Racconti Piccanti
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La sauna aziendale

La sauna aziendale

20 Marzo 2026·6 min di lettura

Sono Marco, ho 34 anni, un lavoro da dirigente in un’azienda che mi tiene sempre con i nervi a fior di pelle e una vita matrimoniale che, diciamocelo, è diventata un po’ troppo prevedibile. Non sono né un adone né uno che si lascia andare facilmente: fisico nella media, capelli che iniziano a diradarsi, un carattere che tende a tenere tutto sotto controllo. Mia moglie, Giulia, invece, è sempre stata più spigliata, una che sa come convincermi a fare cose che non farei mai di mia iniziativa. E infatti è stata lei a trascinarmi in questa storia assurda.

Era un venerdì sera, dopo una settimana infernale di riunioni e scadenze. Giulia mi ha guardato con quel sorrisetto che conosco bene e mi ha detto: “Amore, perché non proviamo la nuova sauna aziendale? Hanno fatto un lavoro pazzesco, è perfetta per rilassarci un po’.” Io, che già pensavo solo al divano e a una birra, ho storto il naso. “Una sauna? Con i colleghi? Non mi va di vedere gente del lavoro con l’asciugamano addosso.” Ma lei ha insistito, con quella voce dolce ma ferma: “Dai, solo un’oretta, ci farà bene. Prometto che non ci mettiamo in situazioni strane.” Alla fine, come sempre, ho ceduto.

Arriviamo al centro benessere dell’azienda, un posto moderno con vetrate enormi e luci soffuse. Appena entro, però, mi accorgo che qualcosa non quadra. Nella zona della sauna, ci sono già cinque coppie, tutte nude, sudate, che ridono e si parlano come se niente fosse. Li riconosco subito: sono colleghi, alcuni dei quali vedo ogni giorno in giacca e cravatta, e altri che conosco solo di vista. Mi si gela il sangue. “Giulia, andiamocene subito,” sussurro, cercando di non farmi sentire. “Non possiamo stare qui, è imbarazzante.” Lei, invece, sembra tranquilla, quasi divertita. Mi prende per mano e mi tira verso l’interno. “Rilassati, Marco. Guardiamo un attimo, non facciamo niente. Solo per curiosità.”

Mi sento un idiota, con l’asciugamano stretto intorno alla vita, mentre cerco di non guardare troppo. Ma è impossibile non notare i corpi nudi, la pelle lucida di sudore, le mani che si sfiorano con una disinvoltura che mi fa arrossire. Giulia si siede vicino a me su una panca di legno, anche lei con solo un asciugamano addosso, e mi sussurra: “Non è così male, no? Sono solo persone che si rilassano.” Io, però, sento il cuore che mi batte forte, e non solo per il calore. Non voglio ammetterlo, ma una parte di me è incuriosita, attratta da quello che vedo. Mi copro con l’asciugamano, sentendo un’erezione che cresce senza che riesca a controllarla. “Giulia, per favore, non guardarmi così,” le dico, con la voce roca. Lei ride piano, posandomi una mano sulla gamba. “Tranquillo, amore. Non ti giudico.”

Poi succede qualcosa che mi fa gelare. Uno degli uomini, un tipo muscoloso che lavora al marketing, si avvicina a Giulia e le chiede se vuole un massaggio alle spalle. Lei mi guarda, come per chiedere il permesso, e io scuoto la testa, disperato. “No, non mi va. Non toccarla,” dico, ma la mia voce trema. Giulia, però, si volta verso di lui e annuisce. “Solo un massaggio, Marco, niente di più.” Io resto fermo, incapace di muovermi, mentre le mani di quell’uomo le sfiorano le spalle nude, scendendo piano lungo la schiena. Mi sento un misto di rabbia, imbarazzo e, maledizione, eccitazione. Non voglio guardarli, ma i miei occhi non si staccano da loro.

“Ti piace quello che vedi, eh?” mi sussurra Giulia all’orecchio, notando il rigonfiamento sotto il mio asciugamano. Io stringo i denti. “No, non mi piace. Smettila di provocarmi.” Ma lei sorride, si avvicina e mi bacia, un bacio lento, profondo, mentre le sue mani scivolano sul mio petto. Non capisco più niente. Poi, dal nulla, sento un’altra presenza vicino a me. È una donna, una collega dell’amministrazione che non ho mai notato davvero fino a ora. Ha i capelli bagnati, il corpo snello e un sorriso sfacciato. Si inginocchia davanti a me, senza dire una parola, e inizia a sfiorarmi le gambe. “Ma che cazzo…” balbetto, cercando di allontanarla. Giulia, però, mi tiene fermo, continuando a baciarmi. “Lasciala fare, Marco. Solo per un po’.”

Non so come, ma quella donna mi toglie l’asciugamano e inizia a toccarmi, prima con le mani, poi con la bocca. Sento il calore della sua lingua sul mio cazzo, e il mondo mi gira. “No, amore, non possiamo… ti prego…” dico a Giulia, ma la mia voce è debole, e lei lo sa. Mi guarda negli occhi, con un’espressione che non le ho mai visto, e mi dice: “Smettila di resistere. Lo vuoi anche tu.” E ha ragione. Non riesco più a combattere. Mi lascio andare, chiudendo gli occhi mentre quella bocca sconosciuta mi porta al limite. Intorno a me, sento i gemiti delle altre coppie, il rumore della pelle contro la pelle, l’odore acre del sudore misto al vapore.

Quando riapro gli occhi, vedo Giulia che si è spostata. Sta con quell’uomo del marketing, le sue mani su di lei, e lei che lo guarda con un’espressione di pura eccitazione. Dovrei essere furioso, ma invece mi ritrovo a fissarli, con una voglia che non riesco a controllare. La donna davanti a me si rialza, mi sorride e mi dice: “Vieni con noi, non fare il timido.” Mi alzo, con le gambe che tremano, e seguo il gruppo verso un angolo più appartato della sauna, dove tutti sembrano essersi abbandonati completamente.

Giulia mi raggiunge, mi bacia di nuovo, e io la stringo forte, sentendo il suo corpo nudo contro il mio. “Scopami, Marco,” mi sussurra, con una voce che non riconosco. La spingo contro il muro di legno, sollevandole una gamba, e la penetro con una spinta decisa. Lei geme forte, stringendomi le spalle, mentre io guardo intorno a me. Le altre coppie sono un intreccio di corpi, mani, bocche. Una donna si avvicina e inizia a baciarmi il collo, mentre un’altra si inginocchia di nuovo davanti a me, succhiandomi mentre continuo a muovermi dentro Giulia. “Cazzo, sì, continua così,” grido, senza più pensare a niente. La sensazione è troppo intensa, il calore della sauna, i corpi sudati, i gemiti che riempiono l’aria.

Poi Giulia mi spinge via, solo per un attimo, e si volta verso un’altra donna, una tipa con i capelli corti e un tatuaggio sulla schiena. Le due iniziano a toccarsi, a baciarsi, e io resto lì, a guardare, con il cazzo duro come mai prima. Un uomo, uno che non conosco nemmeno, mi si avvicina e mi dice: “Scopa lei, io penso a tua moglie.” Non so perché, ma annuisco. Mi avvicino alla donna con il tatuaggio, le afferro i fianchi e la penetro da dietro, mentre lei geme e si spinge contro di me. Sento il suo calore, il sudore che ci incolla, e ogni spinta è un’esplosione di piacere. Intanto, guardo Giulia che si lascia andare con quell’uomo, i loro corpi che si muovono in un ritmo che mi fa impazzire.

Non so quanto tempo passa, ma a un certo punto mi ritrovo circondato. Due donne si alternano a succhiarmi, le loro bocche calde e bagnate che mi fanno perdere la testa. Una di loro mi guarda e dice, con la voce roca: “Ti piace, eh? Vuoi di più?” Io non riesco nemmeno a rispondere, urlo solo: “Fanculo, datemi tutto!” E loro ridono, continuando, mentre io mi abbandono completamente. Ogni sensazione è amplificata: il sapore del sudore, l’odore dei corpi, i rumori di piacere che riempiono la stanza. Scopo una sconosciuta dopo l’altra, sentendo i loro gemiti, le loro mani che mi stringono, mentre Giulia mi guarda e sorride, come se fosse fiera di me.

Alla fine, torno da lei. Siamo esausti, sudati, con il fiato corto. La stringo forte, la bacio, e lei mi sussurra: “Visto? Non era così male.” Io rido, per la prima volta in tutta la sera, e annuisco. Non so cosa dire, ma non c’è bisogno di parole. Ci guardiamo intorno, vedendo gli altri che si rivestono lentamente, con sorrisi complici. Una delle donne ci si avvicina e ci dice: “Allora, vi vediamo la prossima volta?” Giulia risponde subito: “Certo, ormai siamo membri attivi.” Io non dico niente, ma so che torneremo. Non c’è più imbarazzo, solo una nuova consapevolezza tra di noi, qualcosa che non avremmo mai immaginato.

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