Giochi con i piedi (parte 2)
Qualche sera dopo, l’aria nel salotto dell’appartamento condiviso era ancora più densa e afosa, nonostante il ventilatore che ronzava pigramente in un angolo, spostando l’aria calda da una parte all’altra senza portare alcun sollievo. Le tende erano tirate, come sempre, lasciando il vecchio divano logoro e i suoi cuscini sformati immersi in una penombra che sembrava accentuare il disordine della stanza. Sul tavolo basso davanti al divano c’erano i resti di una pizza da asporto, qualche scatola di cartone aperta e un paio di birre ormai tiepide. Il televisore era spento, e il silenzio era rotto solo dal ronzio del ventilatore e dal suono occasionale di un’auto che passava in strada.
Luca era seduto a un’estremità del divano, con le spalle un po’ curve come al solito, i capelli castani spettinati che gli cadevano sugli occhi. Teneva le mani strette tra le ginocchia, come se cercasse di farsi più piccolo, di scomparire nel tessuto consunto del divano. Da quella sera di qualche giorno prima, non aveva quasi aperto bocca con Davide e Lorenzo, almeno non su quell’argomento. Ogni volta che ci pensava, il rossore gli saliva alle guance senza preavviso, e un nodo di imbarazzo misto a qualcos’altro, qualcosa che non riusciva a nominare, gli si formava nello stomaco. Non avevano più toccato l’argomento, ma lo sguardo di Davide, ogni tanto, sembrava portare con sé una tacita promessa, un’aspettativa che lo metteva in ansia.
Davide, stravaccato al centro del divano con le gambe allungate, sembrava invece perfettamente a suo agio, come se nulla fosse mai accaduto. Aveva i piedi scalzi appoggiati sul bordo del tavolo basso, le piante leggermente arrossate per il caldo e l’usura di una giornata passata a camminare. Si stiracchiò rumorosamente, lasciando cadere la testa indietro contro lo schienale, mentre si passava una mano tra i capelli neri e corti. “Ragazzi, non ce la faccio più con ‘sto caldo,” borbottò con la sua solita voce rilassata, ma con una nota di malizia che non passava inosservata. “Mi sa che ho bisogno di un po’ di… relax. Che ne dici, Luca?”
Luca alzò lo sguardo di scatto, il cuore che gli balzava in gola. Le sue guance si tinsero di rosso prima ancora di capire cosa intendesse Davide, anche se, in fondo, lo sapeva benissimo. “C-cosa intendi?” balbettò, la voce già tremante, mentre cercava di mantenere un tono neutro, fallendo miseramente.
Lorenzo, seduto all’altro capo del divano con le gambe incrociate e un’espressione curiosa ma contenuta, lasciò sfuggire una risatina soffocata. “Oh, dai, Luca, non fare il finto tonto,” disse, grattandosi la nuca mentre i capelli mossi castani gli ricadevano sulla fronte. “Lo sai di cosa parla. Non è che l’altra sera ci hai lasciati indifferenti, eh.” Il suo tono era ironico, ma i suoi occhi brillavano di una curiosità che sembrava più intensa rispetto all’ultima volta.
Davide si voltò verso Luca, un ghigno che gli si allargava lentamente sul viso. “Esatto. Sai, ci ho pensato. Mi sa che mi è piaciuto vederti così… impegnato. Quindi, perché non rifacciamo il giro? Dai, avvicinati. I miei piedi sono tutti tuoi.” Mentre parlava, tirò indietro le gambe dal tavolo e le appoggiò sul divano, proprio vicino a Luca, con un movimento lento e deliberato. Le piante erano larghe, un po’ ruvide sui talloni, e un odore pungente di sudore estivo si fece strada nell’aria, raggiungendo subito il naso di Luca.
Luca deglutì a fatica, il pomo d’Adamo che gli tremava visibilmente. Le sue mani si strinsero ancora di più tra le ginocchia, e il rossore sul suo viso si fece così intenso che sembrava quasi bruciargli la pelle. “I-io… non so se…” provò a dire, ma la sua voce si spezzò, riducendosi a un sussurro. Era un disastro, lo sapeva. Una parte di lui voleva scappare, nascondersi in camera e non uscire più, ma un’altra parte, più forte, più insistente, lo inchiodava lì, con il battito che gli rimbombava nelle orecchie.
“Non fare lo timido adesso,” lo interruppe Davide, con un tono che oscillava tra lo scherzo e un’autorità giocosa. “L’altra volta non ti sei tirato indietro, no? Forza, apri la bocca. Fammi vedere quanto ci tieni.” Senza aspettare una risposta, avvicinò uno dei piedi al viso di Luca, le dita che si piegavano appena mentre lo spingeva verso di lui. “E stavolta non fare il timoroso. Lo prendi tutto, chiaro?”
Luca sentì il sangue ronzargli nelle tempie. Con un respiro tremante, si chinò lentamente, come se ogni movimento fosse contro la sua volontà, anche se in fondo sapeva che non era così. Chiuse gli occhi per un istante, cercando di raccogliere un briciolo di coraggio, e poi aprì la bocca, lasciando che il piede di Davide gli scivolasse dentro. Le dita gli premettero contro la lingua, riempiendogli la bocca, mentre la pianta ruvida gli sfiorava il palato. Un sapore salato, intenso, con una nota acre di sudore, gli invase i sensi, facendogli girare la testa. L’odore era ancora più forte ora, bruciante e invadente, e un brivido gli corse lungo la schiena mentre un suono umido, un gorgoglio soffocato, gli sfuggì dalla gola.
Davide lo osservava dall’alto, con un’espressione di puro divertimento. “Ecco, così, bravo,” commentò, ridendo sotto i baffi mentre si appoggiava indietro sul divano, rilassato come se stesse guardando un film. “Senti che roba, Lorenzo. Questo qui è un professionista, te l’ho detto. Guarda come si impegna.”
Lorenzo scosse la testa, un sorrisetto ironico sulle labbra. “Non ci credo ancora. Luca, ma non ti fa schifo? Cioè, guardalo, sembra che tu ci stia prendendo gusto.” La sua voce aveva una punta di scherno, ma i suoi occhi seguivano ogni movimento con un interesse che non riusciva del tutto a nascondere. “Dai, Davide, spingi un po’ di più. Vediamo fino a dove arriva.”
Davide non se lo fece ripetere due volte. Con un movimento deciso ma non brusco, spinse il piede più a fondo, facendolo scivolare oltre la lingua di Luca, verso la gola. Luca emise un suono strozzato, un gorgoglio umido che risuonò nel silenzio del salotto, mentre la saliva gli si accumulava agli angoli della bocca, colandogli piano sul mento. Il suo viso era paonazzo, gli occhi lucidi per l’imbarazzo e lo sforzo, ma non si tirava indietro. Ogni pressione del piede di Davide gli mandava un tremito lungo le spalle, un misto di disagio e una sensazione che non riusciva a ignorare, che lo faceva arrossire ancora di più.
“Ehi, non è finita qua,” disse Davide con un ghigno, tirando fuori il piede per un momento, lasciandolo luccicare di saliva. Luca ansimò, cercando di riprendere fiato, ma non ebbe il tempo di dire nulla. Davide sollevò l’altro piede, avvicinandolo al suo viso con la stessa calma provocatoria. “Se fai un buon lavoro con uno, puoi farlo anche con l’altro. Dai, apri di nuovo. Non vorrai deludermi, vero?”
Luca esitò per un istante, il respiro affannoso, ma alla fine aprì di nuovo la bocca, lasciando che il secondo piede gli scivolasse dentro. Il sapore era lo stesso, salato e acre, ma la sensazione di pienezza era ancora più intensa, come se ogni centimetro della sua bocca fosse occupato. La saliva gli colava abbondante ora, lasciando una chiazza umida sul divano sotto di lui, e i suoni che gli sfuggivano dalla gola erano sempre più rumorosi, un misto di gorgoglii e sbiascichii che riempivano la stanza.
Lorenzo scoppiò a ridere, coprendosi la bocca con una mano. “Senti come sembra un idraulico che sturba un lavandino,” scherzò, voltandosi verso Davide con un’espressione divertita. “Dai, fai parlare il nostro campione. Voglio sentire cosa dice con quel piede in gola.”
Davide sogghignò, muovendo appena il piede nella bocca di Luca, abbastanza da farlo emettere un altro suono soffocato. “Parla, dai, che ti ascoltiamo,” disse, ripetendo la frase con un tono che era puro scherno, ma con una luce negli occhi che tradiva un piacere genuino. “Dicci qualcosa di carino. Tipo… che ti piace. Forza, su.”
Luca provò a dire qualcosa, ma con il piede che gli riempiva la bocca, le sue parole uscirono come un balbettio incomprensibile, un miscuglio di suoni umidi e strozzati. “Mh-mmff… p-piacce…” biascicò, la voce spezzata e tremante, mentre altra saliva gli colava lungo il mento. Il suo viso era un’esplosione di rosso, gli occhi chiusi per la vergogna, ma il suo corpo parlava da solo: il tremore delle spalle, il respiro corto, le mani che si stringevano nervosamente sulle cosce.
“Che hai detto? Non ho capito,” intervenne Lorenzo, sporgendosi leggermente in avanti, con un sorrisetto che gli incurvava le labbra. “Ripeti, dai. E stavolta più chiaro. Di’ che ti piace, che sei bravo a prenderli in gola. Su, facci contenti.” Il suo tono era più coinvolto ora, non più solo quello di un osservatore distaccato, ma di qualcuno che iniziava a divertirsi sul serio.
Luca emise un altro gorgoglio, cercando di formare le parole, ma il risultato fu solo un altro suono umido e confuso. “Mh… s-sono… b-bravo…” riuscì a biascicare, a malapena, mentre il piede di Davide si muoveva appena nella sua bocca, premendo contro il palato e facendolo quasi soffocare. La saliva continuava a colargli, e il calore dell’imbarazzo gli bruciava la pelle, ma c’era qualcosa nei commenti di Lorenzo, nella sua voce che si faceva più vicina, più insistente, che lo spingeva a non fermarsi.
Davide tirò fuori il piede per un momento, lasciandolo luccicare di saliva, e lo sostituì di nuovo con l’altro, alternandoli con una calma quasi metodica. “Ecco, così, alterniamo un po’. Non voglio che ti annoi,” disse ridendo, mentre guardava Luca ansimare e tremare sotto di lui. “Senti che suoni fa, Lorenzo. Sembra un motore che non parte. Dai, facciamo un’altra prova. Dicci che sei il migliore a fare ‘sta roba. Su, forza.”
Luca chiuse gli occhi, il tremore che gli scuoteva tutto il corpo mentre cercava di respirare dal naso. La bocca gli doleva per lo sforzo, la gola sembrava piena, e l’odore di sudore gli inondava i sensi, facendogli girare la testa. “Mh… s-sono… m-migliore…” biascicò, la voce così spezzata e umida che quasi non si capiva nulla, ma il suo tentativo fece scoppiare a ridere sia Davide che Lorenzo.
“Ma guarda un po’ che talento,” commentò Lorenzo, battendo una mano sulla coscia. “Sai che ti dico, Davide? Quasi quasi mi vien voglia di provare anch’io. Che ne pensi, Luca? Sei pronto per un doppio turno?” Si tolse una scarpa con un movimento lento, lasciando il piede scalzo vicino al bordo del divano, come un invito, mentre i suoi occhi brillavano di una curiosità che non cercava più di nascondere.
Luca sgranò gli occhi, un altro suono strozzato che gli sfuggiva dalla gola. Il cuore gli martellava nel petto, e il rossore sul suo viso sembrava non avere più limiti. Con il piede di Davide ancora in bocca e Lorenzo che lo fissava con quel sorriso beffardo, si rese conto che il gioco, forse, stava per prendere una piega ancora più intensa. E non era sicuro se fosse più spaventato o impaziente di scoprire cosa sarebbe successo dopo.
