Racconti Piccanti
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Il costume strappato dal mare

Il costume strappato dal mare

20 Marzo 2026·9 min di lettura

Sono Francesca, ho 27 anni e, sinceramente, non avrei mai pensato di ritrovarmi in una situazione del genere. Era una giornata di agosto, il sole bruciava sulla pelle e la spiaggia era un inferno di gente. Non c’era un centimetro libero, ombrelloni ammassati, bambini che urlavano, ragazzi che ridevano e gruppi di amici che si lanciavano in acqua. Io ero lì con un’amica, ma lei era sparita per andare a prendere un gelato, lasciandomi sola vicino alla riva. Indossavo un bikini minuscolo, di quelli che lasciano poco all’immaginazione, nero con lacci sottili sui fianchi. Lo avevo comprato per sentirmi sexy, per attirare sguardi, ma non avevo previsto quello che sarebbe successo.

Stavo camminando lungo la battigia, l’acqua mi lambiva i piedi, quando un’onda più forte delle altre mi ha colpita in pieno. Non me l’aspettavo, ho perso l’equilibrio e sono finita sott’acqua. Quando sono riemersa, ho sentito subito che qualcosa non andava. Il mio costume… non c’era più. Il pezzo di sopra era sparito, portato via dalla corrente, e quello di sotto era completamente strappato, un lembo penzolava inutile. Ero nuda, in mezzo a centinaia di persone. Il panico mi ha travolta come una seconda onda. Ho incrociato le braccia sul petto, una mano a coprirmi lì sotto, ma non bastava. Mi sentivo gli occhi di tutti addosso, sguardi curiosi, risate soffocate, qualche fischio. Le guance mi bruciavano, ero rossa come un peperone.

“Aiuto… copritemi… per favore!” ho urlato, la voce spezzata dall’imbarazzo. Mi guardavo intorno disperata, cercando qualcosa, qualsiasi cosa, per nascondermi. La gente mi fissava, qualcuno scattava foto con il telefono, altri sussurravano tra loro. Mi sentivo un animale in gabbia, esposta, vulnerabile. Poi, tra la folla, ho visto un ragazzo che si avvicinava. Era alto, con i capelli scuri bagnati che gli cadevano sulla fronte, un fisico scolpito ma non esagerato, tatuaggi sulle braccia. Portava un costume da bagno blu e aveva in mano un asciugamano.

“Ehi, tranquilla, vieni con me,” ha detto, con una voce calma ma decisa. Mi ha guardato negli occhi, senza soffermarsi sul mio corpo, e questo mi ha fatto sentire un po’ meno a disagio. “C’è uno scoglio laggiù, possiamo nasconderci lì finché non troviamo una soluzione.”

Ho annuito, senza nemmeno pensarci troppo. Camminare dietro di lui, cercando di coprirmi con le mani, era umiliante, ma non avevo alternative. Sentivo ancora gli sguardi, i commenti a mezza voce. “Guarda quella, tutta nuda,” ha detto qualcuno, e io volevo sparire. Quando siamo arrivati dietro lo scoglio, un blocco di roccia grande abbastanza da nasconderci alla vista della spiaggia, mi sono accovacciata, le ginocchia al petto. Lui si è seduto vicino a me e mi ha passato l’asciugamano, ma era piccolo, copriva a malapena le cosce.

“Grazie,” ho mormorato, la voce tremante. “Non so come sia potuto succedere. È la cosa più imbarazzante della mia vita.”

Lui ha sorriso, un sorriso tranquillo, quasi divertito. “Capita. Non farci caso, la gente dimentica in fretta. Io sono Marco, comunque.”

“Francesca,” ho risposto, stringendo l’asciugamano. Ma non riuscivo a rilassarmi. Il cuore mi batteva ancora forte, l’adrenalina mi scorreva nelle vene. E, onestamente, non era solo l’imbarazzo. C’era qualcosa in Marco, nel modo in cui mi guardava, nel suo tono sicuro, che mi faceva sentire… strana. Non so come spiegarlo, ma anche in quel momento di panico, una parte di me si accorgeva di quanto fosse attraente. I suoi occhi verdi, la mascella squadrata, il modo in cui i muscoli del braccio si tendevano mentre si appoggiava alla roccia.

“Non ti senti a disagio a stare qui con me così?” ho chiesto, cercando di capire cosa gli passasse per la testa.

“Perché dovrei? Sei una bella ragazza, e non sto guardando niente che tu non voglia farmi vedere,” ha detto, con un tono che non era né sfacciato né falso. “Ma se vuoi che me ne vada, lo faccio.”

“No, resta,” ho detto subito, quasi senza pensarci. Non volevo restare sola, ma c’era anche altro. La sua presenza mi dava una strana sicurezza, e il calore del suo sguardo iniziava a scaldarmi in un modo che non mi aspettavo. Eravamo vicini, troppo vicini, e il silenzio tra noi si è fatto pesante. Sentivo il rumore delle onde, le voci lontane della spiaggia, ma lì, dietro quello scoglio, sembrava un altro mondo.

“Dai, rilassati un po’,” ha detto Marco, avvicinando una mano alla mia spalla. Il contatto mi ha fatto sobbalzare, ma non mi sono tirata indietro. “Non ti capita tutti i giorni di stare nuda su una spiaggia con uno sconosciuto, no? Potresti anche godertela.”

Ho riso, un po’ nervosa. “Non è esattamente il mio ideale di divertimento.”

“Potrebbe diventarlo,” ha ribattuto lui, e c’era un luccichio nei suoi occhi che mi ha fatto accelerare il battito. Mi ha sfiorato di nuovo, stavolta scendendo lungo il braccio, e io non ho detto niente. Non volevo che smettesse. L’imbarazzo si stava trasformando in qualcosa di diverso, un calore che mi cresceva dentro. Ero ancora nuda sotto quell’asciugamano minuscolo, e lui era lì, a pochi centimetri da me.

“Non ti conosco nemmeno,” ho detto, ma la mia voce era incerta, quasi un sussurro.

“E allora? Non serve conoscersi per desiderarsi,” ha risposto lui, e si è avvicinato ancora. Il suo respiro mi sfiorava la pelle, e ho sentito un brivido lungo la schiena. Non so perché, ma non riuscivo a dirgli di no. Forse era l’adrenalina, forse la situazione assurda, ma quando mi ha baciata, ho ricambiato senza esitare. La sua bocca era calda, le sue mani mi stringevano i fianchi sopra l’asciugamano. Il bacio si è fatto più profondo, le lingue si intrecciavano, e io mi sentivo travolta.

“Sei sicura?” ha chiesto, staccandosi un attimo, guardandomi dritto negli occhi.

“Sì,” ho risposto, senza pensare. Non c’era spazio per i dubbi in quel momento. Le sue mani sono scivolate sotto l’asciugamano, accarezzandomi la pelle nuda. Mi ha sfiorato i seni, i capezzoli già duri per l’eccitazione e il fresco dell’ombra. Ho lasciato cadere l’asciugamano, ormai non mi importava più di coprirmi. Le sue dita esploravano il mio corpo, lente ma decise, scendendo lungo la pancia, poi più in basso, tra le cosce. Ho trattenuto il fiato quando mi ha toccata lì, un tocco leggero ma che mi ha fatto gemere piano.

“Ti piace, eh?” ha detto, con un sorriso malizioso.

“Sì, non smettere,” ho risposto, la voce roca. Non mi riconoscevo, ma non mi importava. Ero completamente presa da quel momento. Mi ha fatta sdraiare sulla roccia, che era ruvida ma tiepida sotto di me. Si è messo sopra, il suo corpo contro il mio, e ho sentito la durezza del suo costume premere contro di me. Si è chinato a baciarmi il collo, poi è sceso sui seni, prendendone uno in bocca mentre con la mano continuava a toccarmi lì sotto. Ero bagnata, non solo per l’acqua del mare, e lui lo sapeva.

“Dio, sei già pronta,” ha detto, con una risata bassa, quasi un ringhio.

“Togliti quel costume,” gli ho detto, tirandolo verso di me. Non volevo più aspettare. Lui si è alzato un attimo, se l’è sfilato in un secondo, e ho visto il suo sesso, duro e pronto. Era ben fatto, non esagerato ma proporzionato al suo fisico. Mi ha guardata, come per chiedermi un’ultima conferma, e io ho annuito. Si è sdraiato sopra di me, la sua pelle calda contro la mia, e ho allargato le gambe per accoglierlo. Quando è entrato, lento ma deciso, ho sentito un piacere acuto, quasi doloroso per un attimo, ma poi si è trasformato in qualcosa di intenso, profondo.

“Cazzo, sei stretta,” ha detto, con il respiro pesante, muovendosi piano dentro di me.

“Vai più forte,” gli ho risposto, stringendogli le spalle. Non volevo dolcezza, volevo sentirlo tutto. Lui ha accelerato, i suoi movimenti più decisi, il suono dei nostri corpi che si scontravano mescolato al rumore delle onde. La roccia sotto di me mi graffiava un po’ la schiena, ma non ci facevo caso. Ero persa in quella sensazione, nel calore del suo corpo, nel suo odore di sale e sudore. Ogni spinta mi faceva gemere, e non mi importava se qualcuno poteva sentirci.

A un certo punto, ho sentito delle voci avvicinarsi. Ho aperto gli occhi e ho visto due ragazzi, probabilmente amici di Marco, che si avvicinavano allo scoglio. Uno era biondo, con un sorriso divertito, l’altro più scuro, con un’aria curiosa. Pensavo che Marco si sarebbe fermato, invece ha continuato, come se niente fosse.

“Ehi, avete trovato un bel posto per divertirvi,” ha detto il biondo, ridendo.

“Venite, c’è posto per tutti,” ha risposto Marco, senza nemmeno guardarli, concentrato su di me. Io ero sconvolta, ma allo stesso tempo eccitata da quell’idea assurda. Non ho detto niente, li ho lasciati avvicinare. Si sono seduti vicino, togliendosi i costumi senza troppe storie. Il biondo si è messo di lato, iniziando a toccarsi mentre ci guardava, l’altro si è avvicinato a me, sfiorandomi il viso.

“Ti va se mi unisco?” ha chiesto, con voce calma.

“Sì,” ho detto, quasi senza fiato. Non so cosa mi spingesse a dirlo, ma in quel momento volevo tutto. Marco si è spostato un attimo, lasciandomi spazio, e l’altro ragazzo si è messo davanti a me, in ginocchio. Ho sentito la sua mano guidarmi verso di lui, e ho preso il suo sesso in bocca, mentre Marco continuava a muoversi dentro di me. Era un ritmo strano, caotico, ma incredibilmente eccitante. I loro gemiti, i loro respiri pesanti, il sapore salato sulla lingua, tutto mi travolgeva. Il terzo ragazzo ci guardava, ansimando, e ogni tanto diceva cose come “Cazzo, che spettacolo.”

Non so quanto tempo sia passato, ma ogni istante sembrava infinito. Marco ha accelerato, stringendomi i fianchi con forza, e ho sentito il piacere montare dentro di me, un’onda che non potevo fermare. “Sto per venire,” ha detto, la voce rauca, e io ho annuito, incapace di parlare. Quando è successo, il suo calore dentro di me mi ha spinta oltre il limite, e ho gridato, un suono che probabilmente qualcuno sulla spiaggia ha sentito. Anche l’altro ragazzo ha raggiunto il culmine poco dopo, e io ho sentito tutto, ogni dettaglio, ogni sensazione.

Quando è finito, siamo rimasti sdraiati lì per un attimo, ansimanti, sudati, con il rumore del mare che ci avvolgeva. Marco si è alzato per primo, porgendomi l’asciugamano. “Copriti, ora,” ha detto con un sorriso. Me lo sono avvolto intorno al corpo, stringendolo forte. Ero stanca, ma dentro di me c’era un’energia nuova, una specie di euforia. Non riuscivo a smettere di pensare a quello che era appena successo, a come mi ero lasciata andare completamente. Uscendo da dietro lo scoglio, con l’asciugamano che mi copriva a malapena, sentivo ancora l’eccitazione pulsarmi dentro, il ricordo di quei momenti impresso nella mente.

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