Racconti Piccanti
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Il barbecue degenerato di Ferragosto

Il barbecue degenerato di Ferragosto

12 Marzo 2026·7 min di lettura

Era un sabato d’estate, di quelli che sembrano non finire mai, con il sole che picchiava duro fino al tramonto. La villetta in campagna di Marco e Giulia, a una ventina di chilometri dalla città, era il posto perfetto per staccare. Un prato immenso, una piscina che sembrava rubata a una rivista, e un silenzio che ti faceva quasi sentire in colpa per quanto parlavi forte. Le tre coppie si conoscevano da anni, dai tempi del liceo: Marco e Giulia, i padroni di casa, entrambi sulla trentina, con quel fare da perfettini che però nascondeva una vena di follia; Luca e Sara, lui un armadio di due metri con la barba da hipster, lei minuta, con un sorrisetto sempre malizioso; e infine Davide e Chiara, i più grandi del gruppo, vicini ai quaranta, che sembravano la coppia più posata ma avevano sempre la battuta pronta.

La giornata era iniziata come tante altre: barbecue, vino a fiumi, risate e storie vecchie che non smettono mai di far ridere. Ma quando il sole era calato e le bottiglie vuote avevano iniziato a accumularsi sul tavolo, l’aria si era fatta più pesante, carica di qualcosa che nessuno riusciva a definire. Forse era l’alcol, forse il caldo che non mollava nemmeno di sera, o forse solo la voglia di fare qualcosa di diverso, di spingersi un po’ oltre. Dopo cena, con le pance piene e le teste leggere, erano tutti seduti sulle sdraio vicino alla piscina, illuminata da qualche luce fioca. Marco aveva tirato fuori un’altra bottiglia di grappa, e le risate erano diventate più sguaiate.

“Ragazzi, fa un caldo del cazzo, perché non ci buttiamo in piscina?” aveva proposto Luca, già mezzo brillo, togliendosi la maglietta e mostrando un torace peloso e sudato. Sara, la sua ragazza, aveva riso forte. “Sì, ma senza costume, eh, che tanto siamo tra noi.” Era una provocazione, una di quelle che fai per vedere fino a dove si spingono gli altri. E, come un domino, uno dopo l’altro avevano iniziato a spogliarsi, tra risate imbarazzate e insulti scherzosi. Marco era stato il primo a buttarsi in acqua completamente nudo, mostrando un culo sorprendentemente sodo per uno che passava le giornate dietro una scrivania. Giulia, con i suoi capelli rossi e il seno piccolo ma perfetto, lo aveva seguito, coprendosi con le mani per finta modestia. Gli altri non si erano tirati indietro: Sara, con le sue curve generose e la pelle abbronzata; Chiara, più magra, con le gambe lunghe e un tatuaggio sulla schiena; Luca e Davide, che tra una battuta e l’altra si erano tirati giù i boxer senza pensarci troppo.

In acqua, gli scherzi erano continuati. Si spingevano, si tiravano sotto, e le mani iniziavano a sfiorare pelli sconosciute. All’inizio erano solo tocchi casuali, un braccio che sfiorava un fianco, una gamba che si intrecciava a un’altra nel caos degli spruzzi. Ma quei contatti non erano più così innocenti. Marco si era accorto che Sara gli stava troppo vicina, e il modo in cui lo guardava, con quegli occhi scuri e un sorriso che diceva tutto, gli aveva fatto venire un mezzo rigonfiamento sott’acqua. Giulia, dall’altra parte, stava ridendo con Davide, e quando lui le aveva messo una mano sulla schiena bassa, quasi sul culo, lei non si era tirata indietro. C’era una tensione che si poteva tagliare con un coltello, ma nessuno voleva essere il primo a dire qualcosa. Dentro di loro, però, i pensieri correvano. Marco si sentiva eccitato ma anche in colpa: “Che cazzo sto facendo? È la ragazza di Luca, ma… porca troia, guarda che tette.” Sara, invece, pensava: “Se ci sta lui, ci sto anch’io. Tanto è solo un gioco, no?”

Dopo un po’, erano usciti dall’acqua, bagnati e con la pelle d’oca per l’aria fresca della sera. Nessuno si era preoccupato di rivestirsi. Si erano seduti sul prato, vicino alla piscina, con solo qualche asciugamano buttato a terra. La grappa continuava a girare, e le battute si erano fatte più spinte. “Dai, Sara, fammi vedere se sei davvero così brava a fare i massaggi come dici,” aveva buttato lì Davide, con un ghigno. Lei non si era tirata indietro, si era avvicinata e aveva iniziato a massaggiargli le spalle, ma le sue mani erano scese presto lungo la schiena, fino ai fianchi. Gli altri guardavano, tra risate e silenzi carichi di imbarazzo. Poi Giulia aveva detto, con la voce un po’ impastata: “Oh, ma che siamo, in un film porno? Dai, fate i seri.” Però lo aveva detto ridendo, e quando Marco le aveva messo una mano sulla coscia, lei non aveva protestato.

I preliminari erano iniziati così, quasi per scherzo, ma con una voglia che montava in fretta. Sara si era chinata su Davide, le sue mani ora gli stringevano i fianchi, e lui si era girato per guardarla negli occhi. “Cazzo, sei proprio una stronza, lo sai?” aveva detto, ma con un tono che significava l’opposto. Lei aveva riso e si era avvicinata, sfiorandogli il collo con le labbra. Accanto, Luca aveva tirato a sé Giulia, e le sue mani grandi le accarezzavano la schiena, scendendo piano verso il culo. Chiara, che fino a quel momento era stata più silenziosa, si era avvicinata a Marco, sedendosi praticamente sulle sue gambe. “Non pensavo fossi uno che ci sta,” gli aveva sussurrato, e lui aveva risposto con un sorrisetto: “E tu non pensavo fossi così troia.” Era tutto un gioco, ma le parole, l’alcol e il contatto dei corpi stavano spingendo tutti oltre il punto di non ritorno.

Le mani si erano fatte più audaci. Sara aveva iniziato a baciare Davide sul petto, scendendo piano verso l’inguine, mentre lui le stringeva i capelli. Giulia, sdraiata sull’asciugamano, si lasciava toccare da Luca, che le aveva aperto le gambe e iniziava a sfiorarle l’interno coscia con le dita ruvide. Marco e Chiara, invece, erano già avvinghiati, le loro bocche che si cercavano con una fame che non nascondeva niente. Poi, come se fosse un segnale, le tre donne si erano guardate per un attimo, e con una risata complice si erano avvicinate tra loro. Sara aveva spinto Giulia sulla schiena e aveva iniziato a baciarle il collo, scendendo verso il seno, mentre Chiara si era messa a leccare Sara tra le gambe, con una lingua lenta e precisa. I maschi guardavano, eccitati da morire, e in pochi secondi si erano uniti al caos.

Il sesso era esploso in un groviglio di corpi sudati e gemiti. Luca si era messo dietro Sara, afferrandola per i fianchi e penetrandola con un movimento deciso, facendola sobbalzare e gemere forte: “Cazzo, sì, così!” Lei, con la faccia tra le gambe di Giulia, continuava a leccarla, la lingua che si muoveva veloce mentre Giulia si contorceva, stringendo l’erba con le mani. Marco, accanto, aveva preso Chiara da dietro, spingendo con forza, il rumore dei loro corpi che sbattevano uno contro l’altro che si mescolava ai suoni della notte. “Ti piace, eh, puttana?” le aveva ringhiato all’orecchio, e lei aveva ansimato: “Non smettere, coglione, sto venendo.” Davide, non volendo restare fuori, si era messo sopra Giulia, penetrandola mentre Sara la leccava ancora. La sensazione di due corpi su di lei sembrava mandarla fuori di testa: urlava, il volto contratto dal piacere.

Poi si erano scambiati, senza nemmeno pensarci troppo. Marco si era tirato fuori da Chiara e si era avvicinato a Sara, spingendola a pancia in giù sul prato e montandola con una foga quasi animalesca. Lei lo incitava, la voce roca: “Più forte, dai, fammi male!” Luca, nel frattempo, aveva preso Chiara, sdraiandola sulla schiena e sollevandole le gambe sulle spalle per spingersi dentro di lei il più possibile, i loro movimenti sincronizzati come se lo avessero fatto mille volte. Davide e Giulia, non contenti, avevano provato qualcosa di più estremo: lui l’aveva penetrata mentre Marco, con un ghigno, si era unito, cercando di entrare nello stesso buco. Giulia aveva gridato, un misto di dolore e piacere, ma li aveva incitati: “Sì, cazzo, spingete insieme!” I movimenti erano lenti, attenti, ma la sensazione era così intensa che tutti e tre sembravano sul punto di esplodere. L’odore di sudore, sesso ed erba tagliata riempiva l’aria, insieme ai gemiti, agli insulti e al rumore bagnato dei corpi che si scontravano.

Alla fine, dopo un tempo che sembrava infinito, si erano lasciati cadere sul prato, uno sopra l’altro, esausti. Era l’una di notte, la luna alta nel cielo, e i loro corpi sudati e appiccicosi brillavano sotto quella luce pallida. Nessuno parlava, solo respiri pesanti e qualche risata stanca. Erano amici di sempre, ma quella notte si erano scoperti porci, e nessuno sembrava avere rimpianti.

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