Il trasloco con i tre rumeni
Mi chiamo Martina, ho ventuno anni e studio all’università. Vivo con mia madre Silvia, una donna di quarantasette anni che, devo ammetterlo, ha ancora un fisico da fare invidia. Ha il corpo sodo, con curve al posto giusto, e un modo di muoversi che non passa inosservato. Io sono più magra, con un seno pieno che spesso attira sguardi, anche se non lo cerco. Da qualche settimana ci siamo trasferite in una nuova casa, un appartamento più grande in periferia, e abbiamo dovuto assumere tre muratori per aiutarci con il trasloco e qualche lavoretto di ristrutturazione. Sono tre rumeni, uomini enormi, con spalle larghe e mani ruvide che sembrano fatte per spaccare pietre. Si chiamano Dragos, Ion e Mihai, e fin dal primo giorno ho notato come i loro occhi ci seguivano, me e mamma, con una insistenza che mi faceva venire i brividi.
Era l’ultimo giorno di lavoro. Avevano finito di montare i mobili, spostato le scatole pesanti e sistemato il divano nuovo nel salotto. Io e mamma eravamo esauste, sedute proprio su quel divano, con i capelli scompigliati e le magliette appiccicate alla pelle per il caldo di fine estate. I tre muratori erano ancora lì, in piedi davanti a noi, con le loro tute da lavoro sporche di polvere e sudore. Dragos, il più alto e robusto, con una cicatrice che gli attraversava il sopracciglio, si è asciugato la fronte con il dorso della mano e ha detto, con un accento marcato ma chiaro: “Allora, signore, lavoro finito. Ma manca qualcosa, no?”
Mamma ha alzato lo sguardo, un po’ confusa. “Cosa manca? Vi abbiamo pagato tutto, credo. Giusto, Martina?”
Ho annuito, ma sentivo un nodo allo stomaco. C’era qualcosa nel tono di Dragos, nel modo in cui gli altri due, Ion e Mihai, sghignazzavano tra loro, che non mi piaceva. Ion, il più giovane, con una barba corta e un sorriso storto, ha fatto un passo avanti. “Sì, ci avete pagato i soldi. Ma noi abbiamo lavorato duro. Molto duro. E vogliamo un… come si dice? Un pagamento extra.”
Ho sentito il cuore battermi più forte. Mamma si è irrigidita accanto a me. “Che intendete per pagamento extra?” ha chiesto, con la voce che tremava appena.
Mihai, il terzo, più silenzioso ma con occhi che sembravano trapassarti, ha incrociato le braccia sul petto. “Non soldi. Qualcosa di più… personale. Voi due siete belle. Molto belle. E noi siamo uomini. Capite, no?”
Ho aperto la bocca per rispondere, per dire qualcosa, qualsiasi cosa, ma le parole non uscivano. Mamma mi ha preso la mano, stringendola forte, e ha provato a mantenere la calma. “Non capisco cosa state dicendo. Il lavoro è finito, vi abbiamo pagato. Ora andate, per favore.”
Ma Dragos ha riso, una risata profonda e roca che mi ha fatto venire la pelle d’oca. “No, no, signora Silvia. Non funziona così. Noi non andiamo finché non abbiamo quello che vogliamo. E lo vogliamo ora.” Si è avvicinato, torreggiando su di noi, e ha indicato il divano. “Tu e la ragazza, qui. Tutte e due. Ci fate felici, e noi dimentichiamo tutto.”
Ho sentito un’ondata di paura mescolata a qualcosa che non riuscivo a definire. Non so perché, ma il suo tono, il modo in cui ci guardava, mi ha fatto arrossire. Mamma ha provato a protestare ancora, ma Ion l’ha interrotta. “Smetti di parlare, signora. Non è una scelta. O fate come diciamo, o le cose si fanno brutte. Capito?”
Non c’era via d’uscita. Lo vedevo nei loro occhi, nella loro postura. Eravamo sole, in una casa ancora mezza vuota, senza nessuno che potesse sentirci. Mamma mi ha guardato, con un’espressione di paura e rassegnazione. “Martina…” ha sussurrato, ma non ha finito la frase. Non ce n’era bisogno. Sapevamo entrambe cosa stava per succedere.
Dragos ha fatto un cenno agli altri due. “Forza, mettiamole comode.” Prima che potessimo reagire, ci hanno fatto alzare dal divano e ci hanno spinte di nuovo giù, ma questa volta a pancia in giù, piegate sullo schienale. Io ero accanto a mamma, con il cuore che mi martellava nel petto. Sentivo il tessuto ruvido del divano contro la pancia e il calore del suo corpo vicino al mio. Ion si è messo dietro di me, e ho sentito le sue mani grandi afferrarmi i fianchi, tirarmi su i pantaloncini corti che indossavo. “Guarda qui, che culo carino,” ha detto, ridendo. “Questo è un bel pagamento.”
Accanto a me, Dragos aveva fatto lo stesso con mamma. Le ha strappato via la maglietta con un gesto rapido, lasciando il suo reggiseno nero in vista. “Signora Silvia, hai ancora un corpo da giovane,” ha grugnito, passandole una mano sul fianco. “Vediamo quanto sei stretta.”
Mihai, che era rimasto un po’ in disparte, si è slacciato i pantaloni, e ho visto con la coda dell’occhio il rigonfiamento enorme sotto i boxer. “Io prendo la ragazza per primo,” ha detto, con una voce bassa e rauca. “Ha delle tette che voglio strizzare fino a farla urlare.”
Ho sentito un brivido lungo la schiena, ma non era solo paura. C’era qualcosa nel modo in cui parlavano, nella loro sicurezza brutale, che mi faceva tremare in un modo che non capivo del tutto. Ion mi ha abbassato i pantaloncini e gli slip in un colpo solo, lasciandomi esposta. L’aria fresca mi ha colpito la pelle, ma subito dopo ho sentito le sue mani calde e ruvide che mi accarezzavano il sedere. “Sei liscia, ragazza,” ha detto. “Scommetto che non hai mai preso uno come me.”
Non ho risposto. Non potevo. Accanto a me, mamma respirava affannosamente mentre Dragos le slacciava il reggiseno e le stringeva i seni con forza. “Queste tette sono ancora dure,” ha detto, ridendo. “Tuo marito non sa cosa si perde.”
Mihai si è messo davanti a me, abbassandosi i boxer. Quello che ho visto mi ha fatto spalancare gli occhi. Era enorme, spesso e lungo, con vene che pulsavano sulla superficie. “Apri la bocca, piccola,” mi ha ordinato, afferrandomi i capelli. Non ho avuto scelta. L’ho preso tra le labbra, sentendo il sapore salato della sua pelle e il peso sulla lingua. Era così grosso che facevo fatica a respirare, ma lui non si fermava, spingendo con un ritmo lento ma deciso. “Così, brava. Succhia come si deve,” ha grugnito.
Dietro di me, Ion si era slacciato i pantaloni. Ho sentito qualcosa di caldo e duro sfregare contro di me, e ho capito subito che anche lui era enorme. “Ti apro per bene, ragazza,” ha detto, e senza preavviso ha spinto dentro di me. Ho urlato, ma il suono è stato soffocato da Mihai nella mia bocca. Il dolore iniziale si è mescolato a un calore intenso mentre Ion cominciava a muoversi, riempiendomi completamente. Ogni spinta era profonda, quasi brutale, e sentivo il suo bacino sbattere contro il mio sedere con un rumore secco.
Accanto a me, mamma stava subendo lo stesso trattamento. Dragos le aveva tirato giù i leggings e le mutandine, e ora la stava prendendo da dietro con una forza che la faceva gemere a ogni colpo. “Cazzo, signora, sei stretta come una ragazzina,” ha detto, ansimando. “Ti piace, eh? Di’ che ti piace.”
Mamma non rispondeva, ma i suoi gemiti erano forti, un misto di dolore e qualcosa che non riuscivo a identificare. Io non riuscivo a pensare, travolta dalle sensazioni. Mihai mi teneva la testa ferma, spingendo più a fondo nella mia bocca, mentre Ion mi martellava da dietro. Ogni tanto si fermava, usciva e cambiava posizione, spostandosi più in basso per entrare nel mio culo. La prima volta ho urlato davvero, il bruciore era insopportabile, ma lui ha riso. “Tranquilla, ragazza, ti abitui. È solo un cazzo grosso.”
Il tempo sembrava dilatarsi. Non so per quanto siamo andate avanti così, ma i tre continuavano a scambiarsi, passando da me a mamma senza sosta. Dragos si è spostato dietro di me, e ho sentito la differenza subito: era ancora più spesso di Ion, e ogni spinta sembrava spaccarmi in due. “Cazzo, questa ragazza è un paradiso,” ha detto, con la voce roca. “Ti faccio vedere come si scopa in Romania.”
Mihai, nel frattempo, era passato a mamma, e la sentivo gemere più forte mentre lui la prendeva con una brutalità che mi faceva rabbrividire. “Signora, il tuo culo è mio ora,” ha detto, ridendo. “Scommetto che non l’hai mai dato così.”
Ion era davanti a me, e ora era il suo turno di farsi succhiare. Aveva un odore forte, di sudore e lavoro, ma non potevo fare altro che obbedire. “Tira fuori la lingua, ragazza,” mi ordinava, guidandomi con la mano. “Voglio sentirti fino in fondo.”
Le loro voci, i loro grugniti, i rumori dei nostri corpi che sbattevano l’uno contro l’altro riempivano la stanza. Sentivo l’odore del loro sudore mescolato al nostro, il calore della loro pelle ruvida contro la mia, il sapore salato che mi riempiva la bocca. Ogni tanto uno di loro cambiava posizione, provando qualcosa di diverso. Dragos mi ha girata di schiena, sollevandomi le gambe per entrare più a fondo, e ho sentito ogni centimetro di lui mentre mi apriva. “Guarda come ti prendo, piccola,” ha detto, con un ghigno. “Ti faccio sentire tutto.”
Accanto a me, mamma era nella stessa posizione, con Mihai che la teneva per i fianchi e spingeva senza sosta. “Cazzo, signora, sei ancora meglio da questa angolazione,” ha detto, ansimando. “Ti piace essere scopata accanto a tua figlia, vero?”
Non c’era spazio per pensare, solo per sentire. Il divano sotto di noi era bagnato di sudore, i nostri corpi scivolavano l’uno contro l’altro. I tre continuavano a ridere e parlarsi tra loro in rumeno, parole che non capivo ma che sembravano insulti o complimenti volgari. Ogni tanto uno di loro mi afferrava le tette, stringendole così forte da farmi male, o passava una mano tra le mie gambe per sfregare con le dita ruvide.
Dopo quello che sembrava un’eternità, ho sentito che stavano per arrivare al limite. Dragos, che era di nuovo dietro di me, ha accelerato il ritmo, le sue spinte erano così forti che facevo fatica a respirare. “Ci sono, ragazza,” ha grugnito. “Dove lo vuoi? Dentro o fuori?”
Non ho risposto, non potevo. Ha riso e ha continuato, finché non l’ho sentito irrigidirsi, uscendo all’ultimo momento per venire sul mio sedere. Il calore del suo liquido mi ha colpita come una scossa, mentre lui ansimava e rideva. “Bel lavoro, piccola.”
Accanto a me, Mihai stava facendo lo stesso con mamma, uscendo e coprendole la schiena con getti caldi. “Signora, sei stata brava,” ha detto, dandole una pacca sul sedere. Ion, che era ancora davanti a me, mi ha tirato i capelli e mi ha costretto a guardarlo mentre finiva nella mia bocca. “Ingoia tutto, ragazza,” ha ordinato, e non ho avuto scelta.
Quando hanno finito, ci hanno lasciate lì, piegate sul divano, con il respiro affannoso e i corpi tremanti. Dragos si è tirato su i pantaloni, ridendo. “Questo è stato il miglior pagamento extra che abbiamo mai avuto. Vero, ragazzi?”
Ion e Mihai hanno annuito, ancora ansimanti. “Torniamo domani, se volete altri lavori,” ha aggiunto Mihai, con un ghigno. “Ora sappiamo cosa offrire.”
Non abbiamo risposto. Non c’era niente da dire. Li abbiamo sentiti raccogliere le loro cose e uscire, lasciandoci sole nel silenzio della casa. Io e mamma ci siamo guardate, senza parole, con il corpo ancora dolorante e la mente vuota. Il divano sotto di noi era un disastro, e l’aria odorava di sesso e sudore. Non so cosa succederà domani, ma una cosa è certa: questo “pagamento extra” non lo dimenticheremo mai.
