Come sono diventato lo schiavo di mia moglie e il suo amante
Mi chiamo Luca, ho 37 anni e sono sposato da cinque anni con Sara. Fino a un anno fa pensavo che la nostra vita sessuale fosse perfetta: due o tre volte alla settimana, qualche giochino, un po’ di fantasia. Niente di estremo. Poi è successo tutto, piano piano, come una crepa che si allarga senza che te ne accorgi. E adesso sono qui, seduto davanti al computer con il cazzo duro che mi pulsa nei pantaloni solo a ripensarci, a raccontarvi come sono diventato lo schiavo dell’amante di mia moglie. Come lei gode a vedermi umiliato, sottomesso, ridotto a zero. E come io… io non riesco più a eccitarmi in nessun altro modo.
Iniziò per scherzo, ve lo giuro.
Era una sera di ottobre, pioveva forte. Sara era tornata dal lavoro stanca ma con quel sorriso malizioso che mi faceva sempre impazzire. Avevamo bevuto due bicchieri di vino rosso, eravamo sul divano sotto la coperta. Sul tablet stavamo guardando una cosa leggera, un film erotico qualunque. A un certo punto c’è una scena in cui la moglie si fa scopare da un altro mentre il marito guarda. Sara ridacchiò.
«Oddio, ma la gente davvero fa queste cose?» disse, appoggiandomi la testa sulla spalla.
Io risi. «Boh… magari è solo fantasia. Però ammettilo, è eccitante da morire.»
Lei alzò un sopracciglio, mi guardò di traverso. «Ah sì? Ti eccita l’idea che un altro mi scopi mentre tu stai lì come un cagnolino?»
Lo disse ridendo, ma la voce era un po’ più bassa del solito. Io sentii una fitta allo stomaco. Non era solo eccitazione. Era qualcosa di strano, di caldo e di vergognoso insieme. Il cazzo mi diventò duro all’istante sotto i pantaloni del pigiama.
«Be’… non lo so. Magari come gioco… solo per parlare.»
Sara non rise più. Mi infilò una mano nei pantaloni e strinse piano la mia erezione.
«Quindi ti piacerebbe vedermi mentre un altro mi riempie?»
La sua voce era diventata roca. Mi accarezzava lentamente, quasi distrattamente. Io annuii, rosso in faccia, senza riuscire a guardarla negli occhi. Lei continuò a parlare, piano, mentre mi segava con la mano.
«Immagina… io a quattro zampe sul nostro letto, un uomo vero dietro di me che mi sbatte forte… e tu lì, seduto sulla poltrona, con il cazzo in mano che non puoi toccare perché te lo proibisco.»
Venni nella sua mano dopo nemmeno un minuto, gemendo come un ragazzino. Sara mi guardò stupita, poi sorrise. Un sorriso nuovo, quasi cattivo.
«Cazzo, Luca… sei venuto solo a sentirlo dire.»
Quella fu la prima volta. Non facemmo niente di concreto, solo parole. Ma da quella sera iniziò tutto.
Le settimane successive diventarono una lenta discesa. Ogni volta che facevamo l’amore, Sara tirava fuori l’argomento. All’inizio era ancora scherzo: «Pensa se ti legassi e ti facessi guardare mentre un altro mi fa venire come non fai tu da mesi». Poi diventò più preciso. Mi chiedeva di descriverle l’uomo che avrei voluto vederla scopare: alto, muscoloso, cazzo grosso. Io arrossivo, balbettavo, ma ubbidivo. E ogni volta che lo facevo lei si bagnava da morire, mi cavalcava con furia e mi veniva in faccia mentre mi sussurrava «Cornuto… il mio cornutino eccitato».
Una sera, dopo avermi fatto leccare la sua figa fino a farla venire due volte, si mise a cavalcioni sulla mia faccia e mi disse, con voce dolcissima:
«Lo sai che ho iniziato a chattare con uno su un sito? Si chiama Marco. Ha 42 anni, è divorziato, ha un cazzo che mi ha già fatto bagnare solo dalle foto.»
Io rimasi paralizzato. Il cuore mi batteva così forte che pensavo stesse per esplodere. Vergogna pura. Eccitazione pura. Non dissi niente. Lei rise piano e mi strofinò la figa ancora bagnata sulla bocca.
«Shh… non devi dire niente, amore. Lo so che ti piace. Lo sento dal modo in cui mi lecchi quando te ne parlo.»
Quella fu la prima volta che capii che non era più solo fantasia.
Marco esisteva davvero.
E Sara aveva già deciso che sarebbe diventato il suo amante.
Io, invece, stavo per diventare qualcosa di molto più umiliante.
Ma questa è solo la prima puntata. La prossima vi racconto come andò il primo incontro… e come io, per la prima volta, vidi mia moglie venire urlando sotto un altro uomo mentre lei mi guardava negli occhi e mi diceva «Guarda bene, cornuto… questo è quello che ti meriti».
