Riempimi tutta!
Sara aveva 31 anni, un corpo scolpito da ore e ore di palestra, ma con un culo e un paio di tette naturali che facevano voltare chiunque, uomo o donna, quando passava. Gambe tornite, fianchi larghi, una vita stretta che sembrava disegnata. Era sposata da sette anni con Matteo, 36 anni, un impiegato con la pancia da scrivania e un carattere tranquillo, quasi troppo. A letto, però, era un disastro: sempre le solite due posizioni, cinque minuti e via, senza un briciolo di fantasia. Sara, all’inizio, ci aveva provato a ravvivare le cose, ma ormai si era arresa. Da mesi fingeva mal di testa, mal di pancia, qualunque scusa pur di evitare di scopare con lui. Non era che non lo amasse, ma Cristo, aveva bisogno di qualcosa di più. Quando era sola, si chiudeva in bagno, si toccava e fantasticava di cazzi grossi, duri, di uomini che la prendevano senza chiederle il permesso, che la facevano urlare. Quelle fantasie la facevano venire in due minuti, ma la lasciavano ancora più frustrata.
Vivevano in una villetta a schiera appena fuori città, un posto carino, con un salotto grande e una camera da letto che dava su un giardinetto. Sara aveva iniziato da qualche mese a fare allenamenti privati a casa con Lorenzo, un personal trainer di 28 anni che aveva conosciuto in palestra. Lorenzo era il classico stronzo palestrato: muscoli gonfi, tatuaggi sparsi su braccia e petto, capelli corti tirati indietro con il gel, e un sorriso da stronzo che diceva “so che mi vuoi”. Era arrogante da fare schifo, ma aveva un modo di guardarti che ti faceva sentire nuda anche con i vestiti addosso. E Sara, beh, lo aveva notato subito. Quando Matteo era in ufficio, Lorenzo arrivava con la sua borsa sportiva, pronto a farla sudare. O almeno, così iniziava.
I primi allenamenti erano stati normali: squat, plank, qualche peso. Ma Lorenzo aveva le mani lunghe. Durante lo stretching, si avvicinava troppo, le posava una mano sulla schiena per “correggere la postura”, ma quella mano scivolava sempre un po’ più in basso, sfiorandole il culo. Sara sentiva un calore tra le gambe ogni volta che succedeva, ma si diceva che era solo nella sua testa. “È il mio allenatore, non sta succedendo niente,” pensava. Però, cazzo, lo voleva. E Lorenzo lo sapeva. La guardava con quegli occhi da predatore, le faceva complimenti del tipo “Hai un culo da competizione, lo sai?”. Lei rideva, un po’ imbarazzata, ma dentro di sé si sentiva viva, desiderata. Matteo non le diceva mai niente del genere. Con lui, il sesso era un compito, con Lorenzo ogni sguardo era un invito.
Una sera, dopo un allenamento particolarmente intenso, erano nello spogliatoio della piccola palestra che Sara e Matteo avevano allestito in garage. Lei era sudata, con una canottiera aderente che le metteva in mostra le tette, i capezzoli duri che si intravedevano sotto il tessuto. Lorenzo le si era avvicinato mentre si asciugava il viso con un asciugamano. “Sai, Sara, sei proprio una bella troietta sposata,” aveva detto con un ghigno. Lei era rimasta di sasso, ma non aveva protestato. Anzi, quel termine le aveva fatto battere il cuore più forte. Lui le aveva sfiorato un fianco, poi era sceso con la mano sul culo, stringendolo appena. “Non fai niente per fermarmi, eh?” aveva aggiunto, con voce bassa. Sara aveva deglutito, la gola secca. “Non dovremmo,” aveva sussurrato, ma non si era mossa. E lui aveva riso, una risata profonda. “Tranquilla, tuo marito non lo saprà mai.”
Da quel giorno, i palpeggiamenti erano diventati una routine. Durante lo stretching, Lorenzo le stringeva le cosce, le sfiorava il seno con il pretesto di aiutarla a mantenere l’equilibrio. Sara si sentiva in colpa, ma il desiderio era più forte. Ogni tocco le faceva venir voglia di di più. Una sera, sempre nel garage, mentre Matteo era al lavoro, Lorenzo le aveva detto: “Vieni qua, troietta, fammi vedere quanto sei brava con la bocca.” Sara aveva esitato solo un secondo, poi si era inginocchiata. Gli aveva abbassato i pantaloncini da palestra, e il cazzo di Lorenzo era saltato fuori, già duro, grosso, molto più di quello di Matteo. Lo aveva preso in mano, sentendo il calore e la durezza, e poi lo aveva messo in bocca. Lorenzo le aveva afferrato i capelli, guidandola. “Così, brava, succhia come una vera puttana,” le aveva detto, e quelle parole, invece di offenderla, l’avevano eccitata ancora di più. Era stata una cosa veloce, pochi minuti, e lui le era venuto in bocca, con un grugnito. Sara aveva ingoiato, senza pensarci due volte, e poi si era alzata, con il cuore che le batteva all’impazzata. “Sei proprio una troia,” aveva detto Lorenzo, ridendo, mentre si tirava su i pantaloni. Lei non aveva risposto, ma dentro di sé sapeva che lo voleva ancora.
La tensione era cresciuta per settimane, fino a che non era più stato possibile resistere. Una sera, dopo l’allenamento, erano nel salotto. Matteo non sarebbe tornato prima di un paio d’ore. Sara indossava un top sportivo nero e dei leggings aderenti che le fasciavano il culo come una seconda pelle. Lorenzo le aveva detto di sdraiarsi sul divano per uno stretching finale. Lei aveva obbedito, e lui si era messo sopra di lei, premendo il corpo contro il suo. Sentiva il suo cazzo duro attraverso i pantaloni, proprio contro la sua fica, e non aveva potuto fare a meno di gemere piano. “Lo vuoi, vero?” aveva chiesto lui, con quel tono strafottente che la faceva impazzire. “Dimmelo, troietta sposata.” Sara aveva annuito, quasi senza fiato. “Sì, lo voglio,” aveva sussurrato. Lorenzo aveva riso, poi le aveva tirato giù i leggings, lasciandola con le mutandine nere, già bagnate. Le aveva sfiorato la fica con le dita, facendola tremare. “Cazzo, sei fradicia,” aveva detto. Aveva iniziato a toccarla lentamente, infilando un dito, poi due, mentre con l’altra mano le stringeva una tetta sopra il top. Sara si era lasciata andare, gemendo più forte, dimenticando tutto il resto.
Poi Lorenzo si era tirato giù i pantaloni, e il suo cazzo era lì, grosso e pronto. Le aveva strappato via le mutandine con un gesto deciso e si era posizionato tra le sue gambe, sfregando la cappella contro la sua apertura. “Dimmi che il cazzo di tuo marito non ti arriva neanche all’utero,” aveva detto, con un ghigno. Sara aveva esitato, ma poi aveva risposto, con la voce spezzata dal desiderio: “Non ci arriva, cazzo, non è niente rispetto al tuo.” Lorenzo aveva riso, soddisfatto, e poi era entrato dentro di lei, piano all’inizio, facendola sentire ogni centimetro. Sara aveva buttato la testa indietro, un gemito lungo che le era sfuggito dalle labbra. Lui aveva iniziato a muoversi, prima lentamente, poi più forte, spingendo con colpi decisi. Il divano cigolava sotto di loro, il suono dei loro corpi che sbattevano insieme riempiva la stanza. “Ti piace, eh, troia?” aveva chiesto lui, ansimando. “Sì, cazzo, sì,” aveva risposto lei, aggrappandosi alle sue spalle muscolose. L’odore del sudore, il calore dei loro corpi, tutto era così intenso. Lorenzo le aveva sollevato una gamba, mettendola sulla sua spalla per andare più a fondo, e Sara aveva sentito un piacere che non provava da anni. Era venuta una prima volta, urlando, stringendolo dentro di sé, ma lui non si era fermato.
Le cose erano andate avanti così per settimane, scopate veloci dopo gli allenamenti, sempre con il rischio che Matteo potesse tornare prima. Ma una sera, il rischio era diventato realtà. Erano in camera da letto, sul letto matrimoniale di Sara e Matteo. Lorenzo l’aveva spogliata completamente, e lei era a quattro zampe, con il culo per aria, mentre lui la penetrava da dietro, tenendola per i fianchi. Ogni spinta era un’esplosione di piacere, il suono della carne contro la carne era l’unica cosa che si sentiva, a parte i loro gemiti. “Sborrami dentro e faglielo annusare dopo,” aveva detto Lorenzo, con una risata sporca, e Sara aveva riso anche lei, eccitata da quell’idea perversa. Non si erano accorti che la porta d’ingresso si era aperta. Matteo era tornato prima, aveva sentito i rumori e si era avvicinato alla camera. La porta era socchiusa, e lui era lì, fermo, a guardare. Sara lo aveva visto con la coda dell’occhio, ma invece di fermarsi, aveva spinto il culo indietro contro Lorenzo, gemendo più forte. “Sììì cazzo, riempimi tutta!” aveva urlato, mentre Lorenzo accelerava, grugnendo come un animale. Matteo non si muoveva, paralizzato, con un’erezione visibile nei pantaloni, incapace di distogliere lo sguardo. Lorenzo era venuto dentro di lei, a fiotti, con un verso gutturale, e Sara aveva sentito il calore del suo sperma riempirla, mentre anche lei raggiungeva un altro orgasmo, il corpo che tremava. Erano rimasti così per un momento, ansimando, mentre Matteo li fissava dalla porta, senza dire una parola.
