoce: “Se vuoi, sono lì”. Non ho nemmeno avuto il tempo di rispondere, perché era già sparito dietro l’angolo.

Mi sono sentita come una ragazzina, con il cuore che mi martellava nel petto e un calore che mi saliva dal basso ventre. Ho guardato verso la spiaggia: mio marito e i suoi amici erano lontani, puntini indistinti sulla linea dell’orizzonte. Ho bevuto un sorso di prosecco, ho posato il bicchiere e, senza pensarci troppo, sono andata verso i bagni. Non so cosa mi spingesse, forse la curiosità, forse il desiderio che non provavo da anni, forse solo la voglia di sentirmi viva.

Quando sono arrivata, lui era lì, appoggiato al muro, con la sigaretta tra le labbra. Appena mi ha vista, ha buttato il mozzicone per terra e l’ha schiacciato con il sandalo. “Non pensavo venissi davvero,” ha detto, con quel sorrisetto che mi faceva impazzire. Non ho risposto, non potevo. Ero paralizzata, ma allo stesso tempo sentivo un’urgenza dentro di me, una voglia che non riuscivo a controllare. Lui si è avvicinato, senza fretta, e mi ha messo una mano sul fianco, sopra il pareo. “Dimmi che vuoi andare via, e me ne vado subito,” ha sussurrato, con il fiato caldo vicino al mio orecchio. Ma io non ho detto niente. Non potevo.

Mi ha spinta delicatamente verso la porta del bagno delle donne, che era socchiusa. Siamo entrati, e lui l’ha chiusa dietro di noi con un calcio. Non c’era tempo per pensare, non c’era spazio per esitazioni. Mi ha guardata per un istante, poi mi ha baciata, un bacio profondo, ruvido, con la lingua che cercava la mia senza chiedermi il permesso. Sapeva di sale e di tabacco, e io mi sono lasciata andare, rispondendo con la stessa foga. Le sue mani erano dappertutto, mi ha slacciato il pareo che è caduto a terra, e poi ha fatto scivolare le spalline del costume lungo le braccia, scoprendomi il seno. Ha iniziato a toccarmi, a stringere, a succhiare i capezzoli con una fame che mi ha fatto gemere senza ritegno. Ero già bagnata, lo sentivo, e lui lo sapeva.

Mi ha spinta contro il lavandino, con il bordo freddo che mi premeva contro le cosce. “Girati,” ha detto, con un tono che non ammetteva repliche. Mi sono voltata, appoggiando le mani sul bordo, e lui mi ha abbassato il costume fino alle caviglie in un solo movimento. Mi sono sentita esposta, vulnerabile, ma allo stesso tempo eccitata da morire. Lui si è inginocchiato dietro di me, e prima che potessi capire cosa stesse succedendo, ho sentito la sua lingua. Mi ha leccata lì, senza vergogna, con una voracità che mi ha fatto tremare. Mi esplorava, mi succhiava, mi faceva impazzire. Non riuscivo a stare zitta, gemevo, ansimavo, mentre lui continuava, instancabile, con le mani che mi stringevano le natiche e mi tenevano aperta per lui. Era sporco, era volgare, ma era la cosa più intensa che avessi mai provato. Ogni tanto si fermava, solo per dirmi cose come “sei così buona” o “lo senti quanto ti voglio?”, con quella voce roca che mi mandava fuori di testa.

Non so quanto tempo sia passato, ma a un certo punto non ce la facevo più. “Basta, ti prego,” ho sussurrato, con la voce spezzata. Lui si è alzato, e ho sentito il rumore dei suoi bermuda che cadevano a terra. Mi ha afferrata per i fianchi, e senza darmi il tempo di prepararmi, mi è entrato dentro, duro, deciso, fino in fondo. Ho lanciato un grido, non di dolore ma di puro piacere, perché era esattamente quello che volevo. Ha iniziato a muoversi, con spinte profonde, selvagge, senza nessuna delicatezza. Ogni colpo mi faceva sbattere contro il lavandino, e io mi aggrappavo al bordo come se fosse l’unica cosa che mi teneva ancorata alla realtà. Lui ansimava, mi insultava sottovoce, mi diceva cose che non oso ripetere ma che in quel momento mi eccitavano ancora di più. “Prendilo tutto,” ringhiava, e io non potevo fare altro che assecondarlo, spingendomi contro di lui per sentirlo più a fondo.

Ero fuori di me, persa in quel ritmo animalesco, in quel piacere crudo che mi scuoteva tutta. Sentivo il suo respiro sul collo, le sue mani che mi stringevano così forte da lasciarmi i segni, e non mi importava di niente. Non pensavo a mio marito, non pensavo al rischio che qualcuno potesse entrare, non pensavo a nulla se non a quello che stavamo facendo. Era come se il mondo fuori da quel bagno sporco e umido non esistesse più.

Poi, a un certo punto, ha rallentato, solo per un momento. Mi ha girata di nuovo, facendomi sedere sul bordo del lavandino, con le gambe divaricate. Mi ha guardata negli occhi mentre si avvicinava, e io ho visto la sua espressione, una miscela di desiderio e dominio che mi ha fatto rabbrividire. Mi è entrato dentro di nuovo, stavolta più lentamente, ma con la stessa intensità. Mi ha baciata mentre spingeva, e io gli ho avvolto le gambe intorno ai fianchi, tirandolo verso di me. Eravamo un groviglio di sudore e gemiti, e ogni suo movimento mi portava più vicina al limite. “Sto per venire,” ho sussurrato, quasi senza fiato, e lui ha sorriso, accelerando il ritmo. “Fallo, allora,” ha detto, e quelle parole sono state la spinta finale. Sono esplosa, con un piacere così forte che ho dovuto mordermi il labbro per non urlare troppo. Lui ha continuato a muoversi, sempre più veloce, finché non l’ho sentito irrigidirsi, con un gemito profondo, e ho capito che anche lui era arrivato.

Siamo rimasti così per qualche istante, ansimanti, con il suo peso su di me e il cuore che ci batteva all’impazzata. Poi si è tirato indietro, si è rivestito in fretta, e mi ha guardata con un sorriso che sembrava quasi di sfida. “Non male, signora,” ha detto, prima di aprire la porta e sparire senza aggiungere altro. Io sono rimasta lì, con le gambe che mi tremavano, cercando di riprendere fiato. Mi sono rivestita alla meglio, ho sistemato il costume e il pareo, e mi sono guardata nello specchio appannato. Avevo il viso arrossato, i capelli in disordine, e un’espressione che non riconoscevo. Ma sotto quella vergogna c’era anche una strana soddisfazione, un senso di libertà che non provavo da anni.

Quando sono uscita, lui non c’era più. Sono tornata al bar, ho preso un altro bicchiere di prosecco con le mani che ancora mi tremavano, e poi ho raggiunto mio marito e i suoi amici sulla spiaggia. “Tutto bene?” mi ha chiesto lui, con quel tono distratto che usa sempre. “Sì, tutto bene,” ho risposto, forzando un sorriso. Ma dentro di me sapevo che nulla sarebbe stato più lo stesso. Non so se mi pento di quello che ho fatto, ma so che ogni volta che chiudo gli occhi, rivivo ogni istante di quel bagno, ogni tocco, ogni parola. E, dannazione, non riesco a smettere di desiderarlo ancora.

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