Racconti Piccanti
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La confessione che cambiò tutto (parte 2)

La confessione che cambiò tutto (parte 2)

12 Marzo 2026·5 min di lettura

Il mattino dopo Katia si è svegliata con la stessa fame della sera prima, ma più affilata, più concreta. Giovanni era già in cucina a preparare il caffè, in silenzio, con lo sguardo basso e le mani che tremavano leggermente mentre versava lo zucchero. Lei non gli ha detto niente. Si è limitata a passargli accanto sfiorandogli il braccio con il fianco nudo sotto la vestaglia aperta, un contatto casuale che per lui è stato come una scarica elettrica.

Si è chiusa in bagno, ha acceso il telefono e ha riaperto l’app del numero a pagamento. Ha selezionato lo stesso operatore della sera prima, ha premuto chiama. Ha risposto una voce femminile, squillante e impersonale.

«Pronto, tesoro, dimmi tutto…»

Katia ha riattaccato senza dire una parola. L’uomo della sera prima non c’era più. Forse era un turno, forse era sparito. Non le importava. Quel filo si era spezzato e lei non aveva intenzione di riannodarlo.

Mentre si lavava i denti ha pensato a Fabio.

Fabio, 46 anni, capelli brizzolati tagliati corti, mani grandi e callose da chi ha fatto palestra per vent’anni, voce bassa che quando parla sembra sempre sul punto di ordinare qualcosa di proibito. Ex collega all’agenzia pubblicitaria dove lavorava lei cinque anni prima. Si erano scopati tre, forse quattro volte: sempre di fretta, sempre in macchina o in albergo low-cost vicino all’ufficio, sempre con il terrore che qualcuno li vedesse. Poi lei aveva deciso di smettere: troppi rischi, troppi sguardi sospetti in ufficio. Lui aveva annuito, aveva detto «hai ragione», e fine.

Katia ha preso il telefono, ha aperto WhatsApp, ha trovato il suo numero (non lo aveva mai cancellato).

Messaggio vocale, breve, tono calmo ma osceno:

«Ciao Fabio. Sono passati anni, lo so. Ma mi è venuta voglia di rivederti. Non per chiacchierare. Per provare qualcosa di… diverso. Se ti va, scrivimi. Altrimenti cancella e fai finta di niente.»

Ha premuto invio. Poi è andata in camera, si è tolta le mutandine, si è seduta sul bordo del letto con le gambe aperte verso lo specchio a figura intera. Ha scattato una foto: luce naturale che entrava dalla finestra, le labbra gonfie e ancora umide della notte precedente, un filo di umore che scintillava all’interno della coscia. Niente filtri, niente pose da pornostar. Solo cruda, diretta, lei.

Ha allegato la foto al secondo messaggio:

«Oggi pomeriggio sono libera. Aperitivo? Dimmi dove.»

La doppia spunta blu è arrivata dopo quaranta secondi. Poi tre puntini. Poi la risposta:

«Cazzo, Katia. Sei sempre la stessa stronza pericolosa. Alle 18:30 al solito bar in via dei Mille. Quello con il dehors sul retro.»

Lei ha sorriso allo specchio.

Giovanni è tornato dal lavoro alle 17:30. L’ha trovata già vestita: vestito nero aderente, scollatura profonda ma non volgare, tacchi alti, rossetto rosso scuro. Lui ha capito subito.

«Esci?»

«Sì.»

«Con chi?»

Katia si è avvicinata, gli ha preso il viso tra le mani e gli ha dato un bacio lento sulla bocca, infilandogli la lingua per un secondo, giusto per fargli sentire il sapore del dentifricio e del desiderio altrui.

«Con uno che mi scopa meglio di te. Torno tardi. Non aspettarmi sveglio. E non toccarti, chiaro? Se lo fai lo sento dall’odore quando rientro.»

Giovanni ha annuito, gli occhi lucidi. Non ha protestato. Si è limitato a sussurrare:

«Divertiti.»

Al bar Fabio era già lì, camicia azzurra con le maniche arrotolate, un Negroni davanti. Quando l’ha vista arrivare ha fatto un fischio basso, quasi involontario.

«Porca puttana. Sei migliorata.»

Si sono baciati sulla guancia, ma il bacio è durato troppo, le labbra si sono sfiorate, i respiri si sono mischiati. Si sono seduti vicini, ginocchia che si toccavano sotto il tavolino.

Katia ha ordinato un Aperol Spritz e ha cominciato a parlare senza giri di parole.

«Mio marito lo sa tutto. Gli ho raccontato delle corna. Gli ho fatto leccare i piedi mentre parlavo al telefono con un altro. E gli è piaciuto. Tantissimo.»

Fabio ha alzato un sopracciglio, ha bevuto un sorso lungo.

«Stai dicendo che è… consenziente?»

«Più che consenziente. È eccitato. Vuole essere umiliato. Vuole sapere che lo faccio con altri, vuole pulirmi dopo, vuole pagare le stanze d’albergo. Vuole essere utile.»

Fabio ha riso, una risata breve e incredula.

«Cazzo, Katia. Questa è roba da film. E tu vuoi coinvolgermi?»

«Voglio che tu sia il primo. Voglio che tu mi scopi sapendo che quando torno a casa c’è lui che aspetta di leccarmi il tuo sperma. Voglio che tu mi dica cosa devo fargli fare. Voglio che sia divertente anche per te.»

Fabio l’ha guardata a lungo. Poi ha sorriso, un sorriso lento, predatorio.

«Sai una cosa? La mia vita è diventata una routine del cazzo. Moglie, figli, mutuo, palestra due volte a settimana. Questa… questa potrebbe essere la cosa più eccitante che mi capita da anni.»

Katia ha posato una mano sulla sua coscia, sotto il tavolo, stringendo appena.

«Allora vieni.»

Si sono alzati senza finire i drink. Fabio l’ha seguita nel bagno unisex sul retro del locale. Porta chiusa a chiave, luce al neon fredda. Lei si è girata, ha sollevato il vestito fino alla vita, si è abbassata le mutandine fino alle ginocchia. Lui si è slacciato i pantaloni in fretta, l’ha presa da dietro, una mano sulla bocca di lei per soffocare i gemiti, l’altra sul fianco. È stato rapido, brutale, silenzioso. Solo il rumore dei loro corpi che sbattono e il respiro spezzato di Katia contro il palmo di lui.

Quando è venuto le ha riempito la figa con un grugnito basso, tenendola stretta per i fianchi. Poi si è tirato fuori, le ha dato una pacca leggera sul culo.

«Brava ragazza.»

Katia si è sistemata le mutandine, sentendo il calore umido che già cominciava a colare. Si è girata, gli ha dato un bacio breve e cattivo.

«Ci sentiamo presto. E la prossima volta… porta i preservativi. Li pagherà lui.»

Fabio ha riso di nuovo, si è sistemato i pantaloni.

«Affare fatto.»

Sono usciti separati, come due estranei. Katia è tornata a casa alle 23:17. Giovanni era sul divano, sveglio, con la luce della tv spenta. L’ha guardata entrare senza dire niente.

Lei si è fermata sulla soglia della camera, ha sollevato il vestito, ha allargato leggermente le gambe.

«Vieni a vedere cosa mi ha lasciato.»

Giovanni si è alzato, è andato in ginocchio davanti a lei. Ha inspirato profondamente, tremando.

Katia gli ha accarezzato i capelli.

«Bravo. Puliscimi. E domani… vai in farmacia.»

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